Le spallate antidemocratiche dei retori della Costituzione

Le bugie hanno le gambe corte. In questo caso si son rivelate cortissime. Ricordate i giorni nient’affatto lontani delle idi di dicembre quando Tiberio Cesare Bunga Bunga Berlusconi doveva cadere sotto i colpi di Bocchino & Granata? Credo di sì, nonostante l’oblio nel giro di una notte sia il marchio di fabbrica del cervellino degli uccelli da voliera della società civile. Esatto: quelli che svolazzano fin qua, o fin là, ben nutriti e canterini, senza mai dire una cosa che sia veramente fuori dal coro, specialmente quando sono caldamente indignati. E allora, grazie alla mia provvidenziale stampella, vi ricorderete sicuramente che, a parte l’esagitato Di Pietro e il rampante Vendola, in tutta la galassia sedicente democratica e responsabile, da Casini a Fini, dal Partito Democratico di Bersani a quello di Veltroni, dalla Stampa al Sole 24Ore, dalla Repubblica al Corriere, dai capitani d’industria ai marescialli della burocrazia, dai ventriloqui della Costituzione alle suffragette della Resistenza, la parola d’ordine era: niente elezioni, trauma lacerante in un paese già a brandelli, percorso da mille tensioni, per di più sballottato qua e là dagli spasmi della crisi finanziaria ed economica occidentale; in una parola, niente ancora di salvezza per il Caimano.

Ma la mozione di sfiducia promossa dalla gioiosa macchina da guerra bocchiniana venne beffardamente respinta, e il crollo berlusconiano non si riusciva a vederlo neanche col binocolo. Son bastate poche settimane, giusto il tempo di salvare le apparenze – e la decenza, carissima Barbara Spinelli – un altro opportuno giro di puttanate, e il comandamento anti-voto è già stato bellamente cassato. Dagli stessi giudiziosi protagonisti. Per le stesse giudiziose ragioni: così-non-si-può-andare-avanti!, in un paese già a brandelli, percorso da mille tensioni… Contrordine, compagni! Gli editoriali della Stampa e di Repubblica erano stati abbastanza chiari nei giorni scorsi. Oggi vengono allo scoperto il draconiano Massimo D’Alema, patrocinatore di una Union Sacrée antiberlusconiana, e il moscio Ferruccio De Bortoli, che con la congenita doppiezza del Corriere si fa scudo della necessità di un’impossibile tregua per dissimulare il suo voto per il voto. Il tutto mentre il Caimano ora dice: no, no, no, e poi no! Che la politica italiana somigli spesso a un vaudeville non è una novità, ma a fare bella figura in questa particolare commedia è stato proprio Silvio, l’unico attore che ha mostrato coerenza. E la vostra prontezza di spirito, son certo, non avrà mancato di cogliere il lato ridicolo dei suoi contegnosi avversari.

Intanto, in un simulacro di rivoluzione, si muove anche la truppa movimentista. Gian Carlo Caselli, oracolo della magistratura, ha già detto che “la misura è colma”. Il cinque febbraio sarà la volta dei giacobini di Libertà e Giustizia. Gli ideatori dell’Appello Resignation si ritroveranno al Palasharp di Milano. Umberto Eco, Paul Ginsborg, Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Gad Lerner e molti altri tristissimi figuri saranno della partita. Poi il tredici febbraio il capopopolo Michele Santoro, previo appello alla mobilitazione già firmato da Marco Travaglio e da Barbara Spinelli, manifesterà davanti al Tribunale di Milano. Questi saranno rispettivamente il Sinedrio e la Piazza che dovranno condannare una volta per tutte Berlusconi agli occhi della pubblica opinione. Lo scopo è semplice e anticostituzionale: intimidire le istituzioni, il Presidente della Repubblica e il Parlamento. Se le minoranze organizzate a falange non riusciranno a gettare nel panico la maggioranza parlamentare, si prenderà allora per il bavero il vecchio compagno Napolitano. Vi ricordate? Vi ricordate la prima parte dell’articolo 88 della Costituzione? “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.” Zagrebelsky, illustrando col conforto della dottrina il pensiero della Meglio Italia, ci scrisse su la solita arringa sul quotidiano fondato da Scalfari, per dimostrare ai golpisti del tipo del Cavaliere, e ai deficienti che lo seguono, che se la mozione di sfiducia fosse passata alla Camera, la richiesta di elezioni per un solo ramo del parlamento sarebbe stata una forzatura eversiva. Ma ora invece, spinti dalla disperazione o dall’esaltazione, gli stessi zeloti della Costituzione non si faranno scrupoli di spingere il Presidente della Repubblica, sentiti naturalmente i Presidenti delle Camere, e in forza naturalmente dell’Art. 88, nonostante una maggioranza di governo fino a prova contraria ancora in sella, a sciogliere le Camere e ad indire elezioni anticipate. S’intende, sempre col conforto dei dottori della legge. Cose allucinanti. Golpiste.

Ma non avverrà. Ancor prima del Parlamento, sarà la pubblica opinione a mandare all’aria questo disegno. Già lo fece, disillusa, nell’immediato dopo-Mani Pulite. Questa volta lo farà prima, non lasciandosi impressionare. La spallata decisiva rischia di tramutarsi nel naufragio di “questa” sinistra. Sarà un bene. Ed allora nei libri di storia sarà scritto che il merito maggiore della lunga stagione berlusconiana sarà quello di avere, con la sua sorprendente resistenza, prima assorbito e poi neutralizzato definitivamente la forza propulsiva di quel radicalismo di massa che fu fascista, comunista e per ultimo giacobino: nella sua longevità la vera anomalia italiana.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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8 thoughts on “Le spallate antidemocratiche dei retori della Costituzione

  1. Quindi dopo 17 anni di carriera politic ritieni che la cosa per cui Berlusconi sarà ricordato è qualcosa che non è ancora successo dato che dici “La spallata decisiva rischia di tramutarsi nel naufragio di “questa” sinistra. Sarà un bene.” parlando quindi in via ipotetica di qualcosa che ritieni possibile in un non mben definito futuro.
    Ragioni come Ferrara che idolatrava Craxi prevedndo che sarebbe stato ricordato come un grande statista, mentre è ricordato solo come il politico che in pochi anni ha portato la pressione fiscale dal 30% al 40% e nel frattempo ha triplicato il debito pubblico ( da 500 a 1500 miliardi di lire ), e per il fatto di essere morto latitante mentre i suoi beneficati ( tra cui il SIlvio ) non muovevano un dito in suo aiuto.
    Mi sembra assolutamente ridicolo che tra gli argomenti che usi , dimostrando un nervosismo e una disperazione notevole ci sia l’aggettivo “anticostituzionale” che dovrebbe essere giustificato da un eventuale aziona contraria ad uno specifico articolo della costituzione ( dato che non esiste nessun altro significato del termine ).
    Da una persona che passava il tempo ad insultare chi si permetteva di dire che la costituzione O SI RISPETTA O SI CAMBIA mi sembra un bel voltafaccia.
    Paura delle elezioni?
    Paura che il calo di consenso del Silvio ( 2 milioni di voti in meno rispetto al 2001 ) possa diventare tale da rendere inutile anche la legge elettorale scritta a sua misura?

    1. 1) Io ho sempre detto – chi ha la pazienza può controllare – che il maggior lascito del berlusconismo sarà la normalizzazione – ossia l’europeizzazione – della politica italiana. Lui ha creato il centrodestra. Resistendo, costringerà la sinistra a diventare onestamente socialdemocratica e a fare i conti col passato. Cosa che non è ancora avvenuta. Il più grosso problema italiano.

      2) La criminalizzazione di Craxi come uno dei grandi artefici del debito pubblico è cosa recente. La campagna è partita due annetti fa. Da allora tutti i pappagalli socialmente civili danno il loro contributo. Mentre i servi e i lecchini, come il sottoscritto, che hanno una spina dorsale un po’ più dritta, scrivevano questo quattro anni fa:

      “Nella nostra Italia fu il decennio di Craxi, che seppe rompere o impedire sul finire degli anni ’70 il micidiale patto di potere e conservazione tra il PCI berlingueriano e la DC egemonizzata dalla setta della sua ala sinistra. Insinuandosi come un cuneo tra i due dinosauri della politica, Craxi, sulla scia di una nuova vitalità dell’economia occidentale, e alla vista delle crepe terribili che ormai il mondo comunista non sapeva più nascondere, rappresentò un duraturo (che continua ancor oggi, nonostante le apparenze) momento di modernizzazione nello sclerotizzato panorama politico italiano, pur nel quadro di una spesa pubblica e di un debito pubblico che non accennava minimamente a moderare la sua dinamica di crescita incontrollata. Fu protagonista in due momenti decisivi, uno di politica interna e economica, e l’altro di politica estera, per l’Italia in quegli anni: l’abolizione della scala mobile e l’installazione degli euromissili, che vide l’ineffabile nostra sinistra, compresa quella dei giornali e degli intellettuali, ancora una volta modernamente dalla parte dei sovietici.”

      https://zamax.wordpress.com/2007/05/30/la-sinistra-il-nord-e-il-cadavere-di-craxi/

      3) Craxi, che in vita sua non ebbe mai il mio voto (feci in tempo negli anni ottanta a votare una volta DC in funzione anticomunista, sull’esempio delle casalinghe intelligenti, alle quali farei un monumento, poi votai sempre per il PRI, perché nel pentapartito era il partito più filoamericano e perché c’era Spadolini, nonostante il laicismo ostentato e qualche coglione incantato dalle balle oscene della “questione morale”) avrà il suo bel posticino nella storia italiana. E’ pacifico. E’ solo questione di tempo. Mica ho fretta. E poi chemmifrega a me di Bettino? Vivo lo stesso. Adesso per esempio sto ascoltando il primo concerto per violino e orchestra di Prokofiev: cazzarola, è bellissimo, senti qua… direi che PS (Sergey Prokofiev da non confondersi con BS, Silvio Berlusconi, un altro mio grande mito, che io adoro, il mio Dio, nonostante io sia – mi consenta – molto più bello, il grande domatore di femmine desnudas y calientes como la Rubia, quiero decir la Ruby…) direi che al suo meglio PS è un’orchestra che fischietta con somma grazia e freschezza… anche perché, mi sembra quasi inutile sottolinearlo, sono io che dirigo l’orchestra… con la beatitudine nel viso… avete presente no, quella faccia da ebete dei direttori d’orchestra in estasi?… ecco ecco perfettamente uguale alla mia ora che mi guardo allo specchio… eh sì, grande!!!

      4) I retori della costituzione con la costituzione fanno quello che vogliono. Infatti è roba loro. Un giorno va bene la lettera, un giorno lo spirito. Quando serve chiudono la via a qualsiasi interpretazione. Quando serve interpretano e si allargano allegramente. Robespierre con la costituzione fornicava spiritualmente ogni santo giorno. Diritti! Diritti! Diritti! E intanto macellava…

      5) Io non ho paura delle elezioni. Fin dall’inizio della crisi finiana ho detto che Berlusconi non voleva le elezioni perché temeva giustamente di vincere ma di restare azzoppato. Lui ha puntato subito tacitamente sull’allargamento della maggioranza. Io l’ho scritto più di tre mesi fa. Controllate pure. Non ero in grande compagnia. Fin qui le ho imbroccate tutte. E’ un fatto. Io me ne sbatto dei fatti. Io sono pigro. Io non voglio fare fatica. Per questo penso in grande. In grandissima. Ma i cervelli fini e coltivati no. Loro adorano i fatti.

  2. Ecco, che tu votassi PRI proprio non l’avrei mai detto. Davvero ti affratellavi nell’urna a quello sparuto manipolo di miglioristi insopportabili? Ammetto di giudicare quel segmento di elettorato dai suoi sottoprodotti oggigiorno più vocali (dei quali penso tutto il peggio possibile), ma ciò non toglie che – alla luce del tuo outing – la prima repubblica doveva essere ben più complicata di come me la figuro io, evidentemente.

    1. Allora c’era solo il pentapartito. Votavo PRI solo per raffozzarne la componente filoatlantica, che aveva in Spadolini il suo campione. E basta. Era una situazione bloccata. Per questo speravo nello sfondamento a sinistra di Craxi. La nascita di un blocco socialdemocratico avrebbe costretto la “destra” (di “destra” allora erano solo i “fascisti”, o quasi) a rifondarsi.

      1. C’è anche un’altra cosa da dire. Il fattore K ha bloccato l’evoluzione dei partiti politici in Italia. Prive di uno sbocco naturale tutte le formazioni politiche erano diventate ambivalenti al loro interno. Il PRI, ad esempio, fu anche il partito di Pacciardi. Mentre lo stesso Spadolini diceva che il PRI era un partito di sinistra: ed era vero, se ci si rifaceva alle origine mazziniane.

      2. Bisogna tenere in mente che allora a sinistra c’erano il PCI e qualche satellite; in fondo a destra il MSI. In mezzo, e al governo, il pentapartito. Il PSI? Il PSDI? Beh, chiedetemi tutto, ma non di votare socialista… La DC era in mano alla “sinistra DC”. Il PLI era un partitino ancora più elitario del PRI. Nel PRI c’era Spadolini: non era un politicante; non aveva abbastanza nerbo e forse non era abbastanza “canaglia” per essere un grande leader; però era colto, schietto e costante nelle scelte politiche. Il ciccione sarebbe stato un perfetto presidente della repubblica; gli sarebbe piaciuto, ma non vollero dargli questa soddisfazione. Probabilmente era troppo a “destra” e filoamericano.

  3. Immagino che io avrei votato PLI: elitario, senza dubbio, ma al contrario del PRI tendenzialmente conservatore. Certo, tu adesso replichi elencandomi i nomi dei liberali anni Ottanta (De Lorenzo, Altissimo…) e mi stendi al primo round per manifesta insussistenza dell’ubi consistam. La realtà è che perfino per il passato più recente vale la regola del “non giudicare con gli occhi di oggi”.

    1. Magari ai tempi di Malagodi…

      Comunque vota questo o vota quello, cambiava pochissimo.

      Per fortuna che oggi abbiamo Bunga Bunga ah ah ah

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