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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (79)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ROBERTO SAVIANO 18/06/2012 Ospite della «Repubblica delle idee», che è come dire il tempio della società civile, la massima icona della società civile ha confermato che di idee in testa ne ha una sola. In compenso quest’idea ha allargato i suoi orizzonti spaziali fino a comprendere tutto il pianeta terra. Per quelli temporali si è fermata, con verginale modestia, ma solo per il momento, al 1929, l’anno della grande crisi. E’ l’inizio del «grande romanzo», che certo non mi sono premurato di ascoltare – bastano e avanzano gli highlights che trovate nelle gazzette – né mi premuro di illustrarvi, tanto avete già capito tutto. Certe perle però non meritano l’oblio. Come questo suggerimento, su cui i nostri pm potrebbero lavorare con molta soddisfazione per almeno mezzo secolo: «Non si può dire che la crisi è colpa delle mafie. Non è così semplice. Però le mafie non hanno mai investito sui derivati e i titoli tossici. Come mai? Perché sapevano, sapevano prima». O come questa, d’ispirazione marzulliana: «E’ la mafia che si è capitalistizzata? No: è il capitalismo che si è mafiosizzato». Voi ridacchiate, lo so. Ma pensate invece allo scalcagnato camorrista o al povero mafioso tipo, un emerito coglione nel novantanove per cento dei casi: è con questa roba che si tira su quando, suo malgrado, cedendo ad un momento d’introspezione a lungo represso, si rende conto di essere un fallito. E’ allora che tira fuori i CD coi discorsi di Saviano e parte per l’iperspazio.

FABIO FAZIO 19/06/2012 E’ ufficiale: sarà il Pippo Baudo della società civile a presentare la prossima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. E tornerà pure ogni lunedì sera su RaiTre a fianco di Roberto Saviano per il Festival dei Pipponi Edificanti con contorno di nani e ballerine responsabili e consapevoli. Ai tempi della partitocrazia qualche frattaglia restava sempre sul terreno. La Migliore Italia invece s’è mangiata tutto: neanche le canzonette ha lasciate ai buzzurri. Prossima tappa: culi e tette. Etichettati «burlesque», s’intende.

FRANCESCO COCO 20/06/2012 Francesco piaceva molto a Berlusconi. Era belloccio, moro, aitante. Silvio lo guardava invidioso e paterno. «Se avessi il tuo fisico, spaccherei il mondo», gli diceva. E non pensava solo al bel sesso. Pensava anche al rettangolo verde. Infatti per l’estetica berlusconiana, che ha una sua insospettabile finezza, calcio e donne sono enti che viaggiano di conserva, e si compenetrano quanto si tocca il sublime. E’ per questo che pur preferendo il Barcellona al Real Madrid, Silvio in cuor suo spasima più per l’armonico fustacchione Cristiano Ronaldo che per l’incredibile piccoletto Lionel Messi. Dovete capirlo, il Cavaliere è gentiluomo all’antica, romantico: nella sua immaginazione uno sterminatore di tori, un matador dell’area di rigore, un collezionista di femmine sono una cosa sola. E una cosa sola con lui, quando felicemente raggiunge l’estasi. Francesco, testa matta, lo deluse, perdendosi dietro alle bellone invece di tenerle per le briglie come una superba quadriglia di cavalli di razza. Oggi Francesco ha messo la testa a posto. Perfino troppo. «Sostenevano che fossi gay, ma io dico: e allora? Anzi, ben vengano gli omosessuali in Nazionale», ha detto, allineato e coperto, intervenendo sulla grande questione del giorno. Sarebbe stato perdonabile, se non avesse voluto strafare chiudendo con quel mai ben spiegato e zuccheroso «hanno una marcia in più», che ai gay non si fa mai mancare, quando li si vuole compiacere. Poveretti.

SILVIO BERLUSCONI 21/06/2012 Che un campione della pedata non capisca una mazza di calcio, inteso come gioco di squadra, è possibilissimo. Pensate a Maradona, che peraltro non ha mai brillato neanche in tutto il resto dello scibile. Quindi non sorprendetevi  che un imprenditore di successo di economia, intesa come massimo sistema, non capisca un tubo, e anche meno di me. E’ il caso dell’incompreso Berlusca, meritevole invece in quasi tutto quello che gli viene rimproverato. Anche Silvio, dunque, insiste sulla necessità di un ruolo semidivino da “prestatore in ultima istanza” per la Bce. Per poi mettere tutti quanti la testa a posto? Noooo… per continuare a percorrere la larga strada della perdizione. Sentitelo: «Si esce dalla crisi solo con una Banca centrale che assuma i debiti degli Stati che partecipano all’Eurogruppo e che paghi al momento opportuno i titoli pubblici in scadenza. Oggi paghiamo più del 6% gli investitori che impiegano il loro denaro in titoli di Stato mentre il Giappone, che ha un debito pubblico doppio del nostro, riesce a collocare i titoli di Stato di nuova emissione all’1% di interesse», in quanto, continua lo sciagurato «gli investitori che investono in titoli giapponesi hanno la garanzia che alla scadenza il Giappone paga stampando moneta, come fa la Fed.» Sugli aspetti puramente tecnici e sulla proprietà lessicale del discorso del grande Silvio non metto bocca, anche se ho il sospetto che i più pedanti fra gli economisti soffriranno atroci pene nel cuore. Formalismi, ai quali tempre napoleoniche come quelle di Silvio e del sottoscritto spezzano le reni con una scorreggia. Solo ti faccio notare, mon camarade, che il meccanismo infernale da te lodato è quello stesso che ha messo in ginocchio le economie dei paesi ricchi, che ha scoraggiato il non remunerato risparmio, che ha spinto ad indebitarsi anche i morti di fame, che ha creato le bolle, che ha italianizzato infine quasi tutto il mondo occidentale, dopo che i salvataggi delle banche hanno fatto esplodere i debiti pubblici. Quello non è mica liberalismo economico. E’ libertinismo economico. O bunga bunga economics, per farci capire dal popolo.

LA TRATTATIVA RITRATTATA 22/06/2012 La dietrologia sta dietro ai fumettoni della Storia Deviata. Essendo mobile, qual piuma al vento, non le si richiede grande scrupolo. E tuttavia, alla lunga, se proprio non vuole essere chiusa in un bordello, o in un monastero, una qualche coerenza la deve pur dimostrare. Ci sono voluti solo vent’anni alla nostra ottima magistratura per scoprire che al tempo della Trattativa non regnavano né Craxi né Berlusconi, ma Ciampi e Scalfaro; che il 41bis fu applicato per i mafiosi dopo la morte di Falcone, non prima; che a sospendere l’applicazione del 41bis per qualche centinaio di mafiosi fu la nobile figura del ministro Conso, non una canaglia, il quale fece anche in tempo ad essere candidato ufficiale del Pds alle elezioni presidenziali del 1992: il giorno della strage di Capaci, che catapultò Scalfaro alla presidenza, prese più voti di tutti. Beninteso, questa tardissima capitolazione di fronte alla realtà dei fatti doveva servire solo per tenere in vita con qualche elemento concreto, che non fossero i poemi ciancimiani, la mistica languente della Trattativa; per dire che anche poi, al tempo del Berlusca, la Trattativa sarebbe continuata, e tutte le altre scemenze spaziali. Uscita dalla metafisica, la Trattativa ha causato qualche fastidio all’ex democristiano di sinistra Mancino, antiberlusconiano della prima ora, con qualche spiacevole polemica che ha coinvolto anche il presidente Napolitano. E improvvisamente, la Trattativa – avete notato? – ha perso molto del suo sex-appeal nei corridoi della grande stampa. La storia dell’orso dovrà essere riformulata al più presto in qualche modo più o meno soddisfacente: per il momento adelante, con mucho juicio.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (78)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

PETER GOMEZ & MARCO TRAVAGLIO 11/06/2012 Dal palco della festa del Fatto Quotidiano questi due infaticabili missionari della lotta contro la corruzione, puntualmente pochissimo perseguitati dal regime, lamentano il fatto che l’Italia non è cambiata per niente a vent’anni di distanza da Mani Pulite: è sempre la stessa nazione in putrefazione. Per Marco Travaglio, anzi, gli economisti più «decenti» (quelli che non nascondono le carte nei cassetti, suppongo) sanno benissimo che anche la crescita zero è dovuta alla corruzione, all’evasione fiscale, alla mafia, alla criminalità finanziaria in generale. Pure Peter & Marco, dunque, non hanno cambiato di una virgola il loro approccio legalistico alla questione, nonostante le dure repliche della storia alle morbose attenzioni della magistratura. E infatti anche qui è ben percepibile un certo qual penetrante, famigliare odor di stantio, di puzza quasi.

LE IENE 12/06/2012 Ma non si chiamano “iene”? Ragazzotti dalla pellaccia dura, pronti ad azzannare la preda, rompicoglioni di professione in difesa della patria e dei diritti umani? E allora perché ogniqualvolta la vittima designata scalcia scompostamente, va fuori di testa, magari spacca la telecamera, oppure, chessò, ti sgraffigna l’iPhone, e se lo tiene pure, questi qui chiamano i carabinieri, e piagnucolano come bambinetti davanti ai loro colleghi dei media come se fossero stati stuprati, invece di incassare virilmente il cazzotto in silenzio, leccarsi le ferite, e prepararsi ad un nuovo assalto? Siamo iene o caporali?

ROBERTO NAPOLETANO 13/06/2012 Beatamente incurante degli esiti semifallimentari ai quali ha condotto la vittoriosa campagna d’inverno, il direttore del Sole24Ore rimette in azione l’artiglieria del «fare presto»: è la campagna d’estate, su scala europea. Sette mesi fa cosa precisamente si dovesse fare, a parte dare il benservito al Berlusca, non si capiva affatto. Il tono, però, era imperioso. Il risultato algebrico di tale manovra, un logico zero: infatti, una volta arrivata imperiosamente in sala comandi, la banda dei tecnici ha cominciato a grattarsi la testa e da allora non ha più smesso. Questa volta i termini della questione sono capovolti. Il direttore sembra avere le idee chiarissime. Tre sono le cose da fare, che in pratica si condensano in una, ineffabile, altissima: gli Stati Uniti d’Europa. Però, vista la modestia dell’obbiettivo, il tono è quello del profeta inascoltato. Il risultato algebrico di tale manovra sarà un logico zero: davanti ad un tale programma la Merkel non solo se la prenderà comoda, ma si farà pure una risatina. E così i retori del «fare presto» potranno tirare un bel sospiro di sollievo. Tutto resterà nel solco di un sentenzioso, rassicurante velleitarismo. E’ il loro marchio di fabbrica. Anzi, la loro «mission».

ALESSANDRO CECCHI PAONE 14/06/2012 Un bel giorno fece coming out. Essendo un buonissimo partito e la personcina più ordinaria ed in ordine del mondo, dalla giacca alla pettinatura, pensò che il suo esempio avrebbe trascinato dietro di sé tutta l’umanità gay d’Italia. Invece riuscì solo a spezzare il cuore alle più pie fra le casalinghe di Voghera, che ancor oggi non ci credono. Da allora cominciò a rompere, dando la caccia ai gay non dichiarati, come neanche Befera agli evasori fiscali, e raccontando in giro impudico le sue avventure amorose. Nel suo catalogo, madamine e signorini, si viene or ora a sapere, c’è un azzurro, inteso come calciatore. Dubito fortissimamente che sia vero. Cosa ci possa trovare un giovanotto atletico e svelto in quel pacioccone di Cecchi Paone è un mistero. L’amore tuttavia è cieco. Forse si tratta molto più prosaicamente di un attempato italoforzuto, inteso come politico, poeticamente trasfigurato, sempre dall’amore, s’intende, e dalla sua temibile cecità. Ma queste son quisquilie. Perché parlando di azzurri Alessandro ha rivelato una cosa sensazionale: tre calciatori della nazionale sarebbero «metrosexual». E ne ha fatto pure i nomi, che io non ripeto, per ritegno e per rispetto verso Giovinco, Montolivo e Abate. Ahihiaihiaihiaihiai… metrosexual! Metrosexual? E che roba è? Sono andato a vedere su Wikipedia. Ho chiuso gli occhi e stretto i denti. Cautamente, paventando efferatezze turco-mongoliche, ho aperto un occhio. E poi anche l’altro. Be’, il metrosexual non è un mostro. Ma quasi. E’ proprio il tipo di uomo che mi sta sulle palle: «curatissimo nell’aspetto», fissato con la fitness, con l’abbronzatura, con la depilazione, «consumatore di cosmetica avanzata» (arghhhh!), «appassionato di shopping e tendenzialmente salutista». Insomma, una Cleopatra metropolitana di sesso maschile. Pur partendo col vantaggio di essere poco più peloso di una femmina, io non ce la farei mai ad essere metrosexual: è troppo faticoso. E pensare che Dio, nella sua infinita bontà, ha concesso un grande privilegio al maschio: restare tale anche dopo essersi vestito alla cacchio di cane e ripulito alla meno peggio. Un maschio è sempre l’abbozzo di un uomo e quella è la sua aurea condizione terrestre. La perfezione appartiene alla donna. Quando ella vi guarda scuotendo la testa; quando ella contempla, disperata, col viso stretto tra le mani, un orso, uno zotico da rifare da capo a piedi; in quel preciso momento, se siete un uomo, voi celebrate il vostro trionfo. E vi viene una voglia irresistibile di mettere qualcosa di tenero sotto i denti, o meglio, sotto le zanne.

GIULIO TERZI 15/06/2012 Da quando è in carica non si ricorda una presa di posizione minimamente originale o cazzuta del nostro ministro degli esteri. Il peggio di sé lo dà quando il consenso attorno una questione internazionale è massimo, quando americani e onusiani si danno la mano. Allora sgomita, diventa frizzante, ciarliero, zelante, più americano degli americani, più onusiano degli onusiani. Poteva questa figurina restare insensibile al richiamo di Twitter? Non poteva. «La e-diplomacy, o “Twiplomacy” è una realtà» dice convinto Giulio, che al riguardo porta un esempio memorabile: «Il 9 febbraio ho twittato “Stop ai massacri di civili innocenti in Siria” e la risposta dei followers è stata straordinaria». Straordinario. Sono passati quattro mesi. La situazione in Siria è sempre quella. Ora aspettiamo solo la replica del twit e la risposta straordinaria dei followers.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (77)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

VITTORIO MESSORI 04/06/2012 «Una sana provocazione.» La chiama così la sua proposta di ritornare ai matrimoni combinati. Il compito dei cattolici sarebbe quello di combattere l’amore romantico, quando il matrimonio invece non può invece basarsi sul sentimento, per sua natura mutevole. «Solo la fede in Gesù, che per il nostro bene ci ha “comandato” questo tipo di rapporto, può giustificare tale unione indissolubile. La nostra è una scommessa sulla fede che agli occhi dei non credenti appare giustamente “folle”». Be’, abbiate fede in me, che in queste cose sono un cannone: è una straordinaria fesseria. Primo: la fede è “sostanza, certezza di cose sperate” per dirla con S. Paolo; la fede come “scommessa” è una ridicola romanticheria intellettuale e il successo che le arride lo prova ampiamente. Secondo: se l’amore tra uomo e donna che porta al matrimonio non deve essere romantico, certo non può essere meno di romantico, sennò il cristianesimo che cacchio di religione da mezze cartucce sarebbe? E’ più che romantico, è l’amore delle anime gemelle, cui credeva perfino Platone, e che la buona, esaltante, lietissima novella, quella che ci fa stringere i pugni in segno di vittoria dicendoci che è tutto vero, ci confermò. Terzo: è scritto nel Vangelo: «Non divida l’uomo ciò che Dio ha unito.» E’ Dio che unisce, non l’uomo. L’uomo che gli si sostituiva, nel passato, doveva stare molto, ma molto attento a non sbagliar colpo.

STEFANO FASSINA 05/06/2012 Il responsabile economico del Partito Democratico sarebbe stato troppo rosso anche per un partito socialdemocratico dei bei tempi andati, quando la fede nello stato sociale signoreggiava in Europa. Che arda dal desiderio di dare il benservito a Monti, non lo trovo affatto strano. Che lo motivi col fatto che «Monti non ha la forza di portare avanti altre riforme» potrei trovarlo persino divertente, se riconoscessi nell’uomo un perfido burlone. Invece costui è spaventosamente serio anche quando ci prende involontariamente per i fondelli: miracoli di un’inveterata doppiezza che di socialdemocratico ed europeo, appunto, ha ben poco.

JAY CARNEY 06/06/2012 Il portavoce della Casa Bianca sbotta contro i posapiano del Vecchio Continente: «I mercati» dice, «restano scettici sul fatto che le misure prese finora siano sufficienti per garantire una ripresa in Europa e per rimuovere il rischio che la crisi si aggraverà. Altri passi devono essere compiuti». I passi da compiere sarebbero quelli che gli Stati Uniti hanno fatto qualche anno fa, dopo la prima scossa del terremoto economico-finanziario che ha colpito il mondo occidentale: in una parola, iniettare un bel po’ di droga monetaria per impedire un collasso per crisi d’astinenza. Almeno lo si dicesse chiaro e tondo, come si fa con un tossicodipendente, prima di prepararci a scalare una montagna di debiti ancora più alta di prima. Ma in questo caso a parlare dovrebbe essere un medico, qualcuno di consapevole, e non un tossico.

IL CENTRO STUDI DI CONFINDUSTRIA 07/06/2012 Per far capire con palpabile evidenza a noi testoni che l’industria italiana sta andando in malora, gli economisti di Viale dell’Astronomia lanciano l’allarme: l’Italia passa dal quinto all’ottavo posto nella classifica mondiale per produzione manifatturiera. Chi ci ha sorpassato? La Corea del Sud, un paese entrato nel numero dei paesi “ricchi” ma ancora in fase ascendente, che ha una dimensione demografica grosso modo paragonabile a quella italiana; il Brasile, che demograficamente vale tre volte l’Italia; l’India, che di Italie ne vale venti. Se anche lo Stivale si mettesse a correre il suo destino non cambierebbe: sarà inghiottito, in classifica, dalla marea montante delle economie dei barbari. Che le cose vadano male, lo vediamo dai noi. Spaventarci con questi mezzucci da imbonitori, ci fa solo girare gli zebedei.

ENRICO MENTANA 08/06/2012 Se non facesse un altro mestiere, il direttore del Tg La7, in questo momento drammatico per le sorti della patria, fonderebbe «un movimento per dare lavoro ai giovani, da portare al voto». Il programma sarebbe semplice: ribaltare tutto l’impianto sociale e normativo, che oggi va a scapito delle nuove generazioni (comprese quelle ormai non più tanto giovani, dico io). Programma un tantino stravagante e settario per essere «di governo», ma che fa tendenza, anche se si rischia (a parole, ben inteso, e a conferma che si tratta della solita corbelleria italica) di passare da un estremo all’altro. Solo che non si è mai visto un rivoluzionario che rinunci alla chiamata del destino perché «fa un altro mestiere». Il nostro è infatti un rivoluzionario piacione. Glielo si legge in faccia, chiaro come il sole. Ma se non bastasse questa acuta osservazione lombrosiana, per farvi convinti basterebbe leggere come Mister Mitraglietta intenderebbe fare dell’Italia il paradiso dei nuovi lavoratori: 1) Senza smantellare lo stato sociale; 2) spostando i pesi di incentivi e ammortizzatori; 3) spostando i pesi di defiscalizzazioni e finanziamenti. Insomma, l’ultimo della lunga lista dei nostri specialisti nel taglio della torta delle entrate statali. A saldi invariati, s’intende. Per qualche mese.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (76)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ANTONELLO VENDITTI 28/05/2012 A riprova che certi miti sono inossidabili, Beppe Grillo, l’uomo nuovo della politica italiana, cita una canzone di Antonello del 1978 che racconta dell’arrivo miracoloso, bomba o non bomba, della democrazia a Roma. “E’ il cammino di Grillo e di tante persone che sperano che ci sia la democrazia in Italia”, commenta compiaciuto il cantautore romano, il quale, peraltro, non sembra che durante la sua quarantennale carriera abbia molto sofferto a causa dell’incompiuta democrazia italiana. I censori anzi gli fecero un favore quando, nel 1977, sotto il regime della Democrazia Cristiana, lo spinsero a cambiare le parole di “Compagno di scuola”: “la ragazza che l’ha data a tutti meno che a te” divenne, grazie a Dio, quella che molto meno sguaiatamente “filava tutti meno che te”. Già nel 1969 Flaiano aveva scritto che tra i molti vantaggi dell’iscrizione al Partito Comunista, cui guardavano allora gli orfani della democrazia, c’era una solidissima garanzia di fondo: “nessuna perdita in caso di persistenza del Sistema”. Invocare la democrazia nel nostro paese è un affare che ha dato prova di straordinaria e gattopardesca continuità. Parafrasando lo scrittore romano de Pescara, oggi possiamo dire: se invochi la democrazia puoi essere un fesso, se non la invochi sei un fesso. Sempre che ci sia un regime, sennò la cuccagna è finita.

ALFREDO DAVANZO 29/95/2012 I vecchi brigatisti, i nuovi brigatisti, i semibrigatisti, i parabrigatisti, insomma tutta questa famiglia di imbecilli rivoluzionari, lungi dall’essere dei sovvertitori del pensiero dominante, ne sono i più pedanti e conseguenti pappagalli. Ecco allora che oggi sulla scena s’avanza Davanzo, a ripetere il verso proprio di questa fauna ottusa: «Questo signore rappresenta il capitalismo, lui è l’esecutore di questo sistema.» ha detto, indirizzandosi al giuslavorista Ichino. E ancora: «C’è una guerra di classe in corso… eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema.» Dove altri hanno il buon gusto e la furbizia di fermarsi alle chiacchiere, sicuri di aver fatto quel giusto primo passo, quel giusto inchino che introduce ad una brillante carriera, questi coglioni vanno a cacciarsi nei guai menando un po’ troppo le mani. Poi, per amor proprio, non volendo ammettere di essere stati infinocchiati, diventano terroristi fatti e finiti. Anche il terrorismo ha il suo lato ridicolo.

BARACK OBAMA 30/05/2012 “Il massacro di Hula e tutti gli attacchi avvenuti in Siria rappresentano il vile testamento di un regime illegittimo che risponde alla pacifica protesta con brutalità indicibile e disumana.” Così dice il presidente americano, animato da un pathos democratico un po’ troppo teatrale per non nascondere qualcosa. Che il regime sia illegittimo è opinabilissimo: ci sono ancora tante dinastie pochissimo liberali in giro per il mondo, che nessuno discute, tipo il Bahrain, per fare un nome a caso; ed inoltre, da quando con pieno merito la Siria è nell’elenco informale degli stati-canaglia mai, che io ricordi, è stata messa in questione dal bel mondo democratico la legittimità del regime degli Assad, una fisima salottiera per un paese che dopo la fine del periodo coloniale, nel 1946, conobbe non meno di una dozzina di “fisiologici” colpi di stato. Ma a parte questo, in effetti i tredicimila morti di cui si parla costituiscono una bella montagna di cadaveri. Bastò moltissimo meno, bastarono le bubbole di Al Jazeera perché tu, David e Nicolas, vi decideste a spezzare le reni al regime di Gheddafi, a fare lo scalpo a uno che era andato in pensione da tempo, col vostro beneplacito, dalla professione di piantagrane internazionale, per farvi belli a prezzi di saldo presso l’opinione pubblica democratica e quella islamica. Per soddisfare questo capriccio prendeste per i fondelli pure la Cina e la Russia, che adesso sul caso Siria se la prendono comodissima, il modo molto urbano della diplomazia di mostrare il dito medio.

GIORGIO NAPOLITANO 31/05/2012 Da quando è presidente della Repubblica Re Giorgio passa il tempo a fare da tutore ai politici. Sollecita, suggerisce, ammonisce, incalza, allude, addita, mette in guardia, bacchetta, rispedisce al mittente, indica la via: un vero timoniere presidenziale. Per questo, anche sull’adombrata riforma semipresidenziale ha qualcosa da dire: “Il presidente della Repubblica deve essere una figura imparziale, al di sopra delle parti, così come l’hanno voluto i costituenti della Repubblica Italiana nel 1946.” Premesso che non si capisce per quale misterioso motivo a quei formidabili costituenti sia stato dato il potere di riplasmare l’Italia una volta per tutte fino alla fine del mondo, credo di arguire che quei formidabili costituenti nella figura imparziale, al di sopra delle parti, vedessero un augusto signore uso ad aprire la bocca lo stretto necessario, e non una suocera petulante che s’immischia tiranna in tutto.

MICHELE RUGGIERO 01/06/2012 Non hanno fatto in tempo, gli ex furbetti del quartierino (li chiamiamo così, ex, perché anche a noi ogni tanto piace professare il roboante culto della legalità), ad essere assolti in Appello (con la sola eccezione dei furbetti della pattuglia post-comunista), che la nostra magistratura ha sparato un’altra delle sue magistrali cannonate, che il mondo ormai comincia a conoscere, e a temere. Il pm della procura di Trani ha chiesto alla Consob di valutare il blocco dell’operatività per l’agenzia Standard & Poor’s: l’agenzia di rating sarebbe colpevole di aver provocato deliberatamente «una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari». Siccome non ci crede nessuno, a parte i fissati delle associazioni dei consumatori del Belpaese, che sono anche più pazzi dei grillini, il pm ha scommesso sull’efficacia della ridondanza, miserabile espediente che tuttavia non manca mai di imbambolare la truppa robusta degli sciocchi, osando scrivere cose orribili, come «fatti di rilevante offensività» o «artifici concretamente idonei»: cose che neanche il pessimo Zamarion, nei suoi sogni più trasgressivi, arriverebbe mai a concepire.