Una settimana di “Vergognamoci per lui” (152)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GUGLIELMO EPIFANI & GIUSEPPE FIORONI 11/11/2013 Annuncia, il segretario dei democratici, che «tra febbraio e marzo avremo l’onore di organizzare a Roma, per la prima volta, il congresso del Pse». Rimarca, il democratico Guglielmo, che ciò costituisce «un segno di appartenenza che dice quali sono le nostre radici e i nostri legami». Non chiarisce affatto, però, il leader pro-tempore del Partito Democratico, perché faccia tanto bene al cuore rivendicare certe radici e certi legami col glorioso socialismo, se poi ci si vergogna di inserirlo nella denominazione ufficiale del partito. Il suo compagno di partito, il democratico Giuseppe Fioroni, giudica invece l’organizzazione del congresso «un blitz pericoloso e grave», «un atto grave che muta geneticamente il Pd». Sottolinea, il democratico Giuseppe, che con ciò non soltanto «viene meno l’atto fondativo del Pd» che escludeva l’adesione al Pse, ma anche «lo scioglimento della Margherita è annullato di fatto». Non spiega, però, questo ex-democristiano di lungo corso, come mai un bel giorno quelli come lui si siano messi in testa d’intrupparsi nel partitone degli ex-comunisti, se poi in cuor loro non volevano seguirne la naturale evoluzione. In fondo questa bella coppia di reticenti rappresenta il nodo irrisolto della tragicomica politica italiana: gente incapace di essere politicamente progressista senza piegarsi al giacobinismo, e gente incapace di essere politicamente conservatrice per paura di passare per fascista.

FLAVIO TOSI 12/11/2013 Non si sa quando esattamente il sindaco di Verona cominciò a pensare in grande. Fatto sta che da quel momento non perse occasione di distinguersi per compitezza dai vecchi commilitoni leghisti. La grande stampa, che prima lo considerava non molto più civile dell’abominevole uomo delle nevi, prese allora a lusingarlo spietatamente. E Tosi credette ancor di più ad un grande destino, il suo, che si profilava in lontananza, circonfuso di luce, sulle ceneri del berlusconismo. Di questa avanzata trionfale la conquista del trono della Lega Nord, universalmente vaticinato, era solo un dettaglio. Ieri Tosi ha comunicato ufficialmente la sua decisione di non candidarsi alla segretaria del partito. Aveva capito da tempo che non era il caso. Perciò nei giorni scorsi si era detto magnanimamente disponibile a correre per la segreteria per favorire una «candidatura unitaria», dal cui venir meno si sentirà perfettamente legittimato a mettersi in proprio e tentare l’impresa gloriosa di diventare il primo leghista a fare la fine di Fini.

EMANUELA CORDA 13/11/2013 No, non la bastono per aver richiamato alla memoria la figura di quel «giovane marocchino che si suicidò per portare a termine quella strage» di cui «fu vittima, oltre che carnefice». In fondo ce lo meritiamo, col nostro eterno malvezzo di non chiamare le cose col loro nome. L’Operazione Antica Babilonia non fu una filantropica e caramellosa «missione di pace», ma un rischioso intervento di «peacekeeping» in un teatro di guerra ancora fumigante. I militari che persero la vita nella strage di Nassiriya non furono «eroi», ma soldati vittime di un attacco terroristico, proditorio ma non del tutto imprevedibile. Se non avessimo adulterato, imbellettato, il significato dell’operazione, quasi ce ne vergognassimo, avremmo anche accettato la tragedia con più serietà e meno teatro. Invece questa colpevole reticenza serve solo a spianare la strada alla mistificazione, che nel caso dell’intervento alla Camera della deputata Corda ha toccato il suo vero vertice in queste altre parole: «Da una parte e dall’altra, infatti, vi erano delle vittime, e i responsabili politici e morali, i mandanti di quella strage non sono mai stati puniti». Ho sempre pensato che il grillino tipo fosse la caricatura oltranzista del babbeo della società civile più conformista e meglio indottrinata. Tra i punti fermi della sua esistenza la mistica dei mandanti, rigorosamente occulti: «Nassiriya strage di stato», è solo dietro l’angolo.

NICOLA GRATTERI 14/11/2013 Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria è uno dei tanti fenomeni che la nostra magistratura offre senza soluzione di continuità al nostro disastrato paese. Uomo di punta della Direzione Distrettuale Antimafia, evangelizzatore instancabile del verbo antimafioso presso le scuole, in pubblici convegni e in televisione, pluripremiato, componente della Task Force contro la criminalità istituita dal governo Letta, Gratteri è già autore o coautore di una decina di libri: tutti sulla mafia, l’Alfa e l’Omega, ancorché in negativo, della sua concezione del mondo. L’ultima sua opera, “Acqua santissima”, scritta ancora una volta insieme ad Antonio Nicaso, è incentrata sul malsano rapporto tra la Chiesa e i devotissimi, a loro modo, mafiosi. Ma per fortuna qualcosa sta cambiando. Il Papa Poverello sta rivoluzionando la Chiesa. «Papa Bergoglio», dice Gratteri, «sta smontando centri di potere economico in Vaticano. Se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero.» «Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa», conclude Gratteri, «ma di certo ci sta riflettendo.» La mia schietta opinione è questa: i casi sono due: 1) o il procuratore ha bisogno di una vacanza; 2) oppure nella prodigiosa grandiosità attribuita al sistema mafioso il suo ego di riflesso trova una profonda soddisfazione.

IL CREDIT SUISSE 15/11/2013 La banca svizzera corre dietro alle mode e crea il Lgbt Equality Index, un indice borsistico composto di sole società «altamente performanti» e di specchiata reputazione in materia di diritti Lgbt. Gestori patrimoniali, anch’essi al passo coi tempi, saranno a disposizione del pubblico socialmente consapevole che abbia voglia d’investire denari in prodotti finanziari all’avanguardia e ad alto valore etico aggiunto. Per la banca si tratta di una «recentissima conquista verso l’uguaglianza delle persone LGBT». Io aggiungerei: se avrà successo. Se sarà un fiasco prevedo che l’illustre istituto di credito perverrà alla sofferta conclusione che «l’iniziativa, come sottolineato da più parti, pur nelle buone intenzioni sconta un vizio di fondo, dovuto alla sua natura intrinsecamente discriminatoria, non inclusiva, non universalista, tale da ingenerare l’idea nefasta di una riserva indiana finanziaria, e perciò deve ritenersi conclusa».

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