Una settimana di “Vergognamoci per lui” (75)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

JUPP HEYNCKES 21/05/2012 Picchia duro la stampa popolare teutonica contro «l’anticalcio distruttivo» del Chelsea. Mah, se un gioco difensivo ad oltranza ha una sua base razionale non può essere definito «anticalcio». Se invece una squadra nel metterlo in pratica umilia le sue potenzialità, o mette in preventivo una dose immodesta di fortuna, la linea che divide il realismo dalla stupidità si fa molto sottile, cosicché la sconfitta si accompagna sempre ad una figura barbina, mentre la vittoria al contrario ha il sapore di una scommessa miracolosamente vinta, frutto del concretissimo lavoro di straordinari professionisti della pedata. Poi c’è il dilettante, che ogni tanto con l’anticalcio ci prova, e molto male gliene incoglie. Guardate cosa ha combinato Heynckes con Thomas Müller. Il giovanotto è l’ombra del magnifico giocatore degli ultimi mondiali, ma ha grande personalità ed è assai sveglio. Malgrado un sacco di sbavature è cresciuto durante tutta la partita mentre gli altri pian piano si assopivano e a pochi minuti dalla fine è stato lui a buttarla dentro. Quando, poco dopo, il suo allenatore l’ha spedito in panchina, cedendo ad uno dei vezzi più cretini dell’anticalcio da operetta, abbiamo avuto tutti un presentimento, o no?

ANGELO BAGNASCO 22/05/2012 «C’è bisogno di lavoro, lavoro, lavoro. Non smetteremo di chiederlo, tanto il lavoro è connesso con la dignità delle persone e la serenità delle famiglie.» Così dice il cardinale. Non mi è mai piaciuta quella retorica, a volte piagnucolosa, a volte farisaica, che sembra includere il lavoro nel numero delle belle cose del mondo. L’uomo non è fatto per il lavoro. Ossia: la vera natura dell’uomo non è fatta per il lavoro. Se potesse vivere bene senza lavorare, l’uomo non lavorerebbe: al massimo si dedicherebbe ad una libera attività senza orari, scadenze ed impegni da rispettare, la qual cosa non è un «lavoro», e neanche un’attività artistica, perché anche quest’ultima, tanto più quando è libera ed indipendente, ha il suo aspetto angoscioso legato al vil denaro, al bisogno. Per la Bibbia, che la sa lunga, la vita grama dell’uomo comincia con la cacciata dall’Eden. Ed è per bocca di un Dio imbufalito che l’uomo viene avvertito una volta per tutte: «Con il sudore della tua fronte mangerai pane, finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto, perché polvere sei e in polvere tornerai!» Persino un apostolo del liberismo economico come Ludwig Von Mises metteva l’accento sull’aspetto «penoso» del lavoro. Il lavoro, insomma, è una maledizione. Ma mica è il caso di piangere. Dire la verità rasserena, e ci predispone meglio alla necessaria fatica quotidiana. Invocarlo come una benedizione è invece quantomeno un’esagerazione. Chiederlo poi come se fosse un obolo che una qualche misteriosa potenza può concedere a suo piacimento è persino irritante. Tanto vale chiedere l’obolo direttamente, o no?

BEPPE GRILLO 23/05/2012 In vino veritas. Nell’ebbrezza della vittoria in quel di Parma Beppe, l’ultimo e più rumoroso interprete delle correnti palingenetiche che ammorbano la politica italiana dalla fine della prima guerra mondiale in poi, ha parlato di «vittoria della democrazia sul capitalismo». Un vento nuovo, non c’è che dire: da un secolo e passa i demagoghi di tutte le risme vanno sempre a finire là, immancabilmente, povere pecorelle, nel rifugio sicuro dove si può sparare tranquilli contro la Croce Rossa, ossia il bieco «capitalismo», che non è altro che un paroletta suggestiva di conio marxista, anche se non di Carletto in persona. A questa fila anche il nostro montone vaffanculista si è accodato, molto diligentemente, coprendo col chiasso il formidabile belato che gli prorompeva dal petto.

FILIPPO PATRONI GRIFFI 24/05/2012 Replicando al nuovo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, il Ministro della Pubblica Amministrazione ha svelato un segreto: «La riforma della Pubblica Amministrazione e la Semplificazione sono priorità anche del governo. In questa direzione l’esecutivo sta lavorando sin dal primo giorno.» Sono dunque centottanta giorni di fila che il governo del «fare presto», quello che doveva limitarsi a dare corpo alle chiarissime idee da cui era animato, rimugina su questa riforma, senza riuscire a venirne a capo. Eppure la volontà c’è, fermissima. Secondo me, è tempo di mettere in campo gli incentivi. Un bel premio di produttività, per esempio. Ma che sia grosso.

COSIMO CONSALES 25/05/2012 Gli applausi ai funerali: quando li sento mi cascano le palle. Vogliamo prendere per il culo il caro defunto anche da morto, ora che per lui il tempo degli scherzi è finito per davvero? O troviamo forse in questo vitalismo alle vongole il nutrimento per l’anima nostra fine e sensibile? Non è che magari abbiamo deciso che la morte debba essere sempre per forza considerata un insulto che colpisce l’innocente, al solo scopo di sentirci tutti buoni, bravi ed innocenti, solidarizzando rumorosamente con il suo cadavere? Da un po’ di tempo quando si muore fioccano gli applausi: non mi sembra mica una cosa tanto normale. Possibile che in tutti gli altri secoli che il mondo ha conosciuti l’umanità si sia sbagliata? Al “Concerto della legalità”, ad esempio, non è mancato un lungo applauso per Melissa, la ragazza uccisa a Brindisi. Lo aveva chiesto espressamente il sindaco della città pugliese. Non una menzione, non un ricordo: l’applauso, quello ci voleva. Bah.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (74)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

PIERGIORGIO MOROSINI 14/05/2012 Un procuratore nazionale antimafia singolarmente disteso, e quindi schietto, ha speso parole di elogio per alcuni aspetti dell’azione legislativa dell’ex governo Berlusconi: «Ha introdotto delle leggi che ci hanno consentito di sequestrare in tre anni moltissimi beni ai mafiosi», ha detto Grasso. Il «premio speciale per la lotta alla mafia», che il procuratore avrebbe idealmente dato al Caimano – per alcuni aspetti di questa lotta, ripetiamolo – non è un’invenzione della brutta razza dei giornalisti, ma non è neanche farina del suo sacco. Grasso è stato solamente al gioco del suo impertinente intervistatore. Si vede che era di buon umore; anche un magistrato è un uomo. Una bombetta più che discreta comunque nello stagno dell’antiberlusconismo mistico. Lo si nota dall’imbarazzato silenzio generale. La sola che non ha potuto esimersi dal replicare alle parole del procuratore è stata la nostra magistratura engagée, la parrocchietta livorosa che si diede il nome di «democratica» per distinguersi e per gettare il seme del sospetto su tutto il resto della magistratura. Il segretario nazionale di Md ha definito, scandalizzato, e con traboccante fantasia, «sconcertanti» le parole di Grasso. Di Berlusconi non ha voluto salvare assolutamente niente: i successi in materia di aggressione ai patrimoni mafiosi «sono dipesi dallo spirito di abnegazione e dalla capacità professionale delle forze dell’ordine e della magistratura»; il codice antimafia del 2010-2011 «brilla per inadeguatezze»; ha voluto ricordare la «denigrazione sistematica» del lavoro dei magistrati; ha affermato che «il governo Berlusconi non ha fatto nulla in tema di evasione fiscale e lotta alla corruzione» che sono oggi, guarda un po’, «i terreni su cui attualmente si stanno rafforzando ed espandendo i clan»; ed ha pure accusato il precedente governo «della mancata introduzione di norme in grado di colpire le alleanze nell’ombra tra politici e boss». In questa enigmatica oscurità si è fermato. Dopo c’era solo la metafisica.

L’AUSTERITA’ DI STATO 15/05/2012 E’ arrivata a casa vostra l’austerità? E’ probabile di sì, ed è molto probabile che l’abbiate interpretata correttamente, nonostante sia palese che di economia non capite un kaiser: questa branca delle scienze, infatti, quando si arriva al dunque ha la compiacenza di gridare essa stessa all’orecchio dell’uomo della strada i più naturali e pedestri ammaestramenti. E così avete cominciato a tagliare le spese, a cominciare da quelle superflue. E magari, a vostra sorpresa, avete scoperto le nascoste delizie di una vita spartana. Questo dimostra che siete degli zotici privi di fantasia. I nostri brillanti professori, spalleggiati dalla sagace classe politica, e da quella non meno perspicace dei sindacalisti, e dalla folla degli amanti del genere umano purché mangi la biada di stato, sono riusciti invece a dare alle voci “austerità” e “rigore” un significato nuovo e meraviglioso, che comporta un dovere inderogabile: coprire fino all’ultimo le spese dello stato, non tagliarle. Perché tosare la plebe fa bene alla plebe, che non sa cosa perderebbe con la potatura. E così rischiamo di morire di austerità e rigore senza neanche averli mai visti. E quello che mi preoccupa è che la cosa suona tremendamente italiana.

FRANÇOIS HOLLANDE 16/05/2012 La situazione economica è talmente grave che i politici di tutta Europa sembrano parlare italiano. E’ bello sentirsi meno soli e sciagurati. Ed è gratificante scoprire che non ci facciamo infinocchiare tanto facilmente dagli artifici lessicali dei protagonisti della politica europea: li riconosciamo d’istinto, dopo decenni d’infinocchiamento. Di un «patto per la crescita e per la finanza» per rilanciare Europa aveva parlato giorni fa il sempre originale Romano Prodi. Ecco oggi farsi avanti sulla stessa via dell’aria fritta ma pomposa il nuovo presidente della repubblica francese, François Hollande. pronto a proporre ai partner europei «un patto che unisca politiche di crescita e riduzione dei deficit». Patto sulla carta gravido di carezzevoli promesse, perché chi non vorrebbe un aumento della ricchezza? e una diminuzione dei debiti? e il tutto a portata di mano attraverso semplici direttive politiche? direttive siglate da un magnanimo e per niente traumatico patto, come se fin qui si fosse trattato solo di un gigantesco equivoco?

ANGELINA JOLIE & BRAD PITT 17/05/2012 Brad Pitt è il futuro marito di Angelina. Lo è da un bel pezzo. E sì che la coppia ha già sei figli, di cui tre adottivi. Ma adesso abbiamo capito perché: in questa famiglia di otto persone lui è il bambinone. Almeno a giudizio della futura moglie. Lo prova il fatto che secondo The Sun, l’autorevolissimo tabloid inglese, l’attrice avrebbe regalato a Brad un elicottero con lezioni di volo incluse, spendendo circa un milione e mezzo di dollari. L’annuncio sarebbe giunto all’orecchio di Brad direttamente dalla bocca di Angelina, mentre i due futuri coniugi si davano bel tempo nel talamo non ancora perfettamente coniugale: «Sai cosa ti ha regalato mammina?», così Angelina si sarebbe rivolta al futuro maritino, dandogli un pizzicotto affettuoso sulla guancia. Folle di felicità, Brad ha capito subito che il giorno da lui tanto atteso era finalmente arrivato. Il giorno dell’elicottero, si capisce.

MARCELLO LIPPI 18/05/2012 L’ex C.T. della nazionale italiana è il nuovo allenatore del Guangzhou Evergrande, la squadra di Canton, attuale campione in carica della Chinese Super League. Due anni e mezzo di contratto. Guadagnerà un milione di euro al mese. Si deve vergognare? No, il guaio è un altro. Il tecnico viareggino sente di avere una missione: «Voglio portare il moderno stile di gioco italiano in Cina.» E’ altamente improbabile che ci riesca: non c’è giocatore al mondo ormai, fuor dai confini patrii, che sia antropologicamente idoneo a sintonizzarsi coi cascami del nostro «moderno» stile di gioco. Ma i cinesi son strani. Potrebbero anche farcela. E sono uno spicchio di mondo bello grosso. Non avremo un buco dove nasconderci.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (73)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ROMANO PRODI 07/05/2012 Il Sole24Ore intervista Romano Prodi, in trasferta in Africa, giacché lui, da quando non è più al timone della penisola, si occupa del mondo. Le chiacchierate col professore hanno di bello che non mettono in soggezione nessuno: vi si ritrovano immancabilmente i ragionamenti del grande mister ma soprattutto del grande uomo. In questa in particolare fa capolino un certo tremontismo da tinello, ossia sempre bislacco ma per niente escatologico, ridotto alle quattro baggianate che hanno conquistato ogni focolare domestico italico, ché sennò Romano non avrebbe nemmeno osato: lui va sempre sul sicuro, anche quando con fare ammiccante, alludendo a ben altri che la sua diritta persona, ricorda la pavidità congenita di Don Abbondio. E’ per questa strada ben lastricata che il professore arriva infine tranquillo tranquillo in porto con la sua proposta per il rilancio dell’Europa, qualcosa di mai sentito: «un patto per la crescita e la finanza», e in particolare un patto per la crescita tra Italia, Spagna e Francia per smuovere la Germania dalla sua cieca autoreferenzialità. Tutti per uno, uno per tutti. La mistica del «patto», sulla cui forza di suggestione politici e sindacalisti italiani tentano ostinatamente di costruire le loro fortune, non prevede dettagli, ragion per cui l’intervista finisce qua. Tanto siamo già da un pezzo fra le braccia di Morfeo.

FRANCESCO PAPAMANOLIS 08/05/2012 Non sembra che la gente greca ce l’avesse troppo con i famigerati grandi partiti negli anni della bonanza ellenica, quando con l’entrata nell’euro cominciò l’era dell’economia drogata dal denaro a buonissimo mercato, l’epoca felice dell’esplosione della spesa pubblica e del posto statale e della pensione baby per tutti. Non potendo essere cretina per definizione una schiatta che diede al mondo Odisseo costante, luminoso, l’eroe dal multiforme ingegno, la verità è che i greci si presero una sbronza, sapendo in cuor loro che la fiesta non poteva durare. Per cui non è affatto bello che un cattolico come il presidente dei vescovi cattolici della Grecia, invece d’impugnare il bastone nodoso della verità, lisci il pelo alla demagogia puntando ora fin troppo comodamente il dito contro i politici: «La gente ha fame», dice Monsignor Papamanolis, «e questo voto rischia di non segnare svolte positive. Gli elettori hanno sfiduciato i due grandi partiti, Nuova Democrazia e Pasok, che per anni hanno governato il Paese portandolo al disastro in cui ci troviamo oggi». Ma soprattutto non è bello che parli di «fame», un flagello terribile di cui ancora si muore per davvero in qualche buco nero del nostro mondo.

MARIO MONTI 09/05/2012 E’ da mesi che il governo Monti non riesce più a combinare nulla, a parte ammonticchiare un balzello dopo l’altro. Lo zoccolo duro – e grosso – della resistenza alle «riforme» e alla potatura dell’apparato pubblico staziona a sinistra, e si muove compatto non appena si accenna a fare sul serio. Da qualche tempo, però, il supertecnico bacchetta Berlusconi e i berlusconiani, quelli sbattuti fuori per far posto a lui, che pure stanno pagando il prezzo più alto del loro «responsabile» sostegno al governo, ingoiando rospi ogni giorno. Mario Monti non è mai stato un leone, e il coniglio che è in lui comincia pian piano a negoziare il suo fallimento con quella sinistra che in Italia ha il monopolio delle panzane durature. Perché non si sa mai. Si accontenterà allora, in caso di esito infausto, di essere accompagnato alla porta sollevato da ogni colpa, il tutto certificato per qualche anno dai manuali di storia della scuola dell’obbligo.

FRANÇOIS HOLLANDE 10/05/2012 Nuovo di zecca, il presidente della Repubblica francese si fa già sentire in Europa: dice chiaro e tondo di non volere un direttorio franco-tedesco. Magnanimo? Manco per sogno: mica si è francesi per nulla. Sarkozy restava disperatamente aggrappato ad un direttorio franco-tedesco dove zampettava da pettoruto bastardino di Frau Merkel al solo scopo di dimostrare che l’Hexagone non è secondo a nessuno. Hollande lo rinnega per lo stesso motivo; per cui il corollario dell’inversione di marcia è questo: cari amici europei, siamo noi, che non siamo secondi a nessuno – ça va sans dire – i leader naturali del fronte anti-tedesco.

CORRADO PASSERA 11/05/2012 Possiamo dirlo? Possiamo dirlo. Siamo qui per spararle grosse. Erano anni che non si vedeva una tale schiappa al governo. Il ministro dello Sviluppo Economico ecc. ecc., che doveva essere il braccio destro del capo, e forse anche il suo braccio violento, passa il tempo a zampettare intorno agli altri ministri e al presidente del consiglio, a girare intorno alle cose, a girarsi i pollici, e ogni tanto butta là la sua frasetta inodore, insapore, temporeggiatrice, come se per la testa non gli passasse non solo un’ideona ma neanche la più pallida ideuzza: il vuoto, dipinto in faccia, nella disperata ricerca di una via d’uscita, che è la sua specialità. Fu co-ammininistratore delegato dell’Olivetti quando alla gloriosa azienda informatica, mezza defunta, si volle, a parole, cercare un futuro nelle telecomunicazioni, grazie alla provvidenziale firmetta all’ultimo secondo di un Ciampi in uscita da Palazzo Chigi, che diede a De Benedetti la vittoria nella gara d’appalto per il secondo gestore della telefonia mobile in Italia. Il futuro doveva chiamarsi Omnitel-Infostrada ma il “gioiello” fu venduto ai tedeschi poco dopo, con guadagni colossali, tanto poco era costato. Fu poi amministratore delegato delle Poste, che lui trasformò in Banca, senza che nessuno ne avvertisse il minimo bisogno, soprattutto quei poveri diavoli, degni di ogni rispetto, che ancora oggi vanno in posta a pagare le bollette sbuffando per mezze ore dietro i clienti della banca, senza sapere chi ringraziare. Ma passò per risanatore. Così arrivò in carrozza ai vertici manageriali di Banca Intesa, a capo cioè di una grande grande grande banca, lavoro che s’addice perfettamente a chi ha l’attitudine a fare il pesce in barile. In sei mesi di governo al nostro è riuscito solo di imparare il politichese, o il sindacalese che dir si voglia. «A rischio la tenuta sociale del paese», ha detto ieri, per esempio, suscitando l’invidia di Casini e Bonanni, che per certe frasi scipite farebbero pazzie.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (72)

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LUCIANO GALLINO 30/04/2012 Nasce a Firenze un nuovo “soggetto politico” della sinistra a sinistra del PD. Si chiama “Alba”, che sta per Alleanza per Lavoro, Beni Comuni, Ambiente. Tra i grossi nomi di Alba troviamo Luciano Gallino, professore emerito all’università di Torino, il quale ha avuto una pensata assai originale: lo stato dovrebbe creare un’Agenzia per l’occupazione in grado di assumere rapidamente almeno – proviamo ad indovinare: un milione di persone? – un milione di persone. Tondo tondo. Le assunzioni dovrebbero essere gestite da Comuni, Regioni, enti del volontariato, servizi del lavoro, unicamente per progetti di pubblica utilità. E’ una boiata pazzesca, solo un pazzo non lo vede, ma il genio sta nella presentazione. Il professore infatti, illuminato dalla potenza di fuoco della Bce, come premessa alla sua boiata pazzesca ha espresso l’opinione che “per creare rapidamente occupazione occorre che lo Stato operi come datore di lavoro di ultima istanza, assumendo direttamente il maggior numero di persone”. Lo stato come datore di lavoro di ultima istanza non è ancora lo stato socialista tout-court, ma per darvene un’idea abbastanza rivelatrice, ecco, pensate all’Italia di ieri, di oggi, e, spera Gallino, di domani.

LO STATO PARALLELO 01/05/2012 La malattia viene dal basso, ma gli italiani guardano imbambolati solo alle caste. Come sapete la via generalmente invocata per risolvere un problema particolare è la creazione di una legge ad hoc. E’ un’abitudine da fessi, ma passa per altamente democratica. Una legge per sua natura non dovrebbe mai essere ad hoc, avere caratteri di stabilità, ed essere l’ultima risorsa cui ricorrere, dopo aver scartate tutte le altre. (E’ curioso che lo si noti solo quando la mala pratica viene imputata al Cavaliere, e come in tutti gli altri casi, a fin di bene s’intende, risulti accettabilissima.) Se il problema è più vasto e riguarda un settore dell’economia, della vita pubblica, della società, ecco che a sorvegliare, punire ed indirizzare arriva un dittatorello ad hoc, dall’esotico appellativo di Authority, tirato fuori solo per non farlo rassomigliare troppo ad un podestà fascista. Con tali precedenti non è poi tanto stravagante che per risolvere il problema della governabilità di questo paese si sia fatto appello all’autorità dei Tecnici. I quali ad incidere il bubbone senza avere le spalle coperte da qualche perizia o ordine superiore non ci pensano neanche dopo morti. E’ parso quindi doveroso e oltremodo naturale chiamare in loro soccorso un Supertecnico che li istruisca in merito, un commissario straordinario «per definire il livello di spesa per l’acquisto di beni e servizi», il cui incarico non durerà più di un anno, e che potrebbe essere aiutato da un subcommissario, il quale, pensiamo, curerà l’aspetto più squisitamente tecnico del compito assegnato al Supertecnico. Sarà lui, il subcommissario, l’ultima cuspide di questa mostruosa cattedrale gotica mai finita che ha sepolto la legge sotto la mole di milioni di leggi, la burocrazia sotto la metastasi burocratica, le istituzioni sotto i loro surrogati? Tutta roba, quella sì, da tagliare?

DARIO DI VICO 02/05/2012 «La nomina di Enrico Bondi a supercommissario straordinario [= tre volte commissario: in quanto commissario, in quanto straordinario, in quanto super, N.d.Z.] per la spending review è una mossa che lascia il segno», così scrive l’editorialista del Corrierone. Perché per tagliare i nodi gordiani della spesa serve la spada, e quindi ci vuole un professionista, il migliore sulla piazza. «La scossa del professore», la chiama. Confessiamolo, siamo tutti elettrizzati. Il quesito che si pone è questo: lo hanno mandato avanti, e lui ha obbedito, o crede veramente a quello che ha scritto?

MAURIZIO SACCONI 03/05/2012 Non mancando d’inventiva, e non essendo dei cuor di leone, i nostri politici passano il tempo a rimodulare all’infinito il già detto e il già fatto. L’incubo dell’Imu, per esempio, ha spinto Bersani a rispolverare l’idea della patrimoniale sui «grandi patrimoni», da affiancare all’Imu per «ridistribuire meglio il carico». Anche Vendola ripropone la patrimoniale; l’Imu dovrebbe essere però abolita per la prima casa: «sarebbe una mossa di grande intelligenza e aiuterebbe il Paese a rimettersi in piedi», dice Nichi, e non si capisce se voglia sfottere perfidamente la grande intelligenza del Berlusca. Guardandolo negli occhi, anche in fotografia, lo escluderei. L’ex ministro del welfare ne ha pensata una di ancor migliore: fare dell’Imu sulla prima casa un’imposta straordinaria, una tantum. In effetti, è un momento straordinario. Come nel 1992, esattamente vent’anni fa, al tempo del governo Amato. Anche allora stavamo per crollare. Amato ebbe un’idea straordinaria: l’Isi, l’imposta straordinaria sugli immobili, mandata allo sbaraglio nonostante l’enorme mole di fabbricati non accatastati, e quella non più piccola di fabbricati accatastati ma privi di rendita, perché in Catasto giacevano davvero milioni di pratiche «accatastate», ma non sbrigate. Si andò dunque a braccio nella maggior parte dei casi, con «rendite presunte» dichiarate dai proprietari, che ebbero il buon gusto di non infierire su se stessi. Nonostante ciò, l’oro raccolto abbagliò la classe politica, che nel 1993 la ripropose, pari pari, con un nuovo nome: l’Ici.

FRANÇOIS BAYROU 04/05/2012 La massima soddisfazione dell’alfiere del centrismo politico francese è quella di far conoscere ai compatrioti la sua giudiziosa opinione tra i due turni delle elezioni presidenziali. All’uopo ogni cinque anni si presenta ai nastri di partenza. Nel 2002 lo spareggio era tra Chirac e la sorpresa Le Pen: tra la destra e l’estrema destra scelse la destra. Nel 2007 il duello finale era tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy: tra la sinistra e la destra, scelse di non scegliere, ma mise in chiaro che non avrebbe votato per Sarkozy. Nel 2012 si confronteranno Hollande e il presidente uscente Sarkozy: tra la sinistra e la destra questa volta sceglierà apertamente la sinistra e Hollande. In tutto questo percorso io vedo confermata la meravigliosa coerenza del centrista di razza: fare il soprammobile e pendere sempre, misteriosamente, a sinistra.

Di Monti in peggio

Ero contrario alla nascita del governo dei tecnici per due ragioni: la prima è che essa avrebbe di fatto indebolito la fiducia nelle istituzioni democratiche, nonostante tutte le correttezze procedurali possibili, in un momento in cui la democrazia non se la passa tanto bene nel mondo occidentale; la seconda, perché ero convinto che anche il governo dei tecnici si sarebbe impantanato nell’affrontare i nodi delle cosiddette riforme strutturali, dei tagli alla spesa pubblica, della vendita del patrimonio pubblico. Ero contrario alle elezioni perché per l’Italia ribellarsi al commissariamento “europeo” dopo averlo invocato pur di detronizzare Berlusconi avrebbe significato, in un momento di vuoto di potere, un massacro.

Sono anni che critiche sempre meno pudiche ai difetti del sistema democratico vengono mosse da sinistra, almeno da quando è venuto di moda spiegare le sue sconfitte colle derive “populistiche” della democrazia. Sono anni che “valori democratici”, sempre nuovi e sempre più numerosi, vengono capziosamente anteposti all’espressione delle maggioranze degli elettori. Questo lavoro ai fianchi, “antipolitico” nella sostanza, anche se mascherato nei toni, ha trovato alleati in quella stanca aristocrazia industrial-finanziaria che parla attraverso i grandi quotidiani del nord, e che col governo Monti pensava di aver trionfato. Furono in pochi a mettere in guardia contro i pericoli “culturali” di questo felpato colpo di mano, anche tra i “liberal-conservatori”.

Ora a lamentarsi, con molta più veemenza e brutalità di quei pochi, del vulnus democratico costituito dal governo emergenziale-tecnocratico è proprio quella sinistra che molto dibatteva sul “che fare” di fronte ai guasti democratici di un nuovo “populismo” disgraziatamente certificato da regolari elezioni. La retorica della legalità democratica, infatti, è un’arma assai maneggevole in dote a chi vuole distruggere una democrazia: si cavilla sulla forma di questa, pur di negarne la sostanza; se ne nega la sostanza, pur di passare sopra alle forme. Dipende dalla situazione. Mentre gli apprendisti stregoni dei quartieri alti e delle sale ovattate ora temono di dover pagare il prezzo dell’avvitamento rivoluzionario da loro stessi creato: hanno ceduto un pochettino alla piazza, pensando al proprio interesse, pensando di tenerla a bada con un primo tributo. E invece hanno creato un precedente, hanno indicato una via. Di fatto, i partiti umiliati dal commissariamento sono diventati ancor meno popolari di prima, e il governo Monti rischia di affondare con loro. E’ il loro indebolimento che attizza l’odio, non la forza. Che la politica abbia le sue enormi colpe non c’è dubbio. Ma non è stato saggio assecondare le pulsioni antisistema, facendone un capro espiatorio.

A lamentarsi delle malefatte del governo Monti, a denunciarne il vampirismo fiscale, e la deriva verso uno stato di polizia, sono anche molti “liberali” che pure avevano salutato come necessarie le dimissioni di Berlusconi e avevano guardato al governo dei tecnici con qualche speranza. E adesso, accecati dalla delusione, fanno lo stesso errore di prima: sperano che rimuovendo la compagine governativa, azzerando la classe politica, si possa aprire la via ad una nuova era nella quale la laboriosa società civile che tiene in piedi il nostro paese troverà finalmente un’adeguata espressione politica, magari maggioritaria. E’ una patetica illusione: a passeggiare vittoriosa sulle rovine sarebbe invece quella società incivile che da tempo cerca colpevoli, e celebra le sue cacce grosse nei media, e vuole dei repulisti perché quelli del passato non erano veri repulisti. Mentre il presupposto culturale per liberare lo stato dallo statalismo è la guarigione da quest’ansia maligna di rigenerazione, che c’incattivisce.

[pubblicato su Giornalettismo.com]