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Recitare stanca

Che siano stati un milione, o quarantatremila, a scendere in piazza in difesa prima di tutto della costituzione, ma anche, visto che c’erano, della giustizia e della scuola, non cambia molto. Il vero effetto tsunami l’abbiamo visto solo in televisione. Le ondate di popolo che con regolare stanchezza sommergono le piazze italiane si sono ritirate lasciando nell’indifferenza un paese oramai abituato a questi riti. Perché in effetti di riti si tratta, rinnovati quel tanto che basta – per esempio col bianco, il rosso e il verde – per riattizzare il fuoco nel cuore degli epigoni di una fede che sta per passare a miglior vita con un quarto di secolo di ritardo. E perché in effetti di una fede si tratta, la fede “in un paese diverso”. La vedo riaffermata, e quasi mi viene incontro, in un manifesto appiccicato alla vetrina della Libreria Feltrinelli di Treviso dove spicca la faccia ieratica di uno dei suoi profeti che con occhi di fuoco ha già inquadrato lo sghignazzante infedele.

Come gli adepti di una religione, infatti, costoro non hanno patria. Sono in esilio. Aspettano la Terra Promessa. Per molto tempo questa non fu neanche una Nuova Italia, ma un Mondo Nuovo. Bastonati dalle dure lezioni della storia, hanno perimetrato con più umiltà il paradiso dei loro sogni fino a farlo coincidere col cortile di casa. Hanno dovuto perciò riprendere in mano una bandiera che avevano sempre fatto mostra di disprezzare, ma solo per sbatterla in testa a coloro che con quella avevano mantenuto un rapporto normale; poi hanno ripreso a cantare l’inno nazionale ma solo per scoreggiarlo in faccia a coloro che l’avevano accettato pur nella strombettante bruttezza. Ed infine, visto che il fondamentalismo è l’ultimo stadio di una religione che muore nell’incapacità di superare l’orizzonte terrestre, si sono dotati di un Libro e di una Spada: la Costituzione e la Giustizia.

Farebbero perfino tenerezza, se non fosse che questa commedia è servita loro per appropriarsi un passo alla volta di un paese con la logica del racket, alternando le lusinghe alle minacce. Questo spiega il fatto, apparentemente contraddittorio, che oggi, quando si viene al dunque, essi siano i più strenui difensori dello status quo: di come questa repubblica si sia venuta articolando, e di come essa abbia sedimentato sacche di potere e rendite di posizione nei tanto disprezzati sessant’anni di “regime”. Stranieri in patria, sono comodissimamente sistemati, e spesso la fanno da padroni. Il “paese diverso” da loro concupito non sarebbe altro che l’ufficializzazione di questa progressiva okkupazione. Se non fosse così nemmeno si capirebbero la libertà e la spudoratezza, tipiche di chi si sente con le spalle copertissime, con le quali i maîtres à penser del patriottismo costituzionale offrono ai media le loro ridicole acrobazie lessicali. Sentite Zagrebelsky, sceso in piazza a Torino:

Ci sono momenti di aggregazione sociale in difesa delle buone regole della vita democratica. Credo che oggi sia uno di questi. Siamo di fronte a un rovesciamento della base democratica. La democrazia deve tornare a camminare sulle sue gambe: sostenuta dal basso. Non un potere populista che procede dall’alto. [La Costituzione] basta leggerla. È il testo che dà ai cittadini il diritto di contare in politica ed esclude il potere per acclamazione.

Il potere per acclamazione, o un suo simulacro, tipo il tirannicidio per acclamazione, mascherato da qualche levigato espediente legale, è proprio quello che costoro cercano nelle piazze, e proprio perché il sostegno dal basso è venuto meno. Sono loro che sperano nel rovesciamento della base democratica. E’ loro quel populismo che cerca di egemonizzare manu militari le piazze, grazie al militantismo dei fedeli, per imporsi poi ad un popolo intimidito. Che però è sempre meno intimidito, proprio perché è più consapevolmente democratico. Si arrendano. E l’Italia tornerà alla normalità.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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4 thoughts on “Recitare stanca”

  1. Si, in parte sono d’accordo. Salvo che ci sono due parti che recitano in questo paese, è l’una è la stampella dell’altra. La recita del berlusconismo riformatore che dura da 17 anni vogliamo citarla (e stancarcene pure?) Senno’ e facile stancarsi della recita altrui … ognuno sarà stanco dell’altrui e continuerà a dire : smettila tu .. no, smettila tu …
    Che pena …

  2. “tirannicidio per acclamazione.”

    “le loro ridicole acrobazie lessicali”

    In proposito, un’altra acrobazia da circo Medrano è quella dell’inimitabile Di Pietro, con i suoi cazzo di referendum. Sempre a urlare: “Strumento della democrazia!” “La voce del popolo!”
    Peccato che al grande Tonino in realtà non gliene freghi una beneamata cippa dei veri contenuti dei referendum (da lui stesso proposti, peraltro). E’ lui stesso, infatti, a dire che essi valgono come plebiscito pro o contro Berlusconi. Fantastico.

  3. allora segnati questa notizia di oggi: “Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm, ha affermato che questa maggioranza non ha legittimazione storica, politica, culturale e morale per fare questa riforma (della Giustizia)”, ecco la vera democrazia dal basso: votano solo quelli legittimati storicamente, politicamente, culturalmente e moralmente! PS: questa non la liquidare con vergnamoci per lui, ci vuole un post dedicato

    1. Altroché se ci vorrebbe, ma mi sono talmente annoiato a scrivere sempre le stesse cose in cento maniere diverse pur di farle entrare nella testa dei sinistrorsi…
      Il fatto è che non capiscono assolutamente un kaiser, c’è poco da fare! Secondo me sono antropologicamente inferiori. Non vedo altra soluzione, scientificamente parlando. Non lo vedi come si muovono in gregge, come le pecore? Il capo bela, e si alzano all’istante cento belati identici…

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