Una settimana di “Vergognamoci per lui” (54)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

WALTER VELTRONI 27/12/2011 Che sulla morte del ruvido conformista, togliendomi letteralmente le parole di bocca, ha detto: “Giorgio Bocca ha fatto la Resistenza. Sempre.” Walter, si capisce, non ha capito la propria battuta di spirito: lui fa il Giovanotto Migliore. Da sempre.

SILVIO BERLUSCONI 28/12/2011 Imprenditore di successo, di economia non ha mai capito molto. Meno di me, intendo dire. Tranquilli: De Benedetti ne capisce ancor meno. Monti invece è un tecnico, e per capire di economia bisogna essere un filosofo. Quindi il presidente del consiglio ha molte attenuanti se non capisce un tubo. Silvio fondamentalmente è rimasto fermo all’equazione + consumi = + sviluppo, che è intellettualmente sorella di quella calcistica + attaccanti = + gol, la sua preferita; di quella + difensori = – gol presi; di quella + centrocampisti = + controllo del gioco; tutte e tre false, perché il calcio, oltre che umorale, è un fenomeno spazio-temporale, non solo spaziale. Con Sacchi ebbe coraggio e fiuto, ma non capì mai veramente il segreto del suo Milan. Invece io sì, subito: sono filosofo anche in questa materia, come e più del leggendario Manlio Scopigno. Ecco dunque che anche per Silvio si annuncia la fine del mondo, solo che si «fermino i consumi». Verità che s’invera solo quando si cade nel panico generalizzato. Per vederci chiaro Silvio dovrebbe tentare di rispondere a questa domanda: perché l’Italia, perché l’Europa, perché l’Occidente sono ridotti al punto tale da non poter permettersi una sana e consapevole contrazione dei consumi, prima di riprender la marcia verso nuovi orizzonti di gloria?

[P.S. Mi corre l’obbligo di segnalare alcuni gustosi commenti alla sparata del giorno. Quando ci vuole, ci vuole. Il primo è di Zamax, il secondo di un anonimo economista, il terzo di Zamax, il quarto ancora di Zamax.

Zamax: Le mie son simpatiche smargiassate. Spero si capisca.

L’economista anonimo: No, caro mio: si capisce invece benissimo che tu ci credi, alle tue smargiassate. E non si sa se ridere o piangere. La disgrazia dell’Italia è di essere un paese di analfabeti; la tragedia, di essere un paese di analfabeti tronfi; la maledizione, di essere un paese di analfabeti tronfi e ridanciani.

Zamax: Suvvia, non sia così melodrammatico. Moi, je suis un artiste…

Zamax: Ma non eri un philosophe?]

L’ISTAT 29/12/2011 Sono i giorni delle feste natalizie ed anche il nostro valoroso istituto nazionale di statistica va in vacanza, concedendosi una scappatella nel genere fantasy. Dev’essere proprio bello per quella gente folleggiare ogni tanto. Dunque, secondo una nuovissima e poderosa indagine sul «futuro demografico del paese» nel 2065 l’Italia dovrebbe – potrebbe – avere, diciamo, 61,3 milioni d’abitanti. Circa, naturalmente. E’ una stima. Lo capisce anche un bambino che son cifre che vanno prese con le pinze. Ma è un dato indicativo e molto interessante, con una forbice compresa tra un minimo di 53,4 milioni ed un massimo di 69,1 milioni, «tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici». Il dato mi riempie di orgoglio. Non è molto elegante omaggiare la propria formidabile intelligenza, ma concedetemelo: anche per me è tempo di brindisi. Vi spiego: l’altro giorno ero con gli amici al bar, e non mi ricordo più come cascammo sull’argomento, ma fatto sta che ad un certo punto io dico: “Ma teste di kaiser che non siete altro! Chi può sapere quanti saremo in Italia fra cinquant’anni? Potremmo essere cinquanta milioni come settanta milioni! Dipende da molte cose.” Ero ispirato. E’ di palmare evidenza. E la scienza ha confermato l’autenticità del mio momento epifanico. Un’altra prova che anche se fede e ragione non riescono sempre ad andare a braccetto alla base della piramide dello scibile umano, al suo vertice coincidono e si compenetrano.

GLI SCAZZOTTATORI DI BETLEMME 30/12/2011 La tradizione è stata rispettata. Possiamo tirare un sospiro di sollievo. Anche quest’anno i monaci ortodossi greci e quelli non meno ortodossi armeni se le sono date di santissima ragione in quel della Basilica della Natività. Grande era l’attesa tra il pubblico e i giornalisti. Armate di scope e ramazze le due fazioni si sono presentate per le altrettanto tradizionali pulizie annuali e soprattutto per presidiare la propria zona di competenza del sacro condominio. Poi, come da copione, una scopa ha negligentemente sconfinato. E via alla sacrosanta pugna. [«Pugna», è vero, è raro e letterario, ma dopo «scopa» mi è venuto del tutto naturale.] Azioni deprecabili ma neanche tanto serie. Quand’anche la Basilica fosse stata costruita effettivamente sul posto esatto dove Gesù Bambino venne alla luce, essa non avrebbe alcun significato veramente «speciale» o «unico» per un cristiano. Il cristianesimo è la negazione di ogni feticismo territoriale, fin da quando era ancora nel grembo dell’ebraismo. Dall’alto del monte Nebo, di fronte a Gerico, Dio mostrò a Mosè la Terra Promessa ma lo avvertì: «Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai.» Conveniva infatti che Mosè non vi entrasse per mostrare al suo popolo che quella Terra Promessa era soltanto ombra e promessa di una più grande Terra Promessa, che il viaggio doveva ancora proseguire prima di entrare nel definitivo «riposo» di Dio. Per questo ogni traccia terrena di Mosè fu fatta scomparire dalla sapienza del Signore e la sua tomba rimase sconosciuta fin dai giorni successivi alla sua morte. Diremo allora che Mosè non entrerà nel «riposo» di Dio? Non sia mai! Mosè è figura di Cristo: come Mosè non entra nella Terra Promessa di Israele, così Gesù fugge la folla che lo vuole Re d’Israele. Eppure lui stesso dirà: «Tu lo dici: io sono Re». Conveniva infatti che il primo Israele dovesse «morire» [come approdo messianico] producendo molto frutto, come il chicco di grano che cade per terra e «muore»: un secondo e più grande Israele, una nuova tenda «non fatta manualmente, ma eterna nei cieli» dove la morte sarà «inghiottita dalla vita», per dirla con S. Paolo, di cui ho un po’ parodiato da bricconcello impenitente il linguaggio. Anche perché, non per colpa mia, qui alla Natività siamo in clima di baruffe chiozzotte.

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2 thoughts on “Una settimana di “Vergognamoci per lui” (54)

  1. Ti auguro un 2012 ricco di salute, soldi e felicità. Gerarchizza pure i tre auspici nell’ordine più consono al tuo gusto e alle tue priorità 🙂

    1. Grazie e ricambio dallo Stadio Di Monigo in quel di Treviso dove mi atteggio a inviato specialissimo di Right Rugby.
      Al primo posto sta la felicità, ovviamente. Al secondo la salute, perché quando si sta male cambia tutto, ma proprio tutto! Se poi arrivano pure i soldi, li accetterò come dono della Provvidenza, quindi senza alcun problema!

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