Una settimana di “Vergognamoci per lui” (64)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GIUSEPPE MUSSARI 05/03/2012 Cavolata tira cavolata. E’ Raffaele Bonanni ad aprire le danze invocando una legge (ti pareva se non ci voleva una legge!) che «fissi» il ruolo sociale delle banche. Già m’immagino una nuova branca dello stato sociale, finanziato dai risparmi invece che dalle imposte, e guidato da criteri decisi in alto da un’Authority ad hoc (ti pareva se non ci voleva un’Authority!), e decisi in basso dagli amici degli amici. Voi vi sentireste tranquilli a lasciare i vostri risparmi in una banca del genere? Se avete l’animo del postulante, la faccia tosta dell’intrigante, la tessera del partito o quella del sindacato, forse sì. Gli risponde il presidente dell’Abi, mettendo in chiaro che le banche non sono un servizio pubblico, ma sono imprese ed hanno il diritto/dovere di fare profitti. Esagerato. Le banche intermediano il risparmio. I profitti dovrebbero essere il riflesso di quest’attività di intermediazione. In teoria, in un periodo di vacche magrissime, un modestissimo profitto potrebbe essere il risultato di un’eccellente attività di intermediazione del risparmio. Ma se le banche devono fare profitti ad ogni costo, se per farlo si mettono a giocare in proprio con ardite operazioni finanziarie, e corrono dietro alle fette di mercato e alle nevrosi degli analisti assecondando l’economia delle bolle; e sono tanto fissate con la «crescita» da lanciarsi in acquisizioni pazze pur di non farsi mangiare un giorno da un pesce più grosso, come accadde per esempio al Monte dei Paschi di Siena quando il generale Mussari lo guidò alla conquista a carissimo prezzo di Antonveneta, impresa dalla quale il colosso senese non si è più rialzato; be’, allora direi che il diritto/dovere di fare profitti è la quintessenza del capitalismo alle vongole.

ROMANO PRODI 06/03/2012 Solo tre mesi fa, miracoli dell’antiberlusconismo, ci sentivamo tutti una razza nuova, insofferente alle vecchie liturgie, ai linguaggi cifrati della politica, ai tempi biblici dei tavoli di discussione, ai salamelecchi perditempo, impaziente di uscire vittoriosa dal pantano dell’immobilismo. Ora siamo tutti tornati a cuccia. Fiutata l’aria è rispuntata come il sole al mattino la faccia di mortadella col ditino alzato e l’occhio sgranato di sempre a certificare che la ricreazione è finita: «È giunto il momento» ha detto, «in cui il governo si deve assumere la responsabilità di ricercare con Fiat e sindacati una strada comune per ricostruire una presenza italiana forte e concorrenziale nel settore dell’automobile.» Il governo. Con la Fiat. Coi sindacati. Una strada «comune». E una presenza «forte». Forte: l’aggettivo vago ma baldanzoso che ha segnato l’era dell’aria fritta.

MUSTAFA ABDEL JALIL 07/03/2012 E’ nato a Bengasi un Consiglio provvisorio della Cirenaica. Il presidente del Consiglio nazionale transitorio libico, Mustafa Abdel Jalil, ha parlato da Tripoli di complotto internazionale: “E’ l’inizio di una cospirazione contro il Paese. E’ una vicenda molto pericolosa che minaccia l’unità nazionale e che può condurre ad una Libia divisa e non-democratica”. La faccenda promette faville. Ora si attende lo sbarco di Bernard-Henri Lévy. Ma dove? A Tripoli o a Bengasi?

LEOLUCA ORLANDO & FABRIZIO FERRANDELLI 08/03/2012 L’outsider Ferrandelli, ex capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio comunale a Palermo, vince a sorpresa le primarie del centrosinistra nel capoluogo siciliano. Leoluca è verde di rabbia e vuol far saltare tutto. Con lo stile da galantuomo che lo ha sempre contraddistinto punta il dito: abbiamo migliaia di denunce, dice, e ci sono stati episodi che provano che certi elettori sono stati pagati; e anche se le irregolarità vanno accertate, continua, «l’inquinamento politico» resta in ogni caso; sono primarie inquinate e drogate, conclude. Il bello è che il povero Ferrandelli alla vigilia delle elezioni denunciava una manovra subdola del Pid di Saverio Romano a favore della peraltro ignara Borsellino: di questi retroscena, diceva, la mia segretaria ha prove certe e dimostrabili; dal canto nostro, concludeva, vigileremo contro ogni forma di «inquinamento» del voto. Ora che è accusato di «inquinamento» Ferrandelli parla di «metodo Boffo». No, caro Ferrandelli: è il vostro metodo.

LA TRATTATIVA 09/03/2012 Alzi la mano chi ci ha capito qualcosa. Certi nostri magistrati antimafia sono come le Sibille Cumane e le Pizie del mondo antico: alludono, adombrano, suggeriscono, insinuano, evocano con ieratica gravità. E’ tutto fumo, ma col peso specifico delle certezze metafisiche. Essi infatti officiano un culto misterico sui misteri di stato che è la seconda religione del nostro paese dopo il cristianesimo di confessione cattolica. Essendo misteriosa è una fede che non ha paura di contraddirsi, perché sotto un mistero c’è sempre un altro provvidenziale mistero. Venerate verità processuali vengono così buttate nel bidone della spazzatura insieme a pentiti ingaggiati un tempo dagli stessi aruspici come manovalanza oracolare: depistaggi!, sentenziano oggi coloro che ieri davano del depistatore al miscredente che quelle verità e quei bulletti spernacchiava. Ma per fortuna ora hanno una certezza. Ve la scrivo col “c” maiuscolo – ecco qua: Certezza – così capite che si tratta di un’altra insondabile divinità entrata nel Pantheon Misterico al posto di quella decaduta, il Papello. La Trattativa, invece, è ancora ben salda al suo posto.

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