Il «berlusconismo» e la Dc

Vi prego di osservare una cosa. Da un bel po’ di tempo ormai sui giornali piccoli e grossi di sinistra e su quelli grossi di centro che guardano a sinistra, cioè su quasi tutta la stampa italiana, si possono leggere frasi come queste: «Ah, se anche noi in Italia avessimo una destra europea!», oppure: «Perché in Italia non esiste un centrodestra europeo, un centrodestra come la Cdu tedesca per esempio?», oppure: «Perché da noi un moderno partito liberal-conservatore, di cui avremmo tanto bisogno, non riesce a mettere radici?» Osservate queste parole: «destra», «centrodestra», «partito liberal-conservatore». Sono parole che fino a vent’anni fa, in Italia, non avevano nemmeno cittadinanza politica. Se qualcuno li avesse definiti di «centrodestra», i democristiani avrebbero guardato costui come un marziano affetto da coprolalia. Ora invece queste parole vengono usate tranquillamente, e spesso per attaccare il «berlusconismo». Eppure è proprio l’immondo «berlusconismo», con la sua ventennale resistenza, che le ha fatte accettare nel dibattito politico. Prima non potevate usarle, cari i miei scribacchini. E’ il «berlusconismo» che ha europeizzato il linguaggio politico italiano!

Il «berlusconismo» non è stato un fenomeno anti-democristiano. La Dc governò il paese per quarant’anni, grazie alla glaciazione dovuta alla guerra fredda, ma lasciò, per quieto vivere e per viltà, che il Pci lo facesse suo. Lasciò alla sinistra raccontare la storia dell’Italia repubblicana. La storia di un’Italia governata da un regime corrotto e cripto-fascista, alla quale solo la responsabile presenza del Pci garantiva un resto di democraticità foriero di speranza, fino al giorno in cui, con il crollo del regime, il tempo della vera «liberazione» e della «democrazia compiuta» (esemplare parto linguistico giacobino) sarebbe arrivato nel nostro paese. E’ obbedendo a questo schema mentale che molti giovanotti impazienti presero le armi negli anni settanta. Ed è l’identico schema mentale che oggi la sinistra mantiene nei confronti del «berlusconismo», e che le impedisce di essere, nello spirito, veramente socialdemocratica e veramente europea. Quando la Dc crollò sotto i colpi di Mani Pulite era da almeno un quarto di secolo che, irretita dall’aggressività del Pci, non parlava più all’elettorato conservatore italiano. La Dc si era involuta, parlava il linguaggio della sinistra, ed ormai aveva ben poco in comune con le esperienze politiche delle altre «destre» europee, compresi i cristiano-democratici tedeschi (chi si sarebbe mai potuto immaginare a quei tempi, tanto per dire, un Franz Josef Strauss italiano? Per gli standard imposti dalla vulgata rossa sarebbe stato un fascista fatto e finito!). La Dc, nei fatti, era uscita dall’alveo europeo.

Il «berlusconismo» non ha rappresentato una reazione alla Dc ma una risposta alla degenerazione della Dc. E’ il «berlusconismo» che ha liberato di prigione il liberalismo, il liberismo, il conservatorismo, la destra, il centrodestra, il presidenzialismo, la protesta fiscale, parole e temi cari al conservatorismo politico occidentale. Per la politica italiana si è trattato, nei fatti, di una grande operazione culturale di «normalizzazione europea» e di verità. E’ per questo che gli avversari del «berlusconismo» – in primis l’anomala sinistra italiana mai diventata nello spirito socialdemocratica, e quindi timorosa di questa luce rivelatrice – hanno reagito con una massiccia operazione di depistaggio, puntando i fari sui suoi aspetti pittoreschi ed irripetibili, tutti riconducibili alla figura fuori dell’ordinario di Berlusconi, l’outsider possente capace di rompere l’incantesimo. Operazione alla quale, naturalmente, i giornali dell’establishment si sono adeguati, come dapprima si erano adeguati alla vulgata rossa, veicolandola poi in tutto l’orbe terraqueo.

Il «berlusconismo», in senso stretto, finirà con la fine della vita politica di Berlusconi. E questa fine ormai è vicina. Ma chi alla luce delle ultime vicende vede in essa la vittoria del vecchio, insulso, infecondo centrismo democristiano sbaglia. I «popolari» che hanno scelto di appoggiare il governo Letta, vincendo il braccio di ferro col loro vecchio leader, sono stati tutti battezzati o ribattezzati da Berlusconi. La colombella Quagliariello è il teorico del gollismo italiano: la differenza coi vecchi democristiani andati a male è enorme. Il «berlusconismo» ha riportato la vecchia Dc nell’alveo europeo. Poi, chiusa la partita «popolare», si aprirà giocoforza la dolorosa partita «socialdemocratica», sempre rimandata grazie all’oppio berlingueriano della «questione morale», ossia la continuazione del comunismo con altri mezzi. Chiusa quella, la vera normalizzazione e pacificazione del quadro politico italiano sarà portata a termine. E’ questo il significato storico del «berlusconismo».

Un’ultima osservazione. La politica vista da vicino farà sempre schifo, l’opportunismo e il piccolissimo cabotaggio continueranno ad essere esasperanti, l’incapacità di pensare a lungo termine irrimediabile. E ai sostenitori del liberal-conservatorismo il nuovo centrodestra continuerà ad apparire disperatamente «socialista». Come lo sono in gran maggioranza i centrodestra europei. Ma quella è un’altra partita. Da gesuiti.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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