Una settimana di “Vergognamoci per lui” (67)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

PIER FERDINANDO CASINI 26/03/2012 Per timore che si dubiti della vostra intelligenza, ci sono cose che voi mortali non direste mai, tanto sono scontate. E sbagliate. Poi arriva lui, Pierferdy, che le sa apprezzare e recitare con una convinzione che confonde i più scafati. E’ di ieri l’ultima, in tutto il suo nudo, inattaccabile splendore: «Se si continua così il governo prima o poi entra in crisi sul serio». Confessate: quantomeno vi chiedete se ci sia sotto qualcosa. E sbagliate di nuovo.

MARCO TRAVAGLIO 27/03/2012 Come sapete, è morto Tabucchi, lo scrittore, noto anche per indulgere in un giacobinismo la cui strepitante e comica intransigenza scimmiottò un indomabile spirito di verità. Molto gli piacque vivere la mistica del regime, della cui problematica esistenza il pathos sprigionato dal suo animo intrattabile doveva servire da dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. In breve, fece l’offeso, non si sa da chi e da che cosa: per questo fu ancor più riverito, ancor più premiato, ancor più pubblicato. Per Marco, un martire. Ma soprattutto un uomo libero. Da contrapporre ai servi, tipo Ferrara, e idealmente, nel suo ambiziosetto piccolo, il sottoscritto: con la nostra simpatica e virile faccia da schiaffi siamo la sua magnifica ossessione, sempre e comunque, ogni occasione è buona.

L’UNITA’ 28/03/2012 Come sapete, è morto Tabucchi, lo scrittore, noto anche per indulgere in un giacobinismo la cui strepitante e comica intransigenza scimmiottò un indomabile spirito di verità. Molto gli piacque vivere la mistica del regime, della cui problematica esistenza il pathos sprigionato dal suo animo intrattabile doveva servire da dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. In breve, fece l’offeso, non si sa da chi e da che cosa: per questo fu ancor più riverito, ancor più premiato, ancor più pubblicato. L’Unità.it vuole ricordarlo in modo speciale, offrendovi in allegato un suo racconto pubblicato dal quotidiano nel 2001. Titolo: «Incubo». Argomento: quello. La loro magnifica ossessione, sempre e comunque, anche nell’attimo dell’ultimo commosso saluto alla salma dello scrittore giunta alle porte dell’Ade. In caro estinto, già mezzo sintonizzato con la larghezza di spirito dell’Eterno, farà fatica a credere a tale ingiuriosa piccineria: ancora Lui! Qui! E’ un incubo!

STAFFAN DE MISTURA 29/03/2012 All’inizio della vicenda dei due marò arrestati dalle autorità indiane, la reazione del nostro governo fu timidissima, quasi silente. Con l’andar del tempo una certa impotenza ha trovato sfogo nell’innalzamento dei toni, ed ora non passa giorno che i rappresentanti delle nostre massime istituzioni non ripetano che “non lasceranno soli” i due militari, come ha fatto anche ieri il ministro della Difesa. Di grazia, perché dovrebbero? Anche se fossero colpevoli, e non solo innocenti o arrestati arbitrariamente, l’Italia avrebbe il dovere di patrocinare i loro diritti. Sentire invece il dovere di sottolinearlo, quantomeno rende plausibile ciò che plausibile non dovrebbe essere, ed ingenera sospetto. Il sospetto che il silenzio ed gli strilli siano figli dello stesso padre: il non saper che pesci pigliare. Prendete il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, sempre ieri: “Noi non molleremo mai i nostri marò”, premette, come da copione; e poi spiega quasi bellicoso che se l’Alta Corte del Kerala dovesse decidere che la giurisdizione è indiana “l’Italia, di conseguenza, continuerà ad alzare i toni sulla questione; impugnerà la decisione e si rivolgerà alla Corte suprema”. Nientepopodimeno.

CORRADO PASSERA 30/03/2012 Per il ministro dello sviluppo economico siamo nel pieno di una recessione che non passerà tanto presto. Bene. Voglio dire, dice la verità. Aggiunge che per uscirne bisogna accelerare su tutte le riforme strutturali in programma. Bene. E ribadisce che bisogna pensare ad una crescita sostenibile dal punto di vista finanziario e non fondata sul debito. Benissimo. Il problema più urgente da risolvere, però, è quello della stretta creditizia con la quale le aziende e le famiglie fanno oggi drammaticamente i conti. Malissimo. Sapevo che non durava. Non perché non siano vere, la stretta creditizia e l’urgenza di porvi mano. Ma perché il “credit crunch” viene vagamente presentato come una specie di accidente causato da una somma di imperizie. E non da quella economia fondata sui debiti, e quindi anche sull’espansione creditizia, evocata un secondo prima.

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