Una settimana di “Vergognamoci per lui” (138)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

NANNI MORETTI 05/08/2013 C’è un po’ di delusione nelle file dell’Italia onesta e democratica: il Caimano non si fa vedere. Questo non quadra con uno degli assiomi più importanti della Grande Bubbola: la natura caimanica del Berlusca, uno dei mostri creati dall’ostinato sonno della ragione della sinistra, che da moltissimi decenni è di gran lunga la più grande disgrazia del nostro paese. A dare dignità artistica e quindi plausibilità alla figura del mostro fu il solito pluri-premiato artista di regime. Lo fece con la finezza che gli è riconosciuta. Sulla scia profetica dei suggerimenti del Vate, da allora si è lavorato incessantemente per piegare la realtà alla fiction. Ma il Berlusca è guizzante come un pesce e non si fa incastrare tanto facilmente, senza contare che vent’anni di caccia all’uomo, se lo hanno esasperato, ne hanno anche affinato l’istinto. Quasi due anni fa resistette fino all’ultimo e praticamente da solo all’assedio portato al suo governo. Date le dimissioni ingollò l’amarezza in un amen, e collaborò alla nascita del governo con squisita correttezza. Del Caimano non si vide neanche la coda. Questa volta, dopo la condanna ribadita dalla Cassazione, ha fatto un discorsetto in televisione e ha parlato ad un migliaio di italo-forzuti dal palco allestito sotto Palazzo Grazioli. Com’era ampiamente prevedibile non ha rovesciato il tavolo. Si è mostrato ferito ma responsabile, promettendo lealtà al governo Letta, e già pregustando in cuor suo l’effetto del suo status di condannato in via definitiva tra gli alleati di governo del Pd. Le truppe facinorose dei berlusconiani non si sono viste, anche perché non sono mai esistite, a differenza di quelle della sinistra, sulle quali si potrebbe riempire una Bibbia solo con l’elenco delle sigle. Per compensare la delusione, a sinistra ci si è abbandonati all’abituale e meschina pratica del dileggio, descrivendo gli italo-forzuti come dei pensionati senz’arte né parte, caricati sui pullman con una bandieretta in una mano e la paghetta nell’altra. Certo, loro in certe cose sono imbattibili: qualche anno fa, con la loro mitica organizzazione, portarono al Circo Massimo due milioni e mezzo di pecore. Cioè duecentomila secondo la Questura. Parlava Walter Veltroni: «L’Italia», disse, rivolgendosi al gregge, «è un paese migliore della destra che lo governa». E poi ditemi se non è una malattia. Su questa massa di deficienti si potrebbe fare un film epocale. Altro che Caimani, Divi e Diaz, sui cui s’avventano artisti nati in ginocchio.

I SUPER-MAGISTRATI ITALIANI 06/08/2013 L’oligarca/dissidente kazako Ablyazov è stato arrestato qualche giorno fa in Costa Azzurra, mentre se la spassava, sembra, con la sua bionda amante ucraina, allo scopo, sembra, di combattere l’angoscia che gli pesava crudelmente nel petto per la sorte della sua bella famigliola prigioniera in casa propria in Kazakistan. Nonostante questi particolari un po’ miserabili e un po’ piccanti, ai giornali italiani del caso Ablyazov non sembra importare più un piffero, giacché alle gazzette premeva solo sparare sul Berlusca; promosso immantinente allo scoppio del caso – a differenza di tanti altri illustri frequentatori occidentali di Astana – a fraterno amico di Nursultan Nazarbayev, il sultano del Kazakistan; promosso pure lui, e sempre per lo stesso motivo, da spiccio autocrate centro-asiatico ad una specie di Stalin redivivo. Giunge ora notizia che un amico di Ablyazov, Vladimir Kozlov, anch’egli, sembra, mezzo dissidente/mezzo riccone, e leader di “Alga”, formazione erede di “Scelta democratica”, partito kazako di opposizione, è stato condannato definitivamente dalla Corte Suprema del suo paese per eversione. Kozlov era accusato di aver incitato alla violenza gli operai di un campo petrolifero di una remota città del Kazakistan occidentale. Gli scontri degenerarono in un massacro: la polizia sparò sui manifestanti lasciando sul posto, secondo le fonti governative, 14 morti (una settantina secondo le fonti dell’opposizione). Per la giustizia kazaka l’intento di Kozlov era quello di rovesciare il governo. Per questo nefandissimo crimine, vero o falso che sia, a Kozlov i giudici kazaki hanno appioppato sette anni di carcere. A dire il vero questi giudici kazaki mi sembrano delle mezze calzette, confrontati ai nostri almeno. All’oligarca/dissidente Berlusconi i nostri supereroi sono riusciti a dare sette anni solo per i peccatucci della pochade Ruby Rubacuori: fossi Nazarbayev me li porterei tutti in Kazakistan.

LADY GAGA 07/08/2013 Il caso sta diventando eclatante. Quando la Russia si chiamava Unione Sovietica e l’Unione Sovietica era l’Impero del Male coi suoi Arcipelaghi Gulag, con le sue file davanti ai negozi, con le sue parate militari, di intellettuali e artisti che se la prendessero apertamente col Moloch sovietico se ne trovavano pochissimi. Il rischio era quello di passare per anti-comunisti, per servi degli amerikani, o addirittura per fascisti fatti e finiti. In breve: quello di sparire dalla società civile. Da quando invece la Russia è tornata la cara vecchia Russia di sempre, con le sue manie e con le sue manchevolezze, pigra, smisurata, cesaropapista, insicura, complessata, arrogante, timorosa del bastone e quindi ancora zarista nell’animo; e tuttavia cento volte più libera, salda, democratica e pasciuta di quella comunista; per i cretini sopramenzionati la Russia è diventata davvero l’Impero del Male. Quegli stessi che un giorno tacevano, e i loro figli spirituali, ora fanno a gara nel prendere a pesci in faccia la terribile Russia di Putin, assurta a simbolo del più gretto conservatorismo. Fa bene quindi Lady Gaga a scrivere su Twitter: «Il governo russo è criminale. L’oppressione sarà combattuta con la rivoluzione. Popolo LGBT non sei solo. Combatteremo per la tua libertà». Il rischio infatti è nullo: se sbarchi a Mosca al massimo ti sbattono fuori tra gli applausi di mezzo mondo, e forse ti danno il Nobel per la Pace; se invece resti a casa vellichi i capricci delle potenti comari progressiste. In breve: un posto di rilievo nel politburo delle arti, con tutti i suoi connessi vantaggi, non te lo leva nessuno.

BARACK OBAMA 08/08/2013 Al “Tonight Show” di Jay Leno l’Abbronzato – lo chiamo “Abbronzato” per solidarietà al Berlusca, e perché la battuta in realtà era simpatica e simpatetica – ha avuto parole dure verso la Russia di Putin sulla questione dei diritti di gay e lesbiche. Ma ha poi ammesso che non è solo una questione russa. Anche nel suo ultimo tour africano… Già, dovete sapere infatti che nel suo recente viaggio nel continente nero Barack ha perorato la causa dei diritti degli omosessuali. I poveri capi di stato da lui incontrati, superato a fatica un iniziale sbalordimento, non sapevano da che parte incominciare per spiegare al marziano della Casa Bianca che in paesi dove manco la libertà è spesso la prima delle preoccupazioni, paesi spesso piagati da lotte tribali ed etniche, dove si muore ancora per una malattia endemica o per malnutrizione, e dove magari si mutilano i genitali delle bambine, la gente non sa nemmeno con sicurezza cosa significhi la parola “omosessuale” o “gay”: è ancora ferma, nel migliore dei casi, a quella rustica e ancestrale di “recchione”. E ci vorrà minimo lo spazio di una generazione, anche in un mondo globalizzato che corre terribilmente in fretta, solo per superare questo gigantesco scoglio lessicale.

EUGENIO SCALFARI 09/08/2013 La cosa più divertente è stata vedere tanti babbei darsi la pena di rispondere alle domande che il Papa Laico, dal pulpito de “La Repubblica”, ha rivolto a Papa Francesco, dopo un lungo prologo complimentoso, adulatorio, equivoco, ma quasi intriso di una sofferta speranza, che il vecchio gigione, godendo in anticipo, ha trafitto alla fine con un «ho una cultura illuminista e non cerco Dio», fatto apposta per muovere i sullodati babbei alla commozione e alle velleità convertitrici. Eppure il fetore di falsità era tremendo. Se anche non avessi conosciuto questo compunto filibustiere a me sarebbe bastato il naso. Lo disse anche il cardinal Bergoglio, in un’omelia pronunciata nel 2005, che il naso è un affare importante per un cristiano: «Fate attenzione, dice Gesù, siate astuti come i serpenti ma molto semplici come colombe, unendo i due aspetti. Il cristiano non può permettersi il lusso di essere un idiota, questo è chiaro. Noi non possiamo permetterci di essere sciocchi perché abbiamo un messaggio di vita molto bello e quindi non possiamo essere frivoli. Per questo motivo Gesù dice: “Siate astuti, state attenti”. Qual è l’astuzia del cristiano? Il saper distinguere fra un lupo e una pecora. E quando, in questo celebrare la vita, un lupo si traveste da pecora, è saper riconoscere quale sia il suo odore.» Quindi, cari amici, state alla larga dal puzzone Scalfari. Pensate piuttosto a Ruby Rubacuori, che mi sembra persona antropologicamente molto migliore del puzzone, e forse non del tutto perduta. Oppure lasciate fare a me, che uso la clava coi servi di Satana.

Advertisements

2 thoughts on “Una settimana di “Vergognamoci per lui” (138)

  1. Magistrali le due su Scalfari e su Moretti. Velenosissime, nella loro imprevedibilità, anche le due stoccatine nel nome di Ruby Rubacuori, evento giudiziario del millennio, prossimamente sulle migliori gazzette italiane.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s