Crisi libica: Silvio, è ora di muoversi

Avete notato? I bollettini di guerra che arrivano dalla sponda sud del Mare Nostrum oramai sono stati derubricati a notizie di seconda e terza fila. Leggo per esempio sul sito internet del Sole24Ore: “La tensione resta altissima in Libia”. Tensione? Che razza di titolo è per una guerra? La ragione di questa retrocessione è semplice: ci si annoia. Infatti, a parte qualche sfortunato che ci rimette ogni tanto la pelle, e che anche dopo morto si chiede perché cavolo è toccato proprio a lui di dire addio alla parabola terrena in una farsa di guerra e non in una guerra vera; a parte le continue lagne dei partigiani bengasini che ancora si chiedono perché i loro liberatori occidentali avessero promesso che, niente paura, ci capiamo, siamo fra uomini, voi ci mettete la faccetta olivastra e i moschetti dell’era giolittiana, anche per la gioia dei nostri pubblicitari, e al resto pensiamo noi, e ora invece non si fidano neanche di mettere la loro faccetta bianca fuori della carlinga degli aerei; a parte questo, non succede un bel niente: le sabbie mobili e infuocate del deserto hanno inghiottito tutto, compreso l’imbarazzo di chi ha promosso questa mattana, e di chi l’ha applaudita.

L’Italia ha cercato di resistere ai diktat franco-britannici-americani, ma non ha resistito abbastanza. Riconoscere ufficialmente il gruppetto bengasino come “unico” rappresentante della nuova Libia ed accettare la pregiudiziale della dipartita di Gheddafi sono state due sciocchezze che ci hanno tolto importanti munizioni diplomatiche da gestire in proprio, tanto più che la risoluzione ONU non le contempla affatto, tanto più che fin dall’inizio hanno sbattuto contro la realtà dei fatti, e tanto più, infine, che vanno con ogni probabilità contro i nostri interessi. Domani (martedì) il capo del Consiglio nazionale di Transizione di Bengasi, Mustafa Abdul Jalil, sarà a Roma dove incontrerà Frattini, Napolitano e in serata Berlusconi. E’ meglio che il presidente del consiglio metta la museruola a Frattini e non prometta un bel nulla. Il 14 aprile al Cairo ci sarà poi una conferenza internazionale sulla Libia con la partecipazione dell’ONU, la Lega Araba, l’Unione Africana e l’Organizzazione della Conferenza Islamica. Nel frattempo è sempre più chiaro che i giovanotti che hanno combinato la frittata, Sarkozy, Cameron & Obama, non hanno la più pallida idea di come venirne fuori. Soprattutto il primo, che ha scommesso sulla “virtù” di un machiavellismo a costo zero, tanto pensava facile la partita, e invece si ritrova con un’altra rogna dopo quella in Costa D’Avorio, dove l’unilateralismo “democratico e umanitario” francese ha aggravato più che composto gli odi fra le fazioni in quella che è ormai una guerra civile.

La verità è che giorno dopo giorno il colonnello sta ridiventando un “interlocutore”. Dirlo non si può. Ma tenerlo a mente è un dovere. La posizione dei paesi occidentali si sta indebolendo a vista d’occhio. E questo non può sfuggire all’attenzione delle potenze emergenti. Prima o dopo, se non sarà l’Occidente a prendere atto della situazione di stallo, saranno esse, incoraggiate, a farsene interpreti. Le prime avvisaglie ci sono già: mentre l’Unione Africana chiede l’immediata cessazione delle ostilità allo scopo di promuovere un dialogo tra il Consiglio di Transizione e il governo di Gheddafi, la Lega Araba, per colpire al fianco l’Occidente, e per saggiarne la “correttezza democratica”, ossia per rispondere alla demagogia con la demagogia, chiederà all’ONU di imporre una no-fly zone su Gaza per l’aviazione israeliana.

Se il regime change non si vede neanche col binocolo, l’Italia ha tutto l’interesse di anticipare con una propria iniziativa questo change of strategy. Nonostante le posizioni fin qui a malavoglia assunte, ne ha il diritto. In forza dei danni che il nostro paese continua a subire nell’indifferenza ostentata dall’Europa, e in forza dell’impotenza di chi questa guerra ha voluto. Sarebbe il colmo doversi adeguare ad un change of strategy che silenziosamente incombe – dopo aver avuto ragione, aver obbedito per causa di forza maggiore alle ragioni dell’alleanza, essersi letteralmente imbarcati in un mare di guai – senza coglierne i frutti.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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6 thoughts on “Crisi libica: Silvio, è ora di muoversi

  1. “la Lega Araba, per colpire al fianco l’Occidente, e per saggiarne la “correttezza democratica”, ossia per rispondere alla demagogia con la demagogia, chiederà all’ONU di imporre una no-fly zone su Gaza per l’aviazione israeliana.”

    Questo non va mica bene.

    1. Ma è prevedibile. La posizione dell’Occidente sulla questione libica è così poco limpida che offre il destro a facili strumentalizzazioni.

    1. Ma il problema dei francesi (ma anche di GB e USA) è che per risolvere la pratica Gheddafi dovranno per forza alzare il livello del conflitto, e impiegare quasi obbligatoriamente forze di terra. Sarà una scommessa, solo in piccola parte militare. Sarà una scommessa mettere le opinioni pubbliche davanti al fatto compiuto, e soprattutto quei giganti che per ora dormicchiano attenti, Russia, Cina, India, Brasile, sperando che se stiano buoni. Io non ci scommetterei un dollaro.

  2. Devo dire che la palese pretestuosità di questa guerra libica intentata dall’occidente cristiano (fò per dire… Zamax lo sa quanto consideri compromessa questa definizione)getta una fosca luce su tutte le altre operazioni di guerra intentate dal medesimo occidente ora vuoi in Kuwait, ora in Afganistan, ora in Iraq…non perchè improvvisamente mi sia svegliata antiglobal e anticapitalista, ma perchè non riesco più a non scorgere in tutte queste grandi manovre la più vieta “politica di potenza”, non tanto, badate bene, degli stati-nazione, ma di oligarchie legittimate anche democraticamente, che non si fanno più scrupolo di perseguire scopi abilmente dissimulati alla pubblica opinione( grazie ad una inusitata collaborazione dei media).In quest’epoca di massima espansione dell’informazione (alla quale partecipiamo anche noi!) corrisponde – magicamente – la più scientifica e organizzata diffusione della menzogna: come non rimanere sbigottiti di fronte al silenzio sui bombardamenti che sta subendo la Libia da parte delle forze della NATO… come non restare attoniti della totale indifferenza dei media sulle operazioni di guerra dei droni obamiani in terra di Pakistan? E noi che conosciamo queste faccende, cosa diciamo? “Ci spiace tanto, ma sappiamo che stanno agendo per il nostro bene? Per la sicurezza e la salvaguardia della nostra civiltà”? Ci ho creduto in passato a queste motivazioni, ho creduto ad un occidente cristiano minacciato da un Islam aggressivo che disprezzava le nostre meravigliose conquiste di civiltà e sulla base di questa analisi giustificavo ogni tipo di operazione di guerra, di invasione di territori, di cambiamenti di regimi ritenuti collusi con quelle forze oscure… Ora purtroppo vedo una realtà molto più complessa: quell’Occidente, che da una parte dichiara le sue guerre sulla base di nobili principi (mai per interesse, cosa che potrebbe sscitare ribrezzo alle animule liberal), mi lascia culturalmentee materialmente disarmato di fronte a quelle che sono le reali, cogenti minacce di pacifiche quanto inesorabili invasioni (qualcuno sostiene essere non spontanee)dal nord Africa. E’ minacciato il mio territorio, la mia cultura e non solo da un’eventuale ondata islamica, ma anche dall’inesorabile stillicidio di quella cultura “progressive” che ha in odio tutto quanto di buono e bello è stato edificato all’ombra della civiltà cristiana.
    La questione dell’attuale imbarazzo italico nella faccenda libica è sicuramente spiegabile alla luce del fatto che per quanto il nostro Berlusca abbia le sue idee in fatto di relazioni internazionali, tocca anche a lui abbassare il capino di fronte al “padrone”, e non c’è dubbio che la prima potenza al mondo sia ancora l’America, il cui impianto ideologico si è andato molto diversificando dalla seconda guerra mondiale in poi e non è detto, dunque,
    che l’America sia identificabile immediatamente con l’idea della Libertà e della Democrazia(sebbene molto di quel patrimonio sia ancora vivo e foriero di buoni frutti). Non è detto, dunque, che l’Alleato faccia comunque bene all’Italia, come non è detto che l’Unione Europea sia una panacea…ma persino i leghisti se ne stanno facendo una ragione…e non è detto che questo sia un bene per l’Italia. Ma l’Italia, al di là delle tronfie retoriche opportunistiche, è ancora un soggetto i cui interessi è legittimo tutelare, oppure è un qualcosa che è destinato a sciogliersi in un magma indifferenziato di razze, lingue, usi…tranne che hai Santi veri, non saprei a quale santo laico votarmi.

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