Una settimana di “Vergognamoci per lui” (148)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

MATTEO RENZI 14/10/2013 Matteo è lontanissimo dal popolo di sinistra eppure dalla sua eccentrica posizione incarna tutte le contraddizioni della sinistra. Di peculiarmente di sinistra nel nuovismo rottamatore che strizza l’occhio un giorno a sinistra e un giorno a destra c’è la pretesa di dar voce alla Meglio Italia, la più intelligente, la più lungimirante, la più coraggiosa, la più aperta, la meno compromessa, la più onesta, la più performante, la più vicina al popolo, e la meno populista, la più sveglia insomma, dimenticando che i rappresentanti della Meglio Italia di solito non si mettono d’accordo su nulla tranne sul fatto di avere sempre ragione anche quando fra loro si contraddicono palesemente. A Renzi non manca tanto un programma di governo dettagliato, roba che può interessare solo agli sciocchi, ma piuttosto un progetto politico, e starei per dire la politica tout-court; la quale consiste nel caricarsi sulle spalle – a destra o a sinistra – una bella fetta di popolo brutto e pieno di pregiudizi e nel riuscire a farla ragionare: ma tu, Matteo, che popolo di porti dietro?

IL FINANCIAL TIMES 15/10/2013 Era la fine di aprile. Dall’autorevole Financial Times Enrico Letta era descritto come un abile mediatore, convinto europeista, capace perfino di parlare un eccellente francese e un altrettanto eccellente inglese, il contrario insomma di un italiota. A giugno il giornale della City per antonomasia si era ampiamente ricreduto e consigliò a Letta di svegliarsi dal letargo: non aveva combinato un tubo, per dirla in italiano. Poi venne la fine di settembre, i giorni del Silvio furioso. Per il temuto quotidiano londinese Letta era caduto nella trappola di Berlusconi. Quello del Caimano non era il gesto di un folle ma una mossa abile, e un esempio di machiavellismo: «il senso di umiliazione di Mr. Letta è palpabile», scriveva l’influente gazzetta britannica. Qualche giorno dopo, tre o quattro, il prestigioso quotidiano economico scriveva che «per una volta Berlusconi ha fatto male i calcoli» e che «l’umiliazione di Berlusconi dà finalmente respiro all’Italia e il vincitore di questa battaglia politica è senza dubbio il pacato Letta». Il quale Letta, dieci giorni dopo, ossia due giorni fa, sul pasticcio Alitalia è stato di nuovo bocciato: «questo risorgere del protezionismo industriale getta un’ombra sulla sincerità di Enrico Letta», ha scritto il chiarissimo foglio britannico, con la flemmatica perspicacia di sempre. Una leggenda.

LA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO 16/10/2013 Io temo che in fondo l’ex capitano Priebke sia morto contento, o per meglio dire sogghignando. Una qualche misteriosa congiunzione astrale ha voluto che il mondo gli erigesse un monumento d’infamia che figli del demonio di classe ben superiore alla sua gl’invidieranno almeno fino al giorno del Giudizio. Ma da morto sembra che lo si voglia addirittura consegnare al mito: nell’osceno accapigliarsi di torme di sciagurati dietro la sua bara non è forse il cadavere di questa mezza figura a celebrare un macabro trionfo? Non è in fondo lo spirito di Priebke, la nera pietra angolare, ad officiare una laida liturgia in cui camerati dell’oltretomba, zombie dell’antifascismo, mummie del catto-tradizionalismo scismatico, partigiani in mobilitazione permanente trovano un’altra botta insperata di vita? Ma non avrei parlato di questo circo di deficienti se non avesse dimostrato ancora una volta di essere capace di intimidire oltre ogni ragionevolezza le nostre istituzioni e i nostri politici. La palma dei più pusillanimi è andata ieri ai componenti della Commissione Giustizia del Senato, che nel giro di poche ore prima hanno presentato un emendamento trasversale e poi hanno approvato un ddl che istituisce il reato di negazionismo. Eccolo qua, l’ultimo colpo alla democrazia e alla libertà inferto da Priebke.

IL REATO DI NEGAZIONISMO 17/10/2013 Se introdotto, il vaghissimo e pericoloso reato di negazionismo non farà certo un bel servizio alla memoria storica. Anzi, non farà altro che certificare il fallimento di una pedagogia di massa che un po’ alla volta, senza che ce ne fosse alcun bisogno, ha sottratto alla storia e alla sua complessità la poderosa e concreta veridicità della Shoah per fare dell’Olocausto un dogma. E così se da una parte all’opinione pubblica, per sentirsi moralmente soddisfatta, è bastato spesso esibire un antirazzismo di facciata, opportunistico, anche quanto gridato; dall’altra questa specie di articolo di fede ha tenuto in vita un’ostinata genia di «miscredenti», che la storia avrebbe probabilmente disperso. Un non codificato reato di negazionismo vive da decenni nella cultura occidentale e non ha portato i frutti sperati: codificarlo è un peccato di superbia.

SANDRO BONDI 18/10/2013 Mario Monti non è più alla guida di Scelta Civica. SuperMario ha scoperto che una buona parte della truppa della sua anemica creatura politica è la più convinta sostenitrice dell’anemico governo Letta. Infatti il governo Letta è una specie di Monti-bis. E infatti ne sta seguendo pari pari la tattica temporeggiatrice. Ai SuperCentristi questo va benone, anche perché lo spettro della disoccupazione politica li terrorizza. Ma a SuperMario non va bene: fare il Temporeggiatore è una cosa, fare il Maggiordomo del Temporeggiatore è un’altra. E poi lui è senatore a vita. Quindi ha fatto il serioso, il censore, l’europeo, criticando – lui! – le deficienze strutturali della manovra. E poi, offeso e umiliato, con grande dignità si è dimesso dal partito. Anche perché la Repubblica è sempre traballante, e fare la riserva della Repubblica in questo momento potrebbe rivelarsi la scommessa giusta. Scelta Dolorosa tuttavia, perché, ovviamente, adesso molti ridacchiano. Tra questi non c’è però l’appassionato senatore Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, che cavallerescamente ha voluto salutare il gesto magnanimo di SuperMario con queste parole: «Qualunque siano stati gli errori di Mario Monti – e il mio dissenso dalle sue scelte politiche e di governo è netto e severo – confrontato ai Della Vedova e ai Mauro, pronti ad altre giravolte, resta comunque una persona seria». Bondi non è mai stato uno scellerato senza cuore, e questo gli fa onore. Stupisce però che anche ora, da falco, o da SuperFalco, abbia una vista da talpa.

[MIO COMMENTO] Depurata dalla cronaca, e dalle mire dei protagonisti, la storiella si inquadra in questo contesto: 1) Il progetto: il Pdl doveva essere spaccato; il berlusconismo liquidato; il centro doveva impadronirsi delle spoglie dei berlusconiani e ereditarne, in grossa parte, l’elettorato. 2) La realtà: il Pdl non si è spaccato; il berlusconismo non è stato liquidato; il centro, volente o nolente, sta per essere risucchiato dalla coalizione di destra. 3) Perché: perché per i “moderati” e per i “conservatori” il progetto politico di Berlusconi è l’unico valido e resiste a tutti i bombardamenti.

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