Una settimana di “Vergognamoci per lui” (115)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GIAN PIERO GASPERINI 25/02/2013 «Gasperini esonerato. Il nuovo allenatore è Malesani.» No, scusate, questa è la notizia di tre settimane fa. «Malesani esonerato. Gasperini è il nuovo allenatore.» Questa è la notizia del giorno in casa Palermo. Chi ci guadagna? Male che vada, il sommo Zamparini. L’ho già scritto da questa tribuna: Zamparini, diventando il più grande mangia-allenatori della storia del calcio mondiale, cerca ormai la fama imperitura. Molti nomi passeranno, il suo non passerà. L’unico suo problema sarà trovare allenatori disposti a fare da comparsa in cambio di un contratto o illusi di farla franca a suon di successi. E’ per questo che spesso richiama allenatori che già avevano ceduto alle sue lusinghe. Quando ha ricevuto la fatale telefonata dal club, Gian Piero, che già aveva sostituito Sannino, non credeva alle proprie orecchie. Per salvare le apparenze ha chiesto di poter riflettere per qualche ora. Poi ha detto sì. Adesso si aprono due scenari, ambedue esaltanti per il presidente del Palermo: 1) la squadra si riprende miracolosamente e si salva, e a Zamparini tifosi e giornalisti riconosceranno del genio nella sua follia; 2) la squadra continua a non combinare un tubo, e allora Zamparini potrà meditare il colpo del secolo: richiamare Malesani e convincerlo con le sue arti malefiche ad accettare. E allora sarà la Storia a riconoscergli del genio nella sua follia.

L’UTILE IDIOTA 26/02/2013 «Utile idiota» non è una figura retorica molto apprezzata. A torto. Perché l’esistenza del tipo umano che essa sottende trova conferme ogni giorno, specie in contesti fertili come quello politico italiano. Da noi l’utile idiota va incontro al suo mesto destino con aria di superiorità, dimostrando da quelle altezze sublimi anche un composto disgusto per la pacchianeria delle famiglie politiche a lui più vicine. Lusingato dai media e dagli avversari politici di sempre, l’utile idiota nostrano è corazzato contro ogni ragionamento terra terra. E anche quando il ferale verdetto arriva, non piange, non si dispera, e men che mai si pente: rimane ibernato in una specie di compita stupidità. Perciò ieri sera Pier Ferdinando Casini, che non manca di esperienza, ha ammesso tranquillamente la sconfitta; ma era serenissimo, ancora convinto di aver fatto la cosa, anzi, la scelta giusta. Invece Mario Monti, che è ancora alle prime armi, non solo era serenissimo, ma pure soddisfattissimo.

GUIDO GENTILI 27/02/2013 Il giornale della Confindustria fu tra i grandi sponsor dell’operazione Monti. Ricorderete come rompeva i marroni col «fare presto!». Il suo era un disegno profondo e lungimirante: liquidare il berlusconismo, scassare il bipolarismo, succhiare il meglio, a sinistra e a destra, di un parlamento delegittimato e impaurito, e fare del centro illuminato ed europeo il dominus della politica italiana. Dopo qualche mese fu chiaro che la grande strategia scricchiolava paurosamente. Si ripiegò allora sull’idea di un centro-sinistra moderno, guidato da Monti, ma con la truppa fornita dal Pd. Idea bellissima che fece puntualmente naufragio dopo molto meno di qualche mese. Ci si acconciò allora, lì ai piani alti del giornale, alla prospettiva di un più modesto ma nobilissimo obbiettivo: un sinistra-centro guidato da quel brav’uomo di Bersani che avesse in Monti un prezioso collaboratore e un garante nei confronti del severo consesso europeo. Alla vigilia delle elezioni, quando era ormai chiaro che il centro montiano avrebbe fatto la stessa fine gloriosa del centro martinazzoliano di vent’anni fa, l’unica speranza era posta in una franca vittoria del Pd di Bersani, misteriosamente assurto a paladino dell’europeismo responsabile. Sensatissima ipotesi che il giorno dopo la realtà avrebbe spietatamente smentito. Ed ora l’Italia è sotto il tiro dei mercati. In attesa che la situazione politica trovi un auspicale sbocco, il nostro formidabile Sole 24 Ore è del parere che bisogna muoversi subito e bene. E attraverso Guido Gentili ha fatto un video appello a due possibili protagonisti di questa azione preventiva: Mario Draghi, presidente della Bce, e …Grillo. Sì, Grillo. Il Beppe. Lui in persona. Guido Gentili ha ricordato che Beppe una settimana fa, in un’intervista, avrebbe detto di non essere un anti-europeista, e che il problema vero non è l’euro ma la montagna del debito pubblico. Ecco, ha detto il giornalista, una pubblica dichiarazione di Grillo che vada in questo senso sarebbe una grande prova di responsabilità. Forse mi sbaglio – io sono berlusconiano – ma ho avuto l’impressione che stesse per piangere.

IL PARTITO DEMOCRATICO 28/02/2013 Fondamentalmente il M5S è un partito di estrema sinistra. L’urlo compatto della protesta a trecentosessanta gradi contro la politica ha agito come una spessa cortina fumogena sulla sua vera natura. Appena sarà costretto a fare politica, a fare scelte, a votare o non votare provvedimenti, ciò apparirà chiaro, e perderà di colpo l’appoggio di un terzo del suo elettorato, quello proveniente dalla destra arrabbiata. Ma rimarrà, per il momento, una forza possente, che sommata ai sostenitori del rivoluzionario Ingroia e a quelli di Vendola, rappresenterà metà della sinistra italiana. L’altra sarà rappresentata dal cosiddetto «Partito Democratico», sulla carta un’entità distante anni luce da quei facinorosi con la fisima dell’ostentata virtù, la cui base, però, dovendo scegliere tra baciare il rospo, andare a nuove elezioni, o cercare l’alleanza o almeno un’intesa informale con Grillo, ha già deciso in cuor suo per quest’ultima opzione. Da ciò si vede tutto il fallimento dell’operazione «democratica» e della pretesa di passare, dopo mezzo secolo di milizia marxista, e solo a parole, dal comunismo alla sinistra kennedyana. Espediente acrobatico e sfacciato, ma comodo, visto che dietro l’etichetta «democratico» si può nascondere chiunque, anche l’infervorato tagliatore di teste. E questo spiega perché a sinistra, nonostante di comunisti dichiarati non se ne trovi più quasi nessuno, di puri più puri di te pronti ad epurarti ne spuntino fuori a iosa ogni giorno. E adesso è arrivato anche per il Pd, il partito dell’onestà, della giustizia e della questione morale, il momento di avere veramente paura, paura di finire in bocca ad un pesce grosso che l’inghiottirà nel nome dell’onestà, della giustizia e della questione morale, e forse con l’applauso dall’oltretomba dello spirito di Berlinguer. Non sarà il giovanilismo centrista di Renzi a far uscire la sinistra dai suoi problemi strutturali. Ma una dichiarata scelta socialista o socialdemocratica, con tutte le dolorose conseguenze del caso, che la pacifichi, la riunisca e la fonda, in modo che essa possa trovare in se stessa, e non nell’odio per il Berlusconi di turno, le ragioni della sua esistenza. Il primo passo è sempre il più duro. Ma oggi se ne presenta un’occasione ghiottissima: baci il rospo.

IL LIBERALE IN POLITICA 01/03/2013 Liberale nel senso europeo, più precisamente continentale, e più precisamente ancora italiano che oggi si dà al termine. Al liberale generalmente la politica fa orrore, i politici fanno schifo, ed è quasi giunto alla conclusione che anche la democrazia faccia schifo. Mica che abbia torto del tutto. Solo che è curioso che proprio lui si allinei involontariamente al mito astratto e neo-giacobino della «buona politica». Perciò quando si butta in politica si rifiuta di ragionare da politico. Ragiona da missionario, ma senza l’umiltà e la tenacia dei missionari. Se parla al popolo, s’immagina un popolo tutto suo, capace di capire finalmente il suo illuminato e complicato decalogo, mentre quello non capisce assolutamente un kaiser. Quando poi se ne accorge, comincia a imprecare contro un popolo becero tenuto nell’ignoranza dalle «classi dirigenti», mentre è il popolo di tutti i tempi e di tutte le nazioni. Al liberale in politica tessere alleanze, costruire maggioranze politiche, parlare alla «pancia» del paese, metter su lobbies dentro uno schieramento di Razzi e Scilipoti non passa nemmeno per la testa, tanto «questa politica», che poi è la politica di tutti i tempi e di tutte le nazioni, è destinata ad essere spazzata via, con le sue destre e le sue sinistre. Al liberale in politica non piacciono gli ordinamenti spontanei, ma il «perfettismo» di un partitino di perfettini. Alla fine, per disperazione, dall’alto del suo inevitabile uno per cento, riesce a sperare pure nella palingenesi e nel Grillo di turno. Eppure anche un liberale «fanatico» come Ludwig von Mises nel 1961 scriveva al sottosegretario di stato tedesco Alfred Müller-Armack queste parole:  «Vorrei ritornare su una osservazione contenuta nella sua prima lettera. Lei parla dei compromessi che si è costretti a fare nella politica pratica, e lo fa con espressioni che porterebbero a concludere che io rifiuti fondamentalmente questa flessibilità. Credo di essere stato frainteso su questo punto. L’elaborazione teorica delle dottrine e dei programmi deve essere rigorosa, coerente ed esente da contraddizioni. Se però non si riesce a convincere la maggioranza a realizzare pienamente il proprio programma, bisogna accontentarsi di ciò che si può ottenere nelle condizioni oggettive in cui ci si muove. Ho sempre criticato la middle-of-the-road-policy di tutte le varianti dell’interventismo, e credo di aver mostrato che esse finiscono inevitabilmente per sfociare nel socialismo vero e proprio. Ma questo non mi ha impedito di capire benissimo che i rapporti di potere politici possono costringere anche un difensore del liberalismo (nel senso europeo del termine, non in quello americano) a venire a patti temporaneamente con certe misure interventistiche (per esempio, i dazi doganali). Nella politica pratica solo raramente si può raggiungere la perfezione. Di regola, bisogna accontentarsi di scegliere il male minore.» (Ludwig von Mises, “In nome dello Stato”, Rubbettino)

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5 thoughts on “Una settimana di “Vergognamoci per lui” (115)”

  1. il M5S è il figlio ribelle della sinistra italiana, la quale predica bene e razzola male.
    Una sinistra che ha cavalcato il malcontento per scagliarlo contro il CDX, lo ha blandito e allevato, senza rendersi veramente conto che prima o poi gli avrebbe morso la mano.
    Secondo me non bacerà il rospo: proverà a governare con Grillo, perchè così vuole il grosso dei loro elettori.

  2. A una delle settimane – relativamente – migliori dell’ultimo anno e mezzo non poteva che corrispondere il riepilogo di “vergogne” forse migliore di sempre. Ciò che osservi a proposito del “liberale in politica”, ovvero un ossimoro ambulante capace di qualche piccolo successo solo quando è consapevole di sé, mi trova talmente d’accordo che…a pensarci, mi fa fare più lucidamente mente locale sul mio ultimo lustro di vita. Con non trascurabili effetti rilassanti sul mio sistema nervoso, devo dire.
    Intimismi a parte, la sinistra deve reinventare la propria ragion politica e comprendere che, senza la dismissione completa e definitiva del materialismo dialettico, in Italia cristianesimo sociale e postmarxismo rimarranno essenze irriducibili ed elettoralmente mutilate a tempo indeterminato. Oppure, che è l’ipotesi alla quale sembri rifarti tu, deve “zapaterizzarsi” senza indugi; ma dalle nostre parti è una scelta estremamente rischiosa.
    I liberali, poi, devono rassegnarsi a una scelta di campo nei partiti popolari, proprio in base al criterio discriminante di cui alla citazione del Von Mises (liberalismo in senso “europeo” o “americano”?).
    Ti saluto, carissimo.

    1. Ciao. Che bella sorpresa! Dunque Ismael è ancora tra di noi. Non solo, ogni tanto passa anche di qui, e riesce anche ad apprezzare le mie sparate. Sono contento. Temo il suo giudizio: lo sai.

      Io non ho mai sollecitato il tuo ritorno in superficie perché penso che la discrezione sia parte integrante dell’amicizia. Ognuno ha i suoi letargici – e necessari – periodi di riflessione. Ricordo che io passai un periodo di tre-quattro anni in cui non aprii letteralmente un libro.
      Questa è l’occasione giusta per sgravarmi la coscienza di due pesi intollerabili (nella vita pratica ciò che distingue l’uomo “virtuoso” – come me, si capisce – non è il fatto che si comporti sempre bene, o che sia sempre all’altezza, ma il fatto che fa la “posta” al bene, il fatto che, cosciente della propria insufficienza, ma restando vigile, non perda le occasioni, e così si fortifichi):
      1) Dopo un lustro non ho ancora letto “La compagnia dell’Anello” di Tolkien, come avevo promesso: è sempre lì che mi guarda dalla libreria. Un mese fa ho comprato “Lo hobbit” che in fin dei conti è il vero inizio della Saga ma che rimane un libro a sé stante, e che soprattutto mi sembra abbastanza smilzo da durare l’eventuale fatica di leggerlo.
      2) Un giorno ti scrissi con aria paterna, a proposito della vita del blogger, che non valeva la pena di “scrivere tanto per scrivere”. Tu fosti prontamente e rispettosamente d’accordo. Questa perla di saggezza mi ritorna in mente ogni sera quando mi accingo a scrivere il “Vergognamoci”. E già!

      Ciò detto, penso che una sinistra “onestamente” socialista, europea e anche zapaterista per l’Italia sarebbe molto meglio di quella rivoluzionaria e giacobina di adesso: lo zapaterismo, nella sua nocività, per essa sarebbe pur sempre uno sfogo “naturale”, se comparato all’ossessione del regime da abbattere, che è la specifica malattia italiana. Certo, si aprirebbero altre battaglie, battaglie culturali comuni a tutto l’Occidente, ma almeno la “questione nazionale” sarebbe chiusa. Lo dico per realismo. Lo dico guardando ai tempi che stiamo vivendo.
      Quanto alla figura del “liberal-conservatore”, non me la prendo certo con i giovani che vanno fiduciosamente ed entusiasticamente allo sbaraglio in politica, scoprendo poi che nessuna naturale prudenza poteva prepararli alla sua disarmante bassezza d’orizzonti. Parlo di quelli disinteressati, s’intende. Me la prendo con quelli più grandicelli: guarda caso tutti, o quasi, reduci da esperienze radicaleggianti, poco tolleranti, poco pazienti, poco umili, pochissimo allegri, settari. E qual è il destino cui vanno incontro le sette? Divisioni, ed epurazioni.

  3. Eh, magari la mia latitanza dall’agone blogghettaro fosse dovuta a “eremitaggio intellettuale”. Sarebbe meno stressante – e, però, forse anche molto meno appassionante – del vero motivo per cui non scribacchio praticamente più. Per non rischiare di apparire inutilmente borioso, basti dire che il mix di scelta e destino che inalvea i proverbiali “casi della vita” mi ha gentilmente catapultato dalla teoria alla pratica. Sicché ho molti impegni, per farla breve.

    Poi vorrei davvero poterti dire in tutta sincerità che l’idea di un pluriennale ascendente psicologico-letterario nei tuoi confronti mi turba, ma la verità è che invece ne godo moltissimo 😀
    Seriamente: tu non hai firmato alcun contratto e io, ancorché me ne dolga, non detengo titoli di subordinazione a tuo carico. Perciò prendila con molta calma – del resto, dopo cinque anni, non sarà qualche settimana a fare la differenza. Per vincere la ritrosia nei confronti dell’opus magnum tolkieniano e, con essa, il pregiudizio negativo verso il fantasy in genere, cerca di persuaderti della totale estraneità del Signore degli Anelli al…genere fantasy. Nessuna contraddizione visto che, al di là di qualche analogia tutta estetica, o per meglio dire epidermica, Tolkien non ha mai prodotto romanzetti di spada & incantesimo ma un’epica moderna. Un legendarium, potremmo definirlo. Da questa angolazione forse le premesse per smuoversi ci sono tutte: il mito è “Vangelo sconsacrato” e, da filologo cattolicone qual era, il vecchio prof comprendeva bene la convergenza di piani.

    Una sinistra zapaterista, in Italia, avrebbe la certezza di rinunciare quasi del tutto all’apporto dei cattolici democratici per i quali, oltre un certo limite di intelligenza col progressismo, certo non si può andare senza esorbitare nell’aperto dissenso. Ma si tratta di problemi e rivolgimenti altrui, verrebbe da dire; non fosse che, proprio attorno a questa e ad altre impasse, si gioca l’immobilismo istituzionale sotto gli occhi di tutti in queste ore. E lo sgoverno dell’Italia è un problema anche mio/nostro…un po’ come l’irrigidimento dei primi della classe liberali che, non paghi di aver rimediato percentuali al limite dell’umiliazione esistenziale, scindendo l’atomo dalle parti di Giannino e soci sfidano apertamente il ridicolo. Che siano ormai problemi d’altri anche questi, per quanto mi riguarda? Io, col mio conservatorismo, ho fatto pace da mo’.

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