Una settimana di “Vergognamoci per lui” (58)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ROBERTO SAVIANO 23/01/2012 L’antiberlusconismo è come l’antifascismo: deve sempre tenere la guardia alta. Sennò la pacchia è finita. Pericolo! Il nostro, che è un fuoriclasse, se n’è accorto subito: «E’ un’ingenuità» ha detto, «pensare che Berlusconi sia finito». (Il che, d’altra parte, è vero: mica è stato sciolto nell’acido.) E nel dubbio, per meglio garantirsi un futuro, ha precisato: Berlusconi o la «sua progettualità politica». Perché si sa: come ci sono infinite forme di fascismo, così ci sono infinite forme di berlusconismo. E quindi tirate tutti un bel sospiro di sollievo.

L’ANNO DEL DRAGO 24/01/2012 Comincia l’anno del Drago in Cina, e in tutti gli angoletti del mondo popolati da cinesi. Saranno due settimane di danze tradizionali, di fuochi artificiali, di colori. Il Drago è ricco di positività, è di buon auspicio, è sinonimo di forza, salute e fortuna, ed è un periodo formidabile per mettere al mondo dei figli. Bah… noi siamo tifosi di Gesù, ma facciamo atto di buona volontà e ci mettiamo nei panni di atei e agnostici: converrete, spero, che anche come superstizione il cristianesimo offra paccottiglia straordinariamente più interessante.

MASSIMO GRAMELLINI 25/01/2012 Da anni ormai tutti i giornali hanno il loro lapidario moralista di fiducia, incaricato di fustigare i costumi col suo motteggiante francobollo quotidiano. A volte sono più di uno, così che se ci si vergogna dell’uno, si può sempre andar fieri dell’altro. E viceversa. La pillola sapida di questi tromboni sentenziosi diventa spesso per i lettori una cattiva abitudine, che vanamente si vorrebbe scacciare. Sono come l’ultima sigaretta per Zeno Cosini: nella noia, ripromettendoci di farlo per l’ultimissima volta, la ingolliamo, non foss’altro che per confermarci nel disgusto. La fauna di questi schiavi dell’aforisma è tuttavia assai variopinta, e non dovete pensare che se qualcuno di questi lo vedete strano, ma proprio strano, ma proprio strano strano strano strano, sia per forza il peggiore: al contrario, magari è proprio il migliore. In fondo, è un mestiere da disgraziati. In quanto ai peggiori, lì potete andare sul sicuro: sono i Severgnini, i Gramellini, gli Enzi Biagini di sempre, intenti a lisciare il pelo al moralismo prêt-a-porter e ad incrociare a distanza di sicurezza da ogni opinione minimamente cazzuta. Ma oggi mi è preso un colpo. Sul sito web della Stampa butto l’occhio sul titolo del pezzullo del giorno di Gramellini: «Dagli all’evasore». Oddio, oddio, mi son detto preoccupato, che abbia drizzato la schiena? Macché, niente! Per il nostro, già dimentico, a pochi giorni dalla sua scomparsa, che Fruttero gli aveva insegnato, a suo dire, la «leggerezza», la sommarietà di quel «Dagli all’evasore» è segno di progresso civile. Ho letto e riletto: non scherzava. E, soddisfattissimo, mi son ripreso dal colpo.

STEFANO FOLLI 26/01/2012 «Dall’altro lato questo stesso governo deve tenere a bada la piazza, usando all’occorrenza il pugno di ferro. Cosa che gli procurerà qualche critica, ma gli farà guadagnare anche molti consensi.» Non l’ha detto Gasparri, e non l’ha scritto Sallusti, al tempo del governo peronista del Caimano. No, l’ha scritto lo svergognato di oggi. Far rigar dritto la plebaglia, come Dio comanda, per il bene del paese, magari a colpi di nodoso bastone, oggi diventa una virtù ed un segno di serietà, di consapevolezza, di responsabilità, di amore della legalità. Lo vuole «la grande maggioranza degli italiani»: è la voce possente del Popolo. E adesso lo vuole pure l’Europa: «E c’è da credere che una prova di severità, volta a garantire gli approvvigionamenti e la libera circolazione delle merci sul territorio nazionale, in base peraltro a una precisa e ben nota normativa dell’Unione, consoliderà la credibilità e il rispetto di cui gode il premier.» Ma infatti è ora di finirla con questi scioperi selvaggi, con queste interruzioni di pubblico servizio, con queste okkupazioni di strade e stazioni ferroviarie, con queste pagliacciate criminali, con questi ricatti. E’ ora di fare piazza pulita. «Quando dunque, o Silvio, farai il tuo dovere?»: così, per anni, se ricordiamo bene, il Demostene del Sole24Ore ammoniva indefesso, con vivo senso d’urgenza, dalle colonne del suo giornalone, andando puntualmente a sbattere contro la neghittosità di un governo sordo alla ragione e a tutto. Una cialtroneria di cui oggi paghiamo il prezzo. Un prezzo intollerabile.

CLAUDIO BAGLIONI 27/01/2012 Si è innamorato della Costituzione. La nostra. Quella dell’immusonita repubblica fondata «sul lavoro». Già questo avrebbe dovuto mettere in pensiero i suoi amici più cari. Molto. Ora ha avuto la follia di cantarla. O meglio, di declamarla in groppa alle onde lunghe di un oceano di musica generosamente melodica, tipicamente sua. Sulla cresta delle più possenti, la declamazione si sfuma in canto e la voce è rotta da una specie di struggimento amoroso. E’ terribile. Per ritrovare me stesso, e forse lui stesso, mi son ascoltato “Sabato pomeriggio” cinque volte di fila, avidamente.

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