Rifondazione immorale

La moralità di una società non si crea con le norme. Alla base di ogni società naturale c’è una solidarietà che si è sviluppata col tempo seguendo le vie della storia, che sono sempre storte, impervie, ma che tendono a fondersi, ad intrecciarsi fino a costituire una rete robusta, atta a sostenere i traffici della civiltà. Se questo sentimento sociale è sviluppato esso costituisce un freno naturale alla corruzione dei costumi perché anche chi vi è inclinato si rende conto dell’interdipendenza dei destini individuali in una società siffatta, e partecipa dell’istinto di conservazione generale. Quando viene meno, ed ognuno trova naturale pensare unicamente per sé, a surrogarlo interviene il cancro legislativo, che peggiora le cose, aumenta il senso di sfiducia, gonfia le prerogative dello stato, e divide gli uomini. Le società più immorali e corrotte sono spesso quelle più burocratizzate.

L’Italia deve fuggire quest’ansia farisaica di rifondazione morale, che è un sentimento distruttivo. E’ esso che ci condanna all’immobilismo, alla paura, alla diffidenza, ad invocare messianicamente l’intervento della legge per risolvere problemi culturali. Chi l’ha alimentato stoltamente ora comincia ad averne paura. A cinque anni di distanza dal lancio de “La Casta”, l’articolo di qualche giorno fa di De Bortoli sul Corriere della Sera suona come un‘excusatio non petita. Scrive De Bortoli:

L’antipolitica è una pratica deteriore che mina le fondamenta delle istituzioni. L’idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti è terreno fertile per svolte autoritarie. Le inchieste di Rizzo e Stella, pubblicate dal Corriere , sui costi (scandalosi) della politica sono state lette da più parti con fastidio e disprezzo. Eppure non erano e non sono animate da un pernicioso qualunquismo, ma da una seria preoccupazione per l’immagine pubblica degli organi dello Stato e per la dignità dei rappresentanti della volontà popolare.

Invece “La Casta” fu proprio un libro pernicioso, che io, al contrario degli ingenui, mandai di cuore a quel paese senza mai aprirne una pagina perché, con la scusa dei “fatti”, troppo scoperta era la volontà di far gli occhi dolci all’antipolitica nella speranza di poterla poi controllare a proprio vantaggio. Con “La Casta” la classe soi-disant dirigente sdoganava un populismo vero, dopo anni di chiacchiere su un populismo inesistente, il berlusconismo. Lo dico a quelli che cercano il populismo nello stile dimenticando la sostanza, e specialmente a Galli della Loggia, il quale – manco per caso che ne imbrocchi una – nelle “cadute” di Berlusconi e Bossi vede la fine del ruolo centrale nella politica italiana del “Nord ideologico”, senza rendersi conto che si può dividere il paese orizzontalmente, geograficamente, ma lo si può dividere anche verticalmente, al suo interno, attraverso la lotta di classe, versione marxista di quel puritanesimo giacobino – il democraticismo settario dei “migliori” e dei fedeli alla “Costituzione” – che dai post-comunisti è stato ripreso dopo la caduta del muro. Il vero populismo e le forze della disgregazione sociale stavano per vincere dopo Mani pulite. Fu Berlusconi ad opporvisi. Fu quella di Berlusconi l’unica proposta “nazionale”. Egli imbragò il secessionismo leghista, tirò fuori dall’apartheid la destra missina, mise insieme i pezzi della destra, guardando al futuro. Non per niente chiamò il suo partito “Forza Italia”. La sinistra è ancora ferma alla “questione morale”, che è la negazione della politica, ed è populismo allo stato puro. In questo quadro anche la nascita del governo dei tecnici è stato un sostanziale cedimento all’antipolitica. Lo prova il fatto che l’unica cosa fin qui combinata dal governo Monti è la riforma delle pensioni, fatta appunto in un momento di debolezza o sospensione democratica, allorché partiti e parti sociali erano troppo deboli, e l’opinione pubblica muta, di fronte all’abbrivio rivoluzionario che accompagnava la compagine governativa. Ma i suoi grandi elettori della grande stampa “liberale”, che ora si spaventano del deserto della politica italiana, non se ne avvedono. Forse, tra cinque anni, faranno obliquamente mea culpa. Nel frattempo continueranno a vezzeggiare chi vaneggia di pulizia, pulizia, pulizia…

[pubblicato su Giornalettismo.com]

Advertisements

6 thoughts on “Rifondazione immorale

  1. Peccato che Berlusconi vi si oppose con un altro populismo
    E non sia stato capace di costruire nulla neanche sul piano teorico in 20anni

  2. il libro la casta era pure un po’ vigliacchetto, visto che sparlare dei politici è come sparare sulla croce rossa. ma rizzo e stella, di cui nessuno aveva mi sentito parlare sono assurti a grandi giornlisti coraggiosi, senza correre nessun rischio.
    gli piace vincere facile.

    frank77
    nn me ne frega nulla di celebrare chicchessia, la mia idea personale è che berlusconi nn ha solo teorizzato, ma anche realizzato l’unione delle forze politiche di centrodestra, sdoganando e tramutando in forze di governo MSI e Lega, che fino a quel momento erano considerati “fasci” e “barbari”, sdoganato il liberalismo in un’italia di catto-comunisti, e riavvicinato alla politica e portato al voto la gente in un momento in cui se la gente vedeva un politico gli sputava in faccia.
    e non era per nulla scontato che l’operazione avrebbe riscosso successo nelle urne.
    magari poi avrà pure fallito o tradito o agito solo per calcolo elettorale o quello che ti pare, ma oggi perfino i comunisti, almeno a chiacchiere, celebrano la Patria, vogilono il federalismo, e le riforme liberali.
    se ci arrivavano prima forse era meglio.

    saluti

  3. Poiché ca. un 50% del popolo votante vive direttamente o indirettamente di risorse clientelari, da quando e finché questo stato di cose dura è stato è e sarà sempre impossibile per qualsiasi governo eletto in modo democratico e politicamente corretto ridurrne in qualsiasi modo le fonti e sostituirle con quelle normali di mercato.
    Infatti il debito pubblico continua ad aumentare anche se, per tentare di fare qualcosa, si sono messi d’accordo per mettere in piedi un ben retribuito governo “tecnico” al solo scopo di giustificare sgraditi interventi che i titolari della volontà popolare si guarderebbero bene dal realizzare per non perdere voti dai “clienti”.
    Se continua cosi, per non arrivare alla repubblica di Weimar occorrerebbe l’intervento di qualcuno che somigliasse a Pinochet (che per chi ha vissuto il Cile dell’epoca è ben lungi dall’essere quello che viene descritto dal sinistrume internazionale).
    Per quanto riguarda Pinochet possiamo stare tranquilli: il nostro mercato “virile” è in grado di fornire solo “Pinocchietti” .
    La repubblica di Weimar invece, ce la stiamo cercando dall’avvento del centrosinistra.
    Pippo il vecchio

  4. Marmando non mi pare che Berlusconi abbia sdoganato alcunchè ne trasformato alcunchè.
    Lega e MSi statalisti erano e statalisti sono rimasti.
    In quanto alle idee liberali,erano appanaggio di 4gatti prima di Berlusconi e anche adesso sono appanaggio di 4gatti
    Alla fine ha fatto solamente un cartello elettorale per vincere le elezioni.

  5. In effetti la differenza tra le coalizioni incoerenti e rissose che hanno portato Prodi al governo e quelle incoerenti e rissose che hanno portato Berlusconi al governo è inesistente.
    C’è molta gente che non è in grado di capire che se metti insieme forze politiche incompatibili, sostenute da elettorati con interessi fortemente divergenti e pensi poi di riuscire solo approfittando dell’attaccamento alla poltrona a costringerle a fregare i loro elettori sei nel migliore dei casi un ingenuo.
    Passerai il tempo, come è SEMPRE successo a Berlusconi solo a rapezzare scontri di potere e a difendere TUTTE le lobby improduttive che sostengono questo o quel parassita di partito, il cui voto ti è indispensabile per non cadere.
    Insomma Berlusconi ha fallito non solo come amministratore della cosa pubblica, ma anche come politico nel senso più stretto, da qulsiasi punto di vista lo si guardi 20 anni di berlusconismo non hanno cambiato di una virgola la politica italiana sono stati solo tempo perso.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s