Una settimana di “Vergognamoci per lui” (97)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

MARCO RAMAZZOTTI STOCKEL 22/10/2012 Tutto è andato a meraviglia, esattissimamente come previsto. La nave Estelle, con a bordo una ventina di attivisti filo-palestinesi, compresi parlamentari di diversi paesi europei, era diretta a Gaza, con l’intenzione di sfidare – pacificamente, va da sé – il blocco navale imposto da Israele. Fra di essi un italiano, di nome Marco Ramazzotti Stockel. Come da programma, il veliero di Freedom Flotilla è stato intercettato dalla marina militare israeliana e scortato al porto di Ashdod. Qualcuno degli attivisti più rumorosi è stato ammanettato, e, a detta di Stockel, «da parte dei militari c’è stata anche un po’ di cattiveria perché gli israeliani hanno usato, in modo brutale, anche pistole elettriche». Anche in questo il programma è stato perfettamente rispettato: brutalità, ma solo un po’. Il minimo sindacale, giusto per ravvivare il dramma. Grazie ai buoni uffici dell’ambasciata il nostro attivista ha evitato di passare la notte in un luogo di detenzione. Il giorno dopo è stato espulso da Israele, trasportato a Tel Aviv e imbarcato in un aereo che l’ha riportato sano e salvo in Italia, dopo un felice atterraggio all’aeroporto di Fiumicino. Appena sbarcato Ramazzotti Stockel ha detto: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo politico, che era quello di parlare e far parlare della situazione di Gaza e della Palestina, perché Gaza e Palestina sono centri di tensione internazionale gravissima per tutta l’Europa e l’Italia». Insomma, è andato tutto benone. Lagne comprese.

LA CORRUZIONE PERCEPITA 23/10/2012 Non bastava quella vissuta sulla propria pelle. Adesso i media hanno deciso di rovinarci la giornata pure con la corruzione «percepita», quella che ti mette di cattivo umore solo ad annusarla da lontano. La corruzione percepita si misura grazie a tre indici: l’indice di percezione della corruzione, «ottenuto sulla base di varie interviste/ricerche somministrate ad esperti del mondo degli affari e a prestigiose istituzioni»; l’indice di propensione alla corruzione, basato su interviste «condotte tra dirigenti senior di aziende nazionali e multinazionali, ma anche tra dirigenti e responsabili finanziari, camere di commercio, banche commerciali nazionali e straniere e studi legali commerciali»; e il barometro di percezione della corruzione, un sondaggio che «si rivolge direttamente ai cittadini, indagando sulla loro percezione della diffusione della corruzione nei vari settori». I parametri sembrano invero piuttosto fumosi, non lontani da quelli ormai leggendari che misurano la qualità della vita nelle classifiche de Il Sole 24 Ore, ma sono i criteri di Transparency International, che se siete del partito degli onesti non potete discutere. La corruzione percepita sembra fatta apposta per un paese sull’orlo di una crisi di nervi qual è il nostro. Il partito degli onesti ci ha lavorato ai fianchi per tanti di quei decenni che ormai non ci fidiamo più di nessuno. Siamo così precipitati nella classifica dell’onestà percepita al sessantanovesimo posto, insieme a Ghana e Macedonia, che presto lasceremo al loro mediocre destino di piccole nazioni per sprofondare ancor più nell’Abisso della Corruzione Percepita. Là dove su ogni nostra azione calerà l’ombra del sospetto, ma saremo contenti di far ridere il mondo. Sempre che un provvidenziale terremoto, colpevolmente imprevisto, non ci seppellisca prima tutti.

ROBERTO BENIGNI 24/10/2012  Il predicozzo di Saviano, il predicozzo di Celentano, il predicozzo di Benigni: ma non sarà questa la TV di regime, quella che non avevamo in realtà mai conosciuto? L’evento annunciato, l’osanna preriscaldato, il pubblico precettato, il trionfo assicurato, la qualità risibile: gli ingredienti ci sono tutti. Ci beccheremo dunque anche la seratona dedicata alla Costituzione. Il rito democratico officiato dal ridanciano Benigni avrà per titolo «La più bella del mondo», giusto per vestire di innocente, matta, fanciullesca magnanimità quella che sembra un’intimidazione agli infedeli e ai poco entusiasti. Perché costui è irregolare ed allineatissimo da sempre. Ma ormai ci vedo qualcosa di patologico.

CORRADO CLINI 25/10/2012 Decenni di propagandata (e fasulla) cultura della legalità e qual è l’unico risultato certo ottenuto? Il fariseismo di massa, la professione d’innocenza di popolo, il sistematico «noi buoni» espresso a tutti i livelli, da quello rionale a quello nazionale, contro le «cricche». Qualsiasi cosa succeda c’è sempre qualcuno che necessariamente è colpevole. Prendete il terremoto dell’Aquila. Ma sì, continuiamo a prenderci in giro con la storiella del mancato allerta o delle eccessive rassicurazioni da parte degli scienziati. Che in realtà non avevano escluso nulla. In quei giorni la verità la sapevano gli abruzzesi e la sapevano gli italiani: non c’era nessuna certezza, né che si verificasse la grande scossa, né quando, né dove. L’unico che si azzardò a profetare fu Giuliani che indicò senz’altro Sulmona, e senza fallo nel giorno sbagliato. Bisognava forse far sfollare la popolazione fino a tempo indeterminato? E poi quale popolazione? E dove? E allora dove trovare la colpa? Nei politici, nei tecnici, nei progettisti, nei costruttori, nelle leggi mai fatte, e in quelle mai fatte rispettare? No, salvo casi specifici e documentati. La quasi totalità degli edifici italiani non è costruita con criteri antisismici. Molti di questi sono vetusti, isolati nelle campagne o fittamente addossati l’uno sull’altro nei centri storici di paesetti e città. Chi li abita convive fatalisticamente, specie in certe aree, col rischio di conseguenze catastrofiche in caso di terremoto. E’ una colpa? No. Ciascuno di noi lo fa quotidianamente, in piccola o grande misura, con altri tipi di rischi. E’ la condizione umana. E che dovrebbe fare il proprietario di uno di questi edifici? Comprarsi una casa fatta coi giusti criteri? Costruirsela? Ristrutturare la propria abitazione adeguandola alle norme vigenti? E dove trova i soldi? Gliela fa lo stato, visto che ci sarà di sicuro qualche imbecille già pronto a parlare di diritto alla «casa antisismica»? Ma va’… Stiamo vivendo un lunghissimo periodo di transizione che urta contro resistenze culturali e problemi di costi. Invece di guardare avanti, e di vedere nei problemi come questi anche le opportunità, continuiamo a farci male per spirito di fazione. Così gli esperti della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati. Qualche politico locale è riuscito a proclamare che «giustizia è fatta!». Il mondo ci ha riso dietro. Spesso con un certo disprezzo. «Il paese di Galileo», questo lo stigma, anche se gli inquisitori questa volta avevano deciso nel nome del civismo e del progresso democratico, che non tollera imperfezioni e zone d’ombra. E il ministro dell’Ambiente, nel lodevole tentativo di difendere la Commissione, non ha trovato di meglio che andar dietro allo straniero. Anche lui a cianciare di Galileo. Robe da matti.

RISPOSTA AI COMMENTI. Cavilli e pretesti. Pretesti e cavilli. Non sarebbe neanche intelligente parlarne. Uno si fermerebbe prima. Dire che non sono colpevoli di non aver previsto, dire che non sono colpevoli di non aver dato l’allarme, perché in effetti i terremoti non si possono prevedere, ma che sono colpevoli di aver ubbidito ai politici nel dare un tono rassicurante alle loro osservazioni in ogni caso “non conclusive”, in un contesto semi-isterico nel quale altri profetizzavano date e luoghi sbagliati, è un esercizio da sofisti. Se avessero fatto il contrario? Se avessero dato un tono drammatico alle loro osservazioni in ogni caso “non conclusive” cosa ne sarebbe nato? Polemiche perché non si faceva niente? Polemiche perché si lasciava la popolazione a se stessa, senza nessuna direttiva precisa? e via di seguito… Ripeto che la verità la sapevamo tutti. Sapevamo di non sapere. Rido poi in faccia a quella magistratura e a quegli assatanati che cercano la verità nelle pieghe più riposte e sbrindellate della nostra sbrindellata quotidianità, nelle mezze frasi intercettate al telefono e equivocate di proposito, come “l’operazione mediatica” contestata a Bertolaso. Era appunto un’operazione mediatica, un’operazione di confronto coi media e con la popolazione, ma non voleva dire che fosse dolosa e menzognera. Lascio queste miserie alle passioni degli inquisitori e ai feticisti del diritto…

VITTORIO FELTRI 26/10/2012 Quello che mi fa specie in molti dei giornalisti che fino all’ultimo hanno seguito con simpatia le mirabolanti avventure politiche del Cavaliere di Arcore è il fatto che in realtà costoro non l’abbiano in fondo mai ben capito. Negli ultimi due anni, per esempio, Berlusconi ha fatto sistematicamente il contrario di quanto da loro sperato, auspicato o previsto: non ne hanno imbroccata una. Per loro Berlusconi è stato prima un generoso moschettiere della politica, un giocoso e sorridente rivoluzionario, e poi magari la triste ed impotente caricatura di quel moschettiere e di quel rivoluzionario. Per molti versi lo stesso mezzo Berlusconi dipinto dai suoi nemici, ma visto in luce positiva. Non hanno mai perfettamente inteso la razionalità di fondo dell’agire politico di un uomo che ha sempre cercato di unire, tenere insieme e costruire, salvo poi essere accusato di dividere gli italiani o di cacciare qualcuno che essere cacciato voleva. Ultimo a combattere per la sopravvivenza del suo governo, il Caimano, che non è mai stato vendicativo ed ha la vista lunga, è stato il primo, dopo le dimissioni, a promettere lealtà e collaborazione al governo dei tecnici. Ed oggi è Bersani a dire che le possibilità di un Monti-bis sono zero. E’ legittimo. Ma è la sconfitta di tutto coloro che a fondamento del “montismo” mettevano la scomparsa del berlusconismo, della sua creatura politica e della sua piattaforma politica di centrodestra; alla quale ultima, necessariamente, i “montiani” ora dovranno fare appello. Tutte le altre alternative sono finite mestamente nel cesso. L’addio del Cavaliere arriva dunque nell’ora più giusta. Non è una balla o uno scherzo. A non crederci troppo, a dubitare ancora, è invece Vittorio Feltri, che vuole comunque esprimere al Cavaliere il suo eterno ringraziamento per la vittoria del 1994, «quando la sinistra marciava spedita verso la vittoria elettorale, favorita dall’assenza del pentapartito (eliminato dalle inchieste giudiziarie)», e Silvio «si improvvisò politico, mise in piedi un partito di plastica nel giro di due mesi e risparmiò all’Italia un bagno tardocomunista.» Il partito di plastica! Eccolo qui, lo stesso mezzo Berlusconi sopramenzionato, quello dipinto dai nemici, ma visto in luce positiva.

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