Una settimana di “Vergognamoci per lui” (100)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

MICHAELA BIANCOFIORE 12/11/2012 Dopo tanti anni di pericolo populista inconsistente ma ossessivamente propagandato dai media, è arrivato, nel silenzio dei media e con la complicità dei media, il populismo vero, quello della retorica anti-casta, sottoprodotto della questione morale. Gli ha fatto compagnia un linguaggio greve, cupo e monotono, fatto di azzeramenti, repulisti, rottamazioni, bonifiche, purificazioni, disinfestazioni, et similia, cui pochi hanno avuto la forza morale di sottrarsi. Per ogni genere di problemi l’unica soluzione accettabile è ormai la «soluzione finale». Cambia solo il nome. Oggi è il turno della «deforestazione». L’ha gettato nell’arena politica l’esaltata Michaela Biancofiore, in nome di un ossimoro: il berlusconismo duro e puro.

MICHELE PLACIDO 13/11/2012 Forse è una malattia professionale, ma se vuoi trovare un campione di conformismo comico-demenziale cerca fra attori e registi e ne troverai a dozzine. Michele, ad esempio, vorrebbe fare un film Dell’Utri. Alt, calma, lo so che per il soverchio entusiasmo già vi cascano gli zebedei, ma abbiate pazienza. Sentite come spiega questo suo malsano interesse artistico per tale personaggio: «In Italia progetti che mi interessano ce ne sono moltissimi, penso ai misteri del patto tra la mafia e lo stato, non è stato raccontato nulla, sarebbe quasi un dovere farlo, se si potesse io sarei pronto. Da parte degli autori c’è, salvo qualche rara eccezione, molta autocensura, invece bisogna essere più dentro la storia del nostro paese. (…) Forse ci penseranno i talenti giovani, che sono molto più incazzati di noi, ad avere meno paura ad entrare nel vivo della nostra storia. Penso però che ci vorrebbe più coraggio da parte dei produttori e anche delle istituzioni che potrebbero finanziare dei film che raccontino chi siamo, sarebbe un bel segnale di cambiamento». Ora, questa sbobba tediosa – stato e mafia, stato e corruzione, stato e stragi di stato, stato e terrorismo, stato e misteri di stato (coi servizi segreti, deviati, che stanno immancabilmente laggiù, sullo sfondo nebbioso del marciume italico) – è ormai un cliché cinematografico tipicamente nostro che coniuga il genere fantasy con l’antifascismo più lugubre, e che lungi dall’essere ostacolato, è vezzeggiato, foraggiato e premiato. E’ un cinema di anti-stato di stato. E’ un cinema di denuncia promosso dalla nomenklatura. Questo spiega la «passione civile» di molti eroi del palcoscenico, e la forsennata produzione. E questo forse riesce anche a spiegare perché dopo la montagna di film sul Berlusca, ora ci sia qualche originale, ben presto seguito da un gregge di originali, ansioso di cimentarsi – roba da matti – cogli amici del Berlusca.

LA SINISTRA E LE SUE ICONE 14/11/2012 Il momento cruciale del dibattito fra i fantastici cinque candidati alle primarie della sinistra è stato quando è stato chiesto loro di indicare alcuni dei loro personali modelli di riferimento. Così abbiamo scoperto che se Bersani s’ispira ad un papa, Vendola s’ispira ad un cardinale, Tabacci a due democristiani, la Puppato ad una democristiana e ad una comunista, Renzi a un sudafricano e a una nordafricana. Il conto totale delle icone è presto fatto: due preti, tre democristiani, una comunista, e due personaggi esotici. Il giorno dopo anche il non candidato D’Alema ha fatto sapere alla nazione che nel suo Pantheon personale oltre a un comunista c’è anche un altro democristiano. Secondo me le cose sono due: 1) o l’Italia clerico-democristiana era il migliore dei mondi possibili; 2) o i bolscevichi sono ancora tra noi, con la loro leggendaria improntitudine.

IL PD DI LOTTA E DI GOVERNO 15/11/2012 Per un disperato bisogno di trovare una qualche gratificazione, al demagogo caduto nella polvere, o all’epuratore epurato, capita spesso di dire un’amara verità, come ha fatto ieri Di Pietro alla manifestazione della Fiom a Pomigliano. Ad essere colpiti dagli slogan dei lavoratori – tra i quali un gregge di militanti che come da stanco copione belava indignato “Bella ciao”, perché a certi fessacchiotti un padrone solo non basta – il ministro Fornero, il premier Monti e il boss della Fiat Marchionne. Ma parolette non proprio carine sono state indirizzate anche a Vendola, ormai in odore di “collaborazionismo”, e a Di Pietro, da poco iscritto dai giornali che contano nella lista ufficiale dei “mariuoli”, tutti e due presenti al corteo; dove trovavano posto, fra gli altri, anche De Magistris, forse ancora troppo fresco per diventare pure lui un “mariuolo”, e Fassina, responsabile economico del Pd, ma soprattutto plenipotenziario del partito presso la vasta area degli esaltati sinistrorsi, con i quali peraltro si trova a meraviglia. «Qui vedo tanta ipocrisia», ha detto Di Pietro, «i partiti che votano le leggi di Monti sono qui a manifestare contro le leggi di Monti.» So già che alcuni diranno che dall’altra parte succede lo stesso. Succede molto ma molto di meno. E men che mai con la sussiegosa professionalità dei post-comunisti. Loro possono. I signorini.

BONO VOX 16/11/2012 Francamente non credo che noi come italiani dobbiamo preoccuparci. Sul trono sta sempre saldo il nostro inarrivabile Adriano Celentano. Però bisogna ammettere con sportività che Bono ne ha fatta di strada, e che ormai merita un posticino di tutto rispetto nel ranking dei più squinternati tromboni dell’umanitarismo planetario. Con l’esperienza ha imparato a non pensarci su troppo e a sparare cannonate con la felice naturalezza di chi è amico fraterno dell’alcool. E’ vero che in questo modo escono spesso di bocca minchiate terrificanti, ma è anche vero che chi è in pace con se stesso, dopato o no che sia, trasmette benessere e ha un grande potere di seduzione: un uomo perfettamente sereno sembra sempre un po’ brillo. (Potete applicare questa teoria a chiunque: tanto io me ne faccio un baffo, naturalmente.) Ma dicevo di Bono, che a Washington, nel corso di un summit sulla povertà con il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, si è lasciato definitivamente guidare dall’estro del momento: «Tutti sanno che il più grande killer, più dell’Aids, della tubercolosi, della malaria, è la corruzione. E non esiste solo a Sud dell’equatore ma anche a Nord. C’è così tanto dolore provocato dalla crisi economica, dalla recessione, dal fiscal cliff. Per questo sono in città.» E per fortuna che si sono i mercati emergenti: «Senza tutto quello che sta succedendo in Sud America, in America Latina, noi saremmo fottuti.» Certo, senza un talento innato non ci si può bere il cervello con tanta arte. Però pensavo: non sarà anche l’effetto di guardare il mondo solo ed esclusivamente con gli occhiali da sole, da mane a sera, trecentosessantacinque giorni all’anno?

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9 thoughts on “Una settimana di “Vergognamoci per lui” (100)

  1. salve Zamarion, il motivo per cui il primo ministro turco non sente sua la responsabilità del genocidio armeno è questo: http://it.wikipedia.org/wiki/Dunmeh
    le comunico che non ho una posizione specifica sull’argomento ma avendo avuto contatti con la Turchia per motivi di lavoro, mi ci sono imbattuto, certo che, quando l’Armenia ha accettato di normalizzare i rapporti con la Turchia proprio con il primo governo dichiaratamente religioso dagli anni venti, quanto in passato avevo sentito in loco mi è tornato in mente. Volevo solo informarLa, ma essendo Gironalettismo un’arena, ho preferito farlo più. diciamo, in privato.
    Saluti

    1. Mi scusi, ma mi sembra davvero una storia strampalata come poche, senza capo né coda, almeno nelle sue inferenze con la storia del secolo scorso e di questo. Ogni paese ha il suo complottismo, e il complottismo si fa beffe anche della logica più elementare.
      Ciò detto, io detesto tutta la retorica sui genocidi e sui crimini contro l’umanità. E provo un’istintiva repulsione anche per la parola “olocausto”. Perché? Perché è più facile fare demagogia sulle parole che sui fatti e sulla storia. Perché è più facile negare in toto una parola di vago sentore metafisico che il massacro deliberato di milioni di persone. Perché è poi più facile lanciarsela contro vicendevolmente, come una clava, questa paroletta demagogica. Erdogan, ad esempio, ha parlato di “razzismo”, un’altra di queste parolette magiche, quando la Francia ha deciso di punire per legge il “negazionismo” (altra paroletta magica) del genocidio armeno. Ed ha rinfacciato alla Francia il “genocidio algerino”. Insomma, c’è anche il lato comico della vicenda, volendo. Ed è per questo che io, nel mio piccolo, non chiedo alla Turchia riconoscimenti ufficiali del genocidio armeno che abbiano ripercussioni legislative.
      La storia non si fa per legge, la lettera uccide e conduce spesso al fariseismo di massa, magari di segno opposto al precedente.

      1. calma Zamarion, la storia di Sabbatai Zevi (e Frank) è vera, anzi Sabbatai fu il protagonista di una delle pù celebri cosidette “febbri messianiche” che ciclicamente investono il mondo ebraico, del resto, come sa, loro ancora aspettano. Anche la parte della conversione è confermata da fonti diverse e autorevoli, ciò che non so è quanto sia ancora presente nella società turca (e greca perchè Sabbatai era di salonicco) questa fazione, confessione, proto apostasia, non so come chiamarla, dei dunmeh, le posso dire che nei mie viaggi in passato ho conosciuto molti turchi, in particolare con una famiglia che, seppur apparentemente muslim, in casa, ostentava evidenti stelle di david al collo.
        Da forestiero, quando ho chiesto spiegazioni, la risposta è stata freddina, mi hanno parlato di tradizioni, di usanze del passato, ma il capofamiglia, il padre del mio collaboratore, un militare in pensione, tagliò molto corto.
        Ripeto allora lasciai perdere perchè sinceramente mi interessava poco poco, ma fu la notizia della normalzzazione dei rapporti dell’armenia proprio con la turchia di erdogan a farmi tornare alla mente questi fatti avvenuti alla fine degli anni 80. Così ho letto qualcosa sulla materia, ma ho trovato testi generalmente faziosi, sia tra i negazionisti sia fra quelli che confermano. Tenga anche conto che io stesso ho avi figli di Sem, anche se io sono Cristiano, Cattolico e Romano, quindi le notizie sulla vita di Sabbatai le ho ricavate proprio alla fonte.
        Comunque, le ho scritto qui per avere un confronto franco, non mi parli di complottismo, please, non è proprio il mio campo. Ho cercato di fornirle la chiave di lettura che le mancava, perchè effetivamente era così, per capire meglio l’atteggiamento di Erdogan

  2. Io ho detto che la storia mi sembra strampalata “almeno nelle sue inferenze con la storia del secolo scorso e di questo”. Ossia, non per quanto riguarda la sua fase iniziale, gli Sabbatai e i Frank – che di per sé è sì abbastanza strampalata, ma non nel senso che sia falsa – ma piuttosto per il castello un po’ esoterico di presunti seguaci segreti della “setta”, e dell’importanza di quest’ultima su fatti e e personaggi della vita recente e contemporanea. Se queste teorie fossero vere allora Erdogan potrebbe dire che il “genocidio” era tutta colpa di Ataturk, “l’ebreo”, invece di difendere il buon nome della Turchia.

    1. Non lo farebbe mai, perchè è nazionalista, e Kemal Ataturk è il padre della turchia anche per gli islamici, questo pre farLe capire che la storia, se non si studia in maniera asettica, può diventare uno strumento più pericoloso di molte armi, di certo anche i padri della patria italiana sono poi risultati interessati anche ad altri aspetti che nulla avevano che fare col patriottismo, non è un mistero che Mazzini fose una sorta di agente britannico, che lo stato Pontificio era più che un dito nel culo per gli inglesi e che penso sia puerile pensare che mille garibaldini possano aver sconfitto 150 mila soldati Borbonici. I soldi per l’unità d’Italia arrivarono dall’Inghilterra, quelli per la rivoluzione laica turca…dall’Italia, sponda Comit, sotto l’egida di banchieri italo polacchi, Otto e Toeplitz, che come me hanno avi discendenti dei figli di Sem. Anche questo è un dato certo.
      Questo Zamarion, Le dovrebbe fare capire che ci sono implicazioni e responsabilità da tenere presente quando si scrive di fatti “enormi e complicati”, prima di tutto il fatto di non scrivere di ciò che non si conosce. Io non credo Lei sia un “professionista” del giornalismo, senza volerLa offendere, però la spiegazione del perchè il primo pres muslim della turchia non si senta responsabile, a torto, a ragione, in seguito alla verità ad una bugia ad una leggenda, è questo: i muslim turchi sostengono che sono stati altri a farlo. Il pezzo, a mio modestissimo avviso, non andava scritto, o quantomeno scritto in altri termini, magari ponendo una domanda: perchè erdogan non si sente responsabile? Lei ha mostrato empatia e spirito d’osservazione nel capire l’atteggiamento di erdogan, ma lì si è fermato. Comunque complimenti per l’intuito, molti “professionisti” sanno solo fare refresh sulla pagina ansa (compresi 2 miei parenti che sono giornalisti)
      Buon fine settimana Zamarion.

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