Silvio Berlusconi non è il Caimano

Vedremo adesso con il maxiemendamento come si comporterà l’opposizione. E anche la Lega. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ma quella doveva essere la vera battaglia che Berlusconi poteva ancora vincere. Invece quei cretini dei suoi hanno accettato la sfida sul rendiconto, con la solita invincibile debolezza dei destrorsi di accettare inconsapevolmente le parole d’ordine, anche le più ridicole, che vengono da sinistra e dai media politicamente corretti, ovvero dal novanta per cento dei media, compresi quelli estremisti. Ma si può essere più fessi? L’opposizione e i giornali l’hanno dipinta come la prova del nove. Invece di: 1) fare marameo; 2) di dire: “ecchisenefrega, ci prendete per fessi?”; 3) di mostrare indifferenza; 4) di mostrare di non dare programmaticamente nessuna importanza numerica al voto; 5) di mettere in chiaro che la vera battaglia era sul maxi-emendamento e che sul voto sul rendiconto non avrebbero neanche speso una parola in più del necessario; invece di fare tutto questo hanno cominciato a parlare di 314, di 313, proprio come dei bambinetti caduti nella trappola; i cannonieri di Libero e del Giornale hanno sbattuto in prima pagina i traditori e i giuda, così da spingerli ancor più da quella parte; insomma hanno rinunciato a combattere la battaglia decisiva – con l’Europa che ci guardava e le enormi pressioni che ci sarebbero state – facendo dipender il tutto da una scaramuccia tra esploratori.

La grande scommessa – ripeto fino alla noia: non impossibile – di Berlusconi era di resistere, resistere, resistere. Ci credeva. Venuta meno quella non credo che sia attaccato a tutti i costi a nuove elezioni. Che rischia in questo momento di perdere sanguinosamente. Sta valutando. L’uomo è un combattente grandissimo, ma persa la battaglia non perde la testa, e lo crediate o no, all’Italia pensa, molto di più di certi tromboni seriosi. Non si farà travolgere né dalla delusione né dal desiderio di vendetta contro l’opposizione o contro quelli che l’hanno abbandonato. Un governo Monti deve per forza far sua l’agenda europea e questo potrebbe mettere la sinistra in grande difficoltà, più ancora della destra. Sarebbe il colmo se a fargli lo sgambetto infine fosse la sinistra. Le elezioni poi sarebbero meno problematiche per il Pdl. La Lega, storicamente parlando, aveva solo due sbocchi: o confluire nel Pdl, sul modello all’incirca dei cristiano-sociali bavaresi, o isolarsi e alla lunga morire. La seconda ipotesi oggi ha riacquistato molta forza.

In caso di governo Monti una grande soddisfazione comunque potremo togliercela, quando si vedrà il Gran Villano rifatto comportarsi con squisita correttezza nei confronti del nuovo Gran Ciambellano, con gran dispiacere di Nanni Moretti e di tutti gli altri ebeti.

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6 thoughts on “Silvio Berlusconi non è il Caimano

  1. “che pensi all’Italia” avrei qualche dubbio. Avrebbe fatto meglio a lasciare un anno prima quando si è salvato miracolosamente, grazie a transfughi provienti dall’opposizione come Scillipoti; se avesse lasciato subito ci avrebbe risparmiato un anno di sofferenze (ricordo a Zamax che il ministero Berlusconi è stato battuto alla Camera ben 94 volte!) e avrebbe ottenuto probabilmente un nuovo incarico, mentre ora si è definitivamente bruciato. Il governo Berlusconi alla fine “ha tirato a campare” come un classico esecutivo democristiano della cosiddetta I Repubblica, ergo, doveva prima o poi cadere nel peggiore dei modi.

  2. Quando dico “resistere, resistere, resistere” non intendo il tirare a campare. Il nuovo incarico non l’avrebbe accettato nemeno lui. Tirare a campare non è affatto nelle sue corde. Egli puntava su una maggioranza rinfrancata dalle battaglie vinte a dispetto di tutti i santi. Quella sul maxi-emendamento – mai combattuta – era l’ennesima e la più importante. A fregare Berlusconi sono stati soprattutto i fattori esterni, la Grecia, la guerra di Libia, il fatto che Francia e Germania non hanno avuto molti scrupoli nel scaricare sull’Italia i grossissimi problemi delle loro banche impelagate nella crisi greca. Il debito pubblico era il lato scoperto dell’Italia, ma lì nemmeno un mago avrebbe potuto fare qualcosa per evitare la tempesta, se tempesta doveva essere. La beffa è che il “mostruoso” debito pubblico italiano ci ha fregato proprio quando ormai era assediato da tutta una serie di mostruosi fratellini che gli crescevano a vista d’occhio attorno. e quando ormai tutte le economie occidentali apparivano “italianizzate”.

    1. Esatto. Siccome un governo tecnico è una pura finzione, perché di una base parlamentare deve pur godere, in caso di governo Monti il piano di Berlusconi sarà quello di “okkuparlo” e di fare del Pdl la colonna portante di tale governo. Se Monti vorrà fare – volente o nolente perché l’Europa preme – le mitiche riforme si vedrà che solo il Pdl e parte del Terzo Polo (voglio proprio vederlo, Casini, a fare “macelleria sociale”) potrà votarle. Il Pd sarà in grandissima difficoltà. Dovrebbe rompere con CGIL e compagni.
      Ma è già divertente vedere oggi come il mitico governo delle larghe intese, da tutti voluto, stia innervosendo la sinistra di sinistra e la sinistra “democratica”, e che gli ottimismi della vigilia stiano incrinandosi a vista d’occhio.

      1. Hehe, mi vedo già Berlusconi a Porta a Porta, la settima prossima, con il suo bel cerone sfolgorante, a sventolare la sua bella letterina già approvata dall’Europa. E magari anche il maxi-emendamento già approvato dal parlamento. Lui non è vendicativo, ma a me viene in mente il secondo episodio di Transformers: La vendetta del caduto…

      2. Ehi: stai a vedere che per fare le riforme messe in cantiere a Silvio bastava trovarsi nella situazione, di stallo altrui, in cui sta ora, tutti timorosi di fare passi in direzione alcuna perchè finora si sa hanno allenato solo l’ugola. Il re è nudo ragazzi: e decisamente non è Berlusconi. Mi chiedo se a rispolverare il nucleare, o la giustizia o qualsiasi altra delle cosette necessarie che nessuno – giammai! – voleva, ora gliela passerebbero.
        Io in lui ci proverei. Comunque mi presenterei ad ogni occasione col sorriso a trentadue denti (e chiedendo silenzio, senò il digrignare di quelli altrui rischia di venire perso. son cose).

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