Sex & the Left

Susanna Camusso, alla sua prima manifestazione di piazza da nuovo segretario generale della CGIL, per dimostrare che nulla è cambiato nelle liturgie del trombonismo sinistrorso, e per rassicurare i gusti cadaverici dei militanti nonostante lo strabiliante approdo “democratico” dopo decenni di bolscevismo, aggiungendo la bolsaggine del proprio talento alla bolsaggine connaturata a tutti i canti popolari di ispirazione politica, ha pensato bene di concludere in bellezza lo show piazzaiolo cantando “Bella Ciao”; non prima, però, di aver gridato il suo scandalo contro il machismo del governo.

Ripeto: il machismo del governo. Chiamo qui a raccolta il popolo di sinistra, congenitamente irriflessivo nonostante l’ostentata pensosità, e sempre disperatamente prigioniero di un quietismo della ragione che nulla sembra smuovere: tu, uomo di sinistra, e tu, donna di sinistra, vi siete mai accorti di quanto sia disgustosamente machista quella cantilena burbanzosa da bulletto che non deve chiedere mai? Non occorre l’intelligenza, basta una non guastata sensibilità, anche musicale. Pure quella autocensurata?

Ora, dico io, nonostante l’amore più nobile tra un uomo e una donna prima o dopo precipiti piacevolmente in una ginnastica che vista con occhio freddo e poco compassionevole offre lo spettacolo sempre grottesco dell’uomo assorbito nelle sue funzioni corporali, – notate: se vedere un animale così impegnato non turba la nostra serenità e può far sorridere, vedere un uomo è un inquietante problema filosofico – per un uomo in salute morale ed intellettuale la “donna” resta pur sempre una regina da adorare, e per il novanta per cento di questi esseri felici (non conto gli sposi e le spose a Cristo) in ciò consiste il novanta per cento dell’incanto della vita.

Ben si capisce invece quale concezione della femmina abbia questo stronzetto, il vanaglorioso “partigiano” che trova l’invasor di mattina: una ruota di scorta per il maschio chiamato a più alti doveri, che la pollastrella non può certo pienamente comprendere, ma che esigono devozione ed ammirazione verso chi li compie. Ma non possiamo finanche vederlo questo smargiasso, fino al giorno prima senz’arte né parte, se non quella magari di compagno di bisboccia o di camicia nera, col suo fucilino e la sua pistoletta sfilare per le vie nel tentativo di fulminare tutte le belle, ossia le potenziali groupies del paesello natio? Perché adesso lui, cazzarola, è un partigiano: uno che ha scoperto l’invasor ora che l’invasor sta alzando i tacchi, mentre prima col piffero che lo vedeva; uno che nella brutale semplificazione dei rapporti umani tipica dei teatri di guerra, segretamente agognata da molti mezzi uomini, trova il coraggio di mettere al bando i sentimentalismi borghesi che prima lo terrorizzavano e finalmente può, con la giustificazione in tasca, guardare all’amore con fiero cipiglio e sperare di copulare con la sbrigativa destrezza dell’utilizzatore finale. Perché adesso lui, cazzarola, ha ben altri problemi per la testa: stanotte torna su in montagna dove magari domani lo accoppano; quindi, cara la mia donnina, non fare tante fisime che vado di fretta e se ti fotto è solo per dovere e forse è l’ultima volta che lo faccio e in ogni caso sai che per me quelle come te fanno la fila; quindi stai buona e, piuttosto, se per caso mi ammazzano, pensa a seppellirmi lassù in montagna e a mettere un fiore sulla mia tomba (ecco, adesso ‘sta stronza piange!).

Questa solenne e meschina schifezza è il canto di battaglia dei figli, delle figlie, dei padri, delle madri, dei nonni e delle nonne della società civile. Anche da questo si intuisce quale disturbata concezione della donna abiti le menti dei nostri cosiddetti progressisti. Frutto con tutta evidenza di una sessualità malata, molto più di quella del Berlusca, che in fondo ha il merito di trattare le puttane come delle signore – costume tra l’altro molto italiano, come notava Montaigne già nel XVI secolo – al contrario di quel farabutto di partigiano. Quelle son tutte mignotte, ma mignotte sono anche quelle che non si adeguano al luogocomunismo politicamente corretto, solo perché sono più generosamente e onestamente femmine delle troiette di Sex and the City: quelle invece piacciono ai nostri democratici. E piacciono pure le pornostar purché facciano le donnine oggetto durante la campagna elettorale nel paradiso progressista catalano.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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2 thoughts on “Sex & the Left”

  1. Leggevo, e mi tornavano alla mente le situazioni umane di Peppone e Don Camillo, con le compagne che parevan più maschie dei maschi e che per essere comunque tali almeno l’ipocrisia da quelle parti non sapevan che fosse.
    Ma a parte la visione bucolica, e prima che di qui o di là ti diano del coglione e prevedibile e lecchino del culo del potere: ma adesso che la Mara è tornata, ci pensavo oggi, è ancora neopaladina delle figlie del progresso? E’ tornata mignotta? Prode avanguardia del femminismo con armatura macchiata? Vittima sacrificata? Speranza tradita? Monaca di Monza rediviva?…
    Ti volti, si scambian le alleanze e d’improvviso ti perdi il contatto con l’attualità che conta.

  2. di quella canzone conosco solo la versione originale.
    se inizia con “questa mattina” invece che con “ogni mattina” cambio canale oppure mi estraneo fino al termine dell’oscenità… pessimo esempio di plagio postumo (che io sappia nessuno la conosceva con quel testo prima del 1946), foglia di fico in musica, sputazzo sul suo messaggio originale, molto meno appetibile dai comunisti (quelli veri, intendo, quelli coi soldi..) ma molto più pesante, in effetti.

    p.s., di Mara non mi cale se starà dentro o fuori, spero però che metta su qualche chilo e faccia almeno un altro calendario prima di subire gli insulti dell’età.

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