Via con la barbetta al vento

Padre nostro che sei nei cieli, dacci oggi il nostro Galli Della Loggia quotidiano. Il nostro Ernesto, lo sapete, è un damerino che sente molto l’aria che tira, un meteoropatico della politica. E’ la faccia triste di un giornale triste, un opinionista che va a rimorchio di un giornale che va a rimorchio, quel Corrierone che da decenni ormai, imbalsamato nella sua timorosa e quindi non salda prudenza, si limita a pontificare a cose fatte. A volte riesce perfino ad anticipare le cose fatte, ma solo perché sembrano che siano proprio fatte. Perché glielo dicono. E’ il momento in cui la prudenza, non essendo virtuosa, si trasforma in imprudenza. Errore che somiglia molto a quello tipico dei democristiani perfettamente addomesticati, il cui comico zelo fa ridere di gusto le vecchie pellacce della sinistra dura e pura. Non sorprende che questo errore l’abbia fatto anche Fini, duce di Futuro e Libertà, la sinistra democristiana nell’era della balena berlusconiana: questo è. Così il nostro Ernesto, con uno stile sentenzioso ma senza vigore, riflesso diretto delle sue anemiche idee, dormicchia guardingo nei periodi di bonaccia e si fa prendere dal batticuore nel momento della tempesta. Ed è per questo, e per mostrare alla maestra di essere il primo della classe, che ha voluto essere il primo a tirar fuori dal cassetto e mandare in stampa, e non per scherzo, il coccodrillo di Silvio Berlusconi. Siccome gira sempre più insistente la voce che questi sia un uomo morto, Ernesto di colpo è ringalluzzito, ha voluto vivere un giorno da leone, e ha dato fiato alle trombe scrivendo un bella serie di quei turgidi spropositi savonaroliani che di solito escono dalla penna demenziale di D’Avanzo; turgidi spropositi che cadono dritti nel ridicolo se non sono temperati e messi in riga dall’ironia, come accade nel caso del sottoscritto; spropositi di cui vogliamo offrire questo significativo esempio, il primo pigliato al volo:

Le serate di Arcore e di Palazzo Grazioli sono l’immagine di una solitudine esistenziale disperata e agghiacciante, anche se nascosta dai fasti di una miliardaria satrapia. Oggi ci è chiaro: era un moderno Macbeth assediato dalla foresta di Birnam sempre più vicina…

Al netto delle rodomontate il ragionamento di Galli Della Loggia è il solito di quando per il Berlusca le cose sembrano precipitare. La solitudine del premier si specchierebbe in quella della sua creatura, il berlusconismo, il partito di plastica incapace di fare politica che “ha tagliato i ponti con tutti i settori significativi della società.” Che suona bene, ma è una solenne sciocchezza; ed anche un’involontaria verità, se per “settori significativi” s’intendono le caste, quelle vere. Il berlusconismo, lo diranno i libri di storia, è stato un rivolgimento democratico, un grandioso aggiustamento sociale e politico ben lungi ancor oggi dall’aver trovato riposo, che ha captato i sentimenti di un’Italia negletta, principalmente l’ex parco buoi dell’imbelle Democrazia Cristiana, munto per un quarto di secolo almeno senza ricevere niente in cambio, e disprezzato per quasi tutti i cinquant’anni di vita della Balena Bianca, in un paese in cui anno dopo anno si sedimentavano nomenklature di ben diverso colore. Per questo sopravvivrà.

Per capirlo basta leggere le parole scritte dallo stesso Galli Della Loggia quattro anni fa, sul finire del 2006, quando Berlusconi, sconfitto per miracolo dall’armata brancaleone prodiana alle elezioni, quando anche allora avrebbe dovuto essere liquidato per sempre, se ne stava seduto in panchina all’opposizione:

Sabato, infatti, nella piazza romana c’era il popolo della destra così come naturalmente c’erano i suoi capi. Ma tra l’uno e gli altri sembrava esserci il nulla. Sul palco o nelle sue vicinanze era assente qualunque rappresentanza significativa di questo o quel pezzo di società italiana. Non solo non c’erano gli attori e i cantanti o gli intellettuali, ma neppure esponenti dell’industria e della finanza, dell’alta burocrazia, del mondo del lavoro, dell’universo delle professioni: nulla, nessun nome. Erano assenti perché la destra riesce sì a portare alle urne e a mobilitare il «popolo», cioè una massa variegata di cittadini, ma tuttora ha una grandissima difficoltà a organizzare la società, nel senso di integrarsi stabilmente con questo o quello dei suoi settori, dei suoi «ambienti», fino ad assumerne un’organica rappresentatività. […] Per governare, infatti, è necessario anche ascoltare i «salotti», in certo senso perfino rappresentarli. Vantarsi del contrario manifesta un disprezzo per le élite che andrà bene per il Venezuela, forse, ma non per l’Italia.

Insomma, colpa di Berlusconi era quella di non saper dialogare con le nomenklature, di non saper circuirle, e perfino di non rappresentarle, dagli attori e dai cantanti – i nani e le ballerine della società civile – ai grandi banchieri, ai boiardi della burocrazia, ai tirapiedi della Confindustria montezemoliana.

Per fortuna il partito di plastica non seguì il consiglio dell’ottimo Galli Della Loggia, l’avvocato dei settori significativi della società, e nel 2008 vinse le elezioni; con grande scorno dell’ottimo Galli Della Loggia, che nel frattempo – s’intende, dopo le elezioni – ebbe l’ottima idea di rettificare drasticamente le sue profonde convinzioni sulla nostra storia recente, con buona pace dei settori significativi. Anche allora volle vivere un giorno da leone, e diede fiato alle trombe scrivendo una bella serie di considerazioni che sembravano prese di peso dal repertorio più noioso del sottoscritto:

Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano, cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. [Mezza verità, al massimo: una bella parte era già sotto la protezione del Pci. NdZ] In breve tutto l’establishment economico- finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di «entrismo» da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell’area della sinistra ex Pci, insieme all’esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell’ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L’hanno reso di fatto il tutore massimo dell’esistente, incapace di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi. Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese.

La morale di questa storia è che l’Ernesto non ha mai capito nulla di Berlusconi. Non ne ha mai azzeccata una. E ciò – fate gli scongiuri, cari nemici di sinistra – è molto, ma molto tranquillizzante.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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9 thoughts on “Via con la barbetta al vento

  1. Direi che EGdL è in buona compagnia con Budda Mieli. Un altro che tra un endorsement e l’altro, non ne azzecca mai una. Ultimamente lo chiamano perfino “il Bacio della donna ragno”. Nel senso che se tifa per qualcuno, quello perde di sicuro.
    A Mieli (e al Corrierone) piace Fini. Ergo…

  2. EGdL definì Berlusconi uno “statista”…. Pensa tu che idiota.

    LOL

  3. Per me Galli della Loggia ha perso ogni credibilità alcuni anni fa, quando lo vidi parlare ad una conferenza. Lasciandomi di stucco, disse: “Ma guardate che io non critico il marxismo, Marx è stato un grande pensatore che ha capito il mondo moderno, e che andrebbe ancora meditato”. E così si capisce che EGDL è il tipico centrista tiepido, un eclettico che prende un po’ a destra e un po’ a sinistra, un po’ di liberal-conservatorismo all’americana e un po’ di marxismo, senza accorgersi che il marxismo è la negazione del conservartorismo, e che dunque nessuna alchimia centrista potrà mai fare stare insieme le due cose.

  4. Regina, secondo me la sua voleva essere una provocazione verso i molti, affabilissimi pensatori che pensano di poter veicolare il materialismo senza fare i conti col buon Carletto. Tre quarti del liberalismo contemporaneo, quatti quatti, si nutrono delle stesse premesse morali e antropologiche. Come la mettiamo?
    Però della conferenza cui ti rifai non so nulla: correggimi se, ripensandoci, trovi comunque che mi sbagli.

  5. In fondo la stessa identica cosa in termini molto simili l’ha detta Tremonti, dire che “Marx è stato un grande pensatore che ha capito il mondo moderno, e che andrebbe ancora meditato” in fondo è un ovvietà condivisa da molti a destra e a sinistra, meditare ciò che ha scritto Marx non significa accettarlo acriticamente, anzi, SOLO leggendolo e cercando di capire ciò che scriveva si può arrivare a capire dove era il suo errore, altrimenti se si seguono solo i luoghi comuni si finisce col fare gli stessi identici errori credendo di sventolare un altra bandiera.
    Chi si illude di non esere influenzato da Marx mi sembra profondamente ingenuo, tutta la cultura occidentale sarebbe molto diversa senza di lui, e molte critiche che gli vedo fare purtroppo sembrano chiacchere da bar di chi si atteggia a CT della nazionale davanti ad una birretta………………….

    1. Infatti Tremonti – e qui vado contro l’opinione comune – razzola molto meglio di come parla. I suoi limiti intellettuali gl’impediscono una vera grandezza, anche nel suo ruolo. Però come politico ha dimostrato della stoffa. Tra un professore e un professore prestato alla politica secondo me corre più o meno la differenza che c’è tra un giornalista che si occupa di calcio, o un allenatore, e un calciatore. Magari il primo riesce a vedere con molta più chiarezza il gioco del secondo, ma se dovesse scendere in campo scoprirebbe veramente che lì per davvero è tutta un’altra cosa, e la vista gli si annebbierebbe in un amen fino a non capirci più nulla. In campo Tremonti, bisogna riconoscerglielo, la testa non l’ha persa affatto. E’ rimasto ancorato tenacemente al buon senso, con tanti saluti alle sue idee “maggiori”, pericolosamente bislacche quando superano quello. Non poco, di questi tempi.

      Sull’influenza di Marx – che non vuol dire “grandezza” – e sul liberalismo contemporaneo che, rifiutandosi di fare i conti col diritto naturale, si nutre – per dirla con Ismael – delle stesse premesse morali e antropologiche del marxismo, anch’io ho scritto qualcosa in passato. Cito questo passaggio:

      “Il capitalismo come “ismo” non esisteva prima del marxismo (anzi credo che furono i suoi seguaci, nemmeno Marx in persona, a coniare o a diffondere il termine). Ha avuto tanto successo che ancor oggi la pubblica opinione è convinta che il “capitalismo” sia una specie di meccanismo, a volte demonizzato, a volte difeso con ardore, ma solo in quanto “efficace”, insomma un meccanismo tra gli altri meccanismi. In questo “materialismo” i difensori e gli accusatori del capitalismo si accomunano. Un’idea disastrosa, che nasconde il fatto che invece una libera economia è solo un aspetto della libera società. L’anello che congiunge questa idea del capitalismo e il marxismo, è il materialismo. E non a caso: il capitalismo è un concetto d’invenzione marxista, un riduzionismo della libera economia per trasformarlo in un agevole espediente retorico.”

  6. Al netto dei sottotesti (che facciamo prima a non indagare), su Marx sono perfettamente d’accordo con Pietro. Insomma, in fin dei conti il Logos esiste, Dio c’è. 🙂

  7. Io avevo dedicato ben cinque post alla relazione fra liberalismo materialistico amorale (basato sul mito della mano invisibile di Smith) e il marxismo, di cui questo è l’ultimo con tutti i link:

    http://reginadistracci.splinder.com/post/20854172/il-marxismo-e-una-conseguenza-della-corruzione-materialistica-del-capitalismo-iv-documenti

    Infatti, quando ero presente alla conferenza in cui GDL elogiava il marxismo, ebbi la prima intuizione di questo legame genetico fra liberalismo e marxismo.
    Ma cosa ben diversa dal liberalismo smithiano è il liberal-conservatorismo, il liberalismo conservatore di Novak e degli americani, che invece si basa sui valori morali. Quindi il vecchio Egdl, elogiando Marx (e non scherzava affatto, era serissimo), dimostra di non essere un vero conservatore, anche se vuole passare per tale. E un tiepido centrista eclettico.

    1. Ne avevo già letto alcuni. Al di là della terminologia, che è sempre opinabile, (a me non piace la parola “capitalismo”, come si sarà ben capito) sulle cose essenziali siamo d’accordo.

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