Una settimana di “Vergognamoci per lui” (17)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GÜNTER GRASS 11/04/2011 Come tutti i cretini irregimentati del giorno d’oggi, dice che la democrazia va difesa ogni giorno. Ragazzotto, fu nazista. Non poté essere comunista perché nella saggia Germania Federale era proibito. Ma fu un ultrà socialdemocratico. E così ardente pacifista da preferire le due Germanie dell’est e dell’ovest a quella unificata. Come Andreotti, che però era italiano. Ora ha abbracciato l’antinuclearismo apocalittico. Grazie a tutte queste scemenze in perfetta armonia con lo spirito dei tempi lo scrittore tedesco è diventato un monumento ancor prima di staccare il biglietto per l’oltretomba, dove, credo, sarà tutta un’altra musica anche in merito alla gloria letteraria.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DI TRANSIZIONE LIBICO 12/04/2011 Ovvero i nullafacenti di Bengasi, i quattro gatti autonominatisi liberatori e rivoluzionari di cui s’è incapricciato BHL, Bernard-Henry Lévy, il filosofo noto in tutto il mondo per andare in giro in camicia bianca e giacchetta nera da quarant’anni, d’estate e d’inverno, di giorno e di notte, a pranzo, a letto, al cesso, alla TV, all’Eliseo e a Saint-Tropez. Non avendo combinato niente di niente sul campo di battaglia, non avendo raccolto un popolo dietro di loro, si sono ridotti a giocare la carta della disperazione delle nullità: fare i difficili.

LA CHIESA DEI SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI DI FUKUSHIMA 13/04/2011 In principio era la Nube. La tenebra si apprestava a ricoprire la terra deserta e la superficie dell’oceano, dove alitava lo spirito di Dio. Ma pronto era Jahvé dio degli eserciti ad una nuova fondazione, una nuova terra e un nuovo cielo, e una rinovellata umanità nuclear-free fremeva nell’attesa del “Vi sia luce”. Fu giorno e fu mattino: non successe una minchia, a Dio Onnipotente piacendo. Luce fu, ma era quella di sempre. La Nube non arrivò nemmeno ai sobborghi di Tokyo. Con gran dispiacere degli ossessi della setta sopramenzionata, del Corriere della Sera, di Repubblica, della Stampa, e di tutte le televisioni pronte per il Vero Diluvio Universale in diretta, dopo quello che aveva fatto la miseria di 28.000 vittime fra morti e dispersi. Ad un mese dal disastro la quantità di radiazioni che fuoriescono dalla centrale è un decimo di quella di Chernobyl. Per l’Aiea la radioattività è in calo. Per l’Oms il rischio per la salute pubblica fuori dalla zona di evacuazione di 30 chilometri – diconsi trenta chilometri – è molto ridotto. Ripeto: molto ridotto. Per l’ottimo ambasciatore italiano Vincenzo Petrone “chi ha voglia o necessità di viaggiare in Giappone può farlo regolarmente, eccettuata la fascia di 80 chilometri intorno alla centrale, e la gravità 7 dell’incidente di Fukushima, equiparato a quello di Chernobyl, non vuol dire che i danni provocati siano in alcun modo paragonabili: nel 1986 la nuvola arrivò a 10 mila metri e raggiunse tutto il mondo, il mese scorso le due nubi si sono fermate intorno ai 500 metri di quota. L’innalzamento al livello 7 poteva arrivare ieri o anche domani, è soltanto il risultato dell’analisi di una serie di parametri previsti dai protocolli dell’Aiea”. Ma si sa, per le mezze calzette di casa nostra l’importante è il pezzo di carta, il certificato in bollo, la sentenza passata in giudicato anche se non sta né in cielo né in terra, così da poter dire: è ufficiale, Fukushima = Chernobyl. Soddisfazioni da bambini. In attesa del giorno dell’Apocalisse.

CARMEN CONSOLI 14/04/2011 Diventasse un giorno mamma, alla cantante non dispiacerebbe affatto avere un figlio gay. Incontrasse un principe azzurro, non le dispiacerebbe che fosse femmina. In ogni caso, trova che la masturbazione sia un’ottima compagna. E anche se non ama “particolarmente” le droghe, è per la loro totale liberalizzazione. Il bello è che per tanta frivola e ostentata ortodossia la siciliana si becca dal Corriere gli aggettivi di “controcorrente” e “scandalosa”.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO 15/04/2011 Ne ha per tutti. Per Giulio: “C’è poca ironia da fare, vista la situazione di mancata crescita e di mancate iniziative di politica economica. Meglio metterci tutti a fare meno battute e impegnarci di più per avere maggiori risultati”. Per Silvio: “C’è un Paese che ha voglia di fare e non di occuparsi solo degli affari propri”. E quello che tutti ci chiediamo è questo: quand’è che questo chiacchierone ci farà vedere di che pasta è fatto? Quand’è che il numero uno della mitica classe dirigente comincerà a raddrizzare l’Italia? Quanto dobbiamo ancora aspettare prima che il superuomo del fare, del fare squadra, del fare futuro, del darsi da fare, getti il guanto di sfida all’ometto del fare? Così, tanto per fare qualcosa. Una cosa. Una buona volta.

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