Ma è l’Islam ad essere in crisi

Non sappiamo come andranno a finire i repentini rivolgimenti che continuano a scuotere il Nord Africa, e in parte il Medio Oriente. C’è chi teme nuove conquiste da parte del fondamentalismo religioso, e quindi un rafforzamento dell’Islam, e c’è chi prende la palla al balzo per dire che la democrazia, concepita come un specie di sentimento naturale dei popoli, è alla lunga più forte di ogni dittatura, e potrà imporsi anche dentro il mondo islamico, mitigandolo per infine conformarlo alla “modernità”, un po’ come sarebbe successo per la civiltà cristiana. Giudico queste due posizioni riduttive, perché contengono un briciolo di verità; prese in assoluto, sono assolutamente sbagliate.

Queste convulsioni ci hanno sorpreso per la loro subitaneità. Ma se esse, nel gran libro della storia del mondo, sono ancora parte di una cronaca difficile da leggere in anticipo – sollevazioni che mille accidenti possono innescare – come fenomeni figli di mutamenti epocali, invece, non sono affatto sorprendenti. Contrariamente a quanto comunemente si pensa, la vitalità e la forza dell’Islam sono solo apparenti. La sua radicalizzazione è una risposta all’enorme pressione che la civiltà cristiana-occidentale le sta portando in questo momento. Pressione irresistibile perché, nell’epoca del sempre più famigliare ed integrato villaggio globale, fatta com’è non di divisioni militari, ma di parole ed immagini, non abbisogna di alcuno sforzo e non può esaurirsi.

La civiltà occidentale è animata dall’universalismo perfetto del Cristianesimo, che ha proclamato l’uomo figlio di Dio – elevandone la dignità, di cui la libertà è un corollario, al punto più alto possibile – e tutti gli uomini fratelli. Esso si stende sul corso della storia e sul corpo del mondo modellandolo con dolcezza e costanza. Le accelerazioni provocano disastri e costituiscono delle perversioni terrene di tale spirito universalistico, giacché per il Cristianesimo su questa terra il mondo non potrà essere che un’ombra, o una promessa della Gerusalemme Celeste. Il Cristianesimo riconosce la relatività di questo mondo, la sua insufficienza, la sua soggezione alle leggi del tempo e dello spazio, che cozzano dolorosamente contro l’intima natura dell’uomo, che è divina. Si conforma ad esso, a questa sua realtà, senza mai farsene schiavo, per migliorarlo, non per imporgli una realtà impossibile. Accetta le sue imperfezioni, e predica pazienza. Al contrario dei millenarismi. E dei totalitarismi moderni.

L’Islam è più figlio del Cristianesimo che dell’Ebraismo. Per questo l’afflato universalistico che lo pervade gl’impedisce di far distinzione di razza o di nazione. Ma il suo universalismo è imperfetto; rimane schiavo della terra come lo è quello proprio dei millenarismi. Non riesce, come riesce e sempre riuscirà al Cristianesimo, ad accettarne in toto la realtà della sua relatività. Distinto Dio da Cesare fin dall’origine, il Cristianesimo col tempo è divenuta sempre più una religione di dogmi che di precetti, lasciando sempre più campo, nella maturità dei tempi, che abbisogna di mille cose materiali ed immateriali, alla libertà “civile” dell’uomo, senza però identificarvisi. Le libertà individuali non sono il trionfo della morale cristiana, a cui spesso si oppongono: sono però il trionfo della civiltà da esso modellata. Scomparsi quasi i precetti dai riti e dai costumi della società moderna, il Cristianesimo resta ancora meravigliosamente in piedi.

Non avendo mai distinto Dio da Cesare, l’Islam è stata una “religione” (bisogna sempre ricordarsi che noi in occidente abbiano ormai interiorizzato un concetto di religione mutuato dal Cristianesimo) fatta molto più di precetti che di dogmi. Precetti che si confondono con la legge. Dalla Sunna agli Hadith questa precettistica si è andata ampliando fino all’abuso, comprese le provvidenziali scappatoie che l’incontrollata legiferazione introduce allo scopo di annullare se stessa. Per cui non è del tutto sorprendente che nell’Europa di qualche secolo fa, specie nelle lettere e nelle arti, si potesse affermare l’immagine di un Islam accomodante e sensuale. Ma coi trucchi non si avanza all’infinito. Di fronte alla chiarezza e alle libertà della civiltà cristiana-occidentale, e alla ricerca inconsapevole di quell’universalismo perfetto che è proprio del Cristianesimo, l’Islam ha reagito negli ultimi tempi nutrendosi del mito dell’Islam originario, nel sogno del ripristino di una “vera” società islamica. Ha reagito esattamente come i millenarismi antichi e moderni. Le stesse parole scelte dai profeti del fondamentalismo islamico tradiscono la sua debolezza. Parole come “rivoluzione” sono un tributo culturale pagato all’Occidente che si vuole combattere, così come lo furono un giorno i “comunismi” russi e cinesi. Col loro portato totalitario sono le parole dell’universalismo perfetto, ma pervertito. Visto nel lunghissimo termine, anche il moderno fondamentalismo è una fase dell’occidentalizzazione dell’Islam. L’ultima prima del crac. Unica sua alternativa, l’equilibrio instabile dell’esempio turco, teso tra un laicismo d’importazione, capace d’essere durissimo, ed una religione che non lo contempla. Ma anche quello è destinato a cadere dentro l’Occidente. E la civiltà cristiana.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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5 thoughts on “Ma è l’Islam ad essere in crisi

  1. Vocazioni sacerdotali in Italia 1999 = 550
    Vocazioni sacerdotali in Italia 2010 = 367
    Età MEDIA sacerdoti in Italia 2010 = 60 anni
    42% dei sacerdoti hanno più di 65 anni.
    Dati ufficiali della CEI.
    Se non c’è un drastico cambiamento nel giro di altri 10 anni ci saranno 20.000 sacerdoti su quesi 30.000 parrocchie.
    Se questo si può chiamare trionfo della civiltà crastaiana non so, ma certamente senza preti la Chiesa è morta, il resto sono seghe intellettuali di chi come Zamax pensa alla chiesa e alla religione solo come comodi strumenti in mano al potere temporale.

    1. Fra dieci anni? In Italia? Un dettaglio piccolo piccolo della storia. Che noia. Non solo non mi faccio impressionare da queste sciocchezze, ma neanche mi passano per la testa.
      E’ vero che ho la testa fra le nuvole, ma col cannocchiale ci vedo benissimo. Per questo, a coloro che dormono beati sopra le loro laboriose statistiche, regalo una primizia: questo secolo sarà pieno di orfani religiosi provenienti dall’Islam, un lago immenso dove pescare nuovi operai…

  2. Caro il mio Zamarion, nonostante tutta la simpatia e la stima che ti porto, questa volta ho l’intima necessità di farti delle obiezioni in merito a questo specifico argomento. Comincio col dire che sono cattolica e pure praticante e di puro rito ruiniano! Intendo dire che per me sono legittime e anzi doverose tutte le interferenze della Chiesa laddove vengono messi in discussione i “principi non negoziabili”. Da quando il governo Prodi ha proposto i DICO, e fatto altre porcate, ho definitivamente preso le distanze dalla politica di sinistra: mai più voterò questa gente, mi sono detta, e così è stato. Sono per il libero mercato e per la democrazia e ritengo che quanto c’è di buono e di apprezzabile nelle nostre società “occidentali” è attribuibile alla fede in Nostro Signore Gesù Cristo, che ha permeato profondamente, e per molte generazioni, l’agire dei nostri popoli. Con buona pace di Pietro, ritengo pure che l’attuale (e futura) condizione della Chiesa non sia peggiore rispetto ad altre vissute nel passato…solo chi non conosce la storia può ignorare che Chiesa non ha mai imperato in questo mondo, e che la sua egemonia spirituale se l’è dovuta sempre guadagnare sul campo.
    Veniamo al punto: non ritengo che l’attuale “occidente”, considerando i governi dei suoi maggiori Stati (Stati Uniti, UE) e la cultura dominante in essi, si possa più definire “cristiano”: l’attacco perpetrato nei confronti dell’autorità divina e delle sue leggi, ha reso l’uomo molto più vulnerabile nei confronti del potere di “Cesare”, del potere politico, che decide positivamente del bene e del male dell’uomo, sulla base di criteri arbitrari e instabili. A me, più che “cristiano” questo occidente sembra “massonico”, perchè è decisamente questa la cultura vincente, l’idea dell’uomo che si fa da sè, che si autodivinizza, che non ha altro limite che il suo stesso volere, nel più totale disprezzo di ogni diritto naturale.
    Vediamo, poi, il rapporto di “questo” occidente con l’Islam politico: a me pare che Obama abbia inaugurato una politica di “appeasement” con l’Islam, pronunciando il famoso discorso al Cairo, dove ricorderai, caro Zamax, la sua insistenza affinchè fosse presente una delegazione dei Fratelli Musulmani, che in questo momento rischiano di prendere il sopravvento nella lotta politica egiziana. La simpatia di Obama per detti Fratelli è riscontrabile anche nel fatto che li ha da tempo scelti come collaboratori della sua Amministrazione per le relazioni con l’Islam (interno ed esterno all’America). Inoltre, qualunque attentato abbiano subito, o rischiato di subire cittadini americani da parte di islamici (naturalizzati americani o no), l’amministrazione di questo presidente non ha mai – dico mai – pronunciato la fatale parola: Islam. Si è sempre guardato dall’attribuire a quella cultura una qualsivoglia responsabilità criminale. Obama non ha mai denunciato, a fronte di tanti, eclatanti casi avvenuti nel mondo mediorientale, le sanguinose persecuzioni ai danni dei poveri cristiani, che sembra siano la sola comunità al mondo a non godere della simpatia dei governanti americani o europei. Cristiano questo occidente? Purtroppo è una tragica menzogna.
    Ora, senza essere una no-global (figuriamoci!) o una antipatizzante dell’America e del capitalismo, posso esprimere dei solenni dubbi sull’autenticità delle “rivoluzioni” in corso nel Nord Africa? Ci si accorge improvvisamente che i vari Ben Ali e Mubarak e Gheddafi erano degli orribili tiranni? Mi sbaglio o Gheddafi ha presieduto la commissione per i diritti umani dell’ONU, senza suscitare alcuno scandalo presso coloro che ora si sbracciano per andare in soccorso degli oppositori del tiranno? E perchè Obama è così prudente, invece, nei confronti dell’altrettanto crudele e repressivo regime iraniano? Forse che i fazzoletti verdi sventolati dagli studenti iraniani non sono abbastanza allettanti per il suo sensibile cuoricino?
    Permettimi di diffidare di certe “rivoluzioni”, soprattutto da quando quì in Italia si rischia tutti i santi giorni di cambiare governo a dispetto della volontà chiaramente espressa dalla maggioranza dei cittadini, affidandosi a TUTTI i metodi, leciti e illeciti. E ci metto la mano sul fuoco che non sono in ballo i soli interessi nazionali… certe alleanze internazionali di Berlusconi non sono proprio gradite oltreoceano.
    Riassumendo: l’occidente non è più cristiano e l’opposizione occidente/islam è solo nella capoccia dei teorici (di entrambi gli schieramenti), mentre la prassi politica degli Stati ha assunto dei criteri non del tutto comprensibili a noi comuni mortali.
    Riuscirai, Zamax, a perdonarmi per la lunghezza di questo commento?

    1. Mi trovi pienamente d’accordo nell’esprimere dubbi sulla bontà delle “rivoluzioni” che stanno scuotendo il mondo arabo. Ma in fondo, si è mai vista una rivoluzione pienamente innocente? In chi l’agita dal di dentro e in chi, magari, l’agita dal di fuori? Hai ragione di sorridere degli opportunisti che si scandalizzano dei “dittatori” solo quando stanno per cadere nella polvere, anche se non c’è nulla di nuovo. Gheddafi poi è un caso straordinario. Fino a qualche anno fa, quando era un pazzo scatenato non solo nel cortiletto di casa ma anche nei confronti dell’Occidente, era il bersaglio degli americani e dei filo-americani, compresi quelli di casa nostra. Ma allora per i soloni progressisti Gheddafi era solo “l’ossessione” dei falchi guerrafondai. Razza bruttissima come i berlusconiani. Da quando, a suon di bombe, gli hanno fato capire la lezione, Gheddafi ha cominciato, a suo personalissimo modo, da banditello imbroglione e borioso più che da fanatico folgorato sulla via di Damasco, a mettere la testa a posto nei rapporti con l’Occidente. Ha avuto la sfortuna poi d’incontrare sulla sua strada il Berlusca. Quella è stata la sua condanna definitiva.

      Per il resto io dico: cerchiamo di alzare gli occhi, di guardare in lontananza, di uscire dalla cronaca; non bisogna confondere la società cristiana col cristianesimo. Dico poi un’altra cosa: una società cristiana non è necessariamente una società di cristiani. Dico anche un’altra cosa: se una società vuole essere libera, è condannata ad essere cristiana. E quindi anche se la libertà progressivamente conquistata tende a spingerla verso l’arbitrio, dopo un po’ è costretta, per rimanere libera, volente o non volente, a tornare a fondarsi su quei valori e su quei principi di cui parlavi all’inizio. E spesso lo fa facendo finta di niente, senza rendere omaggio al Dio dei cristiani. E’ un fenomeno che ho spiegato in un post di qualche tempo fa, intitolato il PARADOSSO CRISTIANO, che qui trascrivo:

      – Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio, e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. (Giovanni, 8, 1-11) –

      In questo famoso episodio evangelico vediamo gli scribi e i farisei – il ramo secco della fede – tendere una trappola a Gesù: se egli avesse raccomandato il rispetto della Legge Mosaica, la sua fama di bontà e longanimità fra i seguaci sarebbe stata scossa; se al contrario avesse comandato di lasciare andare libera l’adultera avrebbe bestemmiato la stessa Legge. Ma Gesù non risponde con la parola. Fa un gesto apparentemente misterioso: si china e si mette a scrivere per terra. In verità già questo è un gesto dimostrativo ed una risposta; ma che non viene compreso. Significa:
      Di quale Legge parlate? La Legge di cui parlate è quella che Dio, nel suo intervento straordinario, abbassandosi come ho fatto io,  ha ordinato a Mosè di mettere in pratica tra la vostra gente, come sta scritto: “In quel tempo mi ha ordinato di insegnarvi prescrizioni e decreti perché li pratichiate nella terra dove state per passare a prenderne possesso” (Deuteronomio, 4, 14). Ma questa Legge è scritta sulla terra perché è fatta per la terra. E come per le cose scritte sulla terra, ecco, viene la tempesta e le porta via. Ricordate invece, piuttosto, che Dio vi ha dato anche un’altra legge, una Legge di Vita, come sta scritto: “Vi ha rivelato la sua alleanza, ordinandovi di praticarla: le dieci parole, e le ha scritte su due tavole di pietra” (Deuteronomio, 4,13).  E come per le cose scritte, cioè incise, sulla pietra, ecco, viene la tempesta e non le porta via.

      Ma essi non capiscono, e insistono nell’interrogarlo. Allora Gesù alza la testa e dice “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Che significa:

      Voi avete chiuso il vostro cuore alle parole di vita eterna, come sta scritto: “Non odiare il fratello nel tuo cuore; correggi francamente il tuo compatriota e non gravarti di un peccato a causa sua. Non vendicarti e non serbare rancore ai figli del tuo popolo. Ama il prossimo come te stesso. Io sono il Signore.” (Levitico, 19, 17-18,) e come già io stesso vi ho detto: “Amerai il Signore Dio Tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (Matteo, 22, 37-40). E avete al contrario pervertito la gerarchia delle due leggi, volendo incidere sulla pietra, eternandolo, quello che sta scritto sulla terra e che è fatto per cambiare e perché sia temperato dalla misericordia. Ma io non vi dico che la Legge che Mosè vi ha dato è sbagliata. Sta a voi cambiarla ed usare misericordia, oppure applicarla, senza pietà. Avanti dunque, chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. Oppure, volete cambiarla questa Legge che, vedete, scrivo di nuovo sulla terra, e che domani non si vedrà più?

      Quando poi Gesù dice alla donna: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” ribadisce due concetti che stanno alla base della civiltà cristiana. L’espressione non condannare (che è un altro modo di dire non giudicare) va intesa in senso biblico e significa che nessuno può sostituirsi, sulla terra, al giudizio finale di Dio. E quindi è una condanna dell’idolatria della Legge Mosaica, nella quale erano caduti gli scribi e i farisei. Significa, per usare un linguaggio moderno, rimettere il diritto positivo al suo posto, marcare la sua natura terrena e cangiante, ed è un invito alla sua continua rimodellazione, che diventa un obbligo morale di misericordia, quando la società sia in grado di assorbire quelle che in concreto diventano delle depenalizzazioni. Nel contempo però Gesù, con quel “non peccare più” ribadisce il valore supremo della Legge Morale, e quindi l’esistenza di un diritto naturale. Come ho già scritto altre volte, questo elastico rapporto tra la Legge Morale e la Legge Positiva definisce il campo delle libertà civili dell’Occidente. Fenomenologicamente esse si ampliano sempre con un primo impulso di trasgressione, in cui la libertà si accompagna alla negazione della Legge Morale e quindi di un diritto naturale; ma lo spirito di autoconservazione della società ben presto ne frena la carica distruttiva: non si torna indietro alla situazione precedente e il segmento di risulta di questo processo è in effetti una più grande e concreta libertà, ma allo stesso tempo la società si trova costretta a ribadire la supremazia e la necessità di un diritto naturale. E’ la sua forma di pentimento. E questo pentimento è il prezzo della sua libertà. Cosicché la società se vuole rimanere libera, volente o nolente, deve rimanere cristiana. Ma a pagare il prezzo dell’inutile trasgressione saranno sempre i cristiani; e questo è il paradosso cristiano: il mondo sarà necessariamente sempre più cristiano e i cristiani saranno sempre perseguitati.

      (PERCHE’ IL MONDO SARA’ SEMPRE IL MONDO, E I CRISTIANI NON SONO FIGLI DI QUESTO MONDO, O NO?)

  3. Carissimo, mi ci vorrà un pò di tempo per ruminare su tutto quanto mi hai scritto, intanto ti ringrazio di aver seppellito il mio umore nero sotto una sapiente carrettata di biblico affetto…spero tu sia profeta più bravo di me. Alla prossima!

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