Una settimana di “Vergognamoci per lui” (10)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GIANFRANCO FINI 21/02/2011 La destra decente d’antan si chiamava sinistra democristiana. Certificato di decenza rilasciato dai soliti banditi saputelli della Meglio Italia, molti dei quali allora erano orgogliosi comunisti, mentre tu, borghese piccolo piccolo, non sei cambiato affatto: verme fosti, verme sei. Ma almeno i democristiani addomesticati in un certo qual particolar e demenzial lor modo erano dei furbacchioni. Capivano i loro tempi. Senza il becco di un elettore si mangiarono la spaurita balena bianca. Che poi offrirono in pasto ai loro protettori. Per dirla con Churchill, furono concilianti col coccodrillo comunista nella speranza di farsi mangiare per ultimi. Così avvenne. Mangiati e digeriti. E basta sentir parlare un Franceschini per capire che ormai siamo alla peristalsi. Costui invece è un allocco a tutto tondo. Si farà inghiottire dalla sinistra senza neanche aver preso la bacchetta del comando per un giorno a destra. Non ha capito che i tempi sono cambiati. Che per il Berlusca, i berluscones e i berluschini la Sindrome di Stoccolma al massimo può essere una dipendenza da bunga bunga con sventole vichinghe. Intanto avvisate Casini.

ROBERTO VECCHIONI 22/02/2011 Il festival di Sanremo è un evento. E un evento cui nulla si chiede tranne che di essere il posto dove ci s’incontra. Idealmente o in carne ed ossa. E lì s’incontra un bello spicchio di nazione. Per il resto è noto: è una solennissima cagata. Non volendo soffrire, l’evito da quando son nato. Resto aperto a tutto – anche la discomusic ci diede qualche capolavoro – ma ho l’orecchietto delicato. In questo una volta facevo comunella coi fanatici della meglio gioventù. Solo che per loro il festival era un obbrobrio commerciale, un luogo di perdizione, un cedimento al capitale, all’establishment e all’ignoranza crassa. Parteciparvi, una vergogna. Una macchia indelebile. Un tradimento. Vedo che ora ci vanno. Ci portano, senza paura di insozzarlo, pure Gramsci. E lo vincono pure. Cor televoto der popolo bbrutto. Senza tanti problemi. Manca solo una lacrimuccia sul viso, dalla quale capiremmo molte cose. Bentornati fra i bifolchi. Anche se col solito stile: da padroni. E’ una cosa che scalda il cuore. Adesso smettetela con Berlusconi.

(P.S. Ai commentatori, che cadevano delle nuvole, ho risposto così: “Brutta cosa il vizio della smemoria. Ma io ricordo. Sporadicissime apparizioni al Festival dei musicisti engagé, i soli benedetti dai benpensanti di sinistra, ve ne sono state. Pure Vecchioni fece un’apparizione una quarantina d’anni fa ormai. Ma vi andavano con l’aria di dire: sono qui per fare opera di testimonianza, per dire che c’è un’altra musica, non c’entro nulla io con le Ive Zanicchi, la mia è “resistenza”. All’epoca Hollywood era il tempio della prostituzione commerciale, e gli Oscar premi da burletta; e anche il Nobel puzzava un pochettino. Mica che sbagliassero del tutto. Anzi. Però come rompevano i coglioni, sempre loro, e che aria di sufficienza, e che universale disprezzo! Oggi invece una vittoria a Sanremo può diventare prestigiosa, e perfino democratica. Che mezze seghe, mio Dio.”)

ROSY BINDI 23/02/2011 Secondo la presidentessa – non è un’offesa, presidente, è un omaggio alla verità! – secondo dunque la presidentessa del Partito Democratico il popolo italiano – ossia il tribunale riservato agli iscritti alla potente Loggia SC, che sta per Società Civile, mai indagata per misteriosi motivi dalla nostra magistratura – il popolo italiano, dicevo, ha già giudicato Berlusconi colpevole. Non di reati, nooooo, ma “di aver calpestato il principio della dignità delle istituzioni e di aver ferito il comune senso morale”. Nota bene: 1) il popolo che sentenzia; 2) il comune senso morale. E poi ti bacchettano le mani se mandi all’inferno i cattocomunisti! Cristianamente dico: meglio Ruby. Che Rosy. Per la prima c’è ancora qualche speranza.

MICROMEGA 24/02/2011 Dalla trincea montagnarda, e con tonante lessico robespierriano, i soliti esaltati onusti d’onori – a causa delle assai proficue persecuzioni di regime – in nome della legittima difesa repubblicana, contro il crescendo di eversione anticostituzionale e il conclamato dispotismo proprietario rappresentato dal Caimano, e per ottenere le sacrosante elezioni anticipate, schifate fino all’altro ieri, propongono a tutta l’opposizione – essendo la maggioranza parlamentare all’altezza del miglior amico dell’uomo in quanto a obbedienza, e a tutto il resto, dalla lingua sporgente alla coda – il blocco sistematico e permanente del Parlamento con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione. Con tutti i mezzi che la legge…? Ma c’è bisogno di dirlo? Come potremmo mai dubitare della correttezza dei cultori della legalità? Nervosetti? Siamo all’ultima spiaggia? Siamo lì lì per saltare il fosso? In fondo l’emergenza è l’emergenza, o no?

ROMANO PRODI 25/02/2011 Quello della seriosità al governo, ricordate? L’eco di letture serali kantiane doveva ancora arrivare, ma già balzava all’occhio la macroscopica differenza tra l’homo prodianus e l’homo berlusconianus. Ora il Professore è tornato. Questa volta gl’irregolari spifferi che gli escon solennemente di bocca annunciano effettivamente nuove di un certo momento. Pare che l’evidenza scientifica sia stata raggiunta: la differenza è an-tro-po-lo-gi-ca. Esattamente come molti sospettavano. Ma infatti, parliamoci chiaro, non lo vedete un po’ strano, Romano?

L’Italia come isterismo e rappresentazione

L’Italia è uno stagionatissimo paese di merda, governato da stagionatissimi pezzi di merda, in piena bancarotta morale: l’olezzo è ormai intollerabile. Non se ne può più. E perché allora quest’Italia non va in pensione? Questo è il tormentone che ci ronza negli orecchi al tempo di Berlusconi, dalla levataccia all’ora del bunga bunga. La cosa mi fa schiattare dal ridere. Mettetevi i tappi agli orecchi e capirete tutto. Ci vuole però una schiena diritta, una ben temprata forza morale: sono quelli i tappi.

Lo strano mostro è figlio dell’impotenza e della mancanza di politica, che è l’arte di governare la polis, di assicurare una convivenza pacifica all’umanità spesso debole, mediocre, e meschina che la compone. La polis, come la più primitiva delle società, nasce per l’individuo, non contro. L’individualista perfetto, su questa terra, non sarebbe padrone di se stesso; sarebbe schiavo della natura, quasi come un bestia ma senza la tranquillità di una bestia. Unirsi in clan per l’uomo è prima ancora una vitale necessità che una scelta. Ma poi, in obbedienza alla sua natura, l’uomo vuole vivere più comodo e più liberamente. Spezza le catene del clan, salta il fosso o il bosco che delimita un confine, si unisce ad altri uomini, a “stranieri”, la divisione del lavoro si fa più vasta ed efficace: l’uomo vive più comodo e più libero. Si formano la società, il diritto, la polis, lo stato, che dall’individuo e per l’individuo sono nate, prima che questo rapporto potesse pervertirsi. Ma restano realtà figlie della storia, contingenti, anche quanto durano secoli. Non sono chiese. Non predicano la virtù. E’ un comun sentire che non arriva alla fratellanza spirituale.

L’Italia che oggi si definisce democratica e repubblicana fu quella che accettò con riserva la realtà democratica e repubblicana uscita dal secondo conflitto mondiale. Come poteva quella grande fazione che si alimentava del sogno della perfetta società comunista, radicatissima là dove più radicato fu nel ventennio il regime fascista, accettare il paese e la sua umanità per quello che era, presupposto di ogni attività politica, e non di aspettative messianiche? Il veleno di questa riserva mentale fece sì che l’Italia venisse rappresentata come un paese mezzo sovrano, mezzo democratico, mezzo civile, mezzo criminale, ed insomma, in barba alla forma istituzionale democratica e liberale, un paese mezzo fascista. In attesa di una sua “compiutezza”. Un paese da defascistizzare. Fateci caso: oggi, dopo aver data per scontata la caduta di Berlusconi, i profeti dell’odio e gli ingenui già parlano di un paese da deberlusconizzare. Questa forma mentis ha lavorato sistematicamente alla demolizione di ogni comun sentire. E’ stata una lotta di classe di tipo culturale, che dopo il crollo del comunismo ha svelato ancor più chiaramente la sua natura. Che permane anche nelle teste di quei zelantissimi liberali che col marxismo flirtarono in lungo ed in largo da giovanotti e che continuano ad impastare le loro pur giuste critiche con sentimenti autodistruttivi e con speranze, nel miglior caso ingenue, di palingenesi.

Tuttavia il paese ha resistito. Perfino quell’ostentata italianità, che qualche decennio fa sarebbe stata bollata come fascismo, oggi a sinistra, camuffando un cedimento, si alimenta di antiberlusconismo. Proprio perché è all’ultimo stadio questa rappresentazione ha oggi raggiunto lo stato visionario. L’Italia sembra un grandioso e grottesco capriccio goyesco, un mostro prodotto dal sonno della ragione e dall’isterismo, che proietta un’ombra tanto più grande e minacciosa quanto più gassosa è la sua consistenza. Questa rappresentazione non sta per imporsi definitivamente. Sta evaporando. Coi suoi lati comici: dal direttore dell’Avvenire che non va in piazza con le meglio femmine, ma idealmente ci va, al catastrofico esibizionismo kantiano di Eco al Palasharp, che rischia davvero di passare alla storia come l’ultima gag di questa tragicommedia.

La domanda fatta all’inizio va dunque riformulata: quand’è che, non questa Italia, ma questa sua rappresentazione va in pensione?

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (9)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

SERGIO RUBINI 14/02/2011 L’eroico attore esorta i valorosi colleghi, e lui stesso, a smettere di lavorare per Berlusconi: per le sue case di produzione cinematografica, per le sue televisioni, per i suoi teatri. Fin qui il dittatore li ha foraggiati alla grande, lui e gli altri protagonisti della cultura, poveretti, che da mane a sera gli sparano addosso tutti i giorni, tutti di sinistra (che siano di sinistra sono d’accordissimo anch’io; cultura è una parola un po’ troppo grossa per questi cretini), ma ora il turbamento di fronte agli ultimi fatti è troppo grande: ritroviamo, cari colleghi, la nostra libertà e la nostra coerenza! Ma ci pensate? Ci pensate alla malignità di questo governo, di questo Berlusconi? E’ lui che ci compra il latte che compriamo ai nostri figli! Che ne sarebbe invece, cari colleghi, del suo impero mediatico senza il contributo del nostro talento? Be’, per una volta sono d’accordo anch’io: una recita straordinaria. Straordinariamente comica. E chissà cosa saprà inventarsi questo genio del palcoscenico quando gli diranno che quella bestia del nostro Mubarak, sul cadavere del quale si apprestava a sferrare, con tempismo perfetto, un democratico calcetto per farsi canonizzare dalla vittoriosa società civile, è rimasto invece in sella allo stivale e al biscione! Potrebbe firmare un capolavoro, l’unico della sua carriera, e involontario.

ITALO BOCCHINO 15/02/2011 L’onorevole e la moglie hanno denunciato i quotidiani Libero e Il Giornale per stalking. Sono deperiti, dimagriti, in preda all’ansia. E di notte hanno gli incubi. Lo anticipa sul web Novella 2000. Mi sembra il posto giusto.

FAMIGLIA CRISTIANA 16/02/2011 Il settimanale dei cattolici sempre più intruppati nella società civile, gente di “mondo” oramai, per usare una volta tanto una paroletta evangelica, scrive che la sentenza sul caso Ruby sarà “in mano a tre signore. Viene subito in mente la nemesi. Tu, Berlusconi, delle donne ti sei servito, e in malo modo; le stesse donne faranno giustizia.” Che delle donne il Berlusca si sia servito, è opinabile; che l’abbia fatto in contrasto con la legge, fa ridere; che però, in attesa della “Giustizia con la maiuscola, senza pregiudizi e condizionamenti”, roba da Dio Onnipotente, lo scriba occhiuto scagli già la prima pietruzza con entusiasmo veterotestamentario se non islamico, fa piangere.

IL FIGLIO DELL’AVVOCATO DELL’INGEGNERE 17/02/2011 Quando l’impalmò Pinkerton, Madama Butterfly aveva “l’età dei giuochi”, a detta dell’agghiacciato Sharpless. Il ragazzetto è ancor più fresco, ma lo vogliono già ometto democraticamente consapevole: Balilla Moschettiere della Società Civile, il prossimo anno passa Avanguardista. Intanto, ha già scelto la Costituzione come livre de chevet.

RICCARDO SCAMARCIO 18/02/2011 L’entusiasta “testimonial” di “Saturno” confida che il nuovo inserto culturale del Fatto Quotidiano darà finalmente voce a gente anticonformista o non conformata, o censurata; nuove leve che potranno dare man forte alla resistenza che gli artisti della sua tempra stanno facendo in questo momento: insomma, se siete pecore in cerca di un gregge, e vi lusingate di essere un genio, avete trovato il vostro ovile.

Puttane e mantenute

ALL’ATTENZIONE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MILANO

OGGETTO: LINGUA ITALIANA E SIGNIFICATO DELLE PAROLE

Ma secondo voi, se il Berlusca dà alla bella e bonissima Ruby – che ormai mi sta diventando dannatamente simpatica – 50.000 € (diconsi cinquantamilaeuro/00!!!) e poi le offre anche un appartamento di lusso con cinque anni di affitto pagati (almeno da quel che racconta Ruby, ossia il pubblico confessionale di Repubblica) e solo in quel momento viene a sapere dalla ventiquattrenne che non è ancora diciottenne, questo sarebbe “pagare” una prostituta? Se tutto questo fosse vero, e se in più il Caimano avesse copulato con la marocchina – sempre che ce la facesse, a meno che non si accontentasse di qualcos’altro, sul quale sorvolo, che non son affari miei, e non voglio rovinarmi la giornata con fantasie raccapriccianti – Ruby, come le altre, sarebbe al massimo una “mantenuta”.

Ce l’aveva anche Cavour. Lo statista. Roba che Sergio Romano si sogna di notte. Il grande liberale tutto d’un pezzo. Mica il puttaniere del giorno d’oggi. Lui ne aveva ormai cinquanta, di anni. Lei metà. Era una ballerina. Una velina insomma. Avete presente certe sfolgoranti eroine dei romanzi balzachiani di quella stessa epoca? Pressappoco ballerine pure quelle, le Florine, le Esther? Mantenute da banchieri, uomini d’affari e uomini politici? Se siete di destra, può darsi di sì. Se siete di sinistra è improbabilissimo, perché lì regna sovrana l’ignoranza vera.  La mantenuta di Cavour era pure sposata. Il suo maritino, impresario teatrale, ebbe dei guai, non si sa come. Conti e conticini. Cavour glieli rimise a posto. Ma da quel momento la sposina dell’impresario, senza l’impresario, visse in una casetta tranquilla di Torino, messale a disposizione dal Conte, dove ogni sera Camillo andava a ricaricare le batterie. Non sappiamo però cosa sarebbe successo se Cavour fosse stato ricco come Rothschild.

C’è chi può e chi non può

GLI INSULTI. Avete presente l’elettore tipo oggi democratico e repubblicano e una volta comunista o qualcos’altro di sinistro? Se gl’indirizzi una paroletta franca, viene e galla tutta la sua inconsistenza e suscettibilità: sono “insulti”. Quando nello stesso tempo egli recita quotidianamente il suo rosario di contumelie – conosciutissime, quindi ve le risparmio – contro la sub-umanità dei berlusconiani con tutta intera l’inconsapevole naturalezza dei bestemmiatori compulsivi, quand’è sgraziata, o con quella di una casta braminica, quand’è fredda e distaccata. In effetti il popolo berlusconiano è l’erede dei minus habentes che votavano DC o dei rampanti bricconi che votavano per Craxi. O meglio, di tutti e due. E’ la stessa continuità di questo fenomeno a smentire il dogma dell’anomalia berlusconiana, e a mettere in evidenza la continuità di un’altra anomalia.

LA CACCIA ALL’UOMO. Nota anche come “metodo Boffo”. Il metodo Boffo esplose in tutta la sua bruttezza quando lo usò con somma goffaggine una gazzetta berlusconiana per colpire e affondare uno che non era affatto un avversario della compagine governativa. Il caso conserva ancora i suoi lati misteriosi. Ma non è questo il punto. Il punto è che il brutto, una volta tanto, si svelò in tutta la sua bruttezza solo perché ad usare il metodo – ora e solo ora chiamato Boffo – fu chi era stato escluso fino ad allora dal monopolio di tale graziosa attività di demolizione ad personam, che come tutti sanno è il biglietto di visita e il marchio di fabbrica da quattro decenni di Repubblica e dei suoi cloni, che vantano ormai un catalogo di vittime più lungo di quello di Don Giovanni. A tale bassa pratica si sono adeguati anche i grandi giornali del Nord, ingaggiando penne in gamba nel riassumere con maniacale seriosità verbali e intercettazioni telefoniche. Un mestiere tristissimo, degradante, da infelici. Peggio del bunga bunga.

IL POPULISMO. Come ai tempi della DC la balena bianca non riusciva a mandare in piazza neanche un cane, visto che per andare in piazza regolarmente ci vuole gente fatta apposta e fatta male, diciamo ben provvista di spirito gregario, e quella che votava DC era lontana mille miglia dal militantismo politico, così oggi il PDL brilla per la sua assenza nelle piazze. Si dà il caso però che ogni tanto anche i vermi berlusconiani nel loro piccolo s’incazzino, e nelle loro menti vagheggino manifestazioni di piazza. Basta questo perché si scaraventi loro addosso l’accusa di “populismo”, di disprezzo delle regole, e ritornino i fantasmi di Mussolini e di Perón. Il tutto mentre le piazze italiane sono perennemente occupate dalle divisioni democratiche che hanno in uggia la brutta politica gridata e volgare, e per farlo a capire al resto della plebe gridano come ossesse e svillaneggiano in coro.

LA COSTITUZIONE. Come ai tempi, invece, di Mani Pulite, alla stregua di una consorteria ben cementata da interessi comuni, detta anche volgarmente cricca quando si tratta di poveri diavoli, La Repubblica, Il Corriere della Sera & La Stampa ieri titolavano pudicamente ma all’unisono – la forma vile della speranza e delle disoneste intenzioni dei manovratori – sul “rischio elezioni”. Ero stato facilissimo profeta qualche settimana fa quando scrissi che questi irresponsabili desperados si sarebbero attaccati ad un’interpretazione allegrissima e totalitaria dell’art. 88 della Costituzione [“Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.”] per intimare al Colle di mandare a casa il Parlamento e con esso un Presidente del Consiglio e un Governo non sfiduciati. E’ un imbroglio, un golpetto da quattro soldi, che può reggersi solo sul quietismo della ragione del gregge della società civile devota alla Costituzione, ossia ai suoi autoproclamati Sacerdoti. Per qual dannato motivo il “Notaio della Repubblica” sente i Presidenti delle Camere, se non per farsi dire ufficialmente che le maggioranze ci sono o non ci sono? Ma oggi, per fortuna, siamo in una situazione di “emergenza”: tutto è permesso; e il devoto, che per quanto idiota qualche dubbio l’aveva, si tranquillizza meravigliosamente.

LA SPIEGAZIONE. Se vi chiedete la ragione per la quale oggi a sinistra questa schizofrenia ha raggiunto il massimo grado ve la spiego subito: l’Italia, dopo settant’anni di resistenza democristiana, craxiana e berlusconiana è più forte e più democratica; anche i minus habentes cominciano ad “insultare”, a “dare la caccia all’uomo”, a sfilare in piazza, e a “interpretare” la Costituzione come tutti comuni mortali. Un regime sta crollando. Ma non è quello di Berlusconi.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (8)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

UMBERTO ECO 07/02/2011 “Sotto il fascismo era stato imposto ai professori universitari il giuramento. Hanno giurato in tutti meno undici. Persero il posto ma salvarono l’onore dell’università.” Trovo il rilievo assai opportuno: è ora che Silvio faccia sul serio. Sotto il “berlusconismo” nessuno è stato obbligato a giurare alcunché; in compenso non se ne trovano neanche undici che si dichiarino apertamente berlusconiani, ché sennò si beccherebbero la scomunica dell’onnipotente corporazione degli amici di Umberto. E tutto il resto.

IL CORRIERE DELLA SERA 08/02/2011 “Col risultato che, per colpa di tutti e di nessuno, le elezioni anticipate rischiano di diventare di colpo non solo un esito comunque inevitabile, ma il male minore.” (Massimo Franco, 01/02/2011) “E una ragione in più per prendere atto, con rammarico, che una stagione è finita e che il ricorso al voto anticipato, anche con una pessima legge elettorale, forse è diventata una scelta obbligata.” (Pierluigi Battista, 05/02/2011) “Se non sarà possibile una tregua (…) il ricorso al voto anticipato appare una soluzione preferibile pur con una legge elettorale disgraziata di cui abbiamo avuto prove inconfutabili.” (Ernesto Galli Della Loggia, 07/02/2011) Ecco, direi, con rammarico, che forse, nonostante la legge elettorale, orribile, lo sappiamo, ecco, direi, che il ricorso al voto, voglio dire, le elezioni anticipate, insomma, a questo punto, responsabilmente, appaiono preferibili, e forse, per il bene di tutti, obbligate, oltre che, probabilmente, in questa situazione, inevitabili. Aaaaavanti il prossimooo…!

JULIAN ASSANGE 09/02/2011 Intervistato dai marpioni del TG3, e volendo ingraziarseli, il nuovo cocco di mamma dei democratici dell’orbe terraqueo se ne è uscito con una solenne cretinata: “Berlusconi, e altri in posizione di potere in Italia, dovrebbero fare molta attenzione al fatto che la loro vita privata corrisponda a quella pubblica”. Parla del campione del mondo? Di Silvio? La sua vita privata è quella pubblica: pari pari. E maniacale è l’attenzione che questo bambino mette nel non tenersi neanche un segreto. There’s really no need for WikiLeaks.

UMBERTO ECO 10/02/2011 Quello che ogni tanto va a letto tardi, ma solo perché legge Kant. E in barba a queste elevate, edificanti e tremendamente soporifere letture riesce ad essere così cafone da dirlo alla platea dei diecimila e in faccia al vasto mondo. Giacché grazie a Dio lui non è come gli altri uomini: ladri, imbroglioni, adulteri, e berlusconiani.

UGO DE SIERVO 11/02/2011 L’art. 135 del Corano della Società Civile, pardon, la Costituzione Italiana, dice che: “La Corte [Costituzionale] elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi restando in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.” Sennonché, lassù, nel tempio dove la legge celebra i suoi serenissimi misteri, da vent’anni impera la legge del furbetto del quartierino: gli augusti giudici, appigliandosi, come il più miserabile dei legulei, ai sopramenzionati “termini di scadenza”, eleggono puntualmente presidente chi sta ormai per appendere le scarpe al chiodo. Così ne abbiamo avuti venti in vent’anni. Dopodiché questi poveri disgraziati vanno in pensione col grado di Presidente Emerito. Un motivo in più per starsene zitti. Religiosamente. E invece i Discepoli del Riserbo cantano come grilli pur di passare alla storia nel pochissimo tempo concesso loro da questo imbroglio. Non da meno è l’attuale Gran Sacerdote del Sinedrio, che prima, con la scusa della sua delicatissima sensibilità di giurista ferita da inesattezze linguistiche e giuridiche, ha sentenziato che il federalismo municipale è una “bestemmia”. E poi, visto che il reprobo da rampognare era l’uomo più maltrattato della terra, il Caimano, ha tuonato che “È denigratorio e gravemente offensivo sostenere che i 15 giudici della Consulta giudicherebbero sulla base di loro asserite appartenenze politiche”. “Denigratorio e gravemente offensivo”: è anche noioso il tipo.

La Meglio Italia sull’orlo di una crisi di nervi

Cari giacobini del Partito di Repubblica, care mezze calzette del Partito del Corriere, rassegnatevi: il Caimano ha proprio l’intenzione di continuare la legislatura ed ormai ha tutti i sostegni necessari; in parlamento, tra le parti sociali, e anche nell’opinione pubblica, quella vera, non la truppa scelta cinguettante nei mass media. Mesi fa scrivevate che era morto, oggi scrivete che il suo governo al massimo può tirare a campare. Mentivate allora. E perciò mentite ora. Lo dimostrano, beffardamente, proprio i contrattempi sul federalismo: la Lega non si sgancia. Il Presidente stoppa? Niente paura, si ricomincia. E mentre voi chiacchierate il gruppo di ripescaggio detto dei Responsabili raccoglie pazientemente un naufrago alla volta; e la maggioranza, che al Senato veleggia tranquillissima, alla Camera raggiunge ormai quota 317, detta anche quota Bocchino, dal nome del famoso spaccone; senza contare che l’assedio respinto l’ha galvanizzata, accentuandone il cameratismo e la compattezza. Berlusconi, non contento, trova poi il tempo di puntellare il polo conservatore anche dall’altra parte dei confini, il cui presidio viene ora affidato alla destra verace di Storace. Scrissi per tempo come il vero nemico del governo e della maggioranza che lo sostiene fosse il panico: se Berlusconi ed i suoi non avessero perso la testa avrebbero resistito. E così è stato. Non è un miracolo. E’ inutile che cerchiate di raccontare la storia dell’orso ai vostri lettori. Li offendete: c’è un limite anche alla minchioneria. Fai pena, caro Pierluigi Battista, quando scrivi: “una ragione in più per prendere atto, con rammarico, che una stagione è finita e che il ricorso al voto anticipato, anche con una pessima legge elettorale, forse è diventata una scelta obbligata.” La verità è che il Berlusca ve l’ha fatta e voi oggi cercate di rivoltare la frittata, attaccandovi disperatamente e impudicamente a ciò che consideravate irresponsabile un mese e mezzo fa. O, peggio ancora, alla “foto”. Ti avverto; vi avverto: non ci crede più nessuno. Non alla foto. Alla vostra serietà.

I più sfrontati intanto hanno rotto gli ormeggi. Vogliono che il Berlusca si dimetta, sic et simpliciter. Perché lo dicono loro. Il trucco è sempre lo stesso usato dai sobillatori rivoluzionari. Prima ti dipingono come la vergogna del genere umano. Poi ti dicono: sei la vergogna del genere umano. Poi ti chiedono: come fai a non renderti conto che per il bene del paese è imperativo che tu faccia un passo indietro? Lo sventurato fa magnanimo il passo indietro, e il giorno dopo lo impiccano. Silvio invece, nel pieno rispetto delle regole, direi democratiche, fa marameo. Ed è così che Libertà e Giustizia, una delle chiese più integraliste in materia di Democrazia e di Costituzione, convoca a Milano il fior fiore della nomenklatura intellettuale, una cricca ben conosciuta per imporre con lo stile vellutato delle burocrazie ideologizzate i suoi libercoli di ieri e dell’altro ieri perfino nelle biblioteche comunali, pena condanna all’infamia dei recalcitranti, infilando senza alcun pudore queste perle tra il meglio della letteratura mondiale di tutti i tempi e di tutti i luoghi. La cosa più divertente è vedere come questa casta altolocata di imbrattacarte si dia arie di ridotta carbonara contro un regime dispotico mentre viene applaudita da un parterre di pezzi grossi, tra i quali spiccano il capogruppo PD alla Camera Franceschini e il Meglio Imprenditore De Benedetti. Lo scopo è quello di nobilitare in mondovisione con la benedizione dei soliti noti l’istinto belluino e cieco che guida i propugnatori delle dimissioni a tutti i costi. Infatti le avanguardie della marmaglia facinorosa, intruppatesi – lo diciamo per carità di patria – tra i giovanotti immacolati del popolo viola, hanno già raggiunto la villa del despota ad Arcore, col solito contorno di scazzottate, feriti e contusi.

Resta da vedere fin dove questi disgraziati vorranno arrivare. Ma sbagliano i commentatori di parte governativa che per stemperare le tensioni invocano l’ordalia delle elezioni, convinti che dopo quella la sinistra si acconcerà alla normale attività politica. Sarebbe l’ennesimo precedente e l’ennesimo cedimento, quand’anche portasse alla vittoria. Per il bene dell’Italia il miglior scenario possibile è che il governo, il parlamento e il paese resistano a questa sfuriata fino a farla finire nel ridicolo. I segni ci sono. L’occasione, ghiotta. Sarebbe la vera svolta.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (7)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

FILIPPO ROSSI 31/01/2011 Il direttore di Farefuturo, webmagazine della futuribilissima destra decente & intelligente, per ingraziarsi il bel mondo che conta scrive sul Fatto Quotidiano: non per fare il bastian contrario, ma per lisciare il pelo ai devoti delle manette, coi quali va d’amore e d’accordo, tono melodrammatico compreso. Ora pure lui, insieme con tutto il gregge, nel giro di un mese ha cambiato idea: tutti al voto, per “azzittire le trombe della propaganda di Arcore che, nonostante l’evidenza, continuano a raccontare un consenso plebiscitario nei confronti di Re Silvio”. Questione “di vita e di morte per la democrazia italiana”. Tutte, e diconsi tutte, le opposizioni dovrebbero allearsi. Chi disertasse, si accollerebbe una “responsabilità atroce”. Mah. Che Bunga Bunga, “nonostante l’evidenza”, sia ancora piuttosto forte?

ITALO BOCCHINO 01/02/2011 Ci risiamo. Ancora una volta lo scoppiettante muezzin di Futuro e Libertà ci omaggia delle sue stentoree certezze: “Anche Ben Alì all’inizio non voleva lasciare. A breve il premier sarà costretto a dimettersi.” A breve. Ostrega. Se lo dice Italo, che la sa lunghissima, il fedifrago Cavaliere rischia di arrivare una volta tanto alle nozze d’argento. Con la politica.

MASSIMO FRANCO 02/02/2011 Sapete com’è: dopo aver fatto marameo il 14 dicembre, il Caimano rischia ora d’incollarsi per altri due anni al trono, con tanti saluti alle bronzee facce del Corriere. “Purtroppo, però, è quanto sta accadendo.” Cosa? L’arruolamento di singoli deputati da parte del filibustiere. Ma non sarà altro, naturalmente, che un dannoso tirare a campare… sì sì… campa cavallo… E poi ci sono le “tentazioni della Lega”… sì sì… aspetta e spera che già l’ora s’avvicina… A questo punto “per colpa di tutti” il male minore sono le elezioni. Quelle che noi non volevamo: io non lo dico, voi dovete capirlo. Abbiamo perfettamente capito; e diciamolo: questo si chiama parlar chiaro! Da uomini! Ma perché tutte le mezze calzette se le pappa il Corriere?

BARACK OBAMA 03/02/2011 Dopo due anni di presidenza gioca ancora al piccolo democratico, aggredendo le crisi con frasi fatte e punti esclamativi. Ora quel paesetto che è l’Egitto è sull’orlo del collasso. E mentre il nostro non fessacchiotto e assai temprato Berlusca auspica sì un passaggio indolore di regime, ma – calma a gesso – ha anche il coraggio di dire (sissignori) che “c’è molta differenza tra cosa pensano 80 milioni di egiziani e che cosa pensa un milione o due che sono in piazza”, che mi sembra tra l’altro un pensierino assai democratico (sissignori), il superpresidente, anche dopo la rinuncia di Mubarak a ricandidarsi, considera opportuno che “il processo di transizione inizi immediatamente”: i guai, insomma, li vuole tutti e subito.

GASPARE SPATUZZA 04/02/2011 Ovvero l’uomo che parla come un pentito stampato. Un annetto fa disse di aver fatto parte di un’associazione “terroristico-mafiosa”, neanche fosse Luciano Violante o Peter Gomez. Tre mesi or sono chiese scusa alla “società civile, che abbiamo violentato e oltraggiato”. Oggi si “inginocchia davanti allo Stato” e chiede perdono a Firenze dove era arrivato “da terrorista, per colpirla al cuore”. Parla italiano a meraviglia, finalmente, “u Tignusu”: si sente che è andato a scuola.

Ve l’avevo detto, delle spallate dei dottori

Se le minoranze organizzate a falange non riusciranno a gettare nel panico la maggioranza parlamentare, si prenderà allora per il bavero il vecchio compagno Napolitano. Vi ricordate? Vi ricordate la prima parte dell’articolo 88 della Costituzione? “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.” Zagrebelsky, illustrando col conforto della dottrina il pensiero della Meglio Italia, ci scrisse su la solita arringa sul quotidiano fondato da Scalfari, per dimostrare ai golpisti del tipo del Cavaliere, e ai deficienti che lo seguono, che se la mozione di sfiducia fosse passata alla Camera, la richiesta di elezioni per un solo ramo del parlamento sarebbe stata una forzatura eversiva. Ma ora invece, spinti dalla disperazione o dall’esaltazione, gli stessi zeloti della Costituzione non si faranno scrupoli di spingere il Presidente della Repubblica, sentiti naturalmente i Presidenti delle Camere, e in forza naturalmente dell’Art. 88, nonostante una maggioranza di governo fino a prova contraria ancora in sella, a sciogliere le Camere e ad indire elezioni anticipate. S’intende, sempre col conforto dei dottori della legge. Cose allucinanti. Golpiste. (Zamax, Giornalettismo 31/01/2011)

 (…) confinando il Presidente della Repubblica nel ruolo di un mero «notaio». Tale ruolo è venuto, invece, modificandosi sostanzialmente nella seconda Repubblica. Non vi è dubbio, infatti, che lo scioglimento del 1994 che pose fine all’esperienza del governo Ciampi non sia avvenuto in presenza di un governo che aveva perso la maggioranza parlamentare, bensì per la diffusa convinzione, fatta propria dal presidente Scalfaro, che il Parlamento (il «Parlamento degli inquisiti») non fosse più rappresentativo del Paese. (…) L’attuale funzionamento del nostro sistema politico, caratterizzato da scontri istituzionali senza precedenti, da paralisi decisionali, dal ritorno del trasformismo, e da un evidente degrado morale, configura una situazione di crisi assolutamente eccezionale che potrebbe giustificare già di per sé, e in armonia con i precedenti del 1994 e 1996, una decisione presidenziale di scioglimento del Parlamento ai sensi dell’art. 88, assunta in piena autonomia sentiti solo i presidenti delle Camere. Può tuttavia una simile decisione essere assunta in presenza di un governo non sfiduciato che ogni giorno dichiara di voler continuare il proprio cammino? La risposta a questo interrogativo, più che da precedenti fondati su situazioni di emergenza, viene dal mutato sistema elettorale che, con l’introduzione del premio di maggioranza, ha inciso profondamente sulla rappresentatività della maggioranza parlamentare che ha espresso la fiducia al governo (…) Si aggiunga inoltre che la maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni si è dissolta, e che il governo ha ottenuto una nuova fiducia solo grazie al decisivo apporto di un gruppo di parlamentari eletti nelle liste dei partiti di opposizione, da elettori dunque che avevano espresso il proprio voto contro il premier in carica. Anche prescindendo dal deficit di rappresentatività del Parlamento causato dal premio di maggioranza, l’attuale governo non è dunque il governo scaturito e legittimato dal voto elettorale. Nessun dubbio dunque che se, nella sua totale autonomia di decisione, il Presidente della Repubblica decidesse di sciogliere le Camere, egli non commetterebbe alcuna forzatura, né tantomeno alcun abuso. (Stefano Passigli, La Stampa  04/02/2011)

Visto che ci si arriva?

E sapete perché non lo capite, o meglio ancora, perché non lo sentite? Perché non credete né nell’individuo, né nella libertà, e quindi, in ultima analisi, non credete neanche nella società. Nel bel mezzo del vostro cervello c’è sempre il Leviatano, lo Stato senz’Anima, che una volta era quello marxista, ed oggi è quello imperniato sulla Costituzione: ma sempre e solo di un sistema di regole si tratta. Un Sistema di Regole delle quali voi siete gli unici interpreti. E’ per questo che senza un Comitato di Salute Pubblica, un Comitato Centrale di Partito, o una più informe Casta Sacerdotale che forte del suo privilegio ermeneutico costituzionale emani il quotidiano pacchetto di ordini alle plebi, insomma, senza un Grande Manovratore, voi questa società non sapete immaginarla. Ed è per questo che nella vostra testa il nemico ha le sembianze del Grande Vecchio, dello Stato Deviato, della Cricca, della Casta, del Palazzo, del Satrapo: sono le vostre caricature. Per quanto ammantata di dottrina, questa rimane la filosofia del branco, e dello stato di polizia. Qualsiasi società è un sistema fiduciario: le regole e le istituzioni vengono dopo. Senza la fiducia la società è un branco. Senza la fiducia una società istituzionalizzata è uno stato di polizia. In Italia esiste una grande setta che lavora da decenni per distruggere qualsiasi fiducia, che è quasi riuscita a criminalizzare mezzo secolo di storia democratica del paese, avendone criminalizzati sistematicamente protagonisti e partiti politici. Ha messo le mani su tutto, ha messo sotto processo presidenti della repubblica, presidenti del consiglio, partiti, – quelle “istituzioni” perennemente nella bocca degli smemorati e delicatissimi tartufi della retorica costituzionale – ha tagliato teste importanti, ma fallisce sistematicamente in ciò che è più sovranamente democratico: il voto. E’ una società nella società, che pretende che la società nel suo complesso rinneghi sistematicamente una parte di se stessa, corrompendo così le fondamenta morali di una democrazia liberale. (Zamax)

In molti parlano di meritocrazia in Italia. Ma si fanno pochi progressi in questo senso e tanti giovani promettenti rimangono fermi, non premiati o addirittura disoccupati, come dimostrano i preoccupanti dati di ieri. Perché? Il primo motivo è che manca la fiducia reciproca. Gli italiani si fidano pochissimo degli altri, meno di quanto lo facciano gli anglosassoni o gli scandinavi, come dicono tutte le statistiche. Dato che per premiare il merito qualcuno deve decidere dove il merito sta, se non ci si fida di chi sceglie, non si accetta la meritocrazia. Si cerca di aggirare questo problema stabilendo regole che dovrebbero automaticamente premiare i migliori, togliendo ogni giudizio personale, di cui appunto non ci si fida. In realtà queste regole di solito falliscono, o perché è impossibile stabilire criteri oggettivi o, peggio, perché fatta la regola si trova l’inghippo. Quando un collega giovane è promosso, invece che al suo merito si pensa subito (magari a ragione) alla raccomandazione e al favoritismo. E se si pensa che il favoritismo sia prassi comune allora perché non scegliere un amico o parente quando spetterà a noi decidere? E quindi si ritorna a promozioni solo per anzianità, e quando si finisce in questo circolo vizioso è difficile uscirne. (…) Purtroppo questa mancanza di fiducia viene dalla nostra storia. Non è qualcosa che si modifica in fretta, ma se non se ne parla e si continua a pensare che si possa risolvere tutto con concorsi pubblici minuziosamente regolati da leggi e leggine, professioni chiuse, promozioni per anzianità e famiglia come agenzia di collocamento non offriremo grandi speranze ai giovani di oggi. (Alberto Alesina)