Una settimana di “Vergognamoci per lui” (76)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ANTONELLO VENDITTI 28/05/2012 A riprova che certi miti sono inossidabili, Beppe Grillo, l’uomo nuovo della politica italiana, cita una canzone di Antonello del 1978 che racconta dell’arrivo miracoloso, bomba o non bomba, della democrazia a Roma. “E’ il cammino di Grillo e di tante persone che sperano che ci sia la democrazia in Italia”, commenta compiaciuto il cantautore romano, il quale, peraltro, non sembra che durante la sua quarantennale carriera abbia molto sofferto a causa dell’incompiuta democrazia italiana. I censori anzi gli fecero un favore quando, nel 1977, sotto il regime della Democrazia Cristiana, lo spinsero a cambiare le parole di “Compagno di scuola”: “la ragazza che l’ha data a tutti meno che a te” divenne, grazie a Dio, quella che molto meno sguaiatamente “filava tutti meno che te”. Già nel 1969 Flaiano aveva scritto che tra i molti vantaggi dell’iscrizione al Partito Comunista, cui guardavano allora gli orfani della democrazia, c’era una solidissima garanzia di fondo: “nessuna perdita in caso di persistenza del Sistema”. Invocare la democrazia nel nostro paese è un affare che ha dato prova di straordinaria e gattopardesca continuità. Parafrasando lo scrittore romano de Pescara, oggi possiamo dire: se invochi la democrazia puoi essere un fesso, se non la invochi sei un fesso. Sempre che ci sia un regime, sennò la cuccagna è finita.

ALFREDO DAVANZO 29/95/2012 I vecchi brigatisti, i nuovi brigatisti, i semibrigatisti, i parabrigatisti, insomma tutta questa famiglia di imbecilli rivoluzionari, lungi dall’essere dei sovvertitori del pensiero dominante, ne sono i più pedanti e conseguenti pappagalli. Ecco allora che oggi sulla scena s’avanza Davanzo, a ripetere il verso proprio di questa fauna ottusa: «Questo signore rappresenta il capitalismo, lui è l’esecutore di questo sistema.» ha detto, indirizzandosi al giuslavorista Ichino. E ancora: «C’è una guerra di classe in corso… eseguiremo il dovere di sbarazzarci di questo sistema.» Dove altri hanno il buon gusto e la furbizia di fermarsi alle chiacchiere, sicuri di aver fatto quel giusto primo passo, quel giusto inchino che introduce ad una brillante carriera, questi coglioni vanno a cacciarsi nei guai menando un po’ troppo le mani. Poi, per amor proprio, non volendo ammettere di essere stati infinocchiati, diventano terroristi fatti e finiti. Anche il terrorismo ha il suo lato ridicolo.

BARACK OBAMA 30/05/2012 “Il massacro di Hula e tutti gli attacchi avvenuti in Siria rappresentano il vile testamento di un regime illegittimo che risponde alla pacifica protesta con brutalità indicibile e disumana.” Così dice il presidente americano, animato da un pathos democratico un po’ troppo teatrale per non nascondere qualcosa. Che il regime sia illegittimo è opinabilissimo: ci sono ancora tante dinastie pochissimo liberali in giro per il mondo, che nessuno discute, tipo il Bahrain, per fare un nome a caso; ed inoltre, da quando con pieno merito la Siria è nell’elenco informale degli stati-canaglia mai, che io ricordi, è stata messa in questione dal bel mondo democratico la legittimità del regime degli Assad, una fisima salottiera per un paese che dopo la fine del periodo coloniale, nel 1946, conobbe non meno di una dozzina di “fisiologici” colpi di stato. Ma a parte questo, in effetti i tredicimila morti di cui si parla costituiscono una bella montagna di cadaveri. Bastò moltissimo meno, bastarono le bubbole di Al Jazeera perché tu, David e Nicolas, vi decideste a spezzare le reni al regime di Gheddafi, a fare lo scalpo a uno che era andato in pensione da tempo, col vostro beneplacito, dalla professione di piantagrane internazionale, per farvi belli a prezzi di saldo presso l’opinione pubblica democratica e quella islamica. Per soddisfare questo capriccio prendeste per i fondelli pure la Cina e la Russia, che adesso sul caso Siria se la prendono comodissima, il modo molto urbano della diplomazia di mostrare il dito medio.

GIORGIO NAPOLITANO 31/05/2012 Da quando è presidente della Repubblica Re Giorgio passa il tempo a fare da tutore ai politici. Sollecita, suggerisce, ammonisce, incalza, allude, addita, mette in guardia, bacchetta, rispedisce al mittente, indica la via: un vero timoniere presidenziale. Per questo, anche sull’adombrata riforma semipresidenziale ha qualcosa da dire: “Il presidente della Repubblica deve essere una figura imparziale, al di sopra delle parti, così come l’hanno voluto i costituenti della Repubblica Italiana nel 1946.” Premesso che non si capisce per quale misterioso motivo a quei formidabili costituenti sia stato dato il potere di riplasmare l’Italia una volta per tutte fino alla fine del mondo, credo di arguire che quei formidabili costituenti nella figura imparziale, al di sopra delle parti, vedessero un augusto signore uso ad aprire la bocca lo stretto necessario, e non una suocera petulante che s’immischia tiranna in tutto.

MICHELE RUGGIERO 01/06/2012 Non hanno fatto in tempo, gli ex furbetti del quartierino (li chiamiamo così, ex, perché anche a noi ogni tanto piace professare il roboante culto della legalità), ad essere assolti in Appello (con la sola eccezione dei furbetti della pattuglia post-comunista), che la nostra magistratura ha sparato un’altra delle sue magistrali cannonate, che il mondo ormai comincia a conoscere, e a temere. Il pm della procura di Trani ha chiesto alla Consob di valutare il blocco dell’operatività per l’agenzia Standard & Poor’s: l’agenzia di rating sarebbe colpevole di aver provocato deliberatamente «una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari». Siccome non ci crede nessuno, a parte i fissati delle associazioni dei consumatori del Belpaese, che sono anche più pazzi dei grillini, il pm ha scommesso sull’efficacia della ridondanza, miserabile espediente che tuttavia non manca mai di imbambolare la truppa robusta degli sciocchi, osando scrivere cose orribili, come «fatti di rilevante offensività» o «artifici concretamente idonei»: cose che neanche il pessimo Zamarion, nei suoi sogni più trasgressivi, arriverebbe mai a concepire.

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