Una settimana di “Vergognamoci per lui” (126)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

BEPPE GRILLO 13/05/2013 La «meglio gioventù», oggi come allora, è in genere fatta di giovanotti arroganti, raccomandati, opportunisti, senza una sola idea che non sia quella di urlare più forte degli altri contro fascisti e corrotti. E’ solo un modo piuttosto spudorato di essere conformisti. Grazie a questa spirituale connivenza col vero regime, ritroviamo dopo qualche decennio questi vili furbacchioni, sempre in genere, perfettamente sistemati nel supposto regime, dopo aver fatto le scarpe a tanta gente meno troglodita di loro ma anche meno spudorata e raccomandata. Giunti felicemente al porto alto-borghese, costoro giudicano che sia tempo di autocelebrarsi, e di propagandare la statura eroica delle loro imprese giovanili, statura eroica che serve appunto a sublimarne la scelleratezza e la costante dabbenaggine. In chiaro il messaggio è questo: anche quando sbagliavamo (cioè sempre) eravamo i migliori, in virtù della nostra nobiltà d’animo. Beppe Grillo sta con questi filibustieri. Lo ha detto ieri, papale papale, commentando sul suo blog la manifestazione pidiellina di Brescia: «Nei vicoli che portavano alla piazza del Duomo di Brescia sono sfilati ieri, insieme e contrapposte, la meglio gioventù e la vecchiezza della Repubblica.» Sempre le stesse bubbole, da mezzo secolo: siamo alla demenza senile.

IL SISTEMA PROSTITUTIVO ORGANIZZATO 14/05/2013 Ma se voi avete voglia di un gelato, che fate? Mettete su una fabbrichetta di gelati o ve lo comprate? Se siete matti come Berlusconi probabilmente mettete su la fabbrichetta. Pensate, per esempio, ai «sistemi prostitutivi organizzati». Ce ne sono di tutti i colori, da quelli di strada a quelli di alto bordo. Un mercato un po’ sordido, ma sempre un mercato. Se sganciate il giusto, potete sollazzarvi con escort da infarto nel massimo della riservatezza: ne sono sicuro, anche se non ho mai avuto il piacere, se non altro per la mancanza di mezzi. «Sganciare», appunto. Perché, sembrerà strano, ma i «sistemi prostitutivi organizzati» sono «organizzazioni», appunto, a scopo di lucro. Come le fabbrichette, appunto. Berlusconi invece, piuttosto di fare una telefonata o mettere in moto qualche suo fidato tirapiedi, si fa un «sistema prostitutivo organizzato» tutto per sé, non per guadagnarci ma per rimetterci. In pratica un allevamento di belle pollastrelle, un harem di concubine profumatamente pagate, un’allargata ed interrazziale famigliola di mantenute. Appunto: «mantenute». Se siete dell’avviso che le «mantenute» nella stragrande maggioranza dei casi siano delle «puttane», nel senso di «baldracche», probabilmente avete ragione. (Ancora per poco, però: la «puttanofobia» tra non molto sarà un reato, grazie anche ad una campagna di sensibilizzazione di “Repubblica”, e in particolare all’appello “Siamo tutti&tutte puttane”, primo firmatario Saviano.) Ma le «mantenute» non sono «prostitute», anche se possono esserlo part-time e in proprio, all’insaputa o nel disinteresse di chi le mantiene. Il concetto è chiaro fin dalla notte dei tempi. Nessuno ha mai avuto niente da ridire. Ci voleva la Procura di Milano per scombinare l’ordine cosmico. Anche Cavour, lo statista, aveva la sua mantenuta, una ex ballerina. Ed erano i tempi della Politica con la “P” maiuscola. E tre o quattro mantenute sono tra le infelici eroine della Commedia Umana balzachiana, regine dei teatri e delle «cene eleganti»: infelici perché non ebbero la fortuna d’incontrare un vecchietto generoso e disinteressato come il Cavaliere.

ITALIA FUTURA 15/05/2013 Io non ho mai capito cosa sia Italia Futura. La ragione è questa: non lo sanno nemmeno loro, i futuristi. Loro sono un augusto consesso di teste d’uovo che si squagliano come neve al sole non appena l’arbitro fischia l’inizio della partita. Ma nella fase di riscaldamento sono formidabili: esercizi splendidi e propositi ferrei. Annusando il patatrac montiano, già in campagna elettorale si erano eclissati. Poi si sono imboscati del tutto. Ora che lo stallo post-elettorale ha trovato uno sbocco, per quanto precario e conflittuale, ricominciano a pontificare dall’alto della loro vuota albagia giovanilista, efficientista, modernista, discontinuista, e via cazzeggiando. Luca Cordero di Montezemolo e Nicola Rossi hanno lanciato infatti il progetto “Italia Futura 2.0”, che già coll’originale suo nome firma una condanna definitiva all’oblio. Ma cos’è dunque la nuova Italia Futura? E’ quella di prima, Italia Futura Reloaded. Questo ectoplasma, dovete sapere, «è nella politica, ma al di fuori dei partiti, e non è, non può essere, non vuole essere la “corrente” di nessun partito». Per Italia Futura «è arrivato il momento di riprendere la strada maestra, tornando alla mission iniziale: promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del Paese, dando voce a chi non si rassegna a contribuire alla vita pubblica solo il giorno delle elezioni». Essere, o non essere, questo è il suo dilemma: se sia meglio soffrire nell’animo le frecciate e le pernacchie dell’oltraggiosa fortuna o prendere finalmente il toro per le corna, e chiudere senz’altro bottega.

JOHN KERRY 16/05/2013 E allora ricapitoliamo. L’ex terrorista su grande scala Gheddafi cominciò il suo avvicinamento all’Occidente verso il 2000. Nel 2005 gli si era già arreso, in cambio della vita, del potere in Libia, e del privilegio di pavoneggiarsi come la più bizzarra delle popstar davanti ai potenti della terra. L’affare era abbastanza vomitevole, soprattutto per gli anti-gheddafiani, reaganiani & guerrafondai della prima ora come il sottoscritto, ma era stato chiuso. Gheddafi ormai non era niente più che un pittoresco vassallo, perché il Rais, che già al suo eccentrico modo fu sempre molto «laico», era più che mai isolato nel mondo arabo: i «moderati» di lui non si erano ovviamente mai fidati, gli «estremisti» lo consideravano un traditore. La sua Libia era un paese spopolato e potenzialmente ricco. Gli accordi economici con l’Occidente si moltiplicavano, in primis naturalmente con l’Italia. L’Occidente aveva tutto l’interesse di mettere a profitto la dorata vecchiaia assicurata a Gheddafi per estendere la sua influenza “democratizzante” sul paese nord-africano. Venne lanciata, invece, da parte francese, britannica e americana, pur di correre dietro alla moda delle “primavere arabe” e ingraziarsene i protagonisti, pur di comprarsi a prezzi di saldo una facile gloria, e magari nella speranza segreta di ricolonizzare il paese, l’inconsulta campagna di Libia, la più deficiente campagna militare di questo inizio di terzo millennio. A un anno e mezzo dalla morte di Gheddafi la Libia è un paese in preda all’anarchia, conteso da tribù, qaedisti e salafiti. Gli USA non sanno che pesci pigliare ma intanto rafforzano le loro piattaforme logistiche in Italia. Le cose devono andare maledettamente male se il Segretario di Stato John Kerry, sbarcato a Roma nei giorni scorsi, ha stimato opportuno mettere in chiaro che «l’Italia, per il rapporto privilegiato che ha con la Libia, può svolgere un ruolo cruciale per la stabilità del Paese e noi vogliamo lavorare con Roma» e che «in Libia ci sono ancora tantissime sfide e l’Italia può avere un ruolo cruciale per portare stabilità», dichiarazioni che sembrano, sì, un “mea culpa”, ma molto di più una presa per il culo.

CARLO AZEGLIO CIAMPI 17/05/2013 Non è mai troppo tardi per diventare un eroico oppositore del regime berlusconiano. Veniamo ora a sapere che l’ex presidente della repubblica si era tenacemente opposto, nelle sale ovattate del potere, alla partecipazione dell’Italia alla guerra in Irak. A suo dire il losco affare fu deciso a quattr’occhi tra Bush e Berlusconi, e chissà cosa c’era di occulto e inconfessabile nelle pieghe di questo accordo! Roba da «aprire un fascicolo», immagino (e diciamolo a voce bassa: ci sono tanti mattacchioni in toga in giro). Ciampi dissentiva nel merito e nei metodi di questa politica estera. A patirne di più – chi l’avrebbe mai detto? – era la nostra beneamata Costituzione. Dice Ciampi: «Non si può impostare una politica estera su base personale senza neppure comunicarla a chi ha le prerogative istituzionali per condurla e implementarla. Mi costa dirlo, ma questa è la mentalità che rischia di prevalere: le istituzioni non contano, la Costituzione diventa da stella polare un intralcio che rallenta il corso delle cose». Mah, il presidente che «conduce e implementa la politica estera» mi sembra una barzelletta: al massimo ne officia i riti con la sua augusta figura, sempre un po’ sacrale. Però, sapete com’è, la nostra Costituzione è spesso stentorea, verbosa e ambigua insieme, e quindi interpretabilissima: la puoi stiracchiare o restringere a piacimento. Per molti decenni all’Italia progressista piacque la figura del presidente firmaiolo, soprammobile della repubblica. L’irrequieto Cossiga lo si voleva mandare in manicomio. Poi arrivarono i governi Berlusconi, e i presidenti della repubblica si sentirono in dovere di fargli da tutori, e cominciarono a mettere il becco su tutto. E la repubblica – nel pieno rispetto della Costituzione, s’intende – cominciò a diventare presidenziale per far fronte al pericoloso cripto-presidenzialismo berlusconiano, negatore della Costituzione.

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