Articoli Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (136)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

L’ANTIRAZZISMO DA OPERETTA 22/07/2013 Angelo Romano Garbin, consigliere del comune di Cavarzere (VE), fa parte a pieno titolo della sinistra. Prima di tutto Garbin, detto “El Maestron” – credo par la stazza – è un docente in pensione settantenne: quindi la sua statura intellettuale è certificata. Secondo, sulla parte superiore del braccio spicca il tatuaggio dell’iconico volto del Che: quindi è uno che crede ancora nella revolución. In più, El Maestron è un tipo ruspante, ruspantissimo, esattamente ciò che manca alla sinistra del nostro paese per essere veramente popolare e rotondamente umana. In una parola: vincente. El Maestron è anche piuttosto cattivello. Se l’è presa con una sua collega leghista di Padova, quella che su Facebook aveva scritto: «Ma mai nessuno che se la stupri [la Kyenge], così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato delitto???????? Vergogna!» Per questa cretinata, simile per civiltà a migliaia di altri garbati complimenti che ogni giorno spuntano sul web nostrano, Dolores Velandro è stata espulsa dalla Lega e la nostra solerte magistratura ha appena condannata la poveretta a tredici mesi di reclusione e al pagamento di tredicimila euro di risarcimento danni. El Maestron non ha mostrato pietà e sempre su Facebook, in un dialetto più padovano che veneziano (Cavarzere è veneziana più per storia che per geografia), ha scritto anche lui la sua cretinata da Bar Sport: «Ma varda che rassa de femena. La saria da molare in on recinto cò na ventina de negri assatanà e nesuno che la iuta e stare a vedare la sua reassion.» Il suo partito, SEL, che non ha il senso dell’umorismo terra terra, lo ha subito espulso. Mentre, a detta dei legali della Valandro, suppongo inorriditi dal rutto verace del Maestron, la signora appena condannata sta meditando se sporgere querela nei confronti del Maestron per la frase «palesemente diffamatoria». Insomma, siamo alle baruffe chiozzotte. Io propongo di mandare El Maestron ai lavori forzati per un anno, oltre a condannarlo al pagamento di – diciamo – tredicimila euro di risarcimento danni. Gli faranno bene. Tornerà a casa asciutto come un ciclista alla fine del Tour de France. Sempre se lo faranno lavorare come un negro.

[P.S. Qualcuno ha pensato che volessi davvero vedere El Maestron dietro le sbarre. Siamo messi bene.]

LA FRASE CHOC 23/07/2013 Questa volta è toccato al deputato francese e sindaco di Cholet essere iscritto nel registro degli infami per una frase dal sen fuggita. Sembra che gli attriti tra il sindaco di Cholet, una mammoletta centrista, e i nomadi siano di vecchia data. L’ennesimo battibecco è nato dopo l’okkupazione da parte della “gens du voyage” di terreni di proprietà comunale affittati a degli agricoltori. I nomadi in Francia sono chiamati ufficialmente “gens du voyage” da qualche tempo (va da sé che i giornali si adeguano religiosamente a questa vacua denominazione) perché la République vuole essere impeccabile: nomadi, zingari, gitani e perfino rom, sono dei termini o troppo legati all’etnia o sentiti come ben poco lusinghieri; inoltre, non tutti i rom sono nomadi e non tutti i nomadi sono rom. Essendo un’insulsaggine questo brutto parto della burocrazia democraticista arriverà ben presto anche in Italia. Sembra dunque che in risposta al sindaco Bourdouleix, che ostentava a parole tutto il suo legalismo, i nomadi abbiano risposto salutandolo per scherno alla maniera hitleriana, ossia dandogli del nazista. Il sindaco allora, a voce bassa, avrebbe detto che «forse Hitler non ne ha fatti fuori abbastanza». Ma è stato fregato da un giornalista locale che da tempo in queste occasioni registra tutti i suoi vivaci scambi di vedute coi nomadi, nella speranza di coglierlo in fallo. Una storia pietosa, quella del giornalista, dico. L’UDI ha subito espulso Bourdouleix dal partito. C’è comunque un lato positivo in questo ennesimo trionfo dell’infantilismo di massa: la noia comincia a serpeggiare. Una frase choc al giorno toglie lo choc di torno. Quando saremo stufi di queste pagliacciate ricominceremo a ragionare.

VITTORIO AGNOLETTO 24/07/2013 Nonostante l’Italia migliore lo voglia far passare alla storia a tutti i costi, grazie ad una propaganda martellante ed intimidatoria, il “massacro della Diaz” rimane un episodio di cronaca. La cronaca di un brutale pestaggio da parte delle forze di polizia, durante il quale nessuno passò a miglior vita, e al quale non fu estraneo il contesto. La genesi della mistica del “massacro della Diaz” è presto spiegata. Nel G8 2001 la pancia della sinistra vide l’occasione per dare una spallata all’appena insediato, ed odiatissimo, governo Berlusconi. Tutta la sinistra lasciò che una tacita pulsione antidemocratica, quasi palingenetica, lievitasse nella speranza che esplodesse nelle strade e nelle piazze di Genova in faccia al Caimano. L’agguato sostanzialmente fallì, nonostante una città messa a ferro e fuoco dai teppisti di mezza Europa, e dai figli di papà di casa nostra, mentre la massa pacifica dei dimostranti cadeva dalle nuvole, e faceva la vittima, non avendo il coraggio di guardare in fondo a se stessa: quella massa era lì proprio per non mancare ad un appuntamento con la storia dato per certo. Il “martire” Giuliani morì in circostanze troppo chiare per certificare il conclamato fascismo del governo Berlusconi. E il pestaggio della Diaz fu un episodio minore della battaglia di Genova. E infatti non esplose subito. Ma quello era il solo materiale sul quale riforgiare il mancato appuntamento con la storia e tacitare i sensi di colpa di chi in cuor suo aveva flirtato con l’eversione. Da quella misera e menzognera sorgente nacque giorno dopo giorno l’epopea del “massacro della Diaz”: un baraccone condannato ad essere continuamente alimentato, se vuole stare in piedi. E infatti ad una riunione di reduci, Vittorio Agnoletto, il portavoce del Genoa Social Forum di quei giorni ruggenti, ha fatto una modesta e misurata proposta: «La scuola Diaz sia dichiarata monumento d’interesse nazionale e all’entrata, a fianco del portone divelto dalla violenza della polizia, sia posta una targa con incise le frasi più significative della sentenza pronunciata dai giudici». Su, non fate i musoni. Fatevi una bella sghignazzata. Liberatevi da questo fardello. E’ tutta salute.

ABDEL FATTAH AL-SISSI 25/07/2013 Capo dell’esercito e artefice primo del siluramento dell’ex premier Morsi, l’attuale ministro della Difesa egiziano ha deciso di andare ancora una volta incontro al suo popolo, che ama evidentemente con tutto l’amore di cui è capace un Piccolo Padre. Il giorno del colpo di stato mandò gli elicotteri a salutare dall’alto, bandiere al vento, i manifestanti di Piazza Tahrir: quelli risposero con ovazioni e tripudi. Incoraggiato da tanta gonzaggine, Al-Sissi si è presentato alla televisione di stato in divisa militare, onusta di mille gloriose onorificenze, col berretto rigido e con gli occhiali da sole: sembrava Gheddafi da giovane, prima che Muhammar cedesse al pittoresco. Poi ha parlato chiaro: «Io chiedo agli egiziani una sola cosa: una sola. Venerdì prossimo tutti gli egiziani di buona volontà devono scendere in piazza. Scendete in strada per darmi un mandato forte per prendere il comando e porre fine alla violenza e al terrorismo». Non è tuttavia il caso di essere troppo pessimisti: in fondo Mubarak è ancora vivo.

GUGLIELMO EPIFANI 26/07/2013 Forse perché ogni tanto ci si stanca di recitare, forse perché ogni tanto è bello fare qualche chiacchiera col nemico, forse perché lo spirito di fazione stanca e alla lunga annoia pure, e forse perché lo spirito pacificatore, e per questo odiato, del berlusconismo sta producendo i suoi benefici effetti, il viceministro dell’Economia Stefano Fassina ad un convegno della Confcommercio si è lasciato andare ad una ragionevole riflessione sul tema scottante e divisivo dell’evasione fiscale: «Esiste un’evasione di sopravvivenza. Senza voler strizzare l’occhio a nessuno, senza ambiguità nel contrastare l’evasione, ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno». Con queste parole Fassina, che pure è “democratico” solo per disciplina di partito, in quanto il suo cuore batte in realtà per uno schietto e sanguigno partito socialista, si è quasi rovinato la reputazione tra i compagni. A venire in suo aiuto è stato però lo stesso segretario PD Epifani, dichiarando che «le parole di Fassina sono state interpretate con troppa malevolenza: non si può farlo passare come uno che pensa che gli evasori abbiano ragione, non è così, non è quello che sta facendo. E’ stata equivocata una sua frase relativa a una constatazione, che non voleva essere una giustificazione». Ma è vero! Verissimo! Solo che, Guglielmo, perché questo ragionamento non lo fai anche nei confronti dei berlusconiani, con buona pace di certe sussiegose e pazzerelle sentenze della magistratura che non possono importare un tubo a persone serie come noi?

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