Articoli Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (145)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

STEFANO RODOTA’ 23/09/2013 All’ex candidato alla presidenza della repubblica dei grillini era uscita di bocca l’altro giorno una frase piuttosto infelice, certo non chiarissima. Aveva detto, Rodotà, che gli inviti contenuti in una lettera delle nuove Brigate Rosse al Movimento No Tav a «fare uno scatto-politico organizzativo» erano «deprecabili, ma comprensibili e non devono contribuire a derubricare la realizzazione dell’opera a una mera questione di ordine pubblico». Da destra naturalmente era partita una grandinata di critiche e di reazioni indignate, ma anche dal resto del mondo politico non erano mancate censure. Investito dalla bufera, Rodotà ha poi rettificato, spiegando in sostanza che con quel «comprensibili» intendeva dire «prevedibili» o «niente affatto sorprendenti», come d’altra parte non poteva non essere immediatamente chiaro a tutte le persone non del tutto disoneste. Rodotà perciò era indignato a sua volta. Ma il chiaro giurista non ha nemmeno atteso le controrepliche. Senza dimostrare un minimo di comprensione, ha annunciato querele per quell’angioletto di Alfano e per le perfide gazzette berlusconiane, neanche fossero peggio dei brigatisti.

DAS PORZELLUM 24/09/2013 La conseguenza più divertente della grande vittoria di Merkel (ossia della Kulona, per parlare come Dio comanda) è che al Bundestag la sinistra ha la maggioranza. Il fatto è così strabiliante che per pudore non se ne parla affatto. Per adesso. Certo, non è una maggioranza “di governo”, però il pasticcio sembra fatto apposta per scuotere certezze teutoniche ed indurre in tentazione anche gente notoriamente molto più seria di noi. La “destra” nel suo complesso ha ottenuto il 51% dei voti, ma la soglia di sbarramento del 5% ha precluso per un pelo ai liberali e ai novellini dell’AfD (non una formazione di esaltati grillini, ma un partito conservatore anti-euro) l’entrata in parlamento; la destra “di governo” (cristiano-democratici e liberali) ha preso il 46,3%; la sinistra (SPD-Verdi-Linke) ha preso complessivamente il 42,7%; la sinistra “di governo” (socialdemocratici e verdi) il 34,1%; il restante 6,3% è andato disperso tra i partitini. Risultato: la destra ha 311 seggi, la sinistra 319. Sulla carta vi sono, teoricamente, tre possibili maggioranze: Union (CDU-CSU) + SPD, 503 seggi; Union + Verdi, 375 seggi; SPD + Verdi + Linke, 319 seggi (tre seggi appena sopra la maggioranza assoluta). Per noi italiani, e soprattutto per noi berlusconiani, il risultato è perfetto. In primo luogo è istruttivo: quest’esito beffardo dimostra con palpabile evidenza che ogni sistema elettorale ha un certo grado di porcellaggine. In secondo luogo per Angie adesso son cavoli amari: dovrà governare con un pezzo di sinistra, senza dispiacere troppo ai ruspanti compagni di strada della CSU. Insomma, sarà la destra a guidare il governo, ma l’Angela azzoppata sui dossier europei dovrà limitare la sua intransigenza. Naturalmente al Giornale e a Libero non hanno capito una mazza. E si sono subito strappati i capelli. A parte Aguirre-der-Zorn-Gottes Sallusti, s’intende.

[RISPOSTA AD UN COMMENTO: Guido dalla Germania sta in Germania, evidentemente, ma evidentemente gli sono rimasti i bollenti spiriti italiani, sennò capirebbe che l’orrido Zamarion non crede affatto al grande complotto dei Nibelungi contro i Mediterranei. Tanto che Zamarion preferisce una vittoria della Merkel piuttosto che quella dei socialdemocratici, nonostante tutto. Se Zamarion fosse cittadino tedesco le sue simpatie andrebbero alla CSU bavarese e forse anche alla Adf più ancora che alla CDU. Costoro sono proprio i campioni della Germania rigorista e “anti-mediterranea”. Tuttavia nei loro discorsi in mezzo a molte verità c’è una buona dose di fariseismo, come sempre succede in politica. E sbagliato è anche il sentimento anti-tedesco o anti-Merkel della destra italiana, che io pure voto. Io sono favorevole all’austerità, ma non a questa austerità. E spero che la mezza vittoria della Kulona possa portare il nuovo governo tedesco ad interpretarla con più elasticità, visione e pragmatismo, ma non certo per appoggiare nuove e disastrose manovre espansive fondate sui debiti.]

MATTEO COLANNINO 25/09/2013 Matteo è da cinque anni in politica ma è come se non ci fosse mai entrato. Oppure è come se nel palazzo della politica ci vivesse da sempre, da discreto funzionario di primissima fascia. Di lui non si ricorda una frase fuori posto, una dura presa di posizione, una qualche idea generosa, feconda e cazzuta sul futuro del suo partito e del suo paese. Niente di niente. Parla come un editorialista de “Il Sole 24 Ore”, ostentando da bravo scolaretto garbata serietà, senso di responsabilità, forte consapevolezza, e tutte le altre pose imparate alla vacua scuola della seriosità, che per sua sfortuna ha frequentato ad alti livelli sin dalla giovinezza, e che lo ha quasi portato alla mummificazione. Infatti Matteo è stato Presidente dei Giovani Industriali di Mantova; Presidente nazionale dei Giovani Industriali di Confindustria; Consigliere de “Il Sole 24 Ore”; Vice Presidente di Confindustria; Vice Presidente della Confederazione Europea dei Giovani Imprenditori; Vice Presidente della Banca Popolare di Mantova; ed è Vice Presidente e Amministratore Delegato di Omniaholding, l’holding di famiglia. La politica ha riconosciuto subito il suo talento particolare: e infatti dal 2008 Matteo è membro della Segreteria Nazionale del Partito Democratico e Responsabile delle Politiche Economiche, e dal 2009 è membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Una carriera notevolissima, insomma, percorsa con la compostezza esemplare di un soprammobile.

PAOLO SORRENTINO 26/09/2013 Io che ho l’animo magnanimo del filosofo mi son sempre immaginato che il grande artista guardasse agli accidenti della carriera – fiaschi e successi – nel migliore dei casi con sereno e a volte divertito distacco; oppure, più amaramente, con superiore disprezzo; nel peggiore dei casi con falsa indifferenza; ma in ogni caso facendo intendere di saper ben distinguere tra sacro e profano. Alla notizia che il suo film “La grande bellezza” è stato scelto per rappresentare l’Italia alla selezione del Premio Oscar per il miglior film non in lingua inglese, il regista del “Divo”, invece, non solo ha espresso la sua legittima soddisfazione ma si è anche mostrato prontissimo alla grande lotta per la vittoria: «Adesso ci impegneremo a fare tutto il possibile per ottenere il risultato. So che è una strada lunga e difficile, ma faremo di tutto: proiezioni, cene e promozioni». Così ha detto, sopraffatto da un’ambizione meschina. Eppure, per lunghi anni il cinema “progressista” schifò le liturgie losangeline. Adesso per la fregola della statuetta ha perso perfino il pudore. Dio, che mezze seghe.

CASA BUITONI 27/09/2013 Devo ancora capire se nel rispondere alle petulanti domande dell’intervistatore della “Zanzara” Guido Barilla sia stato schietto perché coraggioso, o schietto perché allocco. Fatto sta che il poveretto è stato travolto da una gragnuola di tartufesche reprimende arrivate da mezzo mondo. La faccenda è istruttiva, perché l’imprenditore non è intervenuto di sua spontanea volontà nel dibattito sui diritti LGBTQWXZKRHS, cosa in sé peraltro perfettamente legittima, ma ha avuta la buona creanza, non apprezzata dai pasdaran dei diritti umani, di rispondere a delle precise domande. Tra le quali: «Farete mai uno spot con una famiglia gay?» L’eroico ed ignaro Guido, perfino di buon umore, ha detto chiaramente di no, che l’immagine dell’azienda è tradizionalista, che quella è la loro cultura, e che quindi continueremo a vedere quei loro terribili spot oleografici e zuccherosi. Poi, pungolato dal conduttore, ha esposto alcune sue opinioni personali, peraltro non lontane da quelle di un cattolico liberal. Ora, spaventato dalle possibili sanzioni economiche dell’ONU, ha già chiesto scusa. Anche perché ha scoperto improvvisamente con noi, senza averne mai avuto prima il sentore, che a Casa Buitoni «c’è posto per tutti». Per adesso solo su Facebook, a mo’ di pallone sonda, perché prima di invitarlo veramente, alla Buitoni vogliono assicurarsi che il gay in casa sia un investimento sicuro. Sennò, col piffero che lo vedremo gustarsi il saccoccio alla cacciatora insieme al partner.

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