Di Monti in peggio

Ero contrario alla nascita del governo dei tecnici per due ragioni: la prima è che essa avrebbe di fatto indebolito la fiducia nelle istituzioni democratiche, nonostante tutte le correttezze procedurali possibili, in un momento in cui la democrazia non se la passa tanto bene nel mondo occidentale; la seconda, perché ero convinto che anche il governo dei tecnici si sarebbe impantanato nell’affrontare i nodi delle cosiddette riforme strutturali, dei tagli alla spesa pubblica, della vendita del patrimonio pubblico. Ero contrario alle elezioni perché per l’Italia ribellarsi al commissariamento “europeo” dopo averlo invocato pur di detronizzare Berlusconi avrebbe significato, in un momento di vuoto di potere, un massacro.

Sono anni che critiche sempre meno pudiche ai difetti del sistema democratico vengono mosse da sinistra, almeno da quando è venuto di moda spiegare le sue sconfitte colle derive “populistiche” della democrazia. Sono anni che “valori democratici”, sempre nuovi e sempre più numerosi, vengono capziosamente anteposti all’espressione delle maggioranze degli elettori. Questo lavoro ai fianchi, “antipolitico” nella sostanza, anche se mascherato nei toni, ha trovato alleati in quella stanca aristocrazia industrial-finanziaria che parla attraverso i grandi quotidiani del nord, e che col governo Monti pensava di aver trionfato. Furono in pochi a mettere in guardia contro i pericoli “culturali” di questo felpato colpo di mano, anche tra i “liberal-conservatori”.

Ora a lamentarsi, con molta più veemenza e brutalità di quei pochi, del vulnus democratico costituito dal governo emergenziale-tecnocratico è proprio quella sinistra che molto dibatteva sul “che fare” di fronte ai guasti democratici di un nuovo “populismo” disgraziatamente certificato da regolari elezioni. La retorica della legalità democratica, infatti, è un’arma assai maneggevole in dote a chi vuole distruggere una democrazia: si cavilla sulla forma di questa, pur di negarne la sostanza; se ne nega la sostanza, pur di passare sopra alle forme. Dipende dalla situazione. Mentre gli apprendisti stregoni dei quartieri alti e delle sale ovattate ora temono di dover pagare il prezzo dell’avvitamento rivoluzionario da loro stessi creato: hanno ceduto un pochettino alla piazza, pensando al proprio interesse, pensando di tenerla a bada con un primo tributo. E invece hanno creato un precedente, hanno indicato una via. Di fatto, i partiti umiliati dal commissariamento sono diventati ancor meno popolari di prima, e il governo Monti rischia di affondare con loro. E’ il loro indebolimento che attizza l’odio, non la forza. Che la politica abbia le sue enormi colpe non c’è dubbio. Ma non è stato saggio assecondare le pulsioni antisistema, facendone un capro espiatorio.

A lamentarsi delle malefatte del governo Monti, a denunciarne il vampirismo fiscale, e la deriva verso uno stato di polizia, sono anche molti “liberali” che pure avevano salutato come necessarie le dimissioni di Berlusconi e avevano guardato al governo dei tecnici con qualche speranza. E adesso, accecati dalla delusione, fanno lo stesso errore di prima: sperano che rimuovendo la compagine governativa, azzerando la classe politica, si possa aprire la via ad una nuova era nella quale la laboriosa società civile che tiene in piedi il nostro paese troverà finalmente un’adeguata espressione politica, magari maggioritaria. E’ una patetica illusione: a passeggiare vittoriosa sulle rovine sarebbe invece quella società incivile che da tempo cerca colpevoli, e celebra le sue cacce grosse nei media, e vuole dei repulisti perché quelli del passato non erano veri repulisti. Mentre il presupposto culturale per liberare lo stato dallo statalismo è la guarigione da quest’ansia maligna di rigenerazione, che c’incattivisce.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

Advertisements

3 thoughts on “Di Monti in peggio

  1. Condivido in toto.
    Mi chiedo, a margine, cosa dovrebbe e cosa potrebbe realisticamente fare la politica, nel concreto, per porre un freno a questo “avvitamento” di cui parli. Cioè, a me pare che anche il PdL, oggi, stia cercando di acquistare consenso mettendosi, laddove possibile, “contro” Monti. Ma dopo Berlusconi non vedo chi può di nuovo indicare “per cosa” stare insieme (vera forza propulsiva del berlusca) e non solo “contro chi”.

  2. A me risulta che Berlusconi si sia dimesso da solo, travolto dalle conseguenze della sua azione, non sapeva più dove girarsi e cose fare e come era ampiamente prevedibile, quando le cose si sono fatte difficili è scappato scaricando tutti i problemi su un altro.
    La situazione in cui si è trovato Berlusconi era prevista e ampiamente prevedibile da chiunque non fosse accecato da miserabili interessi di bottaga, come sistemare il fratello , il cofnato o il figlio era molto più importante che come agire di fronte a ciò che stava arrivando.
    La colpa di Berlusconi e che è stato anche ciò che lo ha fatto cadere è stato fingere di non vedere l’ovvio, sperando che la botta ritardasse abbastanza.
    Gli è andata male, è stato sfortunato, di fronte a problemi alle banche in tutto il mondo stati molto più in salute di noi hano fatto debiti, e chi deve prestare soldi li presta sempre a chi sembra più in grad di restituirli, quindi la richiesta di titoli di stato italiani è crollata.
    Ma questo era EVIDENTE nel 2009.
    Se invece di parlare a vanvera Berlusconi avesse agito, presentando agli italiani la situazione per quella che era, non sarebbe caduto.
    Le pulsioni antisistema sono solo conseguenza del fatto che troppi politici si siano sempre peroccupati solo di accontentare i cretini estremisti del loro partito, che erano più facili da blandire con la gracasssa delle stronzate a buon mercato, piuttosto che ascoltare chi metteva in guardia dall’evidente insostenibilità di una politica fatta di troppe parole a vuoto.
    La gente si incattivisce per motivi troppo tangibili per poter continuare a far finta di niente, la politica nel concreto se si vuole salvare deve:
    Dare spazio a chi vale e questo può succedere solo se c’è trasparenza assoluta sugli atti di governo e sottogoverno, finchè i vecchi rimbambiti a capo di questa o quella fazione hanno la possibilità di distruibuire poltrone faranno carriera solo i leccapiedi.
    Rendersi conto che i soldi per la bella vita sono finiti, i politico deve guadagnare come chi lavora in un impresa privata a parità di utilità e di responsabilità, ogni euro in più non potrà che apparire RUBATO agli occhi di chi sta pagando cara la crisi in corso ( e quasiasi difesa basata su una presutuosa e ipotetica superiorità della politica sulle altre attività umane fa solo incattivire di più ).
    RESPONSABILITA PERSONALE: qualsiasi atto di un amministratore dovrebbe essere firmato personalmente da chi l’ha voluto e pubblicamente noto in Italia il 99% della spesa inutile come corsi regionali, feste, finaziamenti ad associazioni inutili è assolutamente anonimo, viene messo in un calderone con miglliaia di emendamenti e poi votato da un anonima maggioranza e nessuno se ne prende la responsabilità.
    Definire chiaramente le spese essenziali di un ente locale e quindi pretendere che qualsiasi spesa addizionale abbia un nome e un cognome, altrimenti si tratta di omertà mafiosa.
    Ma questo colpirebbe nel portafoglio i singoli politici, che ovviamente preferiscono morire tutti insieme domani piuttosto che perdere personalmente un euro oggi.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s