Una settimana di “Vergognamoci per lui” (110)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

LUISELLA COSTAMAGNA 21/01/2013 «La mia è una precisa scelta e non un calcolo dettato dal fatto che avevo altre cose in ballo», ha detto. Secondo me è vero. Se l’occhicerulea ancella del divo Michele ha lasciato Servizio Pubblico lo ha fatto per un calcolo allo stesso tempo molto più profondo e istintivo: smarcarsi alla svelta da un uomo che la Tyche ha abbandonato nella pugna decisiva contro Silvio. Da allora un popolo fin lì adorante ha cominciato a scoprire tutte le brutture della sua personalità. Qualità come l’istrionismo da domatore di circo e la capacità di fare audience gli vengono ora rimproverate, mentre un giorno furono persino la salvezza dei conti della RAI, a sentir loro. E in fondo non sono forse, queste qualità, gli indizi di un cripto-berlusconismo interiore che solo per un capriccio del caso in tutti questi anni ha lottato contro il berlusconismo del Berlusca, per poi riconoscersene fratello al momento di azionare la ghigliottina? Lo dico ai cretini che questo pensiero lo covano senza avere il coraggio ancora di articolarlo con chiarezza, non prima almeno dell’arrivo dell’ordine di scuderia.

MASSIMILIANO FUKSAS 22/01/2013 E’ stata inaugurata la terza sede degli Archivi Nazionali di Francia. Sorge a Pierrefitte-sur-Seine, Saint-Denis, Parigi, ed è un parto del nostro famoso architetto. Io credo sia il suo capolavoro. La grigia e burocratica destinazione dell’immobile ha esaltato il ben noto sadismo di Massimiliano, capace di dare ineffabili soddisfazioni ai suoi ammiratori. Da lontano il nuovo archivio sembra un cassone ferroso con delle enormi chiavette usb inserite di lato. Il container è l’archivio vero e proprio. L’aerea, e ferrosa, zona chiavette è quella dove socializzate e godete i frutti delle vostre ricerche. Ospita il reparto amministrativo; l’ingresso, l’atrio, il salotto, insomma il “lounge” dove vi guardate intorno, vi grattate la testa, chiedete informazioni, bevete un caffè, e guardate le femmine; la grande sala lettura dove potete immergervi nei vostri documenti e guardare di sottecchi le femmine; le sale conferenze; i cessi per il pubblico e tutto quanto altro vi occorre. Converrete che l’idea è geniale. Purtroppo, a quel che mi risulta, l’analogia con l’hardware è solo un parto della mia morbosa fantasia, che aveva bisogno di sfogo.

IL PRESENTABILE 23/01/2013 L’Italia democratica e responsabile non si è mai fidata dell’opinione pubblica del proprio paese, che troppe volte l’ha saggiamente fatta fessa. Per rimediare a questa disgrazia se ne è creata una di speciale, tutta sua, ben inquadrata, che periodicamente chiama a raccolta attraverso il lancio di una paroletta magica da ripetere ossessivamente allo scopo di irretire quella vera. Populismo potente e della specie più schietta, tanto da non esser inteso come tale. Oggi è il turno della parola “impresentabili”. A starnazzare in prima fila il nuovo tormentone la triste compagnia dei nostri comici, botoli sempre fedelissimi alla linea: segno sicuro che di melma si tratta. E intanto il paese si è ormai rimbecillito del tutto. Un brutto paese in cui la politica si è ridotta alla presentazione del certificato di presentabilità, con gran gioia dei minchioni e dei filibustieri.

SHAKIRA E PIQUE’ 24/01/2013 Ecco la differenza tra Dio padre onnipotente e i genitori famosi! Dio parlò per bocca del Figlio e disse che il suo giogo era dolce e il suo carico era leggero, alleviato per di più dall’aiuto sapiente, discreto, elegante e puntuale della Provvidenza. Invece i figli dei genitori famosi nascono oggi accompagnati dalla più completa maledizione. Non bastava la palla al piede di un cognome illustre. Mamma e papà vogliono regalare loro anche quella di un nome da deficiente, cosicché questi sventurati passeranno la giovinezza tutta e parte della maturità, se prima non si suicideranno, non solo a confermare ai curiosi l’origine del primo, come accadeva una volta, ma anche a spiegare con dovizia di particolari deliziosi l’origine del secondo. Che batosta! L’ultimo sfortunato pargolo della serie si chiama Milan, nome invero come Dio comanda, diffuso soprattutto fra gli Slavi del sud, ma che solo un sadico avrebbe potuto affibbiare al figlio di un campione – catalano – del Barcellona. La colpa di questo misfatto è senza dubbio di Gerard. Shakira è con tutta evidenza una di quelle donne che considerano saggiamente il calcio una cosa per bambini, una specie di sogno o infatuazione vaporosa da guardare longanimi da lontano. Chissà come, chissà quando, le è venuta il ghiribizzo di chiamare Milan il frutto del suo grembo. Sono arcisicuro che del Milan rossonero nemmeno si ricordava. Al ferale annuncio Piqué è sbiancato in volto, ma non ha trovato la forza di imporsi, non volendo ferire i sentimenti di Shakira. Per disperazione si è allora convertito fanaticamente alla causa milanista: «Proprio come il padre, il piccolo Milan è diventato un membro della Fc Barcelona dalla nascita», ha scritto poi su Twitter, sfidando i tifosi superstiziosi. Speriamo bene. Per il piccolo, s’intende.

STEFANO FASSINA 25/01/2013 Vedrete che fra poco la colpa sarà del povero Berlusconi, il quale è stato l’unico a usare parole di miele verso l’istituto senese nella bufera. Sulla vicenda ha preferito non esporsi, dicendo di non conoscerla, e perché, ha aggiunto, «Io ho un legame di affetto particolare col Monte dei Paschi perché grazie a loro potei costruire Milano 2 e Milano 3…», cosa che potrà sorprendere molti di quelli convinti che all’origine della fortuna di Silvio ci siano gli oscuri rapporti coi mafiosi, e non piuttosto quelli coi comunisti. I compagni della sinistra, a sentir loro, ne sanno ancor meno del Berlusca. «I dirigenti del Monte dei Paschi di Siena hanno effettuato delle scelte in totale autonomia dal Partito Democratico. La magistratura accerterà le eventuali responsabilità penali dei vecchi vertici, ma chi continua a usare questa vicenda in chiave elettorale commette sciacallaggio politico.» Così dice, ad esempio, il responsabile economico del Pd, per il quale evidentemente Mussari è un marziano che ha fatto tutto da solo, un tipo strano che comandava il bastimento senese solo per qualche stravagante ed irripetibile circostanza; e la Fondazione che si indebitava pazzamente pur di rimanere maggioranza nella Banca una cricca che si faceva i fatti propri. La sinistra è la patria d’elezione dei faccendieri e degli scialacquatori in proprio, siano essi colpevoli o solo presunti tali: sordidi individui che nessuno ha mai conosciuti veramente, e forse, degli infiltrati.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (109)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

SANDRO RUOTOLO 14/01/2013 Chi credeva che tra i sostenitori della teoria del Terzo Livello, da una parte, e quelli della teoria del Circo Mediatico-Giudiziario, dall’altra, non ci fosse partita, ha sbagliato di grosso. Non solo i primi non sono mai riusciti a dimostrare un bel nulla nonostante, anzi, a causa di legioni di pentiti sibillini e di nebbiosi concorsi esterni, ma sembra proprio che l’ebbrezza della sconfitta mediatica subita l’altro giorno a Servizio Pubblico stia dando loro alla testa. L’eroe Santoro è stato declassato a guitto interessato solo all’audience, quando non complice “oggettivo” del Berlusca. L’eroe Travaglio, risvegliandosi al mattino, come Gregorio Samsa, dopo una notte di sonni inquieti, ha scoperto leggendo i giornali che la disfatta della sera prima non era un incubo kafkiano ma la spaventosa realtà, e ha deciso di querelare il nano per lo scherzo della letterina. Ora è il turno del seriosissimo braccio destro di Santoro, uomo schierato ma, si pensava, con la testa sulle spalle. Niente da fare. Impazzito pure lui, si è reso protagonista di un favoloso autogol. Non solo ha accettato di far parte della squadra di Antonio Ingroia, il liberatore a capo di Rivoluzione Civile, ma al «caro Antonio» ha anche scritto una pubblica dichiarazione di fede non priva di sfumature liriche. C’è tutto: l’entusiasmo, la società civile, l’alternativa al berlusconismo, la tessera dell’Anpi, la Costituzione, Roberto Benigni, i valori dei padri costituenti, le mafie, l’illegalità, le cricche. Il che dimostra che anche la più bislacca delle religioni si fonda sui dogmi.

GIUSEPPE PISANU 15/01/2013 Che ci sia sempre uno più puro che ti epura è una verità che la storia ha abbondantemente provato. Meno noto è il suo corollario: c’è sempre un utile idiota al servizio di un utile idiota. Prendete uno dei grandi strateghi dello sganciamento del Pdl dal berlusconismo, l’ottimo Pisanu. Ha lavorato per anni silenziosamente, tessendo la sua formidabile trama. Questa solerzia politicamente corretta gli ha assicurato una certa considerazione da parte della grande stampa e già si vedeva premiato da un bel posticino molto prossimo al trono montiano. Gli utili idioti del Centro al momento di stilare le liste l’hanno invece lasciato per strada, nudo come un verme, e ancora non riesce a crederci. Una tragedia shakespeariana. E con lui i suoi più recenti compagni d’avventura, Franco Frattini, Alfredo Mantovano, Roberto Antonione, Isabella Bertolini. E l’eroico Giorgio Stracquadanio, che tradì il Berlusca per troppo amore: se fossi Silvio, lo ripescherei.

SOTER MULE’ 16/01/2013 L’ingegnere esperto di bondage è stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione per omicidio colposo. Poco più di un anno fa una ventitreenne morì per asfissia mentre stava praticando lo «shibari» sotto la direzione del maestro di cerimonie. Non so cosa sia lo shibari. Posso vagamente immaginarlo. Ma non spiegatemelo. E non mi informerò. Ho schivato senza sentirmi in colpa anche l’articolo di Giornalettismo. Semplicemente non ho nessunissima voglia di fare la fatica di capire come funziona. Non farò oggi discorsi moralistici. Né disserterò di erotismo. Dico solo questo, e mi rivolgo a tutti, agli ortodossi, agli eterodossi, ai libertini, a quelli di fervida immaginazione in fatto di sesso, e a quelli che, per dirla con Woody Allen, si allenano molto: perché l’uomo vuole fare fatica, perché vuole complicarsi la vita, perché si perde in una pedantesca e minuziosa liturgia, perché ci mette studio ed applicazione, anche quando si tratta di obbedire alla natura o alle più disordinate pulsioni? Di queste ultime potrei anche diventare schiavo. Lo dico per prudenza. Ma mai di questa lambiccata disumanità. Ci metto la mano sul fuoco. Sono troppo lavativo: se deboscia deve essere, che sia almeno rilassata.

JOSEPH DAUL 17/01/2013 Da una parte il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo ha le idee chiarissime: «Il candidato del Ppe è il signor Monti.» Dall’altra ammette di non capirci molto della pazza politica italiana: «Ma come sempre il caso in Italia è complicato: abbiamo tre partiti, l’Udc, Monti e il partito di Berlusconi, e sono tutti e tre membri del Ppe. Non è il solo paese in cui c’è questa situazione, abbiamo 52 partiti in 27 Stati membri, questo è il centrodestra.» Appunto: il centrodestra. Il 2 aprile dell’anno scorso lo stesso Daul in conferenza stampa a Palermo diceva: «Quando il centrodestra è unito ovunque in Europa fa veramente la differenza. Non è un caso che i partiti popolari siano al potere in molti paesi quando scelgono il dialogo invece che le divisioni.» Appunto: il centrodestra. Unito. E non diviso. E perché allora il suo cocco è il signor Monti, che di destra e di sinistra non vuol sentir parlare, che fluttua regale nella rarefatte regioni della sua superiore equidistanza, che considera la sua augusta persona l’araldo di un nuovo e «vero progressismo», che in caso di sconfitta si farà conquistare da Bersani al solo scopo di conquistare il suo feroce vincitore, e di portare le arti tra i villici postcomunisti, come fece con successo la Grecia coi Romani duemila e passa anni fa, e come crede oggi di fare, per esempio, Tabacci, col suo poderoso Centro Democratico, nell’ilarità appena trattenuta del popolo di sinistra, che lo lusinga spietatamente coi buffetti e i complimenti che si riservano di solito agli zietti e ai nonnetti mezzi rimbambiti?

ANTONIO DI PIETRO 18/01/2013 La Renault annuncia il taglio di 7.500 posti in Francia entro il 2016. Sempre in Francia il gruppo Peugeot-Citroen aveva annunciato mesi fa il taglio di 8.000 posti. La stessa Ford ha annunciato tempo fa la chiusura dello stabilimento belga di Genk (4.300 addetti) e quello inglese di Southampton, nonché la chiusura parziale di quello di Dagenham (sempre in Inghilterra). L’Opel chiuderà l’impianto tedesco di Bochum (3.300 addetti), mentre la Volvo ha intenzione di ridimensionare il sito produttivo belga di Gand. In Italia la Fiat ha richiesto per lo stabilimento di Melfi la cassa integrazione straordinaria della durata di due anni per procedere ad una ristrutturazione industriale in vista della produzione di due mini-suv. Per il leader dell’Italia dei Valori sono pratiche «da paese incivile». Ma è giusto! Basta con questi rituali pasticciati, accomodanti, con queste furbizie miserabili, con queste onerose mezze vie italiche che ci stanno portando dritti dritti alla rovina. In un paese civile – ed onesto – si fa piazza pulita e basta.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (108)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

MARIO MONTI 07/01/2013 Non credo sia stato un parto difficile. La scelta di “Scelta Civica” quale nome per la lista montiana alla Camera obbedisce in tutto e per tutto alla filosofia politica del centrismo italiano: non avere una sola idea, e cantare in coro …ma con ritegno. Marciando sotto la bandiera della “Scelta Civica”, anche voi, infatti, vi lusingate di appartenere a quella scelta società chiamata società civile: a connotarvi come “moderati” c’è solo la scelta, alquanto moscia, dei termini. Sotto altri lidi politici la stessa scelta assume denominazioni diverse. I più esaltati fra i migliori marciano, anzi, già combattono sotto la bandiera della “Rivoluzione Civile”: non disprezzateli troppo, perché in fondo, e in parte, sono vostri fratelli.

IL PARTITO DEMOCRATICO 08/01/2013 Dopo aver arruolato uno degli editorialisti di punta della gazzetta più importante dell’establishment, Massimo Mucchetti, il Partito Democratico di Bersani ha assoldato anche l’ex direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli. Per quest’ultimo il Pd, col sostegno dato al governo Monti, ha dimostrato di essere «un partito solidamente ancorato all’Europa». Può darsi. Solo che scegliendo poi Mucchetti e Galli ha dimostrato proprio il contrario. Infatti, quale altra tranquilla forza socialdemocratica europea, che non si sentisse in bisogno di dimostrare alcunché a nessuno, e alla quale fosse rimasto ancora un minimo di senso del ridicolo, avrebbe fatto lo stesso tipo di scelta nel suo progredito paese? E perché queste cose strabilianti accadono solo in Italia? E perché passano quasi per normali?

PIER FERDINANDO CASINI 09/01/2013 In Italia, guarda un po’, esiste un elettorato conservatore, coi suoi pregi e i suoi difetti. La forza e la longevità del berlusconismo stanno nel solo fatto di rappresentarlo. Quest’aquila della politica italiana invece pensava di liquidare il berlusconismo senza occuparne lo spazio politico. Né lui né Monti né gli altri bamboccioni centristi hanno avuto il coraggio di varcare il Rubicone. Risultato: il Berlusca non è morto; il Pdl non è morto; la coalizione berlusconiana in un amen si è ricostituita quasi per fisiologica necessità, con grande scorno della sinistra, del centro e dei militanti leghisti più cretini; e viaggia al momento, a dar retta ai sondaggi, con un trenta per cento circa di consensi che ha tutte le possibilità di crescere a vista d’occhio grazie alla diserzione centrista. E questo perché l’elettore, che non è scemo, in primo luogo non vuole perdere; in secondo luogo vota per un possibile vincitore che a suo giudizio costituisca il male minore; e solo in terzo luogo vota con qualche fondata fiducia per un partito o un candidato. A dispetto delle apparenze questo sano realismo politico è l’esatto contrario dell’antipolitica. Ciononostante per Pier Ferdinando quello tra Pdl e Lega «è l’accordo della disperazione». Anzi, il leader dell’Udc confida nella superiore intelligenza degli elettori di Pdl e Lega rispetto a quella dei loro capi, senza neanche sospettare che anche i suoi elettori ne hanno una.

GIANCARLO GENTILINI 10/01/2013 Anche lo sceriffo di Treviso è tra i quei poveri allocchi di leghisti rimasti di stucco davanti all’accordo tra Maroni e Berlusconi. A “La Zanzara” su Radio 24 si è sfogato così: «I militanti sono furibondi, la base non sapeva nulla di questo accordo tra il Pdl e la Lega. E’ quasi un anno e mezzo che diciamo “basta Berlusconi” e ora riappare dalle brume della palude. Cosa raccontiamo ai leghisti adesso?» Ma niente, sapevano già tutto prima. Se l’aspettavano. Anzi – te lo dico in un orecchio, sceriffo – la maggioranza se lo augurava. E in cuor tuo, sceriffo, lo sapevi pure tu. L’accordo significa solo che per voi, i capintesta, i “militanti”, la piccola “base” rumorosa, il tempo delle spacconate e delle allegre bevute, dei bluff e delle recite, il tempo delle vacanze insomma, è finito.

ERIC SCHMIDT 11/01/2013 Missione umanitaria per il presidente di Google, che insieme all’ex governatore del New Mexico Bill Richardson si è recato in Corea del Nord allo scopo di favorire la soluzione del caso Pae Jun-Ho, cittadino statunitense di origine coreana in prigione nel paese asiatico con l’accusa di spionaggio. Sembra che la missione di Schmidt abbia fatto un bel buco nell’acqua: il leader nord-coreano Kim Jong-un non si è fatto vedere, mentre Pae Jun-Ho non gliel’hanno proprio fatto vedere. Al governo marxiano di Pyongyang Schmidt ha fatto discorsi da marziano: lo ha sollecitato «a decidere una moratoria sui missili balistici e su eventuali test nucleari» e «allo sviluppo dell’uso di internet», senza il quale il paese è destinato ad isolarsi, a rimanere indietro, a non crescere economicamente. E’ una fortuna che il popolo disgraziato di questo sciagurato paese non abbia potuto ascoltare i propositi del presidente di Google. Abituato a sognare ogni notte l’acqua corrente, l’elettricità, il riscaldamento, un solo pugno di riso al giorno, ma sicuro, sarebbe rimasto annichilito dalla scoperta della siderale distanza che lo separa dai vanesi e ricchi operatori di pace dell’Occidente.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (107)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ANDREA CAMILLERI 31/12/2012 Suo zio Alfredo era la pecora nera della famiglia, un tipo assai stravagante, in odore di antifascismo, perché a quell’epoca, dice sfacciatello lo scrittore a La Repubblica, «Eravamo tutti fascisti. Mio padre aveva fatto anche la Marcia su Roma. Io ero un giovane balilla.» Smise di esserlo, fascista, nel 1942, a diciassette anni, quando lesse “La condizione umana” di André Malraux, e quando, partecipando a Firenze alla riunione internazionale della gioventù fascista – dalla quale uscì sconvolto, e alla quale era presente, fra gli altri, anche il futuro regista teatrale e famoso comunista brechtiano Giorgio Strehler – sentì parlare il capo della “Hitler-Jugend”, Baldur von Schirach. Bella storia, dalla quale si desume che:

  1. Camilleri arriva da una bella famiglia fascista.
  2. Lo zietto matto era pazzerello e basta, e non portava in sé nessuna traccia di quella goccia schietta di sangue antifascista che avrebbe salvato l’onore della schiatta e spiegata la sua gloria futura, come si vorrebbe far intendere.
  3. Nel 1942 in Italia si poteva leggere un libro “comunista”.
  4. Andrea era un giovanotto fascista di belle speranze che andava alle riunioni internazionali.
  5. Il ripudio del credo fascista avviene ad un anno dalla caduta del regime e, per quel che ne sappiamo, fu soprattutto una magnifica avventura interiore.

Poi, continua lo scrittore, «Molte cose successero. Diventai comunista. Finì la guerra.» Ma certo, perché nell’epoca immediatamente successiva a quell’epoca diventarono tutti comunisti, quelli come lui, numerosi come i granelli di sabbia del mare. E ai loro figli molti raccontarono di aver fatto anche la Resistenza. Anche. Poveri figli.

GIORGIO GORI 01/01/2013 Gori fa parte di una strana razza tutta italica che vorrebbe essere di sinistra senza essere di sinistra. E questo perché, dai e dai, da noi tutto il buono, il bello, il giusto, l’assennato, l’opportuno, il lungimirante, in tutte le sue più personalizzate e contraddittorie declinazioni possibili, ha preso le forme e i colori della sinistra. Neanche il liberismo – ricorderete – è sfuggito a questo destino. Trombato alle primarie per i parlamentari del PD, se l’è presa con “l’apparato” del partito e ha punzecchiato Matteo Renzi, che invece di dargli una mano si sarebbe fatti i fatti suoi. E invece la colpa è solo degli elettori che l’hanno annusato da lontano e hanno sentito subito un odore strano. In questo sono infallibili, i bolscevichi. E una volta tanto hanno tutta la mia solidarietà.

KIM JONG-UN 02/01/2013 Il 2013 è partito col botto. Mosso da un’invidia tremenda per la popolarità di PSY, il suo imbecille confratello meridionale, il giovanotto che guida oggi la Corea del Nord ha voluto salutare il nuovo anno in televisione. Il leader bello cicciottello di questo paese di morti di fame ha mostrato il sadismo tipico della sua dinastia verso gli increduli sudditi. Se da una parte ha messo tra i suoi obbiettivi la pacifica riunificazione con la Corea del Sud, ossia la paradisiaca prospettiva di farsi annettere da un paese molto più ricco e popoloso; dall’altra ha auspicato un miracolo economico in perfetta salsa comunista, annichilendo quelle povere bestie: «Nella costruzione di un gigante economico dobbiamo mettere la stessa energia e lo stesso coraggio investiti nella conquista dello spazio», ha detto Kim, promettendo inoltre una alquanto sinistra «lotta senza quartiere» per risollevare l’economia del Paese. Insomma, il Grande Balzo in Avanti, Pyongyang Style.

FLAVIO TOSI 03/01/2013 Non so cosa gli sia successo. Una volta mi era simpatico. Aveva un bel tratto genuinamente villico. Stazza da boscaiolo, accento veneto-padano piuttosto che graziosamente veneto-veneziano, un viso tagliato con l’accetta al pari del suo ruspante, disadorno ma tranquillo eloquio. Da sindaco di Verona ha anche cominciato a ragionare, tanto da diventare uno dei primi cittadini più popolari d’Italia. Così i media un po’ alla volta hanno mollato la presa sull’orso. Lui ci ha preso gusto, e da tempo fa l’angioletto. Per accattivarsi gli ultra-leghisti è diventato antiberlusconiano, ma da posizioni cripto-montiane. A forza di dargli credito – era ormai in odore di genio politico – si è fatto travolgere dal moral hazard: ieri ha candidato premier del centrodestra Corrado Passera, l’ex mega banchiere e ministro dello sviluppo economico del dimissionario governo Monti, attualmente in cerca di occupazione, noto campione della finanza salottiera e progressista. Sempre che non sia stato l’effetto tragico del tradizionale tuffo di Capodanno nel lago di Garda.

SILVIO BERLUSCONI 04/01/2013 A settantasei anni suonati sembra proprio che il Berlusca voglia mettere la testa a posto. Si mormora infatti che sia alla vigilia delle nozze con la bella signorina con la quale convive da tempo, più giovane di lui di soli trentanove anni, mentre, tanto per fare un confronto fra colossi degni del nostro matador, lo spocchioso magnate George Soros si è fidanzato qualche mese fa con una donna più giovane di lui di quarantadue anni, e l’impareggiabile sporcaccione Hugh Hefner si è appena sposato con una sventola più giovane di lui di sessant’anni tondi tondi. Meglio di Silvio, in fatto di morigeratezza, hanno fatto il vecchio ed insospettabilissimo cristiano-democratico Helmut Kohl, sposatosi qualche anno fa con una donna più giovane di lui di appena trentaquattro anni, e il suo vecchio avversario socialdemocratico, il rosso Oskar Lafontaine, che da due anni vive con una compagna di ventisei anni più giovane di lui: una vera miseria. Ma sarebbe stato chieder troppo. La prima vittima del nuovo costumato corso berlusconiano è stato Mario Balotelli: «non mi convince come uomo», ha detto Silvio a Radio Radio. Il Giornale ha precisato che «a non convincere il patron rossonero non sono tanto le qualità del calciatore (che nessuno discute) ma quelle dell’uomo, spesso al centro delle cronache di gossip». Il che significa che la cosa è seria e che il matrimonio del Caimano potrebbe essere la vera bomba della campagna elettorale. D’altronde gli statisti veri del passato, tipo l’illuminato liberale Cavour, non hanno mai disprezzato la politica matrimoniale, anche la più banditesca. Certo non potevano figurarsene l’evoluzione. [Topica clamorosa: Berlusconi ha quarantanove anni più della sua ultima bella. Accolgo grato questa catastrofica scivolata come segno della mia profonda umanità, fratelli carissimi.]

Vi ricorda qualcosa?

“Era l’epoca in cui la Germania veniva governata dai suoi trenta o quaranta regnanti in modo tanto meschino e inetto che torme di esiliati vagavano fuori dei suoi confini e insegnavano addirittura allo straniero a diffamare e vituperare la loro patria. Mettevano in circolazione parole di scherno che i vicini fino allora non avevano mai sentito e che potevano provenire soltanto dall’interno del paese criticato; e poiché i frutti dell’autoironia, di cui quel fenomeno in fondo non era che l’esagerazione, di rado vengono capiti e apprezzati fuori della Germania, lo straniero prendeva per oro colato tutte le voci negative che circolavano e imparava a usarne ed abusarne anche da sé, tanto più che così potevano addirittura cattivarsi l’animo di quegli infelici che, poco esperti del mondo, si attendevano da ciò aiuto e appoggio.” (Gottfried Keller, Enrico il Verde, versione definitiva 1880, Einaudi)