Una settimana di “Vergognamoci per lui” (128)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

RAFFAELE BONANNI 27/05/2013 Il segretario generale della CISL tutto sommato mi è simpatico. Mi sembra un brav’uomo e lo dico senza alcuna ironica allusione alla sua moralità o alla sua intelligenza. Bonanni è un fenomeno di coerenza, ma devo ancora decidere se nella sua fenomenale coerenza senta di più il fastidio della noia mortale o il balsamo di una delle poche certezze rimaste a questo mondo. L’eterno Bonanni in fondo ha solo 64 anni, ma è sindacalista da quando in televisione c’era solo la RAI, la RAI aveva due canali, e la televisione era in bianco e nero. E tuttavia Bonanni ha ancora tutto un futuro davanti a sé, perché è un abruzzese inossidabile, della razza dei Gianni Letta o dei Franco Marini. Moderato e temperante, Bonanni si attiene a una sola filosofia sui problemi del lavoro: la filosofia del «patto». Egli la riformula instancabilmente, e direi quasi con vivo piacere, da decenni, graduandone sapientemente i toni a seconda della gravità delle situazioni. Ma la sua insuperabile maestria sta nel ripresentarla ogni volta come una visione inedita, piena di promesse, che nessuno ormai più s’attendeva, e alla quale nessun mammalucco aveva posto mente. Così ieri ha proposto l’ennesimo micidiale patto al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, «per dare coraggio alla migliore classe dirigente, altrimenti il paese non ce la fa» perché oggi esistono le condizioni per «un’alleanza forte tra di noi per essere la base, la realtà di sostegno a quella classe dirigente che ha bisogno di riferimenti per esprimersi con più coraggio». E’ il classico uovo di Bonanni, ma voi non ci sareste arrivati mai, vero?

IL CATASTROFISMO ELETTORALE 28/05/2013 Quest’anno abbiamo avuto un maggio piuttosto freschetto e molto piovoso. E basta. Ciò è bastato tuttavia per scatenare, puntuali come frutti di stagione, le immancabili fanfaronate apocalittiche dei media. Non è successo un bel nulla, naturalmente, o meglio, è successo quello che succede ogni tanto da che mondo è mondo. Io sono ottimista: sono convinto che l’estate arriverà lo stesso, che un po’ d’autunno ce lo beccheremo e che poi arriverà pure l’inverno, palle di neve comprese. Con la fine di questo maggio corrucciato è arrivato il primo turno delle elezioni amministrative riguardanti anche alcuni capoluoghi di provincia, tra i quali una piazza non disprezzabile come Roma, e la regione Valle D’Aosta, che dall’alto dei suoi centomila abitanti vale appunto come un normale capoluogo di provincia. Per Il Pdl e il centrodestra le elezioni sono andate anche peggio del solito. E basta. Ciò è bastato tuttavia per scatenare, puntuale come un frutto di stagione, la depressione di certa destra eccitabile e per ringalluzzire le schiere della sinistra. Non è successo un bel nulla, naturalmente, o meglio, è successo quello che succede sempre quando il voto è locale, il voto non è eminentemente politico, a votare sono pochi, ma veramente pochi, e si vota nelle città: la sinistra passeggia. In questo caso non sono nemmeno ottimista. Sono semplicemente sicuro che anche il resto della storia non cambierà di una virgola.

BEYONCE’ 29/05/2013 E’ consolante per noi constatare come certi fatti obbrobriosi accadano anche in paesi civilissimi e immuni dal berlusconismo. Non dobbiamo sempre buttarci giù. Guardate cosa è successo in Danimarca, a Copenaghen, al concerto di Beyoncè, diva famosa, formosa, curvilinea e sculettante. La cantante è scesa dal palcoscenico incamminandosi su una passerella fra due ali di pubblico, a duettare con i suoi adoratori. Uno di questi, preso dalla passione, nell’orgasmo del rito ha dato una bella pacca sul celebre sedere della diva. Costei non l’ha presa affatto bene. Invece di mostrare presenza di spirito, invece di prendere il ragazzotto per un orecchio per insegnarli le buone maniere con grazia ironica, ha fatto la seriosa dicendogli: «Ti faccio accompagnare subito fuori, ok?» Si è inviperita perché si è sentita oltraggiata come donna? Un poco, ma non mi convince molto. La mia ipotesi (una delle mie solite alle quali credo ciecamente) è questa: io penso che con questo gesto inconsulto, esempio mirabile di arte «emozionale», folgorante epifania dello spirito dei tempi, il candido babbeo abbia colto l’essenza del fenomeno Beyoncé, ferendo senza pietà l’amor proprio di una diva messa a nudo.

[(RISPOSTA AI COMMENTI) Che ridere. Lo sapevo, lo sapevo. Satireggiare su certe cose non si può. L’ipocrisia è un brutta cosa, e per di più è contagiosa. Le Beyoncé, le Rihanna, le Lady Gaga: cime della musica che degli ammiccamenti sessuali e dell’esibizionismo sistematico hanno fatto il condimento indispensabile delle loro perfomance (in video soprattutto). Una cosa imbarazzante, nel senso che chiunque abbia ancora la testa sulle spalle ne coglie il lato ridicolo. Non contente del loro successo, pianificato dall’industria musicale proprio puntando sull’esibizionismo volgare, si prendono però molto sul serio. Le dobbiamo venerare come “artiste”. E si arrabbiano moltissimo se un cretino dimostra – palpabilmente – di non aver capito l’alato messaggio della loro arte.]

L’IMPEGNO CIVILE 30/05/2013 Ieri i giornali hanno dato l’addio a Franca Rame, sposa di Dario Fo e dell’impegno civile. Anche il presidente della repubblica lo ha rimarcato: «impegno civile appassionato». Ma cos’è nel mondo dello spettacolo l’impegno civile, nel nostro bel mondo occidentale, s’intende? Ce ne sono di due tipi. C’è quello ostentato da attori e registi di successo, e del successo rappresenta la ciliegina sulla torta. Infatti anche il più farfallone di questi divi giunto all’apice della carriera sente che è il momento di suggellare il suo status con uno stemma nobiliare, ossia di fare un lifting alla propria reputazione. E’ per questo che incomincia a flirtare, prudentemente, col politicamente corretto, e a preoccuparsi per la salute del pianeta e per le disuguaglianze. E poi c’è quello classico, quello ostentato da attori e registi in cerca di successo. A volte la strada è lunga, in compenso è sicurissima. Se la imboccate non retrocederete mai. Infatti le boiate pazzesche e il più trito conformismo progressista non incideranno mai sulla vostra reputazione. Mentre il più trito estremismo l’innalzerà di molto. E nei casi più disperati la lunga militanza vi assicurerà un successo per decreto: sarete senatori a vita della repubblica delle arti.

ALFIO MARCHINI 31/05/2013 Caratteristica comune del nuovo uomo politico proveniente dalla famosa società civile è di parlare quasi sempre come un pappagallo. Troppo compreso del proprio ruolo di virtuoso outsider per pensare con la propria testa, costui si lusinga di parlare una lingua nuova, mentre sta solo biascicando un politichese di serie B. Ieri ne abbiamo avuto l’ennesimo esempio. In attesa del ballottaggio che decreterà il vincitore della corsa al Campidoglio, l’imprenditore romano, che al primo turno ottenne il 9% dei voti, senza peraltro sbilanciarsi troppo ha tirato un bel calcio sugli stinchi all’attuale sindaco con queste parole: «Ora serve discontinuità ed è difficile che arrivi da Alemanno la cui azione è stata deludente». “Discontinuità” fino a qualche anno fa era un vocabolo usato molto raramente. Poi è entrato con grande successo nel gergo politico: la sua fredda tecnicità era ideale per dire e non dire. Di fronte a tali seduzioni l’uomo nuovo della politica italiana nemmeno si accorge di cadere nel peccato. E’ troppo sprovveduto anche per essere un consapevole democristiano.

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7 thoughts on “Una settimana di “Vergognamoci per lui” (128)

    1. Mi provochi. In realtà sono assorto in grosse e paralizzanti meditazioni (tipiche dell’uomo di genio, naturalmente). Avevo annunciato avventatamente ad un amico un post “teologico-letterario” suscitatomi dalla lettura di più di 2000 pagine di fila delle opere di Tolkien. Sì, il tanto disprezzato – da me – genere fantasy. Sul genere non ho cambiato idea, s’intende. Ma Tolkien mi ha sorpreso. Fatto sta che ogni volta che sto per mettermi in moto, risprofondo negli abissi e rimando il parto. Questo lo scrivo a te appunto per spronare me stesso e per impiccarmi ad una seconda promessa.

      Questo template insegna-di-farmacia comunque mi piace.

      1. Vedo, vedo. Siamo al quaderno a righe per i pensierini delle elementari.
        (Comunque anch’io attendo i tuoi pensierini su Tolkien, anche se l’ho letto più di vent’anni fa e non è che me lo ricordo benissimo)

  1. Scusa se mi faccio gli affari tuoi 🙂
    A un tolkieniano come me non era sfuggita la tua promessa ad Ismaele di cimentarti col signore degli Anelli. Infine impegno mantenuto se ho capito bene…mi fa piacere e, se e quando verrà, con piacere leggerò il tuo commento.
    Direi che Tolkien non avesse intenzione di scrivere un fantasy, che forse come genere nemmeno esisteva ancora, e magari è per questo che ti ha sorpreso.
    Il professore volle mettere nella sua opera molta della sua erudizione e le sue convinzioni più profonde.
    E’ un libro che parla di tante cose, e il fatto che la storia e i personaggi siano “fantastici” rende tutto più vero.
    Uno dei temi delle opere di Tolkien è la morte, e il fatto che questa sia un “dono” che il Cretore ha fatto alla razza degli Uomini non è solo una trovata narrativa.
    Mentre la Contea, terra per come descritta da Tolkien priva di leggi, autorità costituite e tasse, sarebbe un paradiso per ogni liberal conservatore.
    Poi una volta o l’altra mi piacerebbe suggerti anch’io un libro 😉

    1. Più o meno d’accordo su tutto. Anche sul tema della morte. E’ da questo punto di vista “teologico” che volevo affrontare l’argomento. Il mondo di Tolkien è una specie di Limbo (assurdo, inconcepibile, ma valido come finzione artistica) precedente la Creazione vera e propria. E’ un mondo irrisolto di semidei e semiuomini in cerca di una risposta che termina non a caso nel momento in cui inizia il regno degli uomini. Ossia con la vera Creazione. Ossia con la compiutezza del peccato originale e la signoria della morte. “Dono”, questa morte, perché essa in realtà è portatrice di speranza ed indica la vera via del ritorno. E questo limbo, senza una vera religione e una vera chiesa appunto perché il peccato originale non si è ancora interamente compiuto, è tuttavia una visione profetica del mondo vero e proprio, della chiesa vera e propria, e della provvidenza.

  2. beh complimenti mi sembra l’approccio più difficile, ma anche quello migliore, da cui possono discendere considerazioni su tutti gli altri aspetti 🙂
    Ho letto che Tolkien abbia spiegato che il suo libro riguarda il diritto che solo Dio ha di ricevere onori divini…o qualcosa del genere.
    che sia un mondo irrisolto non ci avevo mai pensato, l’idea mi pare giusta anche se per adesso mi lascia un po’ perplesso.

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