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Berlusconi conserva la maglia rosa

A dimostrazione che le care vecchie passioni dominano nel mondo moderno come dominavano ai tempi di Achille ed Ulisse, non solo gli scalmanati predicatori delle gazzette di sinistra ma pure gli augusti opinionisti dei noiosi e tremebondi fogli della borghesia illuminata si sono ora ridotti a sperare nei leghisti pur di non vedere il Caimano trionfare beffardamente su tutta la linea. Oggi, poveretti, scommettono sulle elezioni, come prima, poveretti, scommettevano sul naufragio del berlusconismo. Quelle stesse elezioni considerate l’ultima, dubbia, e “irresponsabile” ancora di salvezza per la barchetta pidiellina si è trasformata ora nella “loro” ancora di salvezza. Tranne qualche voce isolata, il sentimento di fondo che tiranneggia questi fatui apostoli della ragione, sempre pronti a prendersela col populismo degli altri, è quello della rivalsa, del desiderio irrazionale di aver ragione a tutti i costi.

Il flottante nel bel mezzo della Camera dei Deputati era abbondante fin dall’inizio della crisi, tant’è che i più entusiasti fra gli agit-prop del terzo polo hanno sempre parlato di un potenziale di un centinaio di deputati. Uomini insomma, sensibili a ragioni nobili e meno nobili. Lo hanno visto loro, questo potenziale, perché non poteva vederlo fin dall’inizio quella volpe del Berlusca? Frignare oggi di “compravendite” è solo un esercizio autoconsolatorio, oltre che un riflesso pavloviano, utile per condire le stracche epopee giustizialiste dei media, non certo un contributo ad un’analisi seria della situazione. In realtà solo una crisi di panico, che non c’è stata, poteva affondare il PDL. Respinta la mozione di sfiducia, il Caimano in cuor suo è convinto di aver scavallato in testa sullo Stelvio e si appresta a caracollare comodo in discesa. Pure lui scommette, ma con qualche ragione in più dei suoi avversari. Scommette sull’effetto psicologico della “sorprendente” vittoria nella mozione di sfiducia, sommato a quello derivante dalla delicata situazione economica europea e italiana. Messo in soffitta l’imbroglio del governo tecnico, o di responsabilità nazionale, o di quel che volete, il mantra dell’irresponsabilità di nuove elezioni si sta rivoltando come un boomerang contro le opposizioni. E il furbacchione, con i più amabili e sorridenti dei modi, lo sta volteggiando come una clava sopra la testa degli oppositori e dei più nervosi fra gli alleati. Pure la Chiesa, che nei momenti topici sa essere più realista del re, si sta muovendo adesso in questo senso, con tanti saluti a Gianni e Pinotto, alias Casini e Buttiglione. Occorre sottolineare, inoltre, che Bunga Bunga Berlusconi, spalleggiato dal Vaticano, parla alla nuora Casini perché i suoceri suoi deputati intendano? Spero di no. In quanto alla Lega, le insistenze, peraltro intermittenti, di Bossi e di qualche suo colonnello sul voto a marzo si spiegano con la volontà di tener buoni gli spiriti bollenti del partito e della base; e con la consapevolezza, però, che gli obbiettivi politici dei leghisti sono legati a doppio filo alla salute politica di Berlusconi: senza di quella qualche decina di parlamentari in più – allo stato attuale del tutto teorici, non abbiamo imparato nulla dal recentissimo passato? – non servirebbe ad un fico secco. Ragion per cui in caso di allargamento al centro della maggioranza la Lega si piegherà, tanto più che questo allargamento avverrà con tutta probabilità con la cooptazione di singoli individui, non di sigle politiche, almeno non di quelle esistenti.

Intanto la sinistra, incapace di guardare in fondo a se stessa, continua a sbattere la testa contro il muro. La furia cieca e sempre più scopertamente insensata della piazza è figlia soprattutto della propria frustrazione. Darle il nome di Berlusconi oramai comincia a far ridere anche chi scrive sui giornali, notoriamente simpatetico coi facinorosi democratici, figuriamoci la maggioranza silenziosa che al massimo guarda i telegiornali. E se Gasparri parla di azione preventiva, diciamo una bella azione di bonifica all’interno dei centri sociali, l’uomo nuovo Vendola, nel 2010, altro non sa che scomodare il fascismo, immaginandosi che qualcuno, a parte la sua numerosa setta, lo prenda sul serio. Ad esser cresciuto in questi anni è proprio questo senso di frustrazione, rottamatori compresi, e proprio perché ad egemonizzare le teste poco pensanti dei militanti sono sempre le due non-soluzioni a questa annosa impasse: quella tutta tattica dell’alleanza col centro, quella ideologica e identitaria veterosinistrorsa. Sono due forme di nichilismo politico. Di che sorprendersi se la questione rimane disperatamente irrisolta? E la cosa è talmente chiara che pur di non vederla l’ossessione antiberlusconiana ha assunto forme grottesche. Una volta c’era l’anomalia “comunista”, oggi c’è quella “democratica”, la quale, nella fuga in avanti e nel non detto, della prima è figlia. Cosa ci sia in mezzo non lo spiego, perché mi sono stufato. Dico solo che di lì prima o dopo si dovrà passare. E che è meglio prepararsi.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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1 thought on “Berlusconi conserva la maglia rosa”

  1. LA DESTRA E LA CULTURA DELL’ACQUA SPORCA

    Possiamo tranquillamente dire che, oggi, la cultura, è una sorta di depuratore, che intende liberare dalle contaminazioni degenerative, immesse nel pensiero libero, i rifiuti inquinanti, tossici ed omologanti, quale risultato della contraffazione della realtà e quindi, della verità, addotti dal Sistema Liberista e Relativista.
    Oggi, parlare di una cultura di destra, corrisponde a bestemmiare. E’ come a volere sostenere il primato dell’acqua sporca sull’acqua pulita, della guerra sulla pace, del regime autoritario, sullo stato di diritto, della devastazione dell’ambiente sulla qualità della vita.
    In realtà, la cultura, è di chi la fa.
    La cultura è una presa di coscienza, di consapevolezza; un bene di prima necessità. E’ un bisogno che non si può eludere e, come l’arte, in tutte le sue forme, abbisogna di impegno, continuità e passione. E’un atto dovuto alla vita.
    Non rammento, nonostante gli sforzi, il nome di un uomo di cultura di destra (già di per se, un ossimoro) che, in questi decenni, sia arrivato agli onori della cronaca, per meriti, relativi alla musica, al teatro, alla letteratura, alla poesia o all’impegno sociale e civile
    Persone, che si identificano in una certa ideologia, sono di per se fuori dalla cultura, a meno che, come oggi, l’acqua sporca, la guerra, il regime mediatico e la devastazione dell’ambiente, siano i nuovi criteri di una nuova cultura.
    La sinistra, non si accampa l’esclusiva della cultura, ma è la stessa che, per incompatibilità, si dissocia da chi, cultura non produce. All’inverso si comporta l’ignoranza.
    Un uomo di cultura, che ha raggiunto la fama per meriti assodati, non si pone il problema di dare un colore politico al suo impegno intellettuale, ma è la stessa cultura che lo assorbe al suo interno.
    Potrei portare l’esempio di una trasmissione come “Report”, che rientra (a detta della maggioranza di governo), nella lista di proscrizione dei programmi ideologici di sinistra.
    L’equivoco che nasce da tali affermazioni (per non dire altro), sta proprio in questo pasticcio verbale, e in una lapalissiana malafede. La stessa destra, dovrebbe, al contrario, esultare per un tale programma, vista l’entità dei crimini che denuncia, degli abusi e dell’illegalità imperante, al fine di allertare la popolazione, e renderla consapevole della realtà che la circonda. La stessa destra, per stringente logica, dovrebbe investire sempre di più su questo tipo di informazione.
    Ma tutto ciò è utopico, visto, che sarebbe in netta contraddizione con la loro cultura; quella dell’acqua sporca, della guerra, del regime, e della devastazione dell’ambiente.

    “Report” è di sinistra, per il solo fatto che porta alla luce i comportamenti illeciti, dei quali, la stessa destra è corresponsabile e complice. Non esiste altro motivo. “Gallina che canta ha fatto l’uovo”.
    Oggi la destra italiana, tutela il crimine e la criminalità, e sdogana l’illegalità come moderna regola relazionale, essendone parte integrante, nella nuova veste di procacciatore di affari e cassaforte di profitti.
    Per essere chiaro, porto l’esempio di milioni di tonnellate di rifiuti tossici, e mortali, dispersi sul territorio italiano che, non sono l’opera di organizzazioni operaie di metalmeccanici, ma bensì, di potenti imprenditori, sostenitori dell’attuale destra italiana. Potrà mai la cultura allinearsi con questa gente?
    Potrei aggiungere, inoltre, che i motivi che aggregano questa particolare specie di individui, e che rendono così, apparentemente coesa, la loro formazione, vanno ricercati nella loro condizione psicologica e patologica, che interviene in maniera devastante sulla loro capacità e libertà di giudizio.
    I loro comportamenti ( totale sudditanza verso il loro capo, compattezza ideologica, sprezzo per le istituzioni), vanno ricercati nell’incapacità di doversi confrontare con gli altri, essendo totalmente riversi e concentrati su frustrazioni, egoismi e complessi di inferiorità, atavici, mai risolti e sempre elusi.
    Il loro tempo è occupato dal pensiero di tutto ciò che può, o potrebbe succedere loro, e nell’affinare strategie di difesa ad un ipotetico attacco verbale, da parte di coloro, che credono sia il nemico.
    Vivono al di la di una muraglia, innalzata per difendersi dagli attacchi dell’uomo ragionevole, che combattono con le armi del populismo, della mistificazione della verità e della contraffazione della realtà – avvalendosi della televisione commerciale e di al cune reti di stato, messe sotto scacco dallo sporco commercio della altrui dignità.

    Non possiamo, dunque, ridurre la destra italiana a un colore politico o ad un programma di governo; sarebbe ingiusto, poco serio e culturalmente disonesto. La destra significa imprenditori, industriali, banchieri, finanzieri, faccendieri, media, TV commerciali, corporazioni, consorterie, lobby e criminalità organizzata. Tutta questa brutta cricca, non solo è responsabile della deriva etica è morale del nostro paese ma, da decenni, indisturbata, (come se ottemperasse ad un diritto inviolabile), avvelena fiumi, torrenti, laghi, mari, falde e territorio; e questo è un dato di fatto, incontrovertibile e assolutamente non politico.
    La pubblicità televisiva, che ad ogni ora del giorno e della notte, si scaraventa, senza bussare, dentro le nostre case, è l’orrendo, scomposto e dissonante vociare di questa gente che, in veste di apprendisti benefattori, cercano in tutti modi di svuotare le nostre tasche in cambio della loro effimera mercanzia. Questi nuovi barbari della libertà, hanno fatto scempio delle nostre, già malconce città, impestando di becera pubblicità lo spazio pubblico, oggi trasformato in un’industria privata; e questo è un dato di fatto, incontrovertibile e assolutamente non politico.
    Ma l’intento vero di questa moderna e oscura borghesia del profitto (sempre e ad ogni costo), é di fare piazza pulita della cultura, che sia arte, tradizione o letteratura, avvertita come il solo, unico e vero ostacolo al loro piano di omologazione degli individui. Tutto questo mi ricorda un film avveniristico e profetico di Francois Truffaut, “FAHRENHEIT 451”

    Gianni Tirelli

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