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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (37)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GIULIO TREMONTI 29/08/2011 Per il ministro dell’economia gli eurobond sono “l’unica idea forte” per il futuro dell’Unione Europea. Vago, ma baldanzoso, “forte” è un aggettivo che va fortissimo da qualche anno a questa parte: per questo le decisioni forti, le risposte forti, le forti iniziative e, appunto, le idee forti, dominano sempre il dibattito politico quando le decisioni, le risposte, le iniziative mancano e le idee, appunto, quantomeno scarseggiano.

ANGELO BAGNASCO 30/08/2011 Sono tutti d’accordo: così non si può più andare avanti. Ci vogliono riforme. Riforme vere, ampie, strutturali. Dobbiamo prendere per il bavero il Belpaese e raddrizzarlo. E dunque? E dunque niente. Pronunciata la formula di rito, ci s’intruppa nel branco e ad imporsi sono il panico, la voglia di non esporsi, la voglia di aprire la valvola di sfogo, la caccia ai colpevoli: insomma, “la questione morale & l’evasione fiscale”. Il che significa che l’Italia non ha nessun problema strutturale, ma solo di polizia. Così parla lo spirito del mondo, non lo spirito di verità: e i posseduti devono essere veramente tanti se a rendergli omaggio è un cardinale della chiesa cattolica.

FRANCESCO MESSINA 31/08/2011 Il giudice del tribunale di Trani è indignato contro il governo: le nuove norme in materia di pensioni gl’impediranno di riscattare gli anni dell’università e del servizio militare. Sull’anno tremendo passato in difesa della patria ha vergato parole definitive e sconvolgenti:

«Di conseguenza, io che ho servito lo Stato presso il distretto militare di Bari, dandogli un anno della mia vita; che ho consumato tutti i permessi e le licenze premio per andare a studiare, a Roma o a casa, per il concorso di magistratura; che ho dovuto prendere treni a orari assurdi (anche all’una di notte), dormendo steso sui sedili e usando come cuscino il giubbotto, e tutto ciò per rientrare in caserma all’ora del contrappello serale o a quella dell’adunata mattutina; che sono andato a sparare al poligono di tiro della Fiumara o a lanciare le bombe a mano a Gravina (partendo sui camion “scoperti” alla 5 di mattina, anche a gennaio), tenendo anche a portata di mano i volumi del “Bianca” e del “Bigliazzi-Geri” per il diritto civile, il “Mantovani” e il “Musco-Fiandaca” per il diritto penale, il “Sandulli” e il “Giannini” per il diritto amministrativo; che ho dovuto organizzare, con i miei commilitoni, i servizi di “guardia”, di “pulizia pentole”, di “pulizia camerate” e quella dei “gabinetti alla turca”, in modo tale da rimanere lucidi mentalmente per studiare e memorizzare le nozioni di diritto (era meglio pulire i gabinetti comuni, subendone i non piacevoli effluvi, per tre volte di seguito, piuttosto che fare un turno di guardia; la proporzione, quindi, era: tre pulizie gabinetti = una guardia; oppure: due pulizie pentole = una guardia); che ho dovuto limitare i miei rapporti affettivi con la mia fidanzata la quale si contentava di venirmi a portare i panini durante i turni di guardia; che, quindi, ho avuto una vita diversa rispetto alle donne, e ai furbacchioni che il servizio militare non hanno svolto per diversi, e non sempre nobili, motivi….».

Insomma, quest’uomo ha fatto la naja. Ma sembra abbia fatta la seconda guerra mondiale. Ora che mi ricordo anch’io fatto la naja: già, già, le guardie, la pulizia dei cessi, o delle pentole; i lunghi viaggi in treno per arrivare all’ultima stazione della civiltà, per poi venire caricati sui camion – “scoperti” – che ci portavano al villaggio alpino che ospitava la caserma; caserma detta anche la “tana dei lupi” a causa di un nonnismo non ancora messo in riga; nonni poco sensibili all’umorismo e dai quali subii vari gavettoni notturni a causa del mio gioviale carattere; i quali per piegarmi all’infamia m’imposero una rivista cingoli quando ero già piuttosto anzianotto di servizio, nonché caporalmaggiore (non so se mi spiego); rivista cingoli che consisteva nel fiutare i piedi nudi dei commilitoni e denunciare i puzzoni già designati dalla cupola; rivista cingoli che eseguii con straordinaria professionalità senza però denunciare nessuno; ragion per cui la vernice nera usata per lucidare gli scarponi venne applicata nuda e cruda ai miei piedi; e poi le scarrozzate per i monti sui camion per andare a sparare con obici e mortai; le puntate al poligono per non lasciar arrugginire fucili già vecchi come Matusalemme; le marce nel caldo o nel freddo polare dell’inverno; i campi estivi ed invernali, allietati dalla compagnia del mulo assegnato alla mia squadra, una delle poche nature filosofiche incontrate in dodici mesi di cattività, con il quale per puro spirito di fratellanza durante un campo invernale divisi un tozzo di pane raffermo che costituiva parte del suo vitto; il cinema della caserma che, per tenere alto il morale della truppa, alternava solo due tipi di film: quelli porno e quelli con Bud Spencer & Terence Hill; le file dei “topi” per la mensa, da cui erano dispensati “max” e borghesi” (io fui sempre “topo” fino all’ultimo giorno, per questioni genetiche); e infine il compito più gravoso e la principale occupazione della giornata: “imboscarsi”. A ripensarci, quasi quasi mi commuovo. Oddio, non mi ricordavo più quanto soffrii! Le persecuzioni, le fatiche… Mi congedarono sergente. Ma senza la Croce di Guerra.

MADONNA 01/09/2011 Prima di arrivare con tutta la sua corte a Venezia per presentare in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema la sua seconda opera da regista, e per poi andarsene via in fretta e in furia, la star ha prenotato nei cinque alberghi più famosi della Serenissima, riservandosi di scegliere solo all’ultimo minuto in quale topaia alloggiare, allo scopo, si dice, di dribblare paparazzi e giornalisti. Qui si pongono due quesiti: saprà mai il suo film raggiungere la sublime cafonaggine di questa sceneggiata napoleonica? E perché i buzzurri di eccellenza mondiale vogliono proprio rovinarsi la reputazione con l’arte, foss’anche la settima?

GIULIO TREMONTI 02/09/2011 Una volta la soluzione di tutti i problemi era il debito pubblico: bastava gonfiarlo per accontentare tutti. E così i soldi si trovavano. Poi arrivò l’era dei debiti privati: bastava gonfiare l’attività economica col credito illimitato e tutti erano contenti. E così i soldi si trovavano. Adesso siamo al terzo stadio della depravazione, la lotta all’evasione fiscale: basta cercare bene, casa per casa, e ce ne sarà per tutti. E così i soldi si troveranno. L’essere umano è fatto così: se è capace di infinocchiare e farsi infinocchiare dal prossimo mille volte, state certi che sarà capace di infinocchiare se stesso per almeno un milione di volte. Non stupisce quindi che il ministro dell’economia, un uomo che si picca di avere la vista lunga dello stratega, sia convinto che grazie ad “un apparato di norme che giudichiamo efficace” i risultati della lotta all’evasione potranno supplire con successo al mancato introito previsto dal famigerato, e rinnegato, “contributo di solidarietà”. Una gran brutta storia, con un titolo già scritto: La Paura e la Disperazione.

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