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Caro Berlusconi, take it easy

Caro Berlusconi, fra tutti i tuoi consiglieri della carta stampata e dei media in generale ho il fondato sospetto di essere fra i meno conosciuti, anche se non dispero. Così va il mondo: non sono sorpreso, e non mi lamento. Tuttavia è mia ferma opinione che dovresti ascoltare me, non i Feltri o i Ferrara, tuoi valorosi scudieri, provvisti di ottime e provate qualità, che riassumono nella loro posizione di fronte al caso Fini quella di molti dei tuoi amici. Però: pessimi politici. Il genio politico va esercitato con parsimonia: non è genio se abbisogna di eclatanti imprese in continuazione. Quello è circo per animali a sangue troppo caldo. L’azione politica riesce tanto più energica, precisa e puntuale, quanto più si tempra nella pazienza. Disgraziatamente i due strateghi sopramenzionati, nonostante tutti i loro meriti acquisiti, che non voglio assolutamente minimizzare, tanto meno dopo averli spediti per un giorno dietro la lavagna, restano due personalità intemperanti che al gran gesto inconsulto non sanno rinunciare: l’uno vorrebbe scendere al piano e muovere senz’altro battaglia, l’altro vorrebbe o forse voleva che ti sbaciucchiassi magnanimamente con Fini, e che per il bene dell’Italia in qualche nuova Teano vi deste la mano. Invece, caro Silvio, battere i pugni sul tavolo per andare alle elezioni – elezioni che potrai sì vincere, rischiando però di restare azzoppato per sempre e senza possibilità di tornare indietro – è una forzatura. Richiedere un “patto di legislatura” è un’altra forzatura. Non è nel tuo interesse precipitare le cose. Al momento sono due inutili e non richieste sciocchezze. Infatti Fini Cuor di Leone ha preso la palla al balzo e il patto di legislatura te l’ha riproposto lui, a patto che ti togli dalle scatole. Che ti suicidi.

E perché lo vogliono? Perché in cuor loro hanno moltissimi dubbi sul fatto di poter farti fuori con le loro sole forze. Nell’antichità, prima di dar battaglia, o di minacciarla, gli eserciti cercavano spesso di trovar posizione vantaggiosa in modeste alture dai dolci pendii. Rifletti: su quell’altura oggi ci sei tu, c’è il governo, c’è una maggioranza parlamentare. Perché dovresti scendere al piano? Sono i tuoi avversari che devono muoversi e sconfiggerti. Non possono pretendere che tu faccia il lavoro per loro, e so che non sei così scemo da farlo: non sei della guasta partita dei democristiani plagiati dalla sinistra. Ora Fini minaccia che se non ti dimetti, e s’intende anche per il tuo bene, FLI uscirà dal governo. Caro Silvio, e allora? Sono parole, e can che abbaia spesso non morde: uscire dal governo significa staccare la spina? Per staccare la spina bisogna non solo volerlo, ma anche a poterlo, e fra questo e quello c’è di mezzo il mare. Per dirla col filosofo Trap, è assai rischioso dire gatto finché non ce l’hai nel sacco, cosa spesso trascurata dallo sventato isterismo italico, che pecca alternativamente di ottimismo e pessimismo: bisogna che tutti seguano l’indicazione, dentro ma anche fuori di FLI, nel pancione centrista del parlamento. E se si varca il Rubicone bisogna farlo con tutto l’esercito, e Fini, che non è Cesare – anzi è uno che adesso che s’è civilizzato rimpiange senza raccapriccio lo stile sepolcrale dei Moro, dei Berlinguer e dei La Malfa – rischia di portarsi dietro la truppa degli esaltati e scarsissime salmerie. E se non lo si varca, si rischia che gli esaltati se ne vadano per conto loro. A sinistra aspettano di sapere cosa Fini farà da grande? Bene Silvio, facciamolo anche noi, mica abbiamo fretta. Non lo vedi Silvio – e te lo dico io perché le gazzette dormiranno – non lo vedi com’è ridicola la formula dell’ultimatum finiano? “Deve essere lui a rassegnare le dimissioni” sennò “saranno gli italiani a staccare la spina”. Capito? Se non lo farai tu in prima battuta, saranno gli italiani a doverlo fare, mica gl’irresistibili legionari di Fini, e le truppe cammellate casiniane. Che è una bella dichiarazione d’impotenza. Be’, caro Silvio, invece di dimetterci solo per fare un piacere alle mezze calzette della Meglio Italia, noi aspetteremo il momento quando saranno gli italiani a staccare la spina, quando verrà il loro momento di esprimersi col voto, se ci sarà la necessità di andare al voto.

Caro Silvio, la reazione compatta e ordinata del PDL mi conforta. Ciò dimostra agli sciocchi, in primis a Galli Della Loggia, che il partito fondato da Berlusconi non è la DC, o almeno quel fantasma al quale si era ridotta la balena bianca negli anni settanta e ottanta: un partito cui la linfa vitale era stata succhiata un po’ alla volta fino all’ultima goccia, a forza di guardare a sinistra. Il vero partito di plastica. Fin qui tutto bene. Però, caro Berlusca, ti faccio notare un’altra cosa, che tu già sai, a differenza di qualcuno che ti sta intorno, un po’ troppo nervoso, ma che io ti ripeto così che ti rafforzi nella tua giusta intuizione. Gira una balla, figlia dei desideri e dell’impotenza, che a forza di ripeterla si prende anche nel nostro accampamento per vera: e cioè che senza un riallineamento di Fini la legislatura sia condannata alla paralisi. Chi l’ha detto? Io dico che invece può darsi benissimo, ma proprio benissimo, che nei prossimi mesi attorno a te si sedimenti una maggioranza per un decimo nuova, bastante e avanzante; composto questo decimo da qualche volenteroso transfuga fulminato dal senso di responsabilità, ovvio; per il bene dell’Italia, ovvio; in un momento come questo poi, ovvio. E’ una guerra di nervi? Teniamoli saldi. Take it easy.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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8 thoughts on “Caro Berlusconi, take it easy”

  1. Anche a me ha colpito positivamente la reazione “compatta e ordinata” del PdL.

    Condivido anche il rilievo sulla formula dell’attacco di Fini, che io sintetizzerei così: “Berlusconi, o la smetti subito o vedi mio cugino che cosa ti fa!!”

    “può darsi benissimo, ma proprio benissimo, che nei prossimi mesi attorno a te si sedimenti una maggioranza per un decimo nuova, bastante e avanzante”
    A questo scopo, è ancora più importante tenere oggi i nervi saldi, per potenziare così, con l’immagine della propria saldezza, la forza di attrazione sui “transfughi responsabili”.

    1. Non ti sfuggira che quell’ “ovvio”, aggiunto ai “transfughi responsabili”, è abbastanza ironico, perché purtroppo la politica è raramente nobile. Però è vero che il panico fa fuggire i peones: quindi, calma.

  2. Zamax: per me prima si vota meglio è.
    Il paziente è in coma profondo, non è morto è vero ma non c’è granchè modo di riportarlo alla vita.
    Alle urne, e vedremo quanto le politiche di questi tempi premieranno chi e come.

    1. Molti parlano di elezioni. Le vogliono. Ma ci sono due problemi:

      1) Bisogna ottenerle.
      2) Bisogna vincerle. E bene.

      1) Per essere certi di ottenerle bisogna che la situazione sia assolutamente chiara, con due schieramenti contrapposti e inconciliabili. Se la situazione rimane fluida e poco chiara ciò potrebbe in qualche modo pochissimo onesto giustificare un ribaltone. Quindi bisogna arrivare alla sfiducia in Parlamento, con due bei eserciti contrapposti. Oggi non è così.

      2) Berlusconi non deve solo vincere le elezioni, ma le deve vincere bene. Le probabilità di un Senato senza chiara maggioranza oggi sono molto alte. A quel punto Berlusconi sarebbe ufficialmente azzoppato e non potrebbe tornare indietro. Quindi ogni altra soluzione lo vedrebbe escluso. E’ sciocco adesso privarsi anticipatamente della possibilità di costruirsi una nuova maggioranza in questo parlamento.

      1. E’ tutto ovvio, nè coloro che nel Governo oggi si dicono furenti contro l’andazzo del capo supremo in realtà le vogliono, quelle elezioni. Il fino Fini lo sa la batosta che prenderebbe ad andare ora al voto; per più di un motivo. Dunque non le vedo realmente prossime: qui tutti tirano a campare. Però sarebbe davvero auspicabile ci si arrivasse il prima possibile – ad elezioni, non a rimpasti di varia salsa che costituirebbero solo un’allargamento della melma in cui a fatica si nuota, per poi andarci sicuramente comunque ad elezioni avendo perso solo tempo, e guadagnato semmai acredini di sorta – perchè così si tira avanti male. Come dice Giacalone: il cerino è praticamente spento, e già da parecchio, buttiamolo e non se ne parli più. Tutto questo porta solo a sfibrare ulteriormente una pazienza lesa da un gran numero di motivi, tra i legiferanti, tra le istituzioni in genere, tra la plebe soprattutto che questa gente ha votato.
        E’ che il clima s’è incattivito oltremodo: ci si starebbe ancora comodi se non fosse che qui ormai saltano alla gola di tutti.
        Da cui, mia modestissima opinione, e pur d’arrivarci davvero e non trascinare invece il grottesco in altra inutile formula di rito: andiamoci e morta lì.
        So mica quanto la cosa sia probabile però.

  3. Lo so che il nostro Giacalone ne ha le palle piene del “galleggiamento” non solo di questo governo, ma di tutta questa classe politica. Però la mia opinione è che se in Italia non si riesce a raddrizzare e razionalizzare un bel nulla, non è solo perché i nostri politici hanno un cervello di gallina e sono tutti dei maneggioni. Il cervello si obnubila facilmente quando dall’altra parte, nel parlamento ma anche nel paese, si è sedimentata una grossa setta giacobina e ultrareazionaria allo stesso tempo che blocca tutto e fa paura. E allora succede che molti di quelli che non sono eroi pensino che se non si riesce a fare nulla, tanto vale far fruttare il proprio mandato in qualche altra maniera. Non credo che le classi politiche degli altri paesi civili siano composte da uomini tanto migliori dei nostri. Io dico che è meglio resistere ancora per un po’, non per un fatuo spirito battagliero, ma con la non del tutto infondata speranza che se questo governo riesce a valicare questo passo difficilissimo per la sinistra, per i Fini e i Casini sarà un vero e proprio collasso e la sinistra dovrà ristrutturarsi su un’altra base che non sia l’antiberlusconismo a prescindere, e tutto sarà più facile.

    1. Siamo sempre d’accordo. La vedo dura oltremodo però che ci si avvicini anche solo alla larga a smettere di infilare Berlusconi in tutte le salse possibili. Sarò pessimista ma ho idea sopravvaluti la sorda ottusità di questa gente.
      Comunque se va come speri siamo felici in due.

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