Articoli Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (112)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

BEPPE GRILLO 04/02/2013 Il blog ufficiale di Dario Fo si presenta così: “DARIO FO – NOBEL per la letteratura 1997 – Figura preminente del teatro politico che, nella tradizione dei giullari medievali, ha fustigato il potere e restaurato la dignità degli umili”. Sembra il biglietto da visita di uno che vuol farsi pubblicità o la laurea appesa con la sua bella cornice nella sala d’attesa di un professionista. Come si suol dire, la classe non è acqua. Questo è il personaggio: tutta una carriera dentro la più sguaiata ovvietà del radicale da operetta, le cui effervescenti mattane mascherano un conformismo intellettuale di fondo, puntualmente premiato dalla nomenklatura. Che Beppe Grillo lo proponga alla presidenza della repubblica non stupisce: anche lui vuol fare la rivoluzione, anche lui fa il matto, anche lui con argomenti vecchi come il cucco.

FABIO FAZIO 05/02/2013 «Questo Festival sembra un sottoprodotto del Concertone del Primo Maggio. Che non è musica, ma evento. E Fazio è un ciambellano del potere politico». Così disse Anna Oxa, illuminata dall’ira. Sembrano parole scritte dal quel tanghero del sottoscritto, tanto sono sacrosante. Il guaio è però che il Festival di Sanremo è da decenni un «evento», cioè nulla più di un’ambita piazza mediatica. Spogliatosi definitivamente col passare dei lustri di qualsiasi altra ambizione, soprattutto canora, l’happening sanremese è diventato un balcone dal quale mostrarsi al popolo. E’ per questo che la società civile, che fino a qualche anno sputacchiava schifata ma con molto gusto addosso al Festival, vi ha prima puntato i fari e poi se ne è impadronita. Ed è per questo che all’illustre trombata dalla lista dei “big” Fabio Fazio ha risposto così: «Sanremo non si fa per esclusione, ma per inclusione. Si decide chi mettere e non chi estromettere.» Che non vuol dire una minchia, ma che suona favolosamente democratic & open-minded.

SILVIO BERLUSCONI 06/02/2013 Mentre gli altri dormivano Silvio ha bruciato le tappe della campagna elettorale con vigoria napoleonica. Fin qui è stato perfetto. Bim, bum, bam: ha incalzato il nemico senza neanche dargli il tempo di respirare e di pensare. Tramortiti dalla sua baldanza, politici e giornalisti fanno quasi gli offesi, non perdonandogli l’impudenza di combattere. Mentre Silvio invece sente sempre più l’odore del sangue ed è su di giri. E osa. Anche troppo. L’ultimissima zampata dello stratega di Arcore è stata quella di chiedere a un tipetto piuttosto cazzuto come Oscar Giannino di ritirare la sua lista. «Sono voti sprecati, non vorrei che proprio quelli facessero la differenza», ha detto il generale Berlusconi. Sprecati perché «i dieci punti che Oscar Giannino propone sono già tutti presenti nel nostro VASTO PROGRAMMA», ha poi chiarito, camminando bel bello, ignaro e segretamente ispirato, sulle orme del grande De Gaulle.

GIANNI RIVERA 07/02/2013 Così parlavo qualche settimana fa da questo famigerato pulpito: «E perché allora il suo cocco è il signor Monti (…) che in caso di sconfitta si farà conquistare da Bersani al solo scopo di conquistare il suo feroce vincitore, e di portare le arti tra i villici post-comunisti, come fece con successo la Grecia coi Romani duemila e passa anni fa, e come crede oggi di fare, per esempio, Tabacci, col suo poderoso Centro Democratico, nell’ilarità appena trattenuta del popolo di sinistra, che lo lusinga spietatamente coi buffetti e i complimenti che si riservano di solito agli zietti e ai nonnetti mezzi rimbambiti?» Esageravo? Un pochettino, pensavo. E invece no. Per Gianni Rivera l’obbiettivo è proprio quello e lo confessa candidamente: «La mia nascita politica, nel 1987, è stata grazie a Tabacci, allora segretario regionale Dc. Voglio cambiare un sistema incancrenito, non dico di ritornare alla vecchia Democrazia Cristiana ma portare quella cultura.» Ora vi spiego la strana malattia. Mani Pulite per l’homo demochristianus fu un doppio trauma. Il primo è noto a tutti: la scomparsa della balena bianca. Il secondo è noto solo a quelli che hanno occhi per vedere: essere stato ridicolizzato, lui, la quintessenza del politico navigato, dal dilettante Berlusconi, che seppe credere nella vittoria. Da allora l’homo demochristianus vaga come l’ebreo errante per tutte le contrade della politica, e medita in cuor suo la vendetta del professionista contro i pivellini che l’hanno soppiantato. E così s’intruppa in questa o quella famiglia, immaginandosi di esserne il perno segreto, l’occulto capo, l’attore decisivo, pur non contando un fico secco. E sventura vuole che i barbari glielo lascino credere.

FRANCO BATTIATO 08/03/2013 Come mai l’uomo politico ha in genere una pessima fama? Come mai non se ne trova mai uno veramente buono, onesto, capace, lungimirante e fattivo? Non sarà forse che la politica è una delle attività più rognose del mondo? E allo stesso tempo un mestiere del quale qualsiasi babbeo si ritiene all’altezza? Prendete l’artista prestato alla politica: tutto compreso della sua superiorità intellettuale, si sente pronto ad aprire le porte a un nuovo rinascimento con tocco leggero ed elegante, e perciò cade infallibilmente e rovinosamente al primo ostacolo, rifugiandosi poi per un impulso incontrollato, fanciullesco, nel più pedissequo e ridicolo linguaggio della politica, senza neanche quel briciolo di temperanza che la furbizia suggerisce al più miserabile dei peones. Esempio: il nuovo assessore al turismo della regione Sicilia, Franco Battiato. Alla presentazione del documento contenente le linee programmatiche del suo mandato, convinto di fare qualcosa di rivoluzionario, ha messo le mani avanti nello stile che fu di tutti i suoi predecessori e che sarà di tutti i suoi successori, dicendo: 1) che nelle casse dell’assessorato non c’è un euro; 2) che i manigoldi della precedente amministrazione hanno rubato tutto; 3) che perciò non si può più lavorare; 4) che il presidente della regione dovrà per forza chiedere fondi all’Europa. Essendo di buon umore e nella speranza che si riscattasse, ho cominciato a leggere il documento programmatico, una prosa sbalorditiva, da piccolo tirapiedi della bassa burocrazia, di cui riporto il formidabile incipit: «E’ necessario ripensare al Turismo in un’ottica di rilancio dell’economia isolana, da valorizzare inserendolo all’interno di una rete di sinergie che mettano in evidenza il suo valore specificamente culturale, economico e strategico. In quest’ottica si rende indispensabile l’avvio di interventi condivisi con altri assessorati tramite la creazione di tavoli tecnici congiunti permanenti (ad esempio con l’assessorato ai beni culturali) allo scopo di individuare un percorso finalizzato alla costruzione di una offerta turistica integrata che valorizzi siti di pregnante valore storico e archeologico, anche attraverso la realizzazione di progetti mirati.» E senza dimenticare – se posso dare un suggerimento – le interrelazioni tra l’azione di valorizzazione tessuta dagli attori sul territorio e le reti di socializzazione virtuale che rendono oggi possibile innervare le sinergie della prima in un contesto interculturale di più vasto respiro, ponendo in essere quindi una moltiplicazione solidaristica di percorsi culturali differenti ma convergenti sull’isola, nella prospettiva di giungere, attraverso un ampio, diffuso ed ininterrotto scambio di dati ed esperienze, a una visione globale e pluralistica delle problematiche di valorizzazione turistica da mettere in campo nello specifico delle tematiche isolane, allo scopo ultimo di tracciare un iter operativo finalizzato alla messa in opera di progettualità esecutive ampiamente condivise nel quadro di un’effettiva efficacia programmatica.

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