Una settimana di “Vergognamoci per lui” (105)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GIAMPAOLO DI PAOLA 17/12/2012 Sono dieci mesi che due fucilieri della Marina sono trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori. Un fattaccio ancora tutto da chiarire avvenuto nel quadro della lotta alla pirateria. Il governo italiano, che ha brancolato nel buio fin dall’inizio della vicenda, si era mostrato nei giorni scorsi molto fiducioso sull’imminente arrivo della sentenza della Corte Suprema Indiana sui ricorsi presentati dall’Italia “in difesa della giurisdizione nazionale e della immunità funzionale dei due fucilieri”. Sull’arrivo della sentenza, mica sull’esito dei ricorsi, per dire quanto abbiamo abbassato le orecchie nel giro di questi mesi. Puntualmente è arrivato il rinvio. Il governo italiano ha espresso forte delusione e profondo rammarico. Tale diplomatico sospirone già suona sgradevolmente melodrammatico. Ma il governo ha fatto ancora meglio, presentando richiesta formale alla Corte Suprema per la concessione di una licenza ai due fucilieri, che permetta loro di passare in patria le festività natalizie. Il ministro della Difesa ha chiesto agli indiani di mettersi una mano sul cuore: «Nessun popolo come quello indiano può comprendere le ragioni di santificare le feste e per noi italiani il Natale è la festa più importante». E noi che credevamo che fosse una faccenda seria, serissima. E scommetto pure gli indiani.

ANDREA OLIVERO 18/12/2012 Insieme al ministro per la cooperazione internazionale e per l’integrazione Riccardi, all’amletico leader di Italia Futura Montezemolo, al leader della Cisl Bonanni, e ad altra bella gente usa a mettersi intorno ad un tavolo per lasciare le cose come stanno e per decidere che ogni problema è soltanto un equivoco, il presidente delle Acli è uno dei promotori della cosiddetta lista Monti, lista della società civile da affiancare all’Udc di Casini. In attesa che Mario il Messia risponda alle suppliche di questi costruttori di pace dell’era moderna, sempre meravigliosamente in pace col bel mondo, Olivero ci fa sapere che non dobbiamo chiamarli semplicemente “centristi”: «noi siamo estremisti riformisti e solidaristi accaniti, il nostro intento è spingere con forza il cambiamento del Paese»; che tra Monti e Bersani non sarà un conflitto personale, «ma un confronto serio e serrato sulle idee e questo andrà a beneficio del Paese»; che «Monti è una persona seria, non credo che sarà interessato a prendere voti a tutti i costi per impedire a qualcuno di governare». Ci mancherebbe. Questa gente dalla fede leonina gode immensamente nelle sconfitte e adora negoziare cordialmente la resa prima ancora di battersi: non è vigliaccheria, è un magnifico tratto di galanteria e di nobiltà morale.

ANTONIO INGROIA 19/12/2012 Ormai è ufficiale: l’ex procuratore di Palermo scende in campo a capo del quarto polo arancione. Ha già fatto richiesta al Csm di «aspettativa per motivi elettorali». Non ce ne importa un fico secco. Però di una cosa siamo oltremodo seccati, una cosa che non vediamo censurata da nessuna parte dell’italica parrocchietta: che questo campione di moralità non mostri di crucciarsi affatto di aver coinvolto in questa commedia un paese straniero. Chiediamo perciò scusa al piccolo grande paese del Guatemala: state sicuri, amigos, che non tutti gli italiani sono così. C’è un’Italia migliore. E più onesta.

SHINZO ABE 20/12/2012 Il non troppo politicamente corretto leader del Partito Liberal-Democratico nipponico torna alla guida del paese, sull’onda del crescente nazionalismo anti-cinese e delle proteste contro le politiche di austerità del governo a guida democratica. L’economia di questo invecchiato paese, ormai catatonica a forza di pacchetti di stimolo fiscale e iniezioni di liquidità, è ferma al palo da lustri, e il debito pubblico in termini percentuali è quasi il doppio del “mostruoso” debito italiano. E tuttavia il nuovo primo ministro giapponese vuole proseguire per la medesima strada. Ma stavolta con roba veramente forte, da resuscitare un morto. Ad una sola parola di Shinzo, infatti, la Banca Centrale sarà costretta con le buone o con le cattive a «stampare yen in modo illimitato». Vorrei dire che è uno sciagurato, ma non posso. Voi vergognatevi pure per lui, ma io proprio non posso. Certi ritorni, certe parole, sono segni del destino che vanno religiosamente rispettati se si ha a cuore il buon esito della campagna elettorale del proprio campione.

PIERO FASSINO 21/12/2012 Nonostante sia stato comunista, ho sempre considerato Grissino una persona normale. Un uomo un po’ grigio, un po’ malinconico, per niente velenoso nelle sue uscite, poco incline all’ironia, scarso incassatore, facile a bollire con educata veemenza se punto sul vivo, facile a sbollire. Quando da segretario dei Democratici di Sinistra, al tempo della tentata scalata alla Bnl, lo beccarono al telefono che chiedeva al presidente della rossa Unipol, Giovanni Consorte, «Allora, abbiamo una banca?» non ravvisai nella pertica piemontese il profilo sinistro di un malandrino, di un socio di sozzi faccendieri. Ci sono le rogne dei piani bassi e le rogne dei piani alti, ma al telefono tutti parlano come bambini. Però ora ne ha combinata una di grossa. Al processo in merito alla pubblicazione dell’intercettazione che lo vide suo malgrado protagonista, nel quale sono imputati Silvio e Paolo Berlusconi, ha chiesto attraverso i suoi legali la bellezza di un milione di euro di risarcimento ai due fratelloni, per il «danno enorme» subito dal punto di vista «morale, politico ed esistenziale». Secondo me l’hanno istigato, perché non lo credo capace di una simile canagliata. Quella volta gli andò splendidamente. Non si mosse nessuno dei segugi della nostra intrigante magistratura. I media, dalle corazzate ai pesci piccoli, gli fecero le carezze. Ringhiò solingo qualche botolo berlusconiano, che faceva persino tenerezza. Fosse stato un Cicchitto o un Quagliarello l’avrebbero annegato in un mare d’infamia, di cricche, di P3, di P4 e di P5.

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