Non disturbate il manovratore

Peccato che l’Italia resista. Peccato che questo popolo maledetto, ignorante e cialtrone non si adegui al verbo dei dottori della legge. Non ci si raccapezzano più: com’è possibile che dopo quasi vent’anni di demonizzazione sistematica il consenso per il Caimano sia ancora così saldo?

Il fatto è, cari i miei polli, che er popolo, la ggente, e la plebe tutta non si fanno più infinocchiare tanto facilmente; che in Italia, grazie alla Resistenza Berlusconiana, non la democrazia libresca che piace a voi perché potete egemonizzarla e volgerla a piacimento ai vostri fini, ma – aprite bene le orecchie, beghine che non siete altro – la democrazia reale si è irrobustita; è maturata; e non bastano le scene madri di ordinaria nomenklatura a farla crollare sotto i colpi della solita marmaglia fasciocomunistoide che come ultimo crimine prima di tirare le cuoia ha deciso di tentare l’assalto al Palazzo d’Inverno in nome, udite udite, della liberaldemocrazia e delle istituzioni.

E sapete perché non lo capite, o meglio ancora, perché non lo sentite? Perché non credete né nell’individuo, né nella libertà, e quindi, in ultima analisi, non credete neanche nella società. Nel bel mezzo del vostro cervello c’è sempre il Leviatano, lo Stato senz’Anima, che una volta era quello marxista, ed oggi è quello imperniato sulla Costituzione: ma sempre e solo di un sistema di regole si tratta. Un Sistema di Regole delle quali voi siete gli unici interpreti. E’ per questo che senza un Comitato di Salute Pubblica, un Comitato Centrale di Partito, o una più informe Casta Sacerdotale che forte del suo privilegio ermeneutico costituzionale emani il quotidiano pacchetto di ordini alle plebi, insomma, senza un Grande Manovratore, voi questa società non sapete immaginarla. Ed è per questo che nella vostra testa il nemico ha le sembianze del Grande Vecchio, dello Stato Deviato, della Cricca, della Casta, del Palazzo, del Satrapo: sono le vostre caricature.

Per quanto ammantata di dottrina, questa rimane la filosofia del branco, e dello stato di polizia. Qualsiasi società è un sistema fiduciario: le regole e le istituzioni vengono dopo. Senza la fiducia la società è un branco. Senza la fiducia una società istituzionalizzata è uno stato di polizia. In Italia esiste una grande setta che lavora da decenni per distruggere qualsiasi fiducia, che è quasi riuscita a criminalizzare mezzo secolo di storia democratica del paese, avendone criminalizzati sistematicamente protagonisti e partiti politici. Ha messo le mani su tutto, ha messo sotto processo presidenti della repubblica, presidenti del consiglio, partiti, – quelle “istituzioni” perennemente nella bocca degli smemorati e delicatissimi tartufi della retorica costituzionale – ha tagliato teste importanti, ma fallisce sistematicamente in ciò che è più sovranamente democratico: il voto. E’ una società nella società, che pretende che la società nel suo complesso rinneghi sistematicamente una parte di se stessa, corrompendo così le fondamenta morali di una democrazia liberale.

Ma la consapevolezza è cresciuta nel paese durante il periodo berlusconiano; è cresciuta la resistenza a difesa della memoria e di queste fondamenta morali. Sono cresciuti gli anticorpi democratici. Lo vediamo proprio in questi giorni da sorprendenti episodi. E notate, là dove trovate la resistenza trovate anche i bravacci che si muovono spontaneamente in branco, in obbedienza alla loro natura servile: dai cinquanta firmaioli del Corriere della Sera che hanno messo nel mirino Ostellino, colpevole di aver scritto un eroico articolo “oggettivamente” berlusconiano contro il Grande Orecchio Giacobino, e di essere un liberale di lunga e onesta carriera in un giornale che ormai si nota solo per la sua viltà, e che ormai è colonizzato da gente che ha fatto le scuole nella sinistra radicaleggiante; agli squallidi lanciatori di monetine – devoti alla Costituzione, mica populisti loro – che a Lissone si sono rifatti vedere per l’inaugurazione di una piazza intitolata a Bettino Craxi. A Lissone c’è un sindaco leghista, come leghista è il sindaco di Verona, Tosi, la cui amministrazione ha appena intitolato un nuovo ponte sull’Adige alla memoria di Mariano Rumor, che fu segretario della Democrazia Cristiana: che pena vedere gli “zotici” della Lega arrendersi col tempo ad un minimo di decenza e verità, senza per questo santificare nessuno, e le penne dei grandi giornali scantonare ancora dopo vent’anni da Mani Pulite. La vediamo, questa resistenza, nella risposta di una femmina cazzutissima come Marina Berlusconi al teatrino di Genova, una delle scene madri di ordinaria nomenklatura di cui parlavo all’inizio, perché il premiarsi a vicenda è caratteristica dei protagonisti di tutte le nomenklature. Ecco allora che alla voce di chi “disturba” il manovratore, si vuole sovrapporre il coro ufficiale del paese “turbato”. Ma non funziona.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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4 thoughts on “Non disturbate il manovratore

  1. Si ma te le cerchi, a scrivere questo cumulo di sciocchezze in quel lido di iconoclasti. Puri e virtuosi, scusa; a volte faccio confusione con le definizioni.
    Le sacre liste di proscriziane via stampa non vanno dileggiate, Ostellino se l’è cercata anche lui dopotutto. Come se la sono cercata Sansonetti e compagnia cantante che, esausti (… loro…), beghinano uno stop ai mezzi da gestapo, e se leggi i commenti alla lettera aperta vedi che ne pensa l’elettorato kolto. Non leggere; nulla di nuovo. E guai a dire che costoro non credono nell’individuo – per quanto l’affermazione essere vera solo in parte: ci credono eccome, ma nella dimensione squisitamente personale, così che ciò ch’è mio è mio, e ciò che è tuo, pure.
    Devi avere un lato masochistico. Mi immagino la selva di luoghi comuni che ti sputeranno indietro, che do per verificati sulla fiducia perchè io quel lato l’ho smarrito tempo fa; perdere tempo va bene, ma dopo tre volte che spieghi al bambino e quello continua a risponderti nella stessa maniera no, abbiamo già dato.
    Citare anche ‘la resistenza’, suvvia… allora dillo che lo fai apposta.

  2. sono d’accordo.

    però se lo avessi scritto io, questo pezzo, sarei stato più maleducato…

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