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Bassezza e miseria della «cultura della legalità»

Che la nostra magistratura sia la più ambiziosa del mondo è cosa ormai di cui nessun essere ragionevole può dubitare. Di un colpo di classe come quello dell’altro ieri, per esempio, non si trova traccia nella storia, almeno dai tempi della repubblica romana, quella prima di Cristo, quando ogni tanto arrivava la resa dei conti per gli aruspici etruschi: i componenti della Commissione Grandi Rischi sono stati infatti rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio plurimo colposo per non aver dato, due anni fa, l’allarme sull’incombente sisma che stava minacciando L’Aquila. In pratica per non aver previsto con precisione il dove, il come, il quando il terremoto avrebbe colpito: sennò come avrebbero potuto dire ad un ben determinato spicchio di popolazione quand’era il momento esatto di andar via? Giacché non sarebbe stato affatto democratico tener fuori di casa un mucchio di gente per mesi e mesi, e magari anni, in attesa di Godot; il quale prolungato procurato allarme, d’altra parte, sconvolgendo la vita di tante persone, non avrebbe potuto configurarsi col senno di poi che come un crimine contro l’umanità, nell’opinione della nostra stessa democraticissima e consapevole magistratura. Ma intanto consoliamoci col fatto che l’esecutore materiale di questo misfatto, il terremoto, ed i suoi complici, gli esperti sopramenzionati, sono stati inchiodati alle loro responsabilità. Per il terzo livello e il mandante, Dio, si vedranno i tempi e i modi, ma non pensino quei furfantelli di farla franca.

Questa farsa sta sullo sfondo di due tragedie: la prima, il terremoto; la seconda, quell’Italia che di questa farsa non ride, e anche quell’Italia che ne ride, ma ne spiega il motivo, con un riflesso illuministico da astratti educatori del popolo che di liberale non ha proprio un bel nulla, con la “mancanza di cultura scientifica” che ci flagella, come se il semplice buon senso dell’uomo che ragiona orgogliosamente con la propria testa non fosse sufficiente per orientarsi nella vicenda. L’Italia che oggi non ride ritiene naturale che la magistratura intervenga su tutto, che non lasci spazio all’imponderabile e all’errore. La “cultura della legalità”, fonte alla quale si abbevera, non è altro che il prodotto di un messianismo che nel novecento, in obbedienza ai tempi, fu soprattutto fascio-comunista. Il messianismo non dà luogo a nessuna politica, se con politica intendiamo “l’arte” per natura imperfetta “di governare la città”, dai livelli più alti a quelli più bassi della sua organizzazione, fino ai più elementari doveri del semplice cittadino, perché esso prevede solo l’intronizzazione delle perfette guide di una società perfetta: passati a miglior vita i paradisi fascio-comunisti, in questa sua ultima versione “legalitaria” solo ciò che è “giusto” può essere tollerato. E’ normale allora che la democrazia e la legge vengano a coincidere; e che ogni atto debba passare lo scrutinio dei giudici; e che ogni atto di ogni attività, anche lecita, debba venir classificato come giusto o ingiusto; e quindi dal punto di vista della legge positiva come lecito o illecito. Come può la “democrazia compiuta” permettere che vi siano dei buchi o delle falle in questo schema? Ma come può una “democrazia reale” anche solo vivere, e quale spazio ci può essere per le libertà civiche, se non c’è spazio per l’errore, l’imperfezione o la semplice impotenza?

E se anche sfuggiste al giudizio sulla bontà dei vostri atti, non potreste sfuggire al groviglio tropicale di regole che vi cresce attorno. I sofisti che adorano la democrazia e la giustizia saranno pronti a dirvi che loro non conculcano alcuna libertà e non impongono alcun credo, perché loro li rispettano tutti: ma state tranquilli, ai loro occhi penetranti prima o dopo peccherete nelle procedure, perché il loro catechismo è sterminato e sempre aggiornabile, e sarà come se aveste violato uno dei dieci comandamenti del loro Credo, il cui Dio però ha la brutta abitudine di giudicare hic et nunc. Il “populismo democratico” del quale vi accusano è propriamente il loro, visto che la “giustizia” è sempre stata la bandiera sventolata dai demagoghi, prima di metter mano alla mannaia. Per ora siete accusati solo di essere dei spregiatori delle regole, per quanta attenzione facciate a dove mettete i piedi. Perché per ora la “cultura della legalità” è solo un profilattico antidemocratico. Per questo trova tanti appoggi nei vecchi arnesi insulsi dell’establishment. Dovesse trionfare, farebbe piazza pulita, senza tante cerimonie, pure di loro.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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3 thoughts on “Bassezza e miseria della «cultura della legalità»”

  1. Il giudice è per i salotti bene ormai ciò che il calciatore è per il popolino, è Ettore Achille Ulisse messi assieme, è l’eroe di mille battaglie epiche inviso e quindi amato in ragione della propria invulnerabilità. E’ il vero protagonista della vera casta, intoccabile, impunibile, onnipotente. Nè la politica può alcunchè, perchè le beghe di palazzo si sa vertono da lunga data su un unico argomento, e poichè quell’unico argomento ha a cuore la salute giuridica dell’intero parco elettori, se non altro perchè ha a cuore intanto la propria, ecco che l’impasse è dato. Quindi: tagliamoci i coglioni, dicono gli altri, così la moglie fedifraga ne soffrirà. Ah-ha!
    Letto su Pajamasmedia: “The Italian justice system is looking like a bigger joke than usual, lately.”
    La comunità scientifica internazionale ci prende abbastanza per il culo ultimamente, e lo fa a ragione, felicissima desumo di non dimorare dove un magistrato richiede che la scienza sappia de iure ciò che ancora non sa; quella politica d’altronde già lo faceva per la condizione del nostro parco giuridico, comminandoci sanzioni su sanzioni, ergo nessuna vera sorpresa, semmai un unico ciglio inarcato alla Spock.
    Magari però lo sprone del giudicante in esame è solo d’incoraggiamento, come fanno le mamme coi figli o le maestre d’una volta quando un alunno non trovava una risposta. Il Nobel d’altronde è qualche annetto ormai che latita da queste parti, e chissà che a seguito di questa vicenda la scienza italiana non riesca a cavare linee direttive da buchi sismici onde agguantare geniali soluzioni: sarebbe un vantaggio per l’umanità tutta, oltre che imperituro lustro per la italica schiatta.
    Chi ce lo dice che l’intento iniziale non sia in fondo questo?

  2. Che il rinvio a giudizio sia qualcosa di surreale posso essere dìaccordo, ma come troppo spesso succede questa interferenza della magistratura è in pratica una supplenza dei compiti della politica.
    Io lavoro in un industria chimica a rischio di incidente rilevante sottoposta alle direttive Seveso, e so benissimo la differenza , poco chiara ai sedicenti incompetenti come Zamax , tra un rischio e l’eventuale prevedibilità di un fatto, la detta commissione serviva a valutare i rischi, se non fosse stata composta come sempre da una massa di burocrati intoccabili con la tessera di partito in tasca non sarebbero stati indagati, ma semplicemente, come succede in tutto il mondo LICENZIATI.
    Tirare in ballo la magistratura è assolutamente irrilevante, dato che la zona è da sempre una di quelle più sismiche di Italia, che la quantità di costruzioni che non davano garanzie antisismiche era notoriamente enorme, e che la scossa fatale era stata preceduta da uno sciame sismico la detta commissione dichiarando esplicitamente una settimana prima della catastrofe che non c’era nessun rischio di un sisma distruttivo non sono colpevoli dei morti e dei danni successivi, ma bisogna ammettere che non hanno saputo fare il loro lavoro “valutare il rischio”, e quindi erano sostanzialmente inutili.
    Ma toccare la poltrona dei parassiti è così difficile in Italia?

  3. Per fare un esempio di come lavorano in Italia detti inutili rompicoglioni , un industria chimica come quella in cui lavoro deve spedire al comitato tecnico regionale una documentazione cartacea di 50-60mila pagine, considerando che una regione come la lombradia ha alcune centinaia di industrie sottoposte a simili adempimenti, chiunque creda che poi detta documentazione venga effettivamente controllata da un comitato di una decina di persone è un ingenuo.
    Invece di difendere certa gente basterebbe una cosa che i peronisti pidiellini evitano come la peste, la RESPONSABILITA PERSONALE, costruisci una casa sulle pendici di un vulcano, in una zona sismica senza preoccuparti di farla come si deve o sulle rive di un torrente come il Bacchiglione e poi la natura fa il suo regolare corso ? non devono essere usate le tasse che pago io par salvarti il sederino!

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