Ce lo faccia sapere, Saviano

Mi domando spesso, e solo perché sono generoso, se Saviano sia scemo. O lo faccia. L’uomo non è di destra o di sinistra, e si libra leggiadro sulla miserabile tassonomia politica dei giorni nostri. Sta scritto nel suo biglietto da visita. Ma poi? Poi mette in fila infallibilmente, con comica ortodossia ed allarmante tranquillità, tutti i dogmi bislacchi dell’Antimafia impegnata. La Cosa Nostra della legalità, tanto per capirci.

Alla prima di “Vieni via con me” – locuzione di tipo veltroniano che la teppaglia leghista tradurrebbe più umanamente con un “Chi non beve in compagnia è un ladro o è una spia”, ma che è perfetta per la nostra sussiegosa società civile – è stato osceno. Ma proprio osceno. Incredibile. Ha detto che la democrazia è in pericolo. Che non siamo proprio al fascismo, ma quasi. Quasi quasi.

Il che è una grossa novità: vecchia di mezzo secolo almeno, dai giorni del primo golpetto rosso dei fatti di Genova, non quelli del G8, ma quelli del 1960. Allora era il clerico-fascismo ad abbondare sulla bocca degli stolti; negli anni settanta le BR s’inventarono il fascismo in camicia bianca delle pappemolle democristiane; il decennio craxiano ridiede vigore all’anatema socialfascista, caduto in disuso dopo che nel 1948 era stato riservato graziosamente a Saragat; poi piombarono dalla Brianza l’Anticristo, alias il Caimano, e i tempi funesti del fascismo catodico che ci ha rincoglionito tutti.

Sempre in pericolo la nostra democrazia. E molto lavoro per gli antifascisti di professione, che infatti hanno prosperato senza vergogna. Lavori faticosi come quelli socialmente utili, ma molto più gratificanti. Specie se si sparano balle ultraspaziali. Ragion per cui Saviano non si è sottratto: ha tirato fuori dal cilindro il più annunciato dei conigli, la macchina del fango, che non è il giornale su cui scrive, come sanno da trent’anni anche i muri cui è rimasto un residuo di moralità, ma quella degli scagnozzi di Berlusconi.

Una macchina del fango giusto come quella che cercò di disintegrare la reputazione di Falcone, «l’uomo delle tante sconfitte», prima della bomba che lo disintegrò per davvero. Ma bravo! Neanche una parola sui veleni di Orlando e di Magistratura Democratica, che trovavano bello spazio nei media antifascisti e democratici; e della guerra sorda e vittoriosa che gli fecero Luciano Violante e la stessa occhiuta Magistratura Democratica, in nome, anche allora, dell’indipendenza della magistratura. E’ quella la macchina del fango cui si riferiva? Le cronache non ne registrano altre. Ce lo faccia sapere. Non vorrà sembrare omertoso.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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2 thoughts on “Ce lo faccia sapere, Saviano”

  1. “Neanche una parola sui veleni di Orlando e di Magistratura Democratica, che trovavano bello spazio nei media antifascisti e democratici; e della guerra sorda e vittoriosa che gli fecero Luciano Violante e la stessa occhiuta Magistratura Democratica, in nome, anche allora, dell’indipendenza della magistratura.”

    Esatto. Ieri anch’io ho fatto un post su questo, linkando Facci che ricorda quei fatti. Ma in fondo una spiegazione c’è: come ho risposto al solito bene informato che mi ha contestato, direi che a Saviano sarà sembrato poco delicato parlare della corda in casa del boia… ops, volevo dire dell’impiccato.

  2. Mi chiedevo quando ne avresti scritto. Non che ce ne sia bisogno intendiamoci, solo per dare materia da bile a quelli di giornalettismo, cosa che come previsto vedo realizzata.
    Ci ho scritto anch’io. L’icona non è di destra nè di sinistra, o meglio non lo era più che non esserlo ora, e può naturalmente dire tutto quello che crede, tra l’altro al solito senza contraddittori in formula one-man-show, e va bene anche così perchè sa mantenere l’attenzione quando espone, la sua oratoria è gradevole. Però: quando imbastisce un programma sulla mafia, e le avrà fatte le ricerchine, e le avrà pure sentite a voce e viste le cose di cui discetta, quando quei fatti accadevano, che non ha tre anni, e finisce per dire che i colpevoli sono (novitona) Il Giornale e il solito nano, e cita giusto per citarli alcuni nomi che furono – e senza vergogna SONO! – e però li infila nei discorsi nella maniera sbagliata, omettendo una mezza realtà di qua, saltandone un’altra di là… Sono sicuro che è piaciuto ad un sacco di persone – io non l’ho visto, ma non mi serviva per sapere cosa avrebbe detto e come – pure è stato il programma più seguito da un sacco di tempo blabla; ma la Storia o la dici, tutta, o parli d’altro. Ce n’è di argomenti di cui discutere a questo mondo, in cui saltare qualche dato non crea problemi.
    E’ partito bene, il giovane, s’è altalenato in punte di piace-non piace, non c’è solo carbone nel suo sacco per Natale – ricordiamolo che a differenza dei koglioni acefali s’è detto pro-israele, che non è poco – però qui ha perso tutta la stima residua che poteva aver maturato, almeno ai miei occhi. O forse si tratteneva prima, e la sua vera natura è questa. Confesso di non averlo capito, ma in fondo non me ne frega nulla.
    Il brutto è che metà almeno della gente che l’ha guardato, ovviamente obnubilata dalle televisioni del Grande Fratello di Arcore, finirà per credere che la sua è la Verità ufficiale. Più di metà in realtà, e comunque probabilmente ci volevano credere già da prima a questo bignami per poveri del piccolo mafioso, nessun reale problema quindi.
    Non l’ho visto come detto e per fortuna: Contiano da sempre, l’ascolto di quel brano arrotolato in un dedalo di deliri mi avrebbe fatto sobbalzare sulla sedia ogni volta che l’avessi poi risentito, e son cose queste che non s’hanno da fare.

    Comunque se te l’eri perso (so che non è così): si stava meglio sotto il fascismo. L’ha detto uno che conta e a cui i farmaci anti-arteriosclerosi evidentemente fanno un baffo.

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