Una settimana di “Vergognamoci per lui” (125)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

THE ROYAL FAMILY 06/05/2013 La signora Antonella Fresolone è stata per tredici anni al servizio della regina Elisabetta a Buckingham Palace. Sembra che nel suo ambiente professionale la quarantaduenne italiana sia considerata un asso. Sembra che nel percorrere una strada che l’ha portata vicina al trono, anche se in ginocchio, abbia ubbidito a una specie di vocazione. Si dicono meraviglie della sua serietà (serietà, non seriosità), della sua abnegazione e, saporita ciliegina sulla torta, della sua abilità ai fornelli. Non stupisce allora che questa regina delle collaboratrici domestiche, sbaragliando la concorrenza, sia stata scelta come governante in casa del Duca e della Duchessa di Cambridge, alias William & Kate. Con la dovuta discrezione, la signora Antonella diventerà la vera padrona di casa nella dimora dei Duchi a Kensington Palace. Si occuperà di tutto: dalle pulizie dell’alloggio reale alle mansioni di lavanderia, dalla cura del principesco guardaroba a quella dell’argenteria e dei cristalli, dalla cucina alle passeggiate con Lupo, il botolo della coppia ducale. Insomma, nel suo piccolo mondo domestico, quest’ascesa fin qui parrebbe una fiaba, anche se invero un po’ faticosa. Se non fosse per lo stipendio: 23.000 sterline. Al cambio fanno 27.000 Euro. All’anno. A Londra. Perfidissima Albione.

IL DIVO 07/05/2013 Non Giulio Andreotti. Ma il suo Mito Oscuro. Il segreto del successo politico di Andreotti stette nell’aver fatto del piccolissimo cabotaggio democristiano un’arte possente, dalle spalle robuste. Al contrario di nature meno profonde della sua, meno conoscitrici di quella volubile e frivola degli uomini, egli non disprezzò neanche a parole i mezzucci leciti della politica politicante, e seppe allearsi col tempo, soprattutto col passare del tempo. Superiore alla suscettibilità, colpì e incassò con grazia. In questo, bisogna dirlo, fu virile. Per il resto, non aveva un’idea, o se l’ebbe, la chiuse ben resto nel cassetto. La grandezza, perciò, gli fu regalata. La longevità politica ne fece un simbolo della Dc e dell’Italia repubblicana, e quindi, agli occhi della solita cricca oscurantista che dirige le coscienze del gregge di sinistra, il simbolo della faccia oscura di quella Dc e di quell’Italia. La loro doppiezza si personificarono in quella di Belzebù. Il processo ad Andreotti doveva essere perciò il processo alla Dc e a una certa Italia. Andreotti ne uscì trionfatore, doppio come non mai, se stesso più che mai: mezzo colpevole e mezzo innocente. Entrò nel Mito, e fu per tutti il Divo. Cose da pazzi. Anche di questo dobbiamo ringraziare la nostra straordinaria sinistra.

EUGENIO SCALFARI 08/05/2013 E’ morto Andreotti, e che fanno gli opinionisti dei nostri giornali, da sinistra a destra? Tutti come scolaretti diligenti a blaterare di «misteri», non si sa se per compulsione, per spirito gregario, o per semplicioneria. Insomma, perché bisogna, povere pecorelle. Questi misteri, già nebulosi per se stessi, compongono il Grande Mistero dell’Italia Deviata: un mondo fittizio, e misterioso, di occultissime trame e innominabili segreti, costruito su premesse ideologiche, o meglio, teologiche. Questo mistero d’iniquità, che nella seconda Repubblica si è incarnato nel Joker Berlusconi, nella prima Repubblica assunse le compostissime fattezze di Belzebù Andreotti. Nemmeno i sacerdoti di questa oscura religione sono mai penetrati nel Mistero. A tutt’oggi ne sanno meno di noi, anche se rompono senza pietà da mezzo secolo. Sentite il Grande Stregone di Repubblica: «Giulio Andreotti è stato il vero – e mai risolto – mistero della prima Repubblica. Una cosa è certa: Andreotti è stato un personaggio inquietante e indecifrabile, l’incrocio accuratamente dosato d’un mandarino cinese e d’un cardinale settecentesco. Ha tessuto per quarant’anni, infaticabilmente, una complicatissima ragnatela servendosi di tutti i materiali disponibili, dai più nobili ai più scadenti e sordidi. È stato lambito da una quantità di scandali senza che mai si venisse a capo di alcuno.» Considerazioni alquanto misteriose, non trovate? Ma è giusto che sia così: preservare la misteriosità del Mistero significa preservarne la forza di suggestione. E ora andate in pace: un po’ d’aria fresca vi farà bene.

FILIPPO MAGNINI 09/05/2013 Sembra che tra lui e Federica Pellegrini si stia consumando una rottura definitiva. Secondo me è andata così. S’intende che è solo un’ipotesi, ma io alle mie ipotesi credo ciecamente. Filippo con la sua fidanzata di prima, Cristiana, stava da Dio: lei era carina, femminile, simpatica. Con lei aveva già messo su casa. Diciamo che era già la sua mogliettina. Filippo è un fustacchione: le donne lo sbirciano di sottecchi e lui certamente non è per niente insensibile alla fauna femminile. E’ naturale: mica vuol dire che sia un farfallone. Per molto tempo di Federica Pellegrini nemmeno si accorse. Anzi, si chiedeva che cosa ci trovasse Luca Marin in quell’atletico pezzo di legno. Lo scoprì poi. Infatti qualcosa cambiò. Lei vinceva. Stravinceva. I giornali cominciarono a chiamarla La Divina. E La Divina per forza di cose divenne improvvisamente bellissima. Qui sta la vergogna di Filippo: essersi piegato all’isterismo mediatico e non essersi fidato dei suoi occhi, della sua mente e del suo cuore. E così gli venne l’uzzolo di conquistare La Divina. Il successo gli arrise, perché fu lei a conquistare lui. Gli son voluti due anni per capire che La Divina non è il massimo dell’affettuosità, dell’eros, della passione e della simpatia. E piano piano ha cominciato a sentire una terribile nostalgia per quel domestico calore, inteso nel senso più largo del termine, in cui si crogiolava quando stava con Cristiana.

DAVID BOWIE 10/05/2013 Diciamolo: non ci sono più gli scandali di una volta. Oggi ci si limita a pestare, con asinina ostinazione, l’acqua nel mortaio. Oggi il dramma dell’artista provocatore è la sua insopportabile banalità. Oggi questo poveretto di successo sembra posseduto. Ma non dal Demonio, ché forse sarebbe meglio, e sicuramente meno noioso. Ma dalla routine. Immaginate per esempio di essere un famoso cantante. Immaginate di comporre un pezzo grondante sesso e religione. Immaginate il video. Ecco, lo state già vedendo: preti assatanati, suore seminude, sante donnine in lingerie e in estasi, fiotti di sangue, un bordello oscuro e rosseggiante, un Savonarola in mezzo, un minestrone catartico dove il vizio e il peccato si purificano al fuoco del loro stesso eccesso, luogo comune di molta pessima arte. Il vero scandalo, casomai, è che il Duca Bianco, alla sua venerabile età, smerci senza ritegno questa ridicola paccottiglia.

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