Una grande ombra di menzogna

«Siamo [noi “lealisti”, NdZ] quelli che si rifiutano di accettare che 20 anni di nostra storia, di passione, di idee, di coinvolgimento di milioni di italiani attorno a Berlusconi possano essere raccontati come un romanzo criminale.» Raffaele Fitto ha perfettamente ragione. E’ questo il nocciolo della questione. Tuttavia quelli fra i “lealisti”, della politica o dei media, che giurano di «non voler morire democristiani» o si disperano del fatto che a loro «toccherà morire democristiani» fanno lo stesso errore deprecato da Fitto. Sono degli ingenui che parlano il linguaggio della sinistra.

Sono parole, quelle sui democristiani, che implicano un’adesione (ancorché involontaria) alla vulgata sulla storia dell’Italia repubblicana che la propaganda di sinistra ha diffuso nel paese per decenni. Dirle significa veramente «raccontare i 40 e passa anni della Dc come un romanzo criminale». Alla Dc la storia aveva affidato un compito: rappresentare l’elettorato conservatore italiano. La storia della Dc non è quella di un lungo romanzo criminale, ma quello di un lento e progressivo suicidio politico-culturale e di una lenta e progressiva diserzione dal proprio elettorato, e quella di una lenta e progressiva resa. I democristiani sopravvissuti a Mani Pulite, in genere, non sono mai guariti dal risentimento verso chi li aveva salvati, Berlusconi, perché quel dilettante salvandoli li aveva umiliati, dimostrando loro, sedicenti professionisti, che la sconfitta non era scontata, e che c’era tutto un elettorato da recuperare, quello che loro per viltà avevano abbandonato. E’ questo risentimento che li spinge di nuovo a piegarsi all’aggressività della sinistra post-comunista ma sempre-giacobina e a sposare l’antiberlusconismo. Il vero “orgoglio democristiano” perciò non può essere antiberlusconiano. Se lo è nasconde una resa.

Non fu un romanzo criminale neanche il decennio craxiano, naturalmente. Non lo è stato il ventennio berlusconiano. Ma fino a quando la sinistra italiana non farà i conti con la propria storia, la storia degli avversari politici sarà sempre e necessariamente quella di un romanzo criminale: la Dc era criptofascista e corrotta; il berlusconismo pure; il nuovo centrodestra, se non rinnegherà Berlusconi, pure: corrotto e criptoberlusconiano, ossia criptofascista. E’ una grande ombra di menzogna che confonde le menti e storpia il linguaggio. Cerchiamo perciò di non essere fessi. In politica le parole sbagliate hanno spesso gli stessi effetti del fuoco amico.

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4 thoughts on “Una grande ombra di menzogna”

  1. Niente da fare, amico mio. Io posto le tue cose sul mio blog e le rilancio su facebook, ma non riscuoto il benché minimo apprezzamento. Mi aspettavo una ola formato mundial, che proiettasse me nel cielo dei grandi talent scout e te nell’empireo degli affermati politologi. Invece, i più educati mi dicono che ho svenduto il cervello a Silvio, e che non ho più valori, dignità, onore (sic). Sono a un passo dall’iscrivermi a Sel o a Greenpeace, per rifarmi una reputazione.

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