Articoli Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (147)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

EUGENIO SCALFARI 07/10/2013 L’ho detto un mucchio di volte: guardate che Berlusconi non è il Caimano, se non altro perché è troppo furbo, credetemi. Ma è come parlare ad un’amorfa massa di tonti. Si capisce allora perché la sinistra sia rimasta profondamente delusa dalla ponderatezza del Caimano, e perché l’indignato Eugenio Scalfari abbia inchiodato il nefando Silvio alla sua ennesima colpa: non essere il Caimano. Il Caimano di Moretti nella sua iniquità era almeno serio, coerente, e nel momento della caduta aveva chiamato il popolo alla rivolta. Arriva perfino, Eugenio, per puro bambinesco dispetto, a concedere ad un Caimano serio la possibilità di un’altra scelta: arrendersi definitivamente, mollare la politica sul serio e pensare solo alle sue disgrazie come una bestia ferita. Ma «Al Capone» Berlusconi è peggio del Caimano. Un essere viscido, pronto ad assecondare la svolta moderata del partito anche dalla galera, se ci dovesse andare, pur di preservarne l’unità e con l’unità la sua influenza su di esso e la vitalità del berlusconismo nel corpo elettorale. Bisogna perciò che l’Italia democratica tutta, quella moderata perbene compresa, faccia la massima attenzione. Così dice l’incattivito Eugenio Scalfari, che non mi ha deluso affatto: è sempre lui, prevedibilissimo.

ANDREA RICCARDI 08/10/2013 L’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio per la disastrata industria del libro è stata una benedizione: raccolte di scritti del nuovo papa, ma anche istant books, e biografie. In genere e senza tanti infingimenti roba raffazzonata e di poche pretese. Roba onesta, voglio dire. Ma ora, ad appena sette mesi dall’elezione del Papa argentino, arriva nelle librerie un tomo che si presume meditato, profondo e devoto sul più riposto e santo significato di questo nuovo pontificato. Un volume di 210 pagine (i giorni di pontificato sono battuti di un’incollatura) dal titolo “La sorpresa di Papa Francesco. Crisi e futuro della Chiesa”, scritto dal fondatore della Comunità di S. Egidio, l’inappuntabile presenzialista ed ex-ministro Andrea Riccardi. Un servo umilissimo della Chiesa che già si pregia, son sicuro, dell’amicizia, della piena comunità d’intenti e della più perfetta identità di vedute col nuovo Papa. Mi sembra tuttavia che se avesse aspettato un altro annetto o, meglio ancora, un lustro, prima di spiegarci Francesco per filo e per segno, il pudore, quello almeno, sarebbe stato salvo.

«LA PARTICELLA DI DIO» 09/10/2013 Sappiamo tutti che è una solenne, sospirosa, sciocca e sconcia sciocchezza. Epperò la diciamo, anche se è una cosa riprovevole, non degna dell’uomo. Il quale uomo anela all’infinito, è vero. Però vorrebbe abbracciarlo, vero? Dunque lo vorrebbe finito. L’uomo vorrebbe pure stringere nel suo pugno qualcosa di puro, immutabile, irriducibile, vero, non altro che se stesso. Ma è costretto a cercarlo negli abissi dell’infinitamente piccolo. L’uomo in realtà cerca l’infinito-finito e il finito-infinito: l’eterno. Ma questo mondo, fatto di spazio e di tempo, non glielo può dare. L’infinito, al contrario di quanto comunemente si pensa, è figlio di questo mondo. E’ l’insoddisfacente finito che ci spinge verso l’insoddisfacente l’infinito. L’incompiuto finito e l’incompiuto infinito sono le due facce di una stessa realtà. Con la creazione del mondo Dio ha gettato una rete, fatta di spazio e di tempo, per salvare i suoi figli dalla caduta. Ma quando la tirerà su essa si dissolverà: il tempo e lo spazio, l’infinito e il finito, l’angoscia del divenire, tutto sarà superato, non rinnegato, e ciò che è diviso sarà riunito. Il futuro non fuggirà più nel passato, come oggi succede nel nostro rapinoso presente. Regnerà il vero presente, ossia l’eterno, non un punto nel tempo né un viaggio nel tempo perché superiore al tempo: l’infinito-finito che non possiamo concepire coi sensi e che tuttavia ci manca.

[MIO COMMENTO RIELABORATO] L’infinito manca di completezza, di compiutezza, di perfezione ultima, perché l’infinito si può solo concepire nel tempo e nello spazio, e quindi crea angoscia e quindi non va bene per noi quale ultimo approdo. L’”infinito-finito” non è una cosa “limitata” ma un superamento di ciò che ci disturba nel finito e nell’infinito. Noi sentiamo, ad esempio, la limitatezza del corpo, e tuttavia vorremmo tenercelo; noi sentiamo inoltre la natura illimitata dell’anima, e tuttavia ne deprechiamo la vaghezza: la vorremmo, per così dire, “corporea”. Questo dualismo sarà superato, in una realtà soprannaturale, superiore (non contraria) a quella naturale, oggi disegnata dallo spazio e dal tempo, realtà soprannaturale che possiamo solo concepire con l’intelletto ma non sentire o pre-sentire coi sensi. O per meglio dire, possiamo pre-sentirla come indizio nella realtà inferiore spazio-temporale e piena di manchevolezze nella quale viviamo. O per dirla con S.Paolo: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.» (Prima Lettera ai Corinzi) «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità [ossia alla condizione spazio-temporale, NdZ] – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.» (Lettera ai Romani)

L’INDIGNATO COLLETTIVO 10/10/2013 Il presidente del Consiglio Enrico Letta e il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, accompagnati dal ministro degli Interni Angelino Alfano e dal commissario europeo agli Affari Interni Cecilia Malmstroem, appena sbarcati dall’aereo in quel di Lampedusa sono stati accolti dal solito gruppetto di indignati speciali al grido di “vergogna!” e “assassini!”. Eppure… eppure anche l’Europa è indignata, l’ONU è indignata, l’Italia è indignata, il presidente della Repubblica è indignato, il Governo è indignato, l’opposizione è indignata, la Chiesa è indignata, le istituzioni sono indignate, le camere penali sono indignate, le Regioni sono indignate, i Comuni sono indignati, i sindacati sono indignati, i cittadini sono indignati, gli italiani sono indignati, i nuovi italiani sono indignati, gli immigrati sono indignati, i clandestini sono indignati, gli intellettuali sono indignati, gli artisti sono indignati, il mondo dello sport è indignato, il mondo dell’associazionismo è indignato, e pure gli scafisti professionisti e regolarmente iscritti all’Albo pare siano indignati. E quindi non capisco perché tu – TU! – non abbia ancora espressa alta e forte la tua indignazione! Vuoi proprio rimanere col cerino acceso in mano, babbeo?

LA SÜDDEUTSCHE ZEITUNG 11/10/2013 Reduce da una visita alla Fiera del Libro di Francoforte Volker Breidecker si sente come un amante tradito e senza speranza: dov’è finita la sua carissima Italia? Nel Padiglione 5, quello italiano, ha trovato il silenzio, con la sola eccezione dello stand della casa editrice di Berlusconi. Uno stand luccicante. Luccicante come? Come «uno studio televisivo». In un angoletto del quale giaceva umiliata l’Einaudi: due scaffaletti con dentro ammonticchiate alla bell’e meglio le novità della gloriosa casa che «fu la nave ammiraglia dell’editoria italiana». Per fortuna c’è l’Adelphi, casa editrice che ha mantenuto un alto prestigio culturale ed estetico (e marchio insuperabile nel nobilitare qualsiasi stronzata, aggiungerei io); Adelphi che quest’anno festeggia il mezzo secolo di vita e che si merita tutti gli auguri del mondo. Ma questo non basta a salvare un’Italia dei libri che ormai non attrae più. L’intero mondo dei media italiani è ormai irrimediabilmente «berlusconizzato». «Gli italiani», scrive Breidecker «oggi hanno tutti i motivi per essere depressi da quando la loro antica civiltà ha subito nei vent’anni di Berlusconi danni molto peggiori perfino di quelli inferti da Mussolini…» A mio giudizio un ragionamento perfetto, senza sbavature, impeccabile. Il classico esemplare d’intellettuale nostrano che infesta i media italiani non lo avrebbe cambiato di una virgola: che il nostro Volker, senza nemmeno sospettarlo, si sia, pure lui, «berlusconizzato»?

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