Una settimana di “Vergognamoci per lui” (78)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

PETER GOMEZ & MARCO TRAVAGLIO 11/06/2012 Dal palco della festa del Fatto Quotidiano questi due infaticabili missionari della lotta contro la corruzione, puntualmente pochissimo perseguitati dal regime, lamentano il fatto che l’Italia non è cambiata per niente a vent’anni di distanza da Mani Pulite: è sempre la stessa nazione in putrefazione. Per Marco Travaglio, anzi, gli economisti più «decenti» (quelli che non nascondono le carte nei cassetti, suppongo) sanno benissimo che anche la crescita zero è dovuta alla corruzione, all’evasione fiscale, alla mafia, alla criminalità finanziaria in generale. Pure Peter & Marco, dunque, non hanno cambiato di una virgola il loro approccio legalistico alla questione, nonostante le dure repliche della storia alle morbose attenzioni della magistratura. E infatti anche qui è ben percepibile un certo qual penetrante, famigliare odor di stantio, di puzza quasi.

LE IENE 12/06/2012 Ma non si chiamano “iene”? Ragazzotti dalla pellaccia dura, pronti ad azzannare la preda, rompicoglioni di professione in difesa della patria e dei diritti umani? E allora perché ogniqualvolta la vittima designata scalcia scompostamente, va fuori di testa, magari spacca la telecamera, oppure, chessò, ti sgraffigna l’iPhone, e se lo tiene pure, questi qui chiamano i carabinieri, e piagnucolano come bambinetti davanti ai loro colleghi dei media come se fossero stati stuprati, invece di incassare virilmente il cazzotto in silenzio, leccarsi le ferite, e prepararsi ad un nuovo assalto? Siamo iene o caporali?

ROBERTO NAPOLETANO 13/06/2012 Beatamente incurante degli esiti semifallimentari ai quali ha condotto la vittoriosa campagna d’inverno, il direttore del Sole24Ore rimette in azione l’artiglieria del «fare presto»: è la campagna d’estate, su scala europea. Sette mesi fa cosa precisamente si dovesse fare, a parte dare il benservito al Berlusca, non si capiva affatto. Il tono, però, era imperioso. Il risultato algebrico di tale manovra, un logico zero: infatti, una volta arrivata imperiosamente in sala comandi, la banda dei tecnici ha cominciato a grattarsi la testa e da allora non ha più smesso. Questa volta i termini della questione sono capovolti. Il direttore sembra avere le idee chiarissime. Tre sono le cose da fare, che in pratica si condensano in una, ineffabile, altissima: gli Stati Uniti d’Europa. Però, vista la modestia dell’obbiettivo, il tono è quello del profeta inascoltato. Il risultato algebrico di tale manovra sarà un logico zero: davanti ad un tale programma la Merkel non solo se la prenderà comoda, ma si farà pure una risatina. E così i retori del «fare presto» potranno tirare un bel sospiro di sollievo. Tutto resterà nel solco di un sentenzioso, rassicurante velleitarismo. E’ il loro marchio di fabbrica. Anzi, la loro «mission».

ALESSANDRO CECCHI PAONE 14/06/2012 Un bel giorno fece coming out. Essendo un buonissimo partito e la personcina più ordinaria ed in ordine del mondo, dalla giacca alla pettinatura, pensò che il suo esempio avrebbe trascinato dietro di sé tutta l’umanità gay d’Italia. Invece riuscì solo a spezzare il cuore alle più pie fra le casalinghe di Voghera, che ancor oggi non ci credono. Da allora cominciò a rompere, dando la caccia ai gay non dichiarati, come neanche Befera agli evasori fiscali, e raccontando in giro impudico le sue avventure amorose. Nel suo catalogo, madamine e signorini, si viene or ora a sapere, c’è un azzurro, inteso come calciatore. Dubito fortissimamente che sia vero. Cosa ci possa trovare un giovanotto atletico e svelto in quel pacioccone di Cecchi Paone è un mistero. L’amore tuttavia è cieco. Forse si tratta molto più prosaicamente di un attempato italoforzuto, inteso come politico, poeticamente trasfigurato, sempre dall’amore, s’intende, e dalla sua temibile cecità. Ma queste son quisquilie. Perché parlando di azzurri Alessandro ha rivelato una cosa sensazionale: tre calciatori della nazionale sarebbero «metrosexual». E ne ha fatto pure i nomi, che io non ripeto, per ritegno e per rispetto verso Giovinco, Montolivo e Abate. Ahihiaihiaihiaihiai… metrosexual! Metrosexual? E che roba è? Sono andato a vedere su Wikipedia. Ho chiuso gli occhi e stretto i denti. Cautamente, paventando efferatezze turco-mongoliche, ho aperto un occhio. E poi anche l’altro. Be’, il metrosexual non è un mostro. Ma quasi. E’ proprio il tipo di uomo che mi sta sulle palle: «curatissimo nell’aspetto», fissato con la fitness, con l’abbronzatura, con la depilazione, «consumatore di cosmetica avanzata» (arghhhh!), «appassionato di shopping e tendenzialmente salutista». Insomma, una Cleopatra metropolitana di sesso maschile. Pur partendo col vantaggio di essere poco più peloso di una femmina, io non ce la farei mai ad essere metrosexual: è troppo faticoso. E pensare che Dio, nella sua infinita bontà, ha concesso un grande privilegio al maschio: restare tale anche dopo essersi vestito alla cacchio di cane e ripulito alla meno peggio. Un maschio è sempre l’abbozzo di un uomo e quella è la sua aurea condizione terrestre. La perfezione appartiene alla donna. Quando ella vi guarda scuotendo la testa; quando ella contempla, disperata, col viso stretto tra le mani, un orso, uno zotico da rifare da capo a piedi; in quel preciso momento, se siete un uomo, voi celebrate il vostro trionfo. E vi viene una voglia irresistibile di mettere qualcosa di tenero sotto i denti, o meglio, sotto le zanne.

GIULIO TERZI 15/06/2012 Da quando è in carica non si ricorda una presa di posizione minimamente originale o cazzuta del nostro ministro degli esteri. Il peggio di sé lo dà quando il consenso attorno una questione internazionale è massimo, quando americani e onusiani si danno la mano. Allora sgomita, diventa frizzante, ciarliero, zelante, più americano degli americani, più onusiano degli onusiani. Poteva questa figurina restare insensibile al richiamo di Twitter? Non poteva. «La e-diplomacy, o “Twiplomacy” è una realtà» dice convinto Giulio, che al riguardo porta un esempio memorabile: «Il 9 febbraio ho twittato “Stop ai massacri di civili innocenti in Siria” e la risposta dei followers è stata straordinaria». Straordinario. Sono passati quattro mesi. La situazione in Siria è sempre quella. Ora aspettiamo solo la replica del twit e la risposta straordinaria dei followers.

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