Berlusconi, politico

Vogliamo dare un consiglio agli analisti della vita politica italiana desiderosi di capire il fenomeno Berlusconi, la sua ascesa e la sua longevità. Abbandonate le cricche, i complotti, le anomalie, le compravendite, gli ipnotismi catodici, i nuovi populismi: in una parola, la fuffa. Usate i metodi tradizionali della riflessione storico-politica. E scoprirete che, nel caravanserraglio della politica italiana degli ultimi vent’anni il Berlusca è l’unico che si sia mosso con razionalità e metodo. Con un disegno globale. Ossia “italiano”. Ci vide più chiaro perché era estraneo alla politica politicante, fuori dalle sette e dalle ridicole genealogie delle sue gelose famiglie, comprese le più piccole, che anche quando non contano un piffero pesano come un macigno sulla zucca dei nostri politici di professione. Ci vide più chiaro perché non aveva un passato politico da emendare, da nascondere, o da salvaguardare con cretino feticismo. Ci vide più chiaro perché era megalomane, e quindi abbastanza incosciente o coraggioso da rompere gli steccati e i tabù imposti dalla vulgata vetero-resistenziale.

Fu così che creò il centrodestra. Il centrodestra: che ora sembra la cosa più normale del mondo, almeno come progetto politico. Ma non lo era allora. Ci voleva del fegato anche solo a parlarne di un centro con in più “la destra” – ve lo siete dimenticato? – a dimostrazione che anche in politica, come in tutte le cose del mondo, per veder chiaro in un contesto problematico ci vogliono delle qualità morali, e non solo astrattamente intellettuali. Nel vuoto lasciato da Mani Pulite Berlusconi ebbe l’audacia di sporcarsi le mani arruolando fra le sue truppe la soldataglia reputata più vile, quella missina e quella leghista, cosa che un soprammobile benintenzionato e ottimamente parlante come Mario Segni non avrebbe mai avuto il coraggio di fare: il populismo referendario era il massimo per un democristiano. Tutto ciò era necessario, colmava un ritardo e metteva fine, a suo modo – e in quale altro modo se non questo, anime sognanti della bella politica? – ad un’anomalia tutta italiana. Con l’inquadramento di questi materiali “vili”, compresa la pattuglia dei dilettanti di Forza Italia, Berlusconi ha risposto ad un’esigenza reale del paese, non ad una pulsione irrazionale: l’organizzazione politica dell’elettorato conservatore. Un processo che ancor oggi continua, ma che ormai – non ci si illuda a sinistra – ha messo radici. Tanto che questa unità è sentita più alla base che ai vertici e fa sentire la sua voce insofferente – cui Berlusconi fa da astuto interprete – quando le schermaglie dentro lo schieramento politico al quale essa fa riferimento si fanno più intense. La solidità del “berlusconismo” deriva dal progetto – moderato, sensato e conservatore, al netto di quel folklore sul quale perdono il loro tempo i più pensosi perditempo fra i commentatori politici – non dall’eccellenza dei suoi interpreti. Tant’è che questa presunta anomalia fra non molto, a quanto pare, si adeguerà persino lessicalmente a quella famiglia europea di cui fa già parte; mentre invece il parlamento europeo ha dovuto, esso, adeguarsi all’anomalia “democratica” italiana: lo segnaliamo ai discepoli della religione dei “fatti”.

A sinistra questo coraggio è mancato. A sinistra manca proprio un “progetto”, una prospettiva che tanga tutto insieme. Lo si sente, ma non lo si dice veramente, non si elabora il problema, si eludono quei dolorosi nodi della storia che una volta sciolti aprirebbero la via alla più naturale delle soluzioni, affine – etichetta compresa – a quella degli altri paesi europei. Un progetto nobilita i materiali vili, mentre la sua mancanza non viene surrogata dai migliori degli uomini. Tanto meno dai migliori presunti. Hai voglia di sperare qualcosa dalla “rottamazione”, hai voglia di selezionare il meglio della società civile, hai voglia di riunire gli integerrimi: è l’ossessione dei migliori, che in politica è l’ultima risorsa degli idioti, mentre è il pane dei rivoluzionari. E dei golpisti. Fateci caso: la sinistra cerca un Uomo, a capo di selezionati uomini, ma di una piattaforma politica, che dia un senso alla “Cosa”, non se ne vede l’ombra. Così si spiega che da una parte non ci si faccia scrupolo di cercar d’imbarcare materiali, vili o pregiati che siano, che con la costruzione di un sensato centrosinistra non hanno niente a che fare; e che dall’altra a sentirsi vivi, in qualche modo certo non sano, siano proprio quei materiali “vili” che la storia ha bocciato. La sinistra ha un’unica strada da seguire: riunire le belle anime “democratiche” con le varie sinistre in libertà in un progetto, di sinistra, che non sia né “democratico” né piazzaiolo, e che riannodi le fila con la tradizione socialista che negli anni ottanta parlò per bocca dei Mitterand, dei Gonzales, e degli Schmidt. E dei Craxi, naturalmente. E rimuovere dal cervello la fissazione per l’anomalia Berlusconi. Le anomalie non durano. Per quanto lui sia pittoresco la sua creatura politica è tutt’altro che anomala. Non lo è.

Devo per forza chiarire che queste considerazioni sono “politiche”, ossia s’inquadrano in un contesto storico preciso, che per quel che ci riguarda è quello europeo, continentale e infine italiano dell’inizio del terzo millennio, e non appartengono alla filosofia politica? Questo è l’equivoco in cui cadono anche i sedicenti liberali italiani: dico “sedicenti” perché il loro comico esclusivismo fa dubitare spesso della natura del loro liberalismo. Vogliono fare politica? La facciano. Hanno due possibilità: infiltrarsi negli schieramenti politici più importanti, sopportandone con coerenza le inevitabili conseguenze, e non svegliarsi un giorno, le verginelle, al grido vittimistico di “rivoluzione liberale tradita”; oppure mettere insieme un partitino liberale destinato a sua volta ad avere, per ancora lungo tempo, un ruolo ancillare in qualsiasi coalizione scelga di stare. Il resto sono chiacchiere, o peggio ancora, terzi poli. Certo non politica. Quella, ormai da troppo tempo, la fa solo Berlusconi.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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9 thoughts on “Berlusconi, politico”

  1. L’atteggiamento dei liberali italiani si rifà a un purismo di tipo “maomettano dominante”: se occorre emarginare qualcuno, basta dimostrare che non è islamico abbastanza – ovvero presentargli il conto di tutto il suo aver fatto di necessità virtù, che è poi quello che succede quando le linee di principio si intersecano alle linee di fatto. Una conventicola ideologica che dell’Islam non ha nemmeno il “successo di pubblico”, ma solo i mullah.

  2. “non svegliarsi un giorno, le verginelle, al grido vittimistico di “rivoluzione liberale tradita””
    Intendi Guzzanti?

    “i nuovi populismi”
    “Populismo” nei dibattiti condotti da Lerner-Santoro-Floris-Telese viene fatto suonare come sinonimo di “demagogia” o peggio “fascismo”. In quell’accezione sono d’accordo che porti sicuramente fuori strada, per capire il fenomeno politico Berlusconi. Ma se “populismo” viene inteso – come fa in un bel post l’anarca – come rapporto più diretto tra il leader e il popolo, credo che possa essere utile a capire perché la vecchia politica delle segreterie, quella ancora oggi praticata dai D’Alema-Bersani-Fini, si senta scavalcata e umiliata.
    Tempo fa ho citato quell’analisi dell’anarca sul mio blog:

    http://vincenzillo.splinder.com/post/23732194/la-vera-colpa-di-silvio-e-il-suo-merito-maggiore

    1. Beh, Guzzanti è tutt’altro che verginello. E’ un filibustiere, spada e archibugio compreso. Perfino simpatico, a volte, nel suo debordante protagonismo. Filosoficamente, è un liberale modaiolo, romano de Nuova Yorke.
      Parlo in generale dei “liberali” della blogosfera, specie quelli vicini a FLI.
      Cogli “ismi” e coi populismi si possono fare mille ragionamenti capziosi, che poi ti costringono a spiegare e rispiegare. Ad un certo punto è meglio darci un taglio, con chi non vuol capire. Tanto per dirne una, il populismo dovrebbe caratterizzarsi per le piazze piene, no? Strano populismo, allora, quello di Berlusconi: urne piene, piazze vuote.

      1. Ti si potrebbe obbiettare che le piazze che Berlusconi riempe sono…quelle televisive.
        Poi però se Berlusconi và da Vespa non se lo fila nessuno, ed è una trasmissione come “Vieni via con me” che fa il pienone di ascolti.
        Chi è più populista ? ;D

      2. @ marmando
        Infatti stavo per scrivere anch’io che qualcuno avrebbe parlato però di populismo catodico….
        ma poi c’è quello buono e quello cattivo…
        quello della società civile e quello delle casalinghe di Voghera…
        quello dei tre milioni in piazza e quello dei tre coglioni in piazza…
        il popolo viola e il popolo propriamente villico…
        il colesterolo buono e quello cattivo…
        la canzone popolare e la canzone populista…
        ah ah ah

  3. Se pensi che Berlusconi abbia un progetto che vada oltre l’occupazione pura e esemplice delle poltrone mi piacerebbe conoscerlo, la mia esperienza nell’industria mi ha dato un concetto di “progetto” che mi sembra assolutamente assente nella politica di Berlusconi.
    Un progetto è:
    Avere un obbiettivo
    Valutare quali mezzi si hanno a disposizione
    Valutare quali ostacoli si possono presentare
    Valutare il rapporto costi/benefici
    E alla fine PRENDERE UNA DECISIONE.
    Dove sono tutte queste cose nella politica del SIlvio?

    1. Ha fatto esattamente questo, in politica.
      Poi c’è un’altra cosa: governare. Che è quello di cui tu parli. Ma senza un progetto “politico” solido che gli stia alla base, è quasi impossibile.

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