Articoli Giornalettismo, Italia

Il fantasma dello sfascio ovvero la paura della democrazia

E’ universalmente noto che come il riso abbonda nella bocca degli stolti da millenni nel vasto mondo, così la “società civile” abbonda nella bocca degli scolaretti usi a pestare l’acqua nel mortaio da mezzo secolo nell’italica parrocchietta. Prendete Luca Cordero di Montezemolo: sono lustri ormai che questo damerino aspetta l’occasione giusta per impadronirsi delle spoglie di un ceto politico cronicamente in via dissoluzione. Ogni volta che gli strepiti intorno alle canaglie che ci governano si fanno più forti, il nostro alza la cresta e le canta a lor signori. Ma tutta la sostanza dei discorsi del signorino sta nel tono, che è ultimativo. Per il resto si tratta di minestre mille volte riscaldate: adesso si scaglia contro l’autoreferenzialità della classe politica, e si fa paladino del riscatto della società civile, protagonista in negativo di un assordante silenzio di fronte al disfacimento delle istituzioni, pavidità accomunata a quella dei ceti dirigenti e delle élites oggi “silenti”. Queste noiose corbellerie, se da un lato ci confermano che Montezemolo è solo un sussiegoso ripetitore del luogocomunismo nazionale, e quindi espressione del conformismo di cricche incallite, sono peraltro interessanti da un altro lato, più intellettuale.

E’ sintomatico che la retorica sulla società civile vada di pari passo con quella sulle classi dirigenti, e a questa si accompagni. S’invoca quella, s’invocano quelle. Quasi che da sola la “società dei cittadini” non sapesse come sbrigarsela. E in effetti negli ultimi decenni l’espressione “società civile”, che pur vaghissima tradisce tuttavia spiccate radici universalistiche, legata com’è alla nascita delle istanze democratiche moderne, ha subito qui da noi un profondo slittamento semantico, tacito ma ben concreto, che ha finito per rivoluzionarne la natura: oggi la società civile è, inconfessabilmente, la selezionata società, quella più responsabile, quella che si distingue dalla massa, e a questa viene contrapposta. La società civile e i suoi infiniti cloni: dal popolo viola ai firmaioli di Repubblica. E’ un aristocraticismo di fondo che a cascata ha creato tutti gli altri: quello delle auspicate nuove classi dirigenti, le nuove élites, non necessariamente elette, da insediare al posto dell’attuale classe politica; quello che alimenta il potere d’interdizione che la magistratura si arroga nei confronti di quest’ultima in nome di un malinteso controllo della legalità, come se tutto l’agire politico dovesse cadere per forza dalla parte del lecito o dell’illecito; quello che ci offre l’agiografia della figura presidenziale nella sua qualità di supremo arbitro; quello che presiede al comico culto della Costituzione.

Tutto questo tratteggia il quadro di rivendicazioni sempre più ampie di “valori democratici” non negoziabili. L’amore per le regole nasce proprio dall’esigenza di difendere lo status quo. E’ una sorta di panico epocale. La retorica dello sfascio non è figlia dello sfascio, ma della frustrazione di un’Italia che ha scelto il nulla politico della contrapposizione antropologica tra l’Italia per bene e quella per male pur di fissare i confini del proprio potere davanti all’avanzata della democrazia, il cui sviluppo raramente lineare viene oggi chiamato “sfascio”. Una maturazione democratica che non può non avere il carattere di sempre quando è sana: volgare ma non carica d’odio. E’ assai facile condannare le manchevolezze, le diffidenze, le illiberali arretratezze del popolo che la incarna. Facile, e anche giusto. A patto che non si nasconda il quadro generale. Sennò è solo opportunismo.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

Advertisements

4 thoughts on “Il fantasma dello sfascio ovvero la paura della democrazia”

  1. E’ da sabato, quando ho letto su tutti i giornali del regno che Montezemolo sente sempre più impellente l’urgenza di cagar… ehm, scusate, di entrare in politica, che aspetto il commento di zamax. Con il sorriso già sulle labbra.

    “A patto che non si nasconda il quadro generale.”

    Nascondere il quadro generale è esattamente il gioco preferito, sui giornali e nelle trasmissioni studiate apposta per suscitare l’indignazione della “società civile”. Chissà che il “damerino” non intercetti anche lui qualche voticino da quelle parti.

    Ultima cosa, lo dico oggi e lo deposito dal notaio zamax: se mai montezemolo si candidase davvero, sono proprio curioso di vedere i numeri acrobatici con cui lui e gli amichetti suoi tratteranno il suo conflitto di interessi. Piccolo, eh, piccolissimo, per carità.

  2. A proposito, il tuo amico (ehm ehm) Giuliano Ferrara, col quale ultimamente vado d’amore e d’accordo, l’altro giorno a Radio Londra in merito alla crisi libica ha detto che in realtà si tratta di una guerra fraudolenta contro un “dittatore e un terrorista in pensione” col quale ora facevamo affari tutti in Occidente. Io tre giorni prima in un “vergognoso” post dedicato a Frattini avevo scritto di un “ex nemico in pensione”: la cosa mi ha fatto pensare…

    (Uomo sono, e la vanità non mi è estranea… del tutto)

  3. Il sig Gheddafi mentre era in pensione ha rifornito Hamas di armi chimiche, ma questo i tuoi organi di informazione non lo dicono per cui non lo sai…….

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s