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Il Papa e lo Scriba

L’ostentata milizia democratica e progressista seduce molti intellettuali perché combina i vantaggi del conformismo con la fama d’indipendenza di giudizio, grazioso accessorio che del primo è in realtà uno dei più ambiti privilegi. Ascoltatele bene, e non vi sfuggirà che le parole che escono di bocca a questi campioni della società civile hanno sempre il timbro plumbeo e sentenzioso – per darvi un’idea, il mio è sentenzioso ma simpatico, lieto & accattivante – il timbro plumbeo e sentenzioso, dicevo, di quelle di un affiliato al Sinedrio anche quando vogliono sembrare mordaci e scettiche, più che la grandezza di quelle del Profeta inascoltato. Prendetene uno, Umberto Eco, scrittore di chiara fama. E di successo, cosa che può capitare anche ad uno sciagurato, ma che nel suo caso è facile da spiegare. C’è infatti chi si diletta con la Settimana Enigmistica, e chi coi romanzi di Eco: il succo è lo stesso, solo che il secondo è convinto di fare un bagno di cultura e di immergersi nelle profondità del pensiero. Io non capisco come un uomo fatto possa perder tempo e trovar piacere in queste sciocchezze faticose e senza vita. Ma capisco come una superficialità capace di creare questi zoo di animali imbalsamati si sposi bene con l’accademia più occhiuta. Quindi non mi sorprende che Umberto Eco, intervistato dalla Berliner Zeitung, mandi Ratzinger dietro la lavagna:

Non credo che Benedetto XVI sia un grande filosofo, né un grande teologo, anche se generalmente viene rappresentato come tale. Le sue polemiche, la sua lotta contro il relativismo sono, a mio avviso, semplicemente molto grossolane, nemmeno uno studente della scuola dell’obbligo le formulerebbe come lui. La sua formazione filosofica è estremamente debole. (…) In sei mesi potrei organizzarle un seminario sul tema. E può starne certo: alla fine presenterei almeno 20 posizioni filosofiche differenti sul relativismo. Metterle tutte insieme come fa papa Benedetto, come se ci fosse una posizione unitaria è, per me, estremamente naif.

Dovete sapere che di filosofia si occupano una sacco di chiacchieroni, che una ne pensano e cento ne scrivono, che scambiano la sottigliezza per profondità, che immaginano sistemi filosofi “completi”, che poi ordinano per branche e sotto-branche: albero imponente e frondoso, la classificazione dei mille rametti del quale ha creato col tempo un linguaggio “derivato” che sta al linguaggio vero e proprio come la finanza derivata sta alla finanza, e come quella pericoloso e fuorviante, ma che fa la felicità delle scuole e dei manuali di filosofia. I saggi, i filosofi veri, quelli che pensano sforzandosi di tenere insieme il tutto, senza le scorciatoie dei millenaristi da una parte, e senza la moltiplicazione delle parole dall’altra, pena feconda che prende il nome cristiano di contemplazione, ne disdegnano l’applicazione meccanica e potenzialmente inesauribile, e ne attingono con parsimonia. Mentre le intelligenze più intemperanti e corrive ne sono le più diligenti propalatrici. Per i parametri di questi ottusi chiacchieroni dalla formidabile formazione né Seneca, né Montaigne, ad esempio, potrebbero essere classificati come filosofi di un certo spessore, in quanto assai poco chiacchieroni. Né S. Giovanni, né S. Paolo potrebbero essere considerati grandi teologi, visto che scandagliano gli abissi del cielo senza l’aiuto dello stravagante lessico degli iniziati alla chiacchiera filosofica, che è tutta la loro venerata occupazione. L’energia dialettica di costoro è inversamente proporzionale alla capacità di pensare, proprio perché a quest’ultima non è connessa. E nella loro meschinità sono capaci di vantarsi di mirabolanti imprese, come quella essere in grado di presentarti in un batter d’occhio una ventina di posizioni filosofiche differenti sul relativismo. Arte circense, propria dei chierici gelosi dei propri privilegi ermeneutici, anche quando si fanno passare per grandi dissacratori dall’ironia erudita.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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1 thought on “Il Papa e lo Scriba”

  1. Io invece potrei convocare 2000 relativisti, 20mila postmodernisti, 200mila dissacratori, ma alla fine direbbero tutti la stessa cosa, e quella cosa l’aveva già detta Nietzsche cento anni prima di loro.

    Il fatto è che i giochetti linguistici di Eco, grazie al loro perfetto disimpegno un po’ ridanciano un po’ serioso un po’ libertino un po’ moralista, hanno riempito in molte teste il buco lasciato dal comunismo. Il problema è che senza contraddittorio, dagli oggi dagli domani, ormai, in quelle teste, il buco è diventato una voragine.

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