Dall’Atlante alle Alpi

Non poteva essere altrimenti: forte di un talismano di nome Silvio Berlusconi, Ruby Rubacuori ha varcato trionfalmente le Alpi. Scesa dall’Atlante sulle coste del Mediterraneo; passata poi coi suoi in Sicilia; traversato da sola lo Stretto di Messina, salutando di lontano l’Etna senza neanche una lacrimuccia; sbarcata sul continente e risaliti gli Appennini fino alla pianura padana; rifugiatasi infine a Milano sotto l’ala affettuosa di nonno Silvio; la bruna e statuaria Perla del Marocco è stata nei giorni scorsi ospite di Vienna la pazzerella. Si sa, gli austriaci sono in gran parte meticci: in questa schiatta il sangue slavo abbonda; quello ungherese, di antica origine turco-mongolica, vi ha iniettato la selvatichezza delle steppe asiatiche; l’italiano, l’indolenza e insieme la calda vivacità mediterranea; l’ebreo poi ne ha sgrezzate le capacità per le arti e le scienze. Al fuoco lento del cattolicesimo, la più tenace, irremovibile, ma curvilinea delle confessioni religiose, questo guazzabuglio si è infine fuso fino a fare degli austriaci dei crucchi sopportabili. Un miracolo.

Di che sorprendersi, allora, se è stata proprio l’umana città sul bel Danubio blu ad abbracciare, nonostante l’ostentato dispiacere della razza cretina che abita tutte le metropoli del mondo, anche le migliori, la Sheherazade del nuovo millennio? Come la bella delle Mille e una Notte, infatti, e come quella per salvare le proprie chiappe, Ruby non finisce più di raccontare storie. Con una facondia, un’inventiva, una sapienza, una naturalezza che fanno onore al sesso debole e alle sue più muliebri qualità, e che fanno restare a bocca aperta la stolida moltitudine del sesso forte. Che incanto! Per ora sono quei disgraziati ficcanaso di Repubblica o del Corriere a trascriverne le confidenze fatte ai bruti della magistratura, dalla quale la femmina astuta non si è fatta però estorcere un bel nulla, avendo annegato quel nulla in un poema infinito. Ma arriverà un giorno l’artista vero, che vede dove gli altri non vedono, e che muterà in oro lo sterco delle gazzette, dalla nipote di Mubarak in poi, passando per Cristiano Ronaldo.

Ad invitarla a Vienna è stato un simpatico magnate ormai ottantenne, Richard Lugner, famoso palazzinaro con qualche passato politico – paese che vai, Berlusca che trovi – un arzillo vecchietto con un debole per le celebrità, e per le belle donne, specie se vistose, che l’ha fatta scortare da un altro giovanotto come lui, Larry Hagman, il mitico J.R., arrivato dall’America tutto intero, cappello compreso. Al Ballo delle Debuttanti, il Bunga Bunga più sciocchino e delizioso del mondo, dove fanciulle eteree come farfalle svolazzano ufficialmente per la prima volta in società, pur sapendola ormai lunghissima, la Perla del Marocco è giunta fasciata in un abito lungo color oro, e forse dorato, caldo come la terra che la vide nascere, ma casto abbastanza per una signorina nettata nel corpo e nell’anima. Nel giro di un’ora, pur avendo del tedesco la stessa conoscenza che l’italiano medio ha dell’arabo, ha deciso che i giornalisti austriaci sono molto migliori di quelli italiani: professionisti sensibili che fanno attenzione a ciò che scrivono e non ti marchiano a vita con certe parolette spiacevoli, per esempio non scrivono per 389 pagine che sei un’escort minorenne senza prova alcuna. Così, con un giochetto da donna superiore, ha messo l’impudenza al servizio della verità, schiacciando col suo affascinante piedino la testa alle serpi del giornalismo voyeuristicamente corretto di casa nostra.

Dove invece che di favole si continua a vivere d’incubi noiosi. E ci son tipi sinistri che vanno in giro a spaccare sulla testa del popolo le tavole di pietra della costituzione, che in realtà fino all’altro ieri non hanno mai amato, perché non propriamente loro. Anche se al momento della scrittura della carta i bolscevichi di danni ne fecero parecchi, a cominciare dall’orripilante articolo uno. Scriviamo “bolscevichi” nell’ineffabile speranza che la parola sia abbastanza forte da richiamare l’attenzione del Presidente della Corte Costituzionale, e alimentarne così l’allarmata logorrea esibita ultimamente da una lectio magistralis all’altra. Diventarne bersaglio sarebbe troppo spassoso. Per fortuna sembra che Berlusconi abbia deciso di fare una capatina in tribunale ogni lunedì. Finalmente ci sarà da divertirsi. Se si parlerà di donne poi, non lo fermerà più nessuno. Sarà il Silvio Berlusconi show.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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2 thoughts on “Dall’Atlante alle Alpi

  1. Accidenti che coincidenza: Lugner non sara che hanno dimenticato la dieresi? (Lügner = Mentitore)
    Per il resto caro Zamax, il vecchio saggio Guareschi li rappresentava con tre narici, necessarie per ossigenare in modo sufficiente quel briciolo di cervello meccanico che rimaneva loro dopo averne depositato la parte cogitativa a quell’ammasso del partito del quale conosciamo da 60 anni l’elevatezza intellettuale dei gestori.
    Un saaluto
    Pippo il vecchio

  2. “Come la bella delle Mille e una Notte, infatti, e come quella per salvare le proprie chiappe, Ruby non finisce più di raccontare storie. Con una facondia, un’inventiva, una sapienza, una naturalezza che fanno onore al sesso debole e alle sue più muliebri qualità, e che fanno restare a bocca aperta la stolida moltitudine del sesso forte. Che incanto!”

    ironia, leggerezza, profondità di sguardo. capacità di squarciare il velo plumbeo sotto il quale i sedicenti salvatori della patria tentano di soffocare lo spirito.

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