Una settimana di “Vergognamoci per lui” (92)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

MAURIZIO ZAMPARINI 17/09/2012 Alla terza giornata di campionato l’allenatore del Palermo Giuseppe Sannino è stato esonerato. Col vulcanico presidente Zamparini questa è la regola, quindi non è proprio il caso di scandalizzarsi. Anzi, questa persistente bonaccia sulla panchina palermitana stava diventando pesante per tutti gli appassionati di vicende calcistiche. Ma finalmente la tempesta è arrivata a liberarli dall’accumulata tensione, e tutto è rientrato nella normalità. Da quando infatti il friulano è in Sicilia, due lustri circa, di allenatori ne ha provati una ventina, ma gli avvicendamenti in tutto sono stati quasi una trentina, contando i ritorni in panca di certi tecnici cacciati qualche mese prima, dovuti ai periodici ripensamenti di uno che cento ne pensa, duecento ne annuncia, e trecento ne fa. Zamparini non è scemo. Al contrario, nel suo mestiere di presidente è un cannone. Vende e compra come un matto, tiene i bilanci in ordine, ma riesce allo stesso tempo a fare progetti ambiziosi e ad allestire squadre di tutto rispetto. Tutta la sua follia vera la scarica sugli allenatori. Ma anche qui l’istinto calcolatore del mercante ha imparato a governarla. Assecondandola. La sua fama di mangia-allenatori ha ormai superato i limiti della cronaca e punta dritta alla storia. Zamparini ne è perfettamente consapevole e con lucida esaltazione sbriciola record su record. Dispiace però che tale titanica impresa debba essere macchiata da scuse ben poco napoleoniche, come quella di ieri: «Avevo paura di retrocedere» ha detto Zampa, «è meglio esonerare un allenatore piuttosto che andare in serie B. Rischiavamo sul serio. Sannino non era integrato con la squadra, non era sintonizzato con i giocatori. Non è stato il pareggio di ieri a farmi maturare l’idea, avevo già notato un’involuzione.» Qui non ci siamo, Zampa. Tu puoi fare molto meglio. Devi soltanto agire. Regale. Never explain and never complain. Aspettiamo, con fiducia. Bastano tre mesi?

RECEP TAYYIP ERDOGAN 18/09/2012 L’amico dell’umanità Robespierre fu uno dei primi a perorare la causa dell’abolizione della pena di morte, da lui qualificata di: «omicidio giuridico, crimine solenne, vile assassinio, usanza barbara ed antica, il più raffinato esempio di crudeltà.» Ai suoi tempi tale esacerbata sensibilità dovette sembrare ai villici persino pittoresca e lui stesso un pochettino strano. Per spedire sul patibolo Luigi XVI accusò allora il re di aver commesso un «crimine contro l’umanità», il crimine che andava al di là di ogni legge e al quale si poteva rispondere solo con una misura di salute pubblica. Così aprì le porte al Terrore, che lo vide protagonista, e alla Vandea, i primi mattatoi per la specie umana dell’era moderna, sul tipo di quelli che oggi, numeri alla mano, consideriamo i classici e incontrovertibili «crimini contro l’umanità». L’indefinibile «crimine contro l’umanità» nasce quindi come attrezzo retorico del democraticismo rivoluzionario: è l’arma impugnata da un sinedrio di laici sacerdoti per promuovere le cacce alle streghe dei tempi evoluti. Oggi è piuttosto un’arma dialettica di distruzione di massa pronta all’uso e alla portata di mano di qualsiasi deficiente, che per di più sta generando tutta una serie di cloni altrettanto metafisici. Così, se è abbastanza stravagante, non è però affatto strano che adesso il premier turco Recep Tayyip Erdogan, noto apostolo liberaldemocratico, voglia chiedere all’assemblea generale dell’Onu di proclamare «crimine contro l’umanità» la cosiddetta «islamofobia»; la quale, a seconda delle suscettibilità toccate, potrebbe andare dall’odio proclamato pubblicamente contro i musulmani, ad una scarsina considerazione per la religione del Profeta onestamente dichiarata. E’ lo stesso Erdogan che l’anno scorso definiva «razzista e discriminatoria» la legge approvata in Francia che punisce «il negazionismo del genocidio armeno». E qui si potrebbe anche ridere di questo corto circuito intellettuale, di questa gran messe di razzismi, discriminazioni, negazionismi, genocidi, crimini contro l’umanità, e fobie varie che se le danno a vicenda di santa ragione. Fa ridere meno il fatto che lo stesso Erdogan nelle stesse ore annunci soddisfatto che le forze di sicurezza di Ankara hanno ucciso 500 ribelli curdi nel solo ultimo mese. Cioè lo stesso Erdogan che accusa il suo vicino Assad di commettere «crimini contro l’umanità» nella repressione contro i ribelli siriani.

GQ CHINA 19/09/2012 E poi se la prendono se gli italiani sono fatti così. Ma loro, gli stranieri, come li vogliono, gli italiani? Proprio così: gaglioffi, leggeri, svelti, svegli, invadenti, sorridenti, parolai, amabili ed inaffidabili. L’anti-italiano, tipo l’androide che oggi ci guida, è tollerato solo nei casi disperati. Quindi dateci dentro e fate del vostro peggio, care le mie rumorose e simpatiche canaglie. Vedete un po’ dove potreste arrivare: ad essere nominati «uomo dell’anno» dall’edizione cinese della famosa rivista GQ – di cui io naturalmente, al contrario di tutti voi, non avevo mai sentito parlare – com’è capitato al più sciagurato dei nostri super-rampolli nazionali, Lapo Elkann; il quale, secondo Gentlemen’s Quarterly, anche attraverso la sua attività imprenditoriale, «non è solo un uomo di stile, ma anche un forte esempio di italianità e d’innovazione». Appunto, un forte esempio di italianità. Riconoscibile. E allora facciamoci riconoscere, senza timidezze. Che non sia proprio lui, Lapo, il fascinoso lazzarone di casa Agnelli, l’uomo chiave per superare la crisi della Fiat? Io ci farei un pensierino. Marchionne e i due ragazzotti Elkann sarebbero un trio imbattibile. Lapo porterà la verve. L’immagine. E Della Valle, verde di rabbia, non riuscirà a credere né ai propri occhi né ai propri occhiali quando si vedrà davanti un Elkann raddoppiato.

ROBERTO DIACETTI 20/09/2012 Avete presente quei milionari del mondo dello sport o dello spettacolo che ogni tanto vanno a dare quattro calci ad un pallone o a cantare sul palco per fare opera di beneficenza? Be’, in fondo che fanno di tanto eroico e di tanto faticoso se non esibirsi gratis per una serata, ciascuno recitando la sua piccola e ben pubblicizzata parte? Visto che è sempre la plebe a tirare fuori i soldi per quel benedetto incasso, auspicabilmente cospicuo, da devolvere in carità? Sono sicuro che se fossero più ambiziosi, invece di limitarsi a queste lodevoli iniziative, espressione con la quale si qualificano di solito i frutti di una generosità mediocre, col libretto degli assegni alla mano e senza tanti sforzi potrebbero fare miracoli e moltiplicare come minimo l’incasso per dieci. Appartiene a questo genere di gretta magnanimità la moda recente di politici e manager di tagliarsi lo stipendio. Visti i tempi. Vista la crisi. Per dare un segnale. Già. E poi? E poi eccoteli che ti annunciano, con l’aria di chi dona l’oro alla patria, tagli sanguinosi ai loro ricchi emolumenti dell’ordine del …dieci per cento. Come per ultimo ha detto di voler fare il nuovo Amministratore Delegato dell’ATAC. Invece di 294mila euro, il «tetto da non superare» imposto dal decreto Salva-Italia agli stipendi dei manager pubblici, Roberto Diacetti prenderà solo il 90% dello stipendio …massimo possibile, ovvero la miseria di 265mila euro. Lui la chiama «decurtazione». Sia chiaro: per me può prendere pure mezzo milione. Solo che quando si superano certi livelli di reddito le decurtazioni allo stipendio, e parlo di quelle vere, per chi le subisce sono della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni: uno nella vita di tutti i giorni manco se ne accorge. E il popolo meno ancora.

GIUSTIZIA E LIBERTA’ (D’EGITTO) 21/09/2012 Ma non erano stati l’entusiastico appoggio dell’Occidente democratico e la “leadership from behind” di Obama a far pendere la bilancia a favore dei patrioti della libertà nelle lotte rivoluzionarie della Primavera Araba? Il partito dei Fratelli Musulmani, Giustizia e Libertà, da non confondere con Libertà e Giustizia, voce dei non meno esaltati Fratelli della Società Civile Italiana, non ne sembra affatto convinto (e io, a dire il vero, meno ancora) o comunque se ne è già scordato. In un comunicato fatto seguire alla pubblicazione delle sataniche vignette di Charlie Hebdo, e dopo la tempesta causata dal quel filmetto, quel filmino, quel trailer figlio di N.N. che nessuno conosceva prima che gli infaticabili e molto suscettibili scopritori di offese al Profeta lo pubblicizzassero in tutto il mondo, si chiede: «Ci sono mani invisibili che spingono gli occidentali a provocare i popoli arabi e islamici che cominciano a trovare la loro libertà, cacciando regimi corrotti e tirannici?» Io credo di sì, che ci siano. In fatto di provocazioni, la produzione è talmente scarsa che a spingerla devono essere per forza i fantasmi.

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