Articoli Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (131)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

DITA VON TEESE 17/06/2013 Ci son certi personaggi famosi, soprattutto del mondo dello spettacolo, ma non solo, che sembrano andare incontro ad un volontario processo d’imbalsamazione. Me lo sono sempre chiesto: chissà che fatica, anche mentale, essere maniacalmente fedeli allo stesso look, avere i capelli sempre pettinati alla stessa maniera e sempre della stessa lunghezza! Non credo che il trasformismo di Lady Gaga sia meno faticoso. Suppongo però che sia il frutto della stessa schiavitù, la schiavitù del successo. La regina del burlesque costituisce invece un caso particolarmente crudele di questa patologia. Questa signora da un bel po’ di anni ormai è prigioniera della sua lingerie old-fashioned, dei suoi mossi capelli corvini, delle sue ciglia finte, della sua bocca rossa. Ma Dita oggi ha postato su Twitter alcune foto della sua vita precedente, e abbiamo scoperto che è una bionda naturale. I mass media non hanno capito niente di questa drammatica storia. Ma per fortuna c’è questa perspicace tribuna. No, ascoltatemi, non è un vezzo! E’ un grido di dolore! Soccorretela! Salviamola!

ANGELA MERKEL 18/06/2013 Il premier turco Erdogan, con le sue mire da signorotto regionale, ha cavalcato spudoratamente il fenomeno delle primavere arabe. Per far pagare il fio a questo furbacchione non abbiamo avuto bisogno di aspettare la storia. Ha provveduto la cronaca con la velocità del fulmine. Qualche mese fa vedeva crimini contro l’umanità dappertutto, e adesso è lui che protesta contro le inaccettabili ingerenze straniere. E’ davvero qualcosa di spassoso. Ora che è il suo turno di subire la pratica d’infamia della fatua compagnia di giro democraticista mondiale, quella col cuore sempre in piazza a lottare dietro le barricate, e a lucrare vittorie dal salotto di casa, vien quasi voglia di difenderlo. Dall’ipocrisia dei suoi amici occidentali, ad esempio, che prima non vedevano quasi niente e adesso, pur con prudente riguardo, si sentono in dovere di stigmatizzare i metodi piuttosto sbrigativi messi in mostra dalla polizia turca durante le manifestazioni di protesta: in realtà nulla di particolarmente efferato per un paese in via di democratizzazione come la Turchia. Banale constatazione, irricevibile però nel mondo settario dell’idealismo democratico, che della storia (quando vuole) si fa un baffo. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, prima di partire per il G8, si è detta perciò «scioccata» per le violenze. «Quel che sta accadendo non corrisponde alla nostra idea di libertà di manifestare», ha aggiunto, invitando il governo turco a rispettare la libertà di espressione e di manifestazione, come ogni «società sviluppata». Appunto: perché poi la società turca dovrebbe essere già «sviluppata»? Forse per prepararsi per tempo a dichiarare «dittatore» l’amico Erdogan nel caso dovesse fare la fine dell’ex amico Mubarak?

LUCA ZAIA 19/06/2013 Il governatore veneto apre allo “ius soli”. Dice: «Sollevo il tema dei bambini che sono nati qui e vanno a scuola qui, sui quali un ragionamento al di là dello “ius soli” credo debba essere fatto anche perché spesso parlano il dialetto quasi meglio di me. Sono bambini che in molti casi hanno identità veneta e non quella del Paese d’origine della loro famiglia, cosa che è accaduta spesso ai nostri emigranti». Il discorso sembra inficiato da una palese panzana. Non è vero infatti che questi bambini parlino spesso il dialetto meglio di lui, ma è vero che spesso parlano l’italiano con più naturalezza di un esemplare tipico della razza Piave, anche istruito, come lui. Non ci vuole molto, d’altra parte: il veneto di solito parla un italiano grammaticalmente corretto (perché si sorveglia, anche coi congiuntivi), ma foneticamente più piatto della pianura padana, e sintatticamente angoloso, come di chi inconsapevolmente traduca ancora dalla madrelingua. Ma Zaia è un mago delle pubbliche relazioni sin da quando, da perfetto sconosciuto, sbaragliò tutti gli avversari nella corsa alla presidenza della Marca Gioiosa et Amorosa. Non dice panzane a caso. E’ bravo ad annusare il vento e ad adeguarvisi senza mettere in discussione le sue idee politiche, giuste o sbagliate che siano. Il leghismo multietnico è solo l’ultimo esempio della sua duttilità. La stessa che ha permesso a Zaia di essere sempre ferocemente contrario al nucleare, senza esserlo per principio. E di essere sempre ferocemente contrario agli OGM, senza esserlo per principio. Nel frattempo, non contento, ha aperto anche un nuovo fronte, quello della questione omosessuale: «Per me non esiste il problema. Non mi avventuro su temi quali quelli delle coppie di fatto. I gay hanno diritto di rispetto e basta, non c’è nulla da aggiungere». Così ha detto, sornione, con l’aria di chi non vuole farsi tagliare fuori come uno sprovveduto.

IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE 20/06/2013 L’esame di maturità: non riuscii a prenderlo sul serio neanche quando lo feci; figuratevi se questa farsa poteva interessarmi in seguito. Questa volta però un particolare – per meglio dire, una serie di nomi – ha attirato la mia attenzione. Trattasi degli autori dei brani a corredo delle tracce della prova d’italiano: il vivente scrittore Claudio Magris, grande collezionista di premi, sempre in odore di premio Nobel, con molta fascinosa muffa mitteleuropea addosso, uomo della sinistra laica e repubblicana, non tanto di quella giacobina, ma di quella piena di sofferta compunzione; Pier Paolo Pasolini, famoso scrittore, cineasta, polemista, beatificato dalla sinistra dopo morto; Elias Canetti, solido scrittore novecentesco (lo dico a naso, in quanto a casa ho quattro suoi libri, ma li devo ancora leggere) insignito del premio Nobel, di ascendenza ebraica sefardita (ossia originaria della Spagna) e di lingua tedesca, nato in Bulgaria: un bel miscuglio che fa molto mitteleuropa e che diventa cult se pubblicato da Adelphi; il premio Nobel Eugenio Montale, l’inevitabile, l’ostaggio del piccolo burocrate scolastico, il prigioniero che forse un giorno andando in un’aria di vetro, arida, rivolgendosi, vedrà compirsi il miracolo: la maturità alle sue spalle, il vuoto dietro di sé, con una felicità da ubriaco; il filosofo Remo Bodei, vivente, uomo di sinistra, noto sottoscrittore di appelli che, nonostante le illustri frequentazioni intellettuali coi pensatori di tutti i tempi, riesce a vedere in Berlusconi poco meno che il male assoluto, il non-essere in persona; il premio Nobel Paul Krugman, economista liberal (nel senso americano di sinistrorso); Luigi Zingales, economista liberal (nel senso tutto italico di liberista di sinistra: tra i suoi santini c’è pure lo spaventoso Berlinguer); Mario Pirani, storica firma di Repubblica, soprattutto in campo economico, ex funzionario PCI (lo dico non solo perché sono fissato, ma per dimostrare ancora una volta che il regime democristiano favoriva smaccatamente le carriere dei bolscevichi). Dove non c’è l’alloro c’è il progressismo: la cricca del pensiero debole fabio-fazista è ormai arrivata anche al Ministero dell’Istruzione, in tutta la sua meschina ignoranza, col suo rachitismo intellettuale, nello splendore dei suoi obbligati percorsi culturali.

LORENZO CESA 21/06/2013 Incontro fra Titani oggi a Palazzo Giustiniani. Protagonisti: Mario Monti e Pier Ferdinando Casini. In programma: la separazione consensuale. Gli Udc, infatti, hanno nuovi progetti e anche questa volta pensano in grande. Il segretario nazionale Lorenzo Cesa ha scritto ai segretari provinciali e regionali del partito in vista di «una grande assemblea nazionale» che si terrà in luglio a Roma: «E’ giunto il momento di riprendere l’iniziativa politica dell’Udc. E’ il momento di ripartire. Vi invito a una mobilitazione generale.» Giacché «manca oggi nella politica italiana quella coscienza critica che noi abbiamo rappresentato nella scorsa legislatura». Ammettiamolo: sono ammirevoli. Nel prendersi ancora sul serio, nel credersi indispensabili e decisivi, nel credersi il sale della politica ed il lievito di ogni benefica azione di governo. Anche il gusto non disprezzabile della pura e semplice sopravvivenza diventa esaltante se condito di tali ineffabili convincimenti. Se è umanamente impossibile sopravvalutarli, bisogna tuttavia confessare che nella loro mediocrità sono straordinari: neanche del trapasso dalla vita alla morte politica si sono accorti.

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