Una settimana di “Vergognamoci per lui” (93)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

IL FATTO QUOTIDIANO 24/09/2012 Nel 1953 i comunisti si decisero infine per «forchettoni»: questo era il simpatico epiteto da riservare agli avversari democristiani nella campagna elettorale di quell’anno. Sui muri i manifesti con le forchettone la fecero da padroni. Su uno di questi si poteva leggere: «UN CONSIGLIO AI FORCHETTONI: contro il logorio della campagna elettorale dei comunisti bevete Cynar! ELETTORI: contro il logorio di 5 anni di malgoverno Dc votate P.C.I.!» Su un altro si leggeva: «Via il regime della forchetta! VOTA COMUNISTA.» E su un altro ancora si potevano vedere le caricature di De Gasperi – lo «statista», quello adesso santificato anche a sinistra – con in spalla una forchettona, di Gonella con un cucchiaione, e di Scelba con un coltellone. Oltre al «vota comunista» sul manifesto – ci credereste? – c’era scritto: «per l’onestà contro la corruzione». E adesso piangete. O ridete. Ecco, domani uscirà con Il Fatto Quotidiano “Roberto Forchettoni”, il libro dedicato dai segugi del Fatto alle presunte malefatte di Formigoni. Io non penso che al Fatto ignorino il precedente. Penso anzi che il ritorno al «forchettonismo» sarà vezzosamente rivendicato. Io vedo però in questo un auspicio favorevole. Così come tutta la storia di Roma antica è un grande arco teso tra Romolo e Romolo Augustolo, così spero che col ritorno dei forchettoni, dopo sessant’anni di vita repubblicana, per una certa Italia migliore dell’altra la pacchia sia veramente finita.

ANGELO BAGNASCO 25/09/2012 Caro cardinale, posso parlarle con franchezza? Credo di sì. E allora vado. Dunque, caro cardinale, io ho come l’impressione che lei di politica non capisca un tubo. Nel suo ultimo intervento sulle vicende italiane, per esempio, fra le altre cose lei ha detto: «E’ l’ora (…) della rifondazione dei partiti, delle procedure partecipative ed elettive, di una lotta penetrante e inesorabile alla corruzione…». Ma non si rende conto che in politica l’ansia di rifondazione e il piccolissimo cabotaggio sono fatti apposta per alimentarsi a vicenda? Che la demagogia degli onesti e il magna-magna sono le due facce della stessa medaglia? Che ambedue sono il segno di uno stesso infantilismo? Che ambedue congiurano contro la politica, ossia l’arte naturalmente imperfetta di «governare la città»? Che ambedue congiurano contro il sentimento societario, che rende anche i ladri meno irresponsabili? Che una consapevolezza collettiva non può nascere da un moralismo farisaico di massa? Che in Italia andiamo avanti da sempre per questa strada insulsa e poi ci meravigliamo, perché siamo proprio imbecilli, che le cose non cambino mai? Che ormai tutti dicono le stesse cose dette da lei, e che a differenziare gli estremisti dai moderati è soltanto lo stile? E che proprio questa unanimità dovrebbe metterla cristianamente in sospetto?

FRANCO FIORITO 26/09/2012 Vent’anni fa ad aspettare Craxi fuori dell’hotel Raphael con le monetine in mano c’era anche lui, il florido Fiorito, insieme a qualche camerata e alla teppaglia comunista. Chissà cosa ardeva nel cuore del ragazzotto! Certo non la «bella politica», che è un’infatuazione da signorine di sinistra. Però una qualche idea insieme eroica e ruspante della politica sì. Invece è affogato irresistibilmente nelle mollezze asiatiche della politica pure lui, placido e grandioso come un Buddha. Vent’anni fa in parlamento Craxi, invitando tutta la classe politica a seguire il suo esempio, si prese la responsabilità politica dei finanziamenti illeciti al suo partito. L’obolo pagato alla politica, tacitamente praticato e tacitamente accettato o fatalisticamente subito a tutti i livelli della società, più che il segno di una tara genetica della specie italica, era un arcaismo costoso che non oliava più il sistema, e che un paese ricco e moderno, uscito finalmente dalla glaciazione della guerra fredda, non poteva più permettersi. Mani Pulite avrebbe potuto essere un’incruenta e liberatrice operazione di verità. Un esame di coscienza collettivo. Invece fu una meschina operazione di potere, mercé un legalismo interpretato a senso unico. Con la menzogna non si nutre il senso civico, ma il cinismo. Così se un giorno si «rubava» soprattutto per il partito, oggi si «ruba» soprattutto per se stessi. Sempre che si rubi. Perché a detta di Fiorito, se lui e suoi colleghi sguazzavano nell’oro, lo facevano sì vergognosamente, ma nel rispetto della legge. Questo simpaticone, insomma, si è preso l’irresponsabilità politica di una pratica lecita. Se fosse vero, sarebbe ancora più bello. E significativo.

PIER LUIGI BERSANI 27/09/2012 «Purtroppo quel famoso spiraglio nella crisi non c’è ancora, stanno accelerando gli elementi di recessione, disoccupazione, calo dei consumi. (..) Il meccanismo rigore-recessione si sta avvitando, passiamo di manovra in manovra, all’ingrosso ci troveremo davanti a una legge di stabilità che non so come faccia ad affrontare le cose». Insomma, il rigore va bene, ma ci vorrebbero pure le famose «politiche» per la crescita, per il lavoro, ecc. ecc. Popolare ricetta che in termini calcistici si potrebbe tradurre così: i quattro in difesa vanno bene, bene anche i quattro a centrocampo, però bisogna che assolutamente mettiamo quattro uomini anche in attacco. A parlare non è Berlusconi, ma il segretario del PD, eppure le amenità sono le stesse. Non si capisce allora perché quando Bersani le spara non venga accusato d’irresponsabilità e di lesa maestà nei confronti del presidente del consiglio. O meglio, si capisce benissimo. Approfittarne però così spudoratamente non è affatto un tratto da gentiluomini; o da onesti, per dirla coi migliori.

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