Una settimana di “Vergognamoci per lui” (68)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

WALTER VELTRONI 02/04/2012 Quando, folgorato dall’amabilità di Walter e sedotto dalle infinite possibilità del ma-anchismo, si era buttato a sinistra, tra lo stupore e le risatine maliziose dei suoi colleghi della Serenissima, l’imprenditore Massimo Calearo aveva subito dato prova del suo ameno carattere, mettendo serafico le mani avanti: “Io non sono di sinistra”, disse. E lo dimostrò ampiamente, e coerentemente, con le sue uscite e le sue trasmigrazioni parlamentari. E’ da tre mesi che in pratica non va in parlamento a lavorare. “Non serve a nulla”, ha detto. Ma non si dimette, l’imprenditore con la Porsche regolarmente immatricolata in Slovacchia, anche perché “con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa di 12.000 euro al mese”. Tanto candore non ha trovato il giusto apprezzamento. Ne è nato un putiferio, al cui scoppio questo bizzarro personaggio si è come ridestato, spiegando il suo assenteismo con la volontà di rimanere vicino alla moglie, morta nei giorni scorsi dopo una grave malattia, circostanza fino ad allora misteriosamente taciuta, e decidendo di dimettersi per metter fine alle polemiche e agli insulti, ai quali ha risposto cordialmente dando degli “sciocchini” agli ex colleghi del PD. Walter Veltroni, che con l’ingaggio nelle file democratiche di un pezzo grosso dell’imprenditoria veneta pensava di aver fatto un colpo da maestro in partibus infidelium, ed è invece finito nel mirino delle critiche del popolo progressista, l’ha definito “una persona orrenda”: propria ora che nel tanfo moralistico nel quale siamo caduti la placida sfrontatezza di Calearo sa quasi di virtù.

MATTEO RENZI 03/04/2012 Il rottamatore ce l’ha coi politici che «rinunciano all’idea forte, alla visione di ampio respiro», e che «vivono alla giornata, senza mettere mano, una volta per tutte, alle regole del gioco». Lui invece, par di capire, è di tutt’altra pasta: si nutre di idee e di convinzioni profonde, che sfidano il tempo, le convenienze, le mode, le vane chiacchiere. Per metterlo in chiaro è già al suo secondo libro, «Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter», il cui titolo da cazzeggio iperbolico già ci prepara alle formidabili intuizioni del sindaco di Firenze, vere e proprie minchiate di classe purissima, come quelle di pensare «al granduca Cosimo come a un rottamatore ante litteram», ai «Medici come a banchieri favorevoli alla patrimoniale», a Dante come «modello per la sinistra». Non c’è Madre Teresa, Che Guevara neppure, ma il Jovanotto, quello c’è tutto.

ROBERTO SAVIANO 04/04/2012 Lui l’aveva detto. Cosa? Che la mafia calabrese “interloquiva” col potere politico nel nord Italia, e quindi anche con la Lega. E le indagini di questi giorni lo dimostrerebbero. E che c’è di strano? Sono decenni che le cose vanno così: prima si lanciano i palloni sonda, una paroletta buttata là; poi si comincia a cucinare la preda a fuoco lentissimo; ed infine arriva la nostra coraggiosa magistratura, che sente puzza di bruciato. Come dimostrano le indagini di questi giorni.

L’A.N.P.I. & ALBERTO PERINO 05/04/2012 A sessantasette anni dalla fine della seconda guerra mondiale esiste ancora l’A.N.P.I., l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che non è un club di reduci, perché sennò di novantenni che sparacchiarono col fucilino contro l’invasor ne resterebbero invero pochini, ma una tetra fratellanza di guardiani della democrazia, con la fissa dell’Antifascismo, della Costituzione, della Resistenza. La loro democrazia è così piena di valori indiscussi, di verità da ossequiare, di parole d’ordine, che non potete muovervi di un centimetro al di fuori di questo civico catechismo senza correre il rischio di essere sospettati di fascismo. Occhieggiar di qui e di là, e dare l’allarme, è la sciagurata occupazione di questi mezzi invasati. Alcuni dei quali, non raramente, diventano invasati del tutto, giacché sulla via della perdizione l’estremismo facinoroso è lo stadio immediatamente successivo al roboante legalitarismo. In questi casi c’è da piangere, veri e propri drammi famigliari: chi sta con l’accigliato Partito, chi con i Trotzkisti. Prendete i No-Tav, che più partigiani di loro – a loro giudizio, s’intende – non c’è nessuno. Il loro leader, Alberto Perino, se l’è presa con la sezione A.N.P.I. Vigentina di Milano, che – a sua detta – ha negato la tessera ad un resistente partigiano No-Tav arrestato per gli scontri a Chiomonte, a lui e ai suoi famigliari; e anche con Carlo Smuraglia, amico – a sua detta – della famiglia dell’arrestato, «ma anche l’avvocato di Caselli e si capisce tutto», il quale a marzo aveva organizzata un’assemblea pubblica a Milano col Procuratore Capo della Repubblica di Torino, e aveva criticato duramente l’abuso della parola “partigiano”, a dimostrazione che quando vuole il Partito ha pure il senso dell’umorismo. Perino ha parlato senz’altro di atteggiamento fascista. E la sezione A.N.P.I. di Bussoleno si è schierata con lui. Ecco, nel 2012 queste cose accadono ancora nel nostro paese. Meriterebbero di essere seppellite da una risata, se queste teste di rapa non fossero legioni.

STEFANO FOLLI 06/04/2012 Il segreto di un certo giornalismo dei piani alti è tutto racchiuso nei toni: pacati, paternalisti, guardinghi, vigliacchetti anche quando si fa la voce grossa. Questa musica uniforme, come la nebbia spessa, si adatta a tutto e tutto nasconde, specie le più disinvolte cretinate. All’editorialista del Sole24Ore, per esempio, il Monti che oggi «punta alla stabilità», che ha lavorato con successo al «compromesso possibile» sulla riformicchia del lavoro, che «non ha umiliato» le forze politiche, ma che anzi «ha restituito un ruolo a Pdl, Pd e Udc», dando consistenza politica al governo dei tecnici, pare uno statista coi fiocchi, anche se qualche mese fa il suo piagnucoloso partito, quello del Fare presto! Fare Presto! Fare presto!, lo aveva chiamato al capezzale d’Italia per fare tutto il contrario, ossia tutto il bene della patria, con piglio rivoluzionario, non guardando in faccia nessuno. Se non è proprio ebete, il lettore non manca di cogliere la sfacciata contraddizione, ma i modi felpati lo addormentano e alla fine l’infinocchiano. Cosicché il nostro amabile imbonitore è pronto a ricominciare lo scherzo, due righe più sotto, come se niente fosse: «Se si vuole fare sul serio», scrive «i prossimi nove-dieci mesi dovrebbero scuotere l’albero dei vizi italiani come mai è accaduto in passato. Ci si augura che Monti abbia voglia di rischiare. E che i partiti della grande coalizione mascherata non siano solo un freno, ma vogliano rendere un servigio al Paese. Del resto, il presidente del Consiglio ha detto pochi giorni fa di “non voler tirare a campare”. Dopo il compromesso sul lavoro, ecco l’occasione di dimostrarlo. Con i tre partiti, se vorranno seguirlo. Oppure mettendoli di fronte alle loro responsabilità, se esiteranno.» Oh cazzarola, è così che si parla! Fare sul serio! Fare sul serio! Fare sul serio!

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